Privacy Policy e note legali

venerdì 31 dicembre 2010

Così fan tutti



È la fine dell'anno ed è tempo di bilanci, ricordi o se vogliamo essere cattivi di avanzi (il cenone di Natale insegna), chiamateli come volete. Personalmente il 2010 è stato un anno indimenticabile. In primo luogo la mia famiglia è nuovamente cresciuta. In second'ordine il blog mi ha permesso di conoscere e collaborare con gente interessante. Questi ultimi mesi di attivismo sul web, infatti, hanno prodotto più di tanti anni di lurkismo passivo. Il 2010 inoltre è anche l'anno dell'avvio del Carnevale della Biodiversità e sono fiducioso sul fatto che il 2011 lo vedrà crescere ed attirare molti altri blogger e lettori.
Per finire secondo blogbabel Mahengechromis è entrato per un certo periodo nei primi 1000 blog italiani (la situazione è molto fluida; mi godo perciò il mio quarto d'ora, del doman non v'è certezza, anzi v'è certezza del calo). Trovo incredibile questo risultato per un blog che parla soprattutto di ciclidi, un argomento rivolto ad una cerchia veramente ristretta di persone. Grazie quindi a tutti.

Per non cadere in un vuoto momento di celebrazione ecco i post con le cinque notizie del 2010 riguardanti i ciclidi che ