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sabato 31 dicembre 2011

Un anno in 23 specie - Seconda parte

Seconda parte per cinque specie. Si inizia da un Cichlasoma sudamericano che ho tralasciato nella puntata precedente per passare all'Africa occidentale e al Lago Malawi. Anche stavolta per scaricare l'articolo scientifico di riferimento o l'abstract cliccate sul nome della specie. Nella terza parte, l'ultima, si parlerà degli mbuna del lago Malawi. 

Sud America

Cichlasoma zarskei Ottoni
Se siete ciclidofili di lungo corso ricorderete che quasi qualunque ciclide americano che non fosse Apistogramma o Crenicichla era in passato ascritto al genere Cichlasoma. Poi venne Sven O. Kullander (1983) a restringere il campo a solo una manciata di specie. Ecco la tredicesima specie che arriva quasi trent'anni dopo le altre dodici.
C. zarskei è diffuso nel bacino del fiume Maranhão nel Brasile settetrionale e deve il nome all'ittiologo Axel Zarske che è caporedattore di Vertebrate Zoology, la rivista che ospita l'articolo della descrizione. Di questa specie non viene riportata nessuna indicazione di ecologia e biologia e la descrizione si sofferma quasi unicamente sugli aspetti morfometrici. C. zarskei si differenzia da tutte le altre specie di Cichlasoma tranne C. orientale, in questo caso basta guardare alla distribuzione in natura che è più settentrionale, per la presenza di una banda longitudinale posteriore e per le pinne dorsale, anale e caudale che sono debolmente macchiettate.



Africa

Lago Ejagham
Di questo lago camerunense di ridotte dimensioni in cui convivono sei specie di ciclidi e che ha un ruolo importante, perlomeno per la teoria della speciazione simpatrica, ne avevo parlato anche nel 2010 quando erano state descritte Tilapia ejagham, Tilapia fusiforme, Tilapia nigransOra tocca alle due specie di Sarotherodon rimaste ricevere un nome. Al genere Sarotherodon vengono ascritte specie di grandezza medio-grande che possiedono una bocca di ridotte dimensioni che contiene da 3 a 6 file di denti di denti piccoli. I denti più esterni portano generalmente due punte (denti bicuspidi), mentre i denti più interni sono tricuspidi. Il dimorfismo sessuale non è particolarmente sviluppato  anche se a volte i maschi sviluppano teste più massicce.

Sarotherodon knauerae Neumann, Stiassny, Schliewen
S. knauerae è una specie bentonica, endemica del lago Ejagham  che è presente in ogni tipo di ambiente, ma che è più comune nelle aree superficiali (fino a 3 m) e dalla dieta costituita prevalentemente da detrito. Probabilmente la riproduzione avviene nella stagione delle piogge (Agosto-Settembre), ma non è stata ancora osservata in natura. In acquario la specie è incubatrice orale materna. I maschi in natura difendono, senza particolare convinzione, un nido posto all'interno del territorio riproduttivo. Questa specie è anche nota sotto il nome di Sarotherodonsp. "mudfeeder".

Maschio (A) e femmina (B) di Sarotherodon knauerae.

Sarotherodon lamprechti Neumann, Stiassny, Schliewen
Questa specie si nutre di fitoplancton nelle acque libere del lago Ejagham e durante la stagione delle piogge, che coincide con il periodo riproduttivo, vive comunemente in grandi banchi. I maschi scavano delle buche poco profonde che possono essere larghe anche 50 cm e le costruzioni più grandi sono tipiche delle aree più profonde. Anche in questa specie è la femmina a incubare oralmente. In passato la specie era nota sotto il nome di Sarotherodon sp. "big head"

Maschio (A) e femmina (B) di Sarotherodon lamprechti.



Lago Malawi

Stigmatochromis
Originariamente questo genere era identificato unicamente in base al disegno melaninico che consiste di tre macchie scure: una posta al di sopra della linea laterale, una tra la linea laterale superiore e quella inferiore e un'ultima macchia al termine del peduncolo caudale. Recentemente questa diagnosi è stata ulteriormente caratterizzata specificando che le due macchie anteriore non devono estendersi fino alla base della pinna dorsale. A Stigmatochromis appartengono predatori di pesci dalla mascella inferiore allungata che popolano varie tipologie ambientali. Le specie riconosciute sono al momento sei (S. woodi, S. modestus, S. pholidophorus, S. pleurospilus e le due specie che vengono presentate oggi; tuttavia S. pleurospilus rappresenta probabilmente un giovanile di un altro genere) ma esistono diverse forme non ancora descritte.

Stigmatochromis macrorhynchos Stauffer Jr, Cleaver-Yoder, Konings
Questa specie è nota come Stigmatochromis sp. "guttatus". È diffusa lungo la costa tanzaniana del lago e in generale nella regione meridionale a buone profondità. Il nome specifico macrorhynchos deriva dalle parole greche makros che significa lungo e rhynchos muso e si riferisce al muso allungato della specie.

Stigmatochromis melanchros Stauffer Jr, Cleaver-Yoder, Konings
Si tratta di una specie che vive negli ambienti rocciosi dove i maschi difendono la parete verticale di un masso di grandi dimensioni vicino al fondale sabbioso. Questo ciclide si distingue da S. woodi con cui convive perché quest'ultimo costruisce nidi di notevoli dimensioni sul fondale sabbioso lontano dalle rocce. La specie è presente nell'area meridionale del lago Malawi sui fondali dell'isola di Mbenji e a Chimwalani Reef. In passato era nota come Stigmatochromis sp. "tolae". Il nome melanchros è costituito dai termini greci  melas che significa nero e khros pelle e si riferisce alla livrea nerastra dei maschi in riproduzione.





giovedì 29 dicembre 2011

Un anno in 23 specie - Prima parte

Il 2011 si sta per chiudere e quale modo migliore per celebrarlo se non ricordare i ciclidi descritti quest'anno? Ecco quindi un riassunto suddiviso per area geografica. Cliccando sul nome della specie si aprirà l'articolo scientifico di riferimento.

Madagascar
Paretroplus loisellei  Sparks , Schelly
Paretroplus sp. "ventitry" riceve il nome scientifico di Paretroplus loisellei dal nome dell'ittiologo Paul Loiselle, curatore Emerito dell'Acquario di New York, che lo ha scoperto durante un viaggio tenuto nel 2000, ma che è riuscito a raccoglierlo solo nel 2001 e nel 2003. La specie ha un'areale ristretto alla parte centrale del fiume Mahanara situato nella regione Nord orientale del Madagascar. P. loisellei fa parte del gruppo di P. damii (P. damii, P. lamenabe, P. loisellei, P. tsymoli, P. nourissati e P. sp. "anjingo"), un gruppo che raccoglie specie dal corpo allungato e stretto che vivono in acqua corrente. Per un'immagine della specie potete guardare qui.

Sud America


Apistogramma
Apistogramma cinilabra Römer, Duponchelle, Vela Diaz, Davilla, Sirvas, Diaz Catchay, Renno
Questa specie peruviana vive in un lago dall'acqua estremamente acida e tenera del Distretto di Loreto di circa un ettaro di estensione che potrebbe essere un lago di cratere. Sembra essere di facile allevamento ed è poligama anche se in acquario spesso è monogama. Probabilmente A. cinilabra è già noto in acquariofilia sotto il nome Apistogramma sp. "Schwarzbrust" e potrebbe appartenere al subcomplesso afferente a  Apistogramma eunotus che raccoglie specie di grandi dimensioni dal corpo compresso e dall'evidente dimorfismo sessuale. I maschi hanno coda arrotondata di colore aranciato e una pinna dorsale molto alta.
Per fotografie della specie potete ficcanasare qua.

Apistogramma playayacu  Römer, Beninde, Hahn
A. playayacu è stato raccolto in solo due località nel sistema idrografico del fiume equadoregno Napo. Non si conosce nulla della biologia della specie che è stata importata sotto il nome di Apistogramma sp. "Caquetá" nel 2005 da Kästner. Questa specie potrebbe appartenere al complesso afferente a A. macmasteri, un gruppo di specie diffuso nel bacino dell'Orinoco che sono caratterizzate da grandi dimensioni, corpo robusto e dimorfismo sessuale ben evidente. I maschi del complesso sviluppano filamenti nella pinna dorsale e raramente nella caudale. Le femmine durante la riproduzione esibiscono un corpo giallo limone con un disegno a scacchiera costituito da macchie laterali e dorsali.

Australoheros
Chi più ne ha, più ne metta. Le descrizioni di Australoheros non si contano più (in realtà eravamo fermi a 20 se non sbaglio) e il disaccordo serpeggia tra gli stessi studiosi che si occupano di questo genere. I miei dubbi a riguardo delle descrizioni che si stanno succedendo a spron battuto li ho espressi in passato e non li rinnoverò stavolta, anche perché anche gli ittiologi stessi iniziano a ipotizzare che le ultime specie descritte, perlomeno quelle della zona sud orientale del Brasile, non siano altro che forme locali di specie ad ampia variabilità. Aha, posso dire l'avevo detto?

Australoheros perdi Ottoni, Lezama, Triques, Fragoso-Moura, Lucas & Barbosa
Questa specie è presente unicamente nel Parco del Rio Doce, nella regione lacustre del bacino centrale del fiume Doce, Brasile sud-orientale. L'ambiente è costituito laghi a bassa concentrazione di nutrienti. Probabilmente questo Australoheros è minacciato dall'introduzione di specie aliene.

Australoheros ykeregua  Rican, Pialek, Almiron & Casciotta
Presente negli affluenti del fiume Uruguay, nella provincia di Misiones. A.ykeregua vive nello stesso bacino di A. forquilha, benché mai in compresenza. Probabilmente la barriera geografica che divide le due specie sono le cascate di Salto Mocona.

Australoheros angiru Rican, Pialek, Almiron & Casciotta

Australoheros angiru possiede una peculiare distribuzione disgiunta nel fiume Iguaçu e nella regione superiore del fiume Uruguai. La specie è presente anche nel fiume Uruguay nella provincia di Misiones in Argentina. A. angiru e A. kaaygua sono stati confusi tra loro, ma anche in questo caso le due specie vivono nello stesso bacino idrografico senza entrare in contatto.

Guianacara 

Guianacara dacrya Arbour & López-Fernández


Fiume Sawariwau (Bacino idrografico di Takutu)
Fotografia di Michi Tobler



Geophagus dacrya
Fotografia di Michi Tobler

Attualmente G. dacrya è nota per essere presente nella regione centrale e sud-occidentale della Guyana. La specie è abbondante nel bacino del fiume Essequibo che include i bacini degli affluenti dei fiumi Rupununi, Siparuni, Kuyuwini, e dei bacini dei fiumi Takutu e Ireng che rientrano in nel fiume Branco. L'habitat è simile a quello delle altre specie del genere: acque chiare a corrente moderata, ma anche lagune stagionali. Il fondo è generalmente sabbioso e cosparso di grandi rocce. I giovani frequentano fiumi il cui fondale è costituito da piccoli ciottoli immersi nella lettiera di foglie. All'interno del genere la specie si distingue per la barra laterale che può ridursi a una macchia scura centrale e per la striscia che attraversa l'occhio che man mano scompare lungo la guancia.
Nota: il genere Guianacara può essere suddiviso in due sottogeneri, Guianacara e Oelemaria. Guianacara si distingue per possedere due ossa sopraneurali, dei filamenti nella pinna dorsale e una striscia laterale mediana.


sabato 24 dicembre 2011

Censimento 2011


Zootaxa 3148: 1-237 (23 Dec. 2011)
Edited by ZHI-QIANG ZHANG

Fresco, fresco di link un numero speciale di Zootaxa dedicato alla Biodiversità animale aggiornata al 2011: An outline of higher-level classification and survey of taxonomic richness. Le famiglie di "pesci", un raggruppamento che ormai non ha molto più senso dal punto di vista zoologico, ma che può essere utilizzato per accogliere vertebrati acquatici forniti di branchie e appendici a forma di pinna (concetto vago vero?), con il maggior numero di specie sono i Ciprinidi con 352 generi e 2838 specie descritte, i Gobidi con 248 generi e 1630 specie, i Ciclidi con 221 generi e 1606 specie seguite dai Caracidi con 156 generi e 1126 specie e dai Loricaridi con 101 generi e 834 specie. Non ce n'è. I ciprinidi sono inarrivabili, ma di ciclidi da descrivere ne esistono parecchi.
Per chi è interessato ai vertebrati i "pesci" ammontano a 31.958 specie, gli anfibi a 7.694 specie e i mammiferi a 5.750. Anche stavolta viene confermata "la smodata passione" di Dio verso i coleotteri (siamo a quota 387.100). Attualmente si conoscono 1.552.319 specie di animali. Per le previsioni su quante specie esistano al mondo rileggetevi questo post e quest'altro di Leucophaea.


ZHI-QIANG ZHANG (2011). Animal biodiversity: An introduction to higher-level classification and taxonomic richness Zootaxa Zootaxa, 3148, 7-12

venerdì 23 dicembre 2011

Underwater: America centrale

Prima che arrivino sul blog i post tassonomici su Mikrogeophagus ramirezi e Microchromis un po' di respiro con un video che forse avete già visto realizzato a Panama, Costa Rica, Belize e Guatemala e che riprende Andinoacara coeruleopunctatus, Amphilophus calobrensis, Hypsophrys nematopus, Amatitlania nigrofasciata, Parachromis dovii, Amphilophus alfari, Paratheraps melanurus (lo trovate con il nome specifico di synspilus), Theraps irregularis e Chuco godmanni nei loro ambienti naturali.


Vi ho già detto che amo le foglie sul fondo?

venerdì 16 dicembre 2011

Atlante dei pesci delle acque interne



Nicola Fortini
Atlante dei pesci delle acque interne italiane
Aracne Editrice
pagine 457


Il mondo vive di gossip, ma in questi giorni anche la scienza (bosone di Higgs vi basta?) sembra nutrirsene abbondantemente. Nel nostro piccolo mondo dell'ittiologia, le ultime settimane hanno regalato diverse specie nuove di cui una italiana. Si tratta di Esox flaviae, il luccio italiano di cui ha parlato Leucophaea. Su questa specie tornerò a breve in un post dedicato perché la situazione è più complessa di quella che appare e cercherò di presentarla nel modo più distaccato possibile dato che tra gli autori della descrizione vi è un amico e di mezzo c'è un'altra specie anch'essa di recente descrizione. Comunque per questo post ci basta sapere che era noto da anni che le popolazioni autoctone di luccio erano diverse da quelle transalpine, ma pochi erano andati a guardare la situazione in profondità e nessuno fino ad ora si era preso la briga di descrivere la specie autoctona.
Come avere quindi informazioni aggiornate sulla situazione italiana? Se fossimo ancora nel millennio scorso, negli anni '90 per esempio, quasi qualunque libro poteva essere indicato. Personalmente mi abbeveravo ai volumi della Fauna d'Italia di Enrico Tortonese (li ho in bella mostra nella libreria) con dei controlli qua e là su I pesci delle acque interne di Gilberto Gandolfi (1991) e sulla guida di Ladiges dedicata ai pesci europei. Dal 2000 in poi tutto ha iniziato a correre. I cambi di nome sono stati all'ordine del giorno e il bisogno di una guida aggiornata e autorevole si è prepotentemente fatto sentire nuovamente. Nel 2001 venne Condannati all'estizione? di Sergio Zerunian, un testo ricco di notizie, idee e visioni vere e proprie della materia che portarono sotto i riflettori del grande pubblico l'ittiofauna italiana. Nel 2007 Kottelat e Freyhof diedero alla stampa il manuale dei pesci d'acqua dolce europei e nulla fu più come prima. Se aprite questo libro verrete colpiti dalla fiumana di pesci endemici europei. Quasi ogni fiordo e quasi ogni costa ha il suo salmonide endemico. E gli scazzoni? Legioni di scazzoni imperversano per l'Europa. Consiglio caldamente questo libro a tutti coloro che hanno sempre invidiato la varietà di specie tropicali. Qui troveranno il riscatto.
L'Atlante dei pesci delle acque interne italiane uscito nel 2011 cerca di ritrarre la situazione attuale italiana stabilendo dei compromessi tassonomici che appaiono ragionevoli. La prima parte del libro è squisitamente introduttiva. Alcuni capitoli come quello che si occupa degli alloctoni sono davvero interessanti e trattano ogni aspetto della questione. La seconda parte invece passa in rassegna le diverse specie di pesci ossei autoctoni e alloctoni che vivono nelle acque interne. È in questa parte che si trovano i compromessi di cui parlavo. Nei casi in cui le specie di Kottelat e Freyhof appaiono fondate su caratteri discutibili vengono presentate le diverse ipotesi attenendosi alle soluzioni tradizionali. Quindi per la sanguinerola si parla ancora di Phoxinus phoxinus e non di P. lumaireul o di Cottus gobio invece che Cottus ferrugineus. Di ogni specie sono riportate oltre al nome latino e comune anche le note sulla nomenclatura, l'origine e la distribuzione, l'ecologia, lo status della specie e l'importanza economica. Unica nota stonata è un'impaginazione che ricorda troppo un lavoro svolto "in casa" e le fotografie che pur essendo in genere di buon livello sono tutte scattate in acquari di campo o in mano e a corredo purtroppo non vi sono disegni o schemi.
Vale la pena acquistare il libro? Secondo me sì, basta essere consapevoli che presto ci sarà bisogno di un nuovo volume. La situazione è fluida. I lucci lo richiedono e non solo loro.

mercoledì 14 dicembre 2011

Michrochromis aurifrons: coming soon

Fotografia di Patrick Tawil


Una nuova specie di mbuna del lago Malawi. E allora? Quest'anno non hai parlato di nessuna delle specie di recente descrizione. Perché a Michrochromis aurifrons viene dedicato un post? Questa specie è differente perché potrebbe aprire la strada ad una possibile rivoluzione della tassonomia di questi ciclidi. A breve qualche considerazione.


martedì 13 dicembre 2011

Underwater

Nei socialcosi si fanno incontri interessanti e a volte ti imbatti in veri e propri gioielli. Come questo sito.



lunedì 12 dicembre 2011

Io sono colonia

Anche questa volta Mahengechromis partecipa al Carnevale della Biodiversità. Siamo alla sesta edizione ospitata per l'occasione da Oggi Scienza e il tema è Parenti serpenti. Buoni conflitti a tutti.


"Non spargerai il tuo seme nel territorio del padre. Non deporrai uova. Non ti nutrirai dei fratelli e delle sorelle e li proteggerai anche a costo della vita. Ti sottometterai ai genitori e ai superiori. Tu vivi grazie alla colonia e per la colonia e non avrai altro all'infuori di essa."
Il nuovo giorno inizia con il coro dei comandamenti che tutti i sottomessi recitano sotto lo sguardo compiaciuto della coppia dominante, ma oggi è diverso, lo sento dai miei livelli ormonali. Già da un po' mi sono accorto di essere cresciuto e di avere guadagnato le strisce sul muso che indicano l'entrata di diritto tra gli adulti della mia specie. Chi sono io? Sono un ciclide, la punta di diamante dell'evoluzione ittica. La scienza umana afferma che appartengo alla specie Neolamprologus pulcher e che vivo in uno dei più grandi laghi al mondo, il Tanganica. Appartengo a una famiglia numerosa, anzi alcuni dicono che quella dei ciclidi è la famiglia di pesci più grande al mondo, ma lascio la teoria agli uomini. Quello che conta quando vivi in un lago come il mio è mangiare e non essere mangiato. Inoltre, qui tutti o quasi sono ciclidi. Devo dire altro? Quando osservo il grande verde, l'acqua che ribolle di fitoplancton e dello zooplancton che lo caccia e di cui a mia volta mi nutro, scorgo unicamente pesci della mia schiatta. Forse i ciclidi non sono così tanti e quello che si tramanda sono solo bugie inventate per impedirci di andarcene. Nella colonia, infatti, si racconta di fratelli e sorelle che si sono allontanati e che non hanno mai fatto ritorno. Il male esiste e ha la forma di un enorme Boulengerochromis predatore o di un lurido mangiatore di scaglie a tradimento del genere Perissodus, ma io so che alcuni della mia generazione se ne sono andati per ritornare smagriti e smunti. Con misericordia li abbiamo accettati di nuovo tra noi, purché si rassegnassero ad occupare i gradini più bassi nella gerarchia. A volte sono tentato anch'io di fuggire e di fondare un gruppo tutto mio. Magari un fratello o una sorella hanno avuto il coraggio che mi manca e la fortuna gli ha arriso; per questo mi soffermo a scrutare i vicini nella speranza di riconoscere qualcuno. Ne osservo i filamenti e le strisce scure della livrea, indugio sulle forme appesantite delle femmine gonfie di uova e su quelle massicce dei maschi. In quasi ognuno di loro mi pare di riconoscere l'odore familiare di un parente. Forse esiste un ammasso labirintico di rocce che accoglie i profughi delle colonie, una terra promessa dove abbonda il plancton e scarseggiano i predatori, ma si trova a distanze impensabili per un pesciolino di cinque centimetri, coda esclusa, come me e lungo un percorso costellato di colonie come la mia.
Sono nato mesi fa da un uovo deposto da mia madre sotto un sasso e subitaneamente fecondato da mio padre che teme i maschi estranei più dei predatori. Un uovo mangiato è una piccola perdita che può essere velocemente rimpiazzata da una femmina in buone condizioni. Un figlio illegittimo è una serpe in seno che consuma le risorse della colonia e propaga figli impuri. Da uovo sono stato ventilato e ripulito dai funghi, da giovane sono stato trasportato e protetto dai miei fratelli e sorelle più grandi che vivono insieme a mamma e papà in uno dei territori più estesi del circondario. Non è da tutti vivere in un clan costituito da una coppia di adulti dominanti e da 16 aiutanti. Ora da grande sono forza lavoro. Mio padre si è guadagnato il suo rispettabile posto nella società dei ciclidi nel modo giusto, sottomissione dopo sottomissione, ed ora è un pesce realizzato e di notevoli dimensioni; possiede un pezzo di costa rocciosa di qualche metro quadrato di estensione ed ha una compagna, mia madre, che ad ogni primo quarto di luna depone qualche decina di uova. Mio padre non perde occasione per mostrare la distesa di roccia e sabbia che chiama casa ai nuovi nati. Mostrare significa possedere e dominare e dominare vuol dire gonfiare gli organi riproduttori. Nulla ha più potere su di noi degli ormoni che decretano il nostro stato di salute e vigore. L'ormone giusto e sei in cima al mondo, al vertice della scala gerarchica della colonia, un attimo di cedimento e precipiti in fondo, tra coloro che allevano la prole altrui o tra coloro che son perduti, i cacciati dalla colonia.




Neolamprologus pulcher in acquario
Fotografia di Paolo Salvagiani


Non appena sono stato in grado di nuotare mio padre mi ha mostrato il territorio. Eravamo circa una trentina, ma solo cinque o sei di noi sono arrivati all'età adulta. Gli altri sono stati divorati, forse da quei terribili pesci viscidi e furtivi simili a serpenti che si aggirano tra le rocce. Quando gironzolano intorno alla colonia la linea laterale inizia a pulsare impazzita sotto il morso della paura. Oggi, come quella volta in cui mi mostrò i confini della colonia, mio padre mi avvicina e mi parla direttamente. Espande le pinne fino all'ultimo raggio e mi dà qualche colpetto sulla testa con il muso mantenendomi sotto di sè. È il suo modo per dire che si compiace di come sono cresciuto sano e vigoroso e di come sono diventato un bravo figliolo timorato. Nel frattempo  inizia a comunicare con la retorica delle grandi occasioni. "Ora sei aiutante scelto. Il futuro della colonia è nelle tue mani. Ricordati, proteggere e servire, questo è il tuo compito. Proteggere e servire." Un attimo dopo pinneggia veloce verso i massi più riparati dove lo aspetta per l'accoppiamento una femmina giovane. La mamma è sparita un paio di giorni fa, al crepuscolo, e una femmina è ascesa dopo qualche breve scaramuccia al suo posto di comando e di riproduzione.
Inizia in quel momento la mia scalata nel clan. Nei primi giorni sono ai margini del territorio, nei luoghi dove i predatori colpiscono maggiormente. Sono fortunato e soprattutto veloce. Colpisco con violenza i pesci che vogliono divorare i miei protetti e so quando fuggire in presenza di un avversario molto più forte e grande. Il tempo mi insegna che anche per me vi sono occasioni riproduttive. La mia prima volta è con la giovane compagna di papà. Lui si distrae un attimo e in quell'istante la femmina mi guarda e depone un uovo. Mi precipito ed emetto un nuvoletta di spermi per poi fuggire a pinne levate. Papà sta tornando al luogo di deposizione e non gradirebbe scoprire che la seconda moglie (o la terza, non ricordo bene) lo tradisce con uno dei figli prediletti. Per noi ciclidi la tempestività nell'eiaculazione è un pregio e l'indulgere nelle pratiche della fecondazione è un lusso che non ci è concesso. Sono stato tentato dal sesso tante altre volte, ma non sono certo di essere divenuto padre. I miei spermatozoi, infatti, si trovano ogni volta a combattere con quelli degli altri maschi per arrivare primi all'uovo, ma le mie gonadi atrofizzate hanno imparato a produrre spermi resistenti e vigorosi in grado di eludere i mille tranelli escogitati dagli altri per impedire loro l'entrata nella cellula uovo. Il tradimento perpetrato ai danni di mio padre mi ha balenato il dubbio di essere a mia volta frutto di una scappatella della mamma. Non sono turbato più di tanto. Ho già detto che quello che importa è mangiare e non essere mangiato?
Perché rimango nella colonia? Voi ve ne andreste? Noi pulcher non siamo una stirpe di eroi e esploratori, anche se il momento in cui la colonia ti scaccia arriva inesorabile per tutti i sottoposti. Nella nostra vita ci spostiamo di poco, manciate di centimetri, al massimo metri. La colonia dà sicurezza, rifugio, cibo e la possibilità di impratichirsi nell'allevamento della prole a costo zero. In cambio ci è richiesto di non riprodursi.
Ho guadagnato il centro della colonia, ben distante dai predatori più temibili e dai rissosi vicini. Giovani femmine, che potrebbero essere le mie nipoti, si avvicinano con fare voluttuoso mostrandomi le loro pinne dai lunghi filamenti scolpite da generazioni di accoppiamenti tra individui dai destini fortunati e da un senso estetico teso a rendere il più attraenti possibile. Quasi tutta la mia giornata è spesa nell'accudimento dei piccoli, nella pulizia del territorio e soprattutto nell'alimentarmi. Papà è stato sostituito da un giovane maschio che passa la maggior parte del tempo a sottomettere i rivali, lo capisco dal suo livello di cortisolo, l'ormone dello stress. Il potere logora anche chi lo esercita? Io, invece, non me la passo tanto male. Le mie compagne di lavoro non hanno perso l'abitudine di deporre qualche uovo per me, il cibo abbonda e il tempo non manca. Un domani il capo della colonia potrebbe cadere vittima di un predatore. Oppure potrei affrontarlo e sottometterlo, sono forte ora. Allora sarà il mio turno di comandare, il turno dell'eterno secondo. Adesso scusatemi, devo tornare al mio compito. Fecondare mi fornisce le energie necessarie per prendermi cura dei figli del gruppo con rinnovato entusiasmo. Forza, piccoli, ripetiamo insieme. "Non spargerai il tuo seme nel territorio del padre. Non deporrai uova. Non ti nutrirai dei fratelli e delle sorelle e li proteggerai anche a costo della vita. Ti sottometterai ai genitori e ai superiori. Tu vivi grazie alla colonia e per la colonia e non avrai altro all'infuori di essa."

Wong M, & Balshine S (2011). The evolution of cooperative breeding in the African cichlid fish, Neolamprologus pulcher. Biological reviews of the Cambridge Philosophical Society, 86 (2), 511-30 PMID: 20849492

giovedì 1 dicembre 2011

VI Carnevale della Biodiversità. Pronti?

È arrivato Dicembre e come tutti sapete sta per arrivare una data importantissima. Natale? Ma no! Qualcosa di molto più interessante e che comporta molti meno regali: la VI edizione del carnevale della Biodiversità si terrà infatti tra pochissimo, il 12 Dicembre.

Una caratteristica in comune col Natale però questo carnevale ce l'ha: ha a che fare coi parenti. Il tema, come sempre provocatorio per stimolare l'inventiva di chi scrive e la curiosità di chi legge, sarà infatti:


PARENTI SERPENTI 

e il blog ospite sarà il popolarissimo Oggiscienza

Sssssssiamo molto curiosi di vedere cosa ci aspetta in questa sssssesta edizione!

Ecco intanto i link alle passate edizioni:

I – Infinite forme bellissime

II Biodiversità e adattamenti

III – Le dimensioni contano

IV – Alieni tra noi

V – Nicchie estreme.




FAQ:

D. Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio?

R. Semplice, manda una email di adesione a questo indirizzo e il comitato direttivo valuterà la candidatura (per mantenere alti gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha già partecipato verrà invece contattato in privato dal Comitato.

D. Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa?

R. Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti

D. A chi mando il mio post dopo che l’ho scritto?

R. I contributi al Carnevale vanno inviati a Stefano Dalla Casa, uno degli autori di Oggiscienza, a questo indirizzo

D. Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare?

R. Possibilmente entro il 5 Dicembre

D. Entro quando posso mandare il mio post per l’inclusione nella rassegna del Carnevale?

R. Entro e non oltre il 10 Dicembre, per dare tempo ad Andrea di leggere il post e recensirlo nella rassegna. Ritardi nell’invio del post potrebbero portare all’esclusione dal Carnevale

D. Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne?

R. Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, Livio Leoni, Marco Ferrari o Lisa Signorile

domenica 27 novembre 2011

Il fontanile d'inverno

È come un film in bianco e nero visto alla tv.



Solo che la temperatura dell'aria è -1°C e quella dell'acqua 15,6-15,7°C e la nebbia ti entra nelle ossa.
Stay tuned.

giovedì 10 novembre 2011

Blog centroamericani

Le idee ci sono, ma postare è sempre più difficile. Per farmi perdonare segnalo un blog ciclidofilo dedicato al Centro America. In quelle immagini mi sono perso. Cliccate sulla fotografia.


mercoledì 12 ottobre 2011

I ciclidi della soda


Il lago Natron da satellite
Wikimedia commons, NASA

Se c'è acqua vi sono pesci. Non importa che tipo di acqua, basta che ci sia. E non importa neppure che la pozza nasca in una regione umida o nel deserto.
Siamo in Africa, Tanzania, ai margini della Rift Valley. Il lago che appare agli occhi dei viaggiatori si chiama Natron ed è uno dei posti più inospitali della Terra. Forse non è corretto chiamare lago una spianata di fango ricoperta di bicarbonato di sodio, ma tutti lo indicano così. Durante la stagione secca l'acqua assume il colore di un manto zebrato; solo che si tratta di una zebra rossa striata di bianco. Questa colorazione è dovuta al fiorire dei microorganismi fotosintetici che vi prosperano in quel periodo. Il lago non supera i 3 metri di profondità e l'acqua è alla temperatura di 42°C con un pH di circa 9. Qua e la ci sono ci sono delle immissioni di acqua dolce tra cui spiccano quelle del fiume Ewaro-Ngiro e negli anni più umidi la superficie del lago è ricoperta da uno strato di acqua dolce. Ai piedi del rift vi sono un paio di lagune che sono alimentate da sorgenti ed una di esse è abitata da pesci. Gemello del Natron è il lago Magadi in cui le condizioni sono simili se non più rigide: zone anossiche che contrastano con aree ad elevatissima concentrazione di ossigeno, predazione aviaria intensa e un'insana pioggia di radiazioni ultraviolette superiore alla norma.  


Un tempo, circa 10.000 anni fa, i due laghi formavano un corpo unico con salinità e basicità molto inferiori all'attuale. La siccità che colpì in seguito l'Africa portò alla formazione di numerose piccole zone umide che intrappolarono dei ciclidi all'interno delle poche pozze d'acqua dolce che non seccarono. Temperatura e alcalinità impedirono e impediscono tuttora la dispersione dei pesci che sono in grado di spostarsi da un punto all'altro solo quando le precipitazioni sono abbondanti. A mali estremi, estremi rimedi e i ciclidi di questi laghi hanno evoluto alcune capacità uniche tra i pesci ossei. L'urina è costituita esclusivamente da urea; nei teleostei generalmente troviamo ammoniaca. La vescica natatoria è diventata un rudimentale organo accessorio per la respirazione che cattura ossigeno quando in acqua c'è poco. Si è evoluto un sofisticato sistema che permette ai pesci di bere acqua alcalina e il metabolismo è accelerato per combattere le elevate temperature ambientali.

Alcolapia alcalicus
Wikimedia commons

In questi due laghi esistono quattro diverse specie di Tilapia appartenenti al genere Alcolapia (Alcolapia alcalicus, A. grahami, A. latilabris, A. ndalalani) che si distinguono soprattutto per dentizione e morfologia del cranio. Colpisce che la dieta delle diverse specie sia praticamente identica e basata su cianobatteri (che vi aspettavate in un ambiente del genere?). La dentizione è diversa per puro frutto del caso o vi sono diversi sistemi di rastrellare il cibo? Le risposte non sono note.
Ciò che è noto è che all'origine delle Alcolapia vi è un capostipite comune da cui discendono A. grahami del Lago Magadi e A. alcalicus del Natron. Nel lago Natron la speciazione è proseguita ulteriormente con lo sviluppo di altre due specie. Un simile ambiente dovrebbe impedire alle popolazioni di venire in contatto e di potersi accoppiare liberamente, ma l'analisi genetica è impietosa. In A. alcalicus la popolazione non è strutturata; gli individui cioè si incrociano e si sono incrociati tra loro impedendo la formazione di varianti locali. Come si sono evolute quindi le due specie?







A stupirmi maggiormente non è tanto il fatto che in un posto ai limiti della realtà come i laghi di soda vi siano dei ciclidi che hanno evoluto meccanismi di sopravvivenza unici e che nello stesso tempo hanno sviluppato un numero elevato di specie in un tempo così ridotto. A meravigliare è che nonostante i "mali estremi" i ciclidi di questi luoghi non si sono probabilmente appellati a processi speciali, ma al solito "modifica cranio e denti" di tanti altri ciclidi (il gene bmp4 che controlla lo sviluppo delle mascelle per esempio). Siamo ai confini del mondo, ma è come essere a casa.





Un volo di fenicotteri sul lago Natron
Wikimedia commons, Tomkraft





Seegers L., Tichy H. 1999. The Oreochromis alcalicus flock (Teleostei: Cichlidae) from lakes Natron and Magadi, Tanzania and Kenya, with descriptions of two new species. Ichthyological Exploration of Freshwaters 10(2): 97–146.

Vanetti I. 2011. Evolutionary processes in an environmental challenging site: the soda-lake Natron (Tanzania). (Doctoral Thesis, Università degli Studi dell'Insubria).




Questo post partecipa alla Quinta Edizione del Carnevale della Biodiversità ospitato in questa occasione da Theropoda. Il tema è "Ai confini della realtà: nicchie estreme". Da vecchio fan di "The twilight zone", mi lascerei tentare solo dal titolo. Buona lettura.



giovedì 6 ottobre 2011

Addio Steve

Steve Jobs è morto e non è certo compito mio raccontare chi era e cosa rappresentava, Mahengechromis parla di ciclidi, di pesci, se ci vogliamo allargare di anfibi e fontanili, non parla di tendenze, mode o icone planetarie. Voglio tuttavia fare uno strappo alla regola per dirgli grazie. 
Jobs era un figlio adottivo e io di figli adottivi ne ho due. Ai mie figli ho parlato di questo signore che ha ideato Iphone, Ipad e computer vari; ho spiegato loro che era stato dato in adozione con la richiesta che i genitori adottivi lo facessero studiare all'Università e che lui a un certo punto ha abbandonato gli studi per rinchiudersi in un garage. Ho raccontato loro anche che la vita è stata dura con lui, ma che la vita possa essere dura i miei figli lo hanno già scoperto, da soli. Non ho parlato di lui perché era un uomo di successo. Mi ritengo sufficientemente adulto per sapere che l'equazione uomo di genio = uomo di successo è falsa e tendenziosa. Per diventare uomo di successo occorrono tante altre coincidenze tra cui l'essere al posto giusto nel momento giusto.  Ho parlato di Steve Jobs ai miei figli perché lui diceva che viene un momento nella vita in cui si uniscono i puntini alle i, in cui si capisce perché si sono fatte quelle cose invece di altre, del perché si compiono alcune scelte e del perché a volte la vita decide per te senza consultarti. Ho raccontato loro soprattutto che lui diceva che bisogna avere fiducia nel futuro. Questo unire i puntini alle i e questo credere nel futuro sono qualcosa di cui tutti noi abbiamo bisogno. Grazie Steve per averlo spiegato come solo tu sapevi farlo.

sabato 24 settembre 2011

Ritrovo

Matteo Bordone organizza un ritrovo su Bordonia: pesci dei suoi acquari e musica da vinile.
Vi aspetto che finisce presto.

Update: è finito tutto a discus e gatti.

giovedì 22 settembre 2011

Bergamo Scienza 2011


Se volete sentirmi parlare di scazzoni, panzaroli, ghiozzi padani, sanguinerole, vaironi e fontanili potete farlo a Bergamo Scienza 2011. L'appuntamento è il 10 ottobre (cliccate sull'immagine per ulteriori informazioni).

martedì 20 settembre 2011

Torino 2011: il congresso



Il congresso dell'Associazione Italiana Ciclidofili di quest'anno è stato eccezionale. Organizzazione perfetta, ospiti eccellenti, accomodation impeccabile. Sabato Ad Konings ha parlato per più di un'ora delle strategie riproduttive dei ciclidi del lago Malawi mostrando fotografie di elevata qualità scattate in natura e video che toglievano il fiato. È in occasioni come queste che viene voglia di buttare gli acquari. Solo nel lago si possono osservare i grandi nidi che alcune specie costruiscono o i comportamenti di caccia che i predatori esibiscono.


Sono state trattate tutte le diverse modalità di riproduzione presenti. Dall'unica specie che depone su substrato nel lago (Tilapia rendalli) fino agli incubatori orali in cui il maschio ha un territorio dominato da un imponente nido di sabbia. L'altra conferenza trattava la fotografia in acquario ed era di Emiliano Spada. Ho capito di avere ancora molta strada da percorrere.


La conferenza domenicale di Ad Konings ha trattato le specie che vivono sui fondali sabbiosi: mbuna, Aulonocara che utilizzano il sonar per captare il cibo, i predatori di plancton, i predatori di chiocciole acquatiche, i grufolatori, i costruttori di nidi del genere Tramitichromis, i predatori e i blu followers.



La sala della borsa dei pesci era ricca di specie, ma ciò che mi ha colpito di più erano i filtri a "nutella" caricati a zeolite per rimuovere l'ammoniaca che si sarebbe potuta formare.




Rumors
1. Preparate i soldi. Ad Konings sta lavorando a un nuovo libro sui ciclidi del lago Tanganica (l'ultimo è del 2005). Le specie nuove sono relativamente poche, ma le conoscenze di biologia ed ecologia sui ciclidi del lago negli ultimi anni sono notevolmente aumentate.
2. Per ora - o forse è per sempre ? - non ci sarà la quinta edizione di "Malawi Cichlids in Their Natural Habitat". 
3. Presto sarà pronta la descrizione di un nuovo Melanochromis. Ne chiedete il nome? Non posso darvelo, davvero. La sua diffusione anticipata manderebbe all'aria la descrizione.




giovedì 15 settembre 2011

Torino 2011


Anche quest'anno sarò al Congresso dell'AIC (Associazione Italiana Ciclidofili) che si tiene per la prima volta a Torino. Relatore principale è Ad Konings, il maggior conoscitore di ciclidi del Lago Malawi, che viene in Italia ogni 5 anni. Si tratta di un'occasione da non perdere, anche per coloro che non apprezzano i ciclidi più allevati nel mondo. Il programma dei due giorni lo trovate qua. Vi aspetto.

lunedì 12 settembre 2011

Carnevale della biodiversità: 5° edizione. Il Bando.

Dopo la pausa estiva rieccoci qui a riproporvi la nostra iniziativa, il Carnevale della Biodiversità, in cui i principali bio-blogger italiani si cimentano su uno specifico tema che sviluppano sulla base delle loro inclinazioni e competenze. Sinora i risultati sono stati superiori a tutte le aspettative, del che siamo molto soddisfatti, e speriamo di poter continuare a stimolare la curiosità e gli interessi di chi partecipa sia leggendo che scrivendo. 

Ecco I link alle passate edizioni:

I - Infinite forme bellissime

II -Biodiversita' e adattamenti

III - Le dimensioni contano

IV - Alieni tra noi

Torniamo ora alla carica proponendovi un tema che sarà ancora una volta una sfida e una provocazione:

AI CONFINI DELLA REALTÀ: NICCHIE ESTREME 

Il blog ospite questa volta sarà Theropoda e la data di pubblicazione di questo carnevale sarà una difficile da dimenticare, il  12 Ottobre 2011, data in cui tutti i post verranno pubblicati simultaneamente dai blogger.
Perché è una data difficile da dimenticare? Perché è la data della scoperta dell'America, e vorremmo che questo Carnevale ci parli di scoperte grandi e piccole nel campo della biodiversità. 



FAQ:

D. Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio? 
R. Semplice, manda una email di adesionea questo indirizzo e il comitato direttivo valuterà la candidatura (per mantenere alti gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha già partecipato verrà invece contattato in privato dal Comitato. 

D. Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa? 
R. Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti 

D. A chi mando il mio post dopo che l'ho scritto? 
R. I contributi al Carnevale vanno inviati ad Andrea Cau, l'autore di Theropoda, a questo indirizzo

D. Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare? 
R. Possibilmente entro il 2 Ottobre 

D. Entro quando posso mandare il mio post a Theropoda per l'inclusione nella rassegna del Carnevale? 
R. Entro e non oltre il 10 Ottobre, per dare tempo ad Andrea di leggere il post e recensirlo nella rassegna. Ritardi nell'invio del post potrebbero portare all'esclusione dal Carnevale 

D. Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne? 
R. Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, Livio Leoni, Marco Ferrari o Lisa Signorile.

giovedì 8 settembre 2011

Evoluzione tra le rapide

Non esistono solo i grandi laghi in Africa. Dei ciclidi delle acque correnti ne ho parlato in passato qui e qui. Cosa c'è di meglio di un video di Melanie Stiassny sulle ricerche in atto (qua trovate il diario di viaggio del 2010)? Libidine pura. Nei prossimi giorni torno sull'argomento.



giovedì 25 agosto 2011

Siam mica qua a smacchiare i giaguari

Perché ci sono così tanti ciclidi? Le risposte che nel tempo sono state date comprendono quasi ogni aspetto della vita di un pesce osseo e di alcune di esse ne ho già parlato: mascelle, forma del corpo, colorazione, cure parentali. Quella odierna è "macchie". In realtà le macchie a uovo di cui si parla non sono chiazze qualunque e si sono guadagnate l'altisonante titolo di innovazioni evolutive.
Alla base di tutto vi è l'atto di presunzione da parte dei ciclidi che vogliono migliorare la propria arte amatoria e si lasciano ingolosire dai vantaggi della fecondazione interna. Anche se sorvegliate a vista, infatti, le uova di un ciclide corrono continuamente il pericolo di essere mangiate da un qualunque predatore in agguato o peggio, se si vuole essere maschilisti, di essere fecondate da un maschio di passaggio; nasconderle nella femmina sarebbe una soluzione più sicura rispetto a lasciarle su un sasso o nella sabbia. L'incubazione orale è una scappatoia che abbrevia il tempo di esposizione delle uova, ma anche in questo caso i rischi sono sempre alti benché circoscritti al breve periodo in cui esse sono espulse dalla femmina. Praticare la fecondazione interna però può essere un miraggio se non si è dotati di emipeni o gonopodi (se vi interessa la storia naturale delle virtù indecenti dei vertebrati leggete la serie di post che vi ha dedicato L'orologiaio miope), ma un gruppo africano di ciclidi, gli Haplochromini, ha trovato il modo di ovviare a queste mancanze anatomiche. Le pinne anali dei maschi di Haplochromini, infatti, mostrano macchie che sembrano imitare le uova deposte dalle femmine. Sono grandi e gialle e il contorno nero che le delimita le rende appariscenti e attraenti, perlomeno se siete una femmina di ciclide. Le macchie a uovo non sono tuttavia una caratteristica esclusivamente maschile, ma nelle femmine non sono cospicue come nei maschi.


Walter Salzburger, Ingo Braasch e Axel Meyer, 2010, BMC Biology

Gli Haplochromini sono incubatori orali, le femmine cioè portano le uova e la prole in bocca per alcune settimane. Le uova vengono raccolte dalla femmina durante un complesso accoppiamento costituito da continui sfregamenti fianco a fianco tra i partner, estenuanti danze circolari, rincorse continue. Quando la femmina depone le uova il maschio è pronto a fecondarle. Dopo che la femmina le ha ingoiate entrano in gioco le macchie a uovo. Il maschio si avvicina nuovamente alla partner mettendo in mostra le ipnotiche chiazze giallastre presenti sulla pinna anale. Con questo approccio la invita a ingoiare le false uova ricevendo invece liquido seminale. Generalmente le uova sono espulse in varie sedute e la loro deposizione può protrarsi per ore. I ciclidi non conoscono sigarette, non si limitano ai preliminari e continuano anche dopo che una femmina si è svuotata completamente.
Al di là delle battute bisogna riconoscere che la fecondazione orale è un'ottimo stratagemma per assicurarsi che le uova siano totalmente fecondate e a seconda della specie è stato declinata in innumerevoli forme alla pari delle macchie a uovo che possano variare per numero, colore e disposizione.

La variabilità delle macchie a uovo in alcuni gruppi di ciclidi e di altre ornamentazioni presenti sulle pinne.
Walter Salzburger, Ingo Braasch e Axel Meyer, 2010, BMC Biology

Nonostante l'importanza, delle macchie a uovo si conosce ancora poco. Oltre cinquant'anni fa Wolfgang Wickler notava che nello sviluppo di un individuo esse appaiono negli ultimi stadi, di formazione delle pinne, perlomeno in Astatotilapia burtoni. Solo di recente si è compreso che sono formate da cellule pigmentate di giallo (xantofori) la cui comparsa dipende soprattutto dalle condizioni fisiche dell'individuo piuttosto che dalla sua età e dalle condizioni della luce. Recente è anche la scoperta che le macchie a uovo dipendono dall'espressione di un gene nominato csf1ra (colony-stimulating factor 1 receptor a) coinvolto nella produzione di un recettore della tirosina chinasi. Se avete dimestichezza con lo sviluppo del pesce zebra (Danio rerio) ritroverete questo gene sotto il nome di panther. Probabilmente le macchie a uovo degli Haplochromini si sono evolute sono una volta e le specie che non le possiedono dovrebbero avere perso questa caratteristica.
Un aspetto interessante di csf1ra è che è collegato anche alle macchie a uovo di un altro gruppo di ciclidi incubatori orali diffuso nel lago Tanganica, gli Ectodini. Un ectodino abbastanza noto in acquariofilia per le sgargianti colorazioni è Ophtalmotilapia ventralis che possiede dei rigonfiamenti giallastri al termine delle pinne ventrali che sono enormemente allungate. Queste palette colorate sono comparabili per funzione alle macchie a uovo degli Haplochromini, ma sono meno strutturate rispetto a queste ultime e si sviluppano su pinne pari.

Ophtalmotilapia ventralis "Kambwimba". Si notino al termine delle pinne ventrali le "palette" gialle che imitano le uova di questo ciclide. Fotografia di Paolo Salvagiani

La presenza di due tipi diversi di macchie a uovo poste su pinne differenti e caratterizzate da uno stesso gene è una ulteriore meravigliosa storia di evoluzione parallela del grande gruppo dei ciclidi.


Heule C, & Salzburger W (2011). The ontogenetic development of egg-spots in the haplochromine cichlid fish Astatotilapia burtoni. Journal of fish biology, 78 (5), 1588-93 PMID: 21539562

Salzburger, W., Braasch, I., & Meyer, A. (2007). Adaptive sequence evolution in a color gene involved in the formation of the characteristic egg-dummies of male haplochromine cichlid fishes BMC Biology, 5 (1) DOI: 10.1186/1741-7007-5-51
PS: se i ciclidi non vi interessano, ma siete attratti dalle pellicce vi potrà interessare questo articolo che tratta di macchie e strisce dei felini.

sabato 13 agosto 2011

Cuccioli

Amatitlania sp. "Honduran red point"

D'estate appaiono le notizie più disparate - a volte si gratta il fondo del barile, vien da dire - e ieri Repubblica dedicava un articolo di Adriano Sofri ai Cuccioli in rete, al fatto cioè che ai primi posti per numero di immagini e video, soprattutto nei social network, ci siano i giovani di mammiferi. A completare non manca l'intervento di Enrico Alleva, presidente della società italiana di Etologia, che si sofferma sul senso di accudimento che teste sproporzionate, occhi grandi e rotondeggianti, andature goffe ispirano negli uomini. Vengono pure citati coccodrilli e ciclidi che costruiscono nidi per difendere uova e piccoli e si esibiscono in raffinate cure parentali. Alleva evita così di cadere in quello che blogger di ben altra levatura rispetto alla mia hanno chiamato effetto bambi: sono belli solo alcuni animali, generalmente mammiferi come gatti, caprioli, tigri, orsi, mentre gli altri sono brutti e cattivi. L'etologo continua scrivendo di adozioni tra uomo e lupo e definendole "processi darwinianamente iscritti nelle menti lupine, misto di ferocia e mammifera affettività". Di adozioni a suo tempo ne ho parlato anch'io dato che tra i ciclidi è fatto comune, ma le motivazioni sono tutt'altro che altruistiche o dettate dall'affetto: una coppia include i piccoli di altre specie tra la prole perché diluisce i possibili attacchi ai propri figli da parte dei predatori! Ne ho parlato qui.
Per suscitare empatia (soprattutto verso questo blog) posto qualche fotografia di giovanissimi Amatitlania sp. "Honduran red point". Chissà che non finiscano nel mainstream della rete, anche loro dopotutto hanno teste e occhi sproporzionati e andature goffe e tendenzialmente lente.



Amatitlania sp. "Honduran red point"

Se vogliamo fare le pulci all'articolo di Repubblica segnalo che l'infografica (credo che sia visibile unicamente nella versione cartacea) che riporta il numero di animali allevati in Italia (16 milioni i pesci!) utilizza la sagoma di un coniglio per indicare i roditori, ma lepri e conigli appartengono all'ordine dei lagomorfi. Eccesso di zelo il mio?

Update: trovate l'intervento di Enrico Alleva qua.

giovedì 11 agosto 2011

Vagabondaggi

Produrre un video è attività che non comprendo e non chiedetemi perché ci ricaschi così spesso.
Quello in basso riguarda la coppia di Amatitlania sp. "Honduran red point" di cui parlavo qualche giorno fa che si è già riprodotta. I genitori sono giovani e non mostrano ancora i colori sgargianti tipici di individui di una certa età, ma sono ugualmente orgoglioso dell'evento e voglio condividere questo momento. I vagabondaggi dei piccoli, la tenacia della coppia nella difesa dalle minacce portate da altri pesci, l'insieme di comportamenti mostrati da prole e genitori ripagano di tutto, anche di qualche sfumatura mancante. Ecco perché oggi allevo ciclidi centroamericani.
Nei prossimi giorni torno a questioni più importanti, nuove specie, macchie, speciazioni, ma domani lasciatemi andare a fontanili.

PS: lo so che il vetro è rigato, ma la vasca ha ormai oltre 15 anni.
PSS: lo so che la mia tecnica può ancora migliorare molto, ma almeno questa volta la schermata è ferma e non vibra continuamente.
PSSS: per chi si chiede come mai i genitori sono meno blu delle fotografie di qualche giorno fa, posso dire che ho usato solo la luce della vasca che purtroppo appiattisce i colori. La luce solare metterebbe tutto nella giusta prospettiva.



sabato 6 agosto 2011

Mangiare insetti: l'ho rifatto


Mangiare insetti? Si può e secondo la FAO si deve. Nei prossimi anni è previsto infatti un aumento del consumo di carne che potrebbe raggiungere la quantità di 80 kg a testa, immaginate il consumo di territorio. Mangiare insetti è quindi una delle poche alternative percorribili per un mondo sostenibile. Allevare insetti infatti produce meno gas serra rispetto all'allevamento tradizionale, consente di produrre molta più carne per unità di mangime e di fornire alimenti concorrenziali dal punto di vista nutritivo.

La materia prima

Tutto questo per dire che dopo la mia esperienza del 2009, ho nuovamente partecipato alla cena entomofaga, tema della serata era Riso e insetti, organizzata dal Museo di Storia Naturale di Bergamo. Anche quest'anno la cena è stata preceduta da una conferenza tenuta dall'entomologo Roberto Fabbri e dal critico enogastronomico Davide Oltolini. Se vi interessano informazioni ulteriori sulla storia e sui pregi dell'entomofagia vi consiglio di rileggere il post precedente. Questa volta i miei piatti preferiti sono stati la paella con verdurine croccanti e insetti misti e il gelato "fior di camola" e ho avuto la possibilità di assaggiare il grillo nero che negli anni precedenti mancava. Alla prossima.

La conferenza introduttiva (da sinistra verso destra): Marco Valle, Direttore del Museo di Scienze Naturali di Bergamo, Roberto Fabbri, entomologo, Davide Oltolini,critico enogastronomico.

Paella con verdurine croccanti e insetti misti


Gelato "fior di camola"


martedì 2 agosto 2011

Corsi e ricorsi


Amatitlania sp. "honduran red point"

L'anno prossimo compirò trent'anni (un gesto apotropaico ci sta bene). Di acquariofilia ovviamente e inconsciamente sto tornando al periodo embrionale del mio essere acquariofilo. Tutto iniziò con una coppia di Amatitlania nigrofasciata, più che un pesce una nave scuola. Capiamoci, erano i tempi pionieristici in cui se si chiedeva il nome di una specie a un negoziante, spesso ti rispondeva con il sorriso sulle labbra "È un ciclide". Non si sapeva quasi nulla di ambienti naturali, si andava a rimorchio dell'acquariofilia tedesca, internet non c'era ed anche i libri scarseggiavano. Allora il nigrofasciata era il ciclide più diffuso insieme a Cichlasoma meeki - c'erano anche scalari e ramirezi, ma questi sono pesci che vanno al di là della loro famiglia - ed era naturale iniziare con una di queste specie, meglio se con tutte e due nella stessa vasca di 50 litri scarsi. "Tanto sono ciclidi, si ammazzerebbero ugualmente". Dopo un paio di anni di acquisti selvaggi che servirono ad entrare in sintonia con il tenere una vasca (dar da mangiare ai pesci, cambiare l'acqua, pulire i filtri, gestire una riproduzione), passai al Malawi (Labeotropheus e Trematocranus come se piovesse). Uscito dall'orgia del colore ero pronto per il Sud America: Apistogramma. Seguì il lungo tunnel Tanganica con la fase a colori e quella che molti mi hanno indicato come fase in bianco e nero (non capisco perché) da cui uscii a riveder la luce nei primi mesi del 2010. Nell'inesorabile evoluzione personale ho acquistato recentemente per le mie esauste vasche dei giovani di Amatitlania sp. "Honduran red point". Solo a casa mi sono reso conto di come somigli a nigrofasciata. Il cerchio si chiude, ma forse è una spirale aperta verso nuove emozioni.

Coppia di Amatitlania sp. "honduran red point"


Il pippone tassonomico

Amatitlania è un genere istituito da Juan Schmitter-Soto nel 2007 che ha scorporato specie precedentemente poste in Cryptoheros e rappresenta l'ultimo e per nulla definitivo episodio di un tormentato cammino tassonomico che coinvolge alcuni tra i più rappresentativi ciclidi centroamericani. Amatitlania raggruppa specie che possiedono le seguenti caratteristiche: la prima banda nera sul fianco deve avere forma a Y; le bande devono collegare la pinna dorsale, fino al bordo, e anale e la seconda e la terza devono essere più larghe e formare delle macchie al centro del corpo. Uno studio del 2008 basato su geni mitocondriali, nucleari e su una camionata (81!) di caratteri morfologici invece suggerisce di riunire Amatitlania e Cryptoheros in un unico gruppo insieme a Hypsophrys nicaraguensis e Neetroplus nematopus. Inutile sottolineare che Amatitlania non ha convinto tutti dato che le caratteristiche che lo distinguono paiono essere troppo labili, soprattutto in pesci che sono molto variabili per livrea e forma del corpo. Devo ripetermi che i generi stanno solo nella testa degli uomini?
Altrettanto poco convincenti nella descrizione appaiono le specie che sono scaturite da Cryptoheros nigrofasciatum (Amatitlania kanna e A. siquia). A volte le differenze all'interno di una stessa specie sono maggiori delle differenze tra le specie. In questa nebbia si situa Amatitlania sp. "Honduran red point" che potrebbe appartenere alla specie A. siquia. Aspetti positivi del red point sono le dimensioni e l'aggressività più contenute rispetto a nigrofasciata. Vedremo.


Update: oops, mi sono dimenticato la bibliografia.

Richan O., Zardoya R., Doadrio I. 2008. Phylogenetic relationships of Middle American cichlids (Cichlidae, Heroini) based on combined evidence from nuclear genes, mtDNA, and morphology. Mol. Phylogenet. Evol. 49:951-957.
Schmitter-Soto, Juan Jacobo. 2007. Phylogeny of Species Formerly Assigned to the Genus Archocentrus (Perciformes: Cichlidae). Zootaxa; v. 1618, 50 pp.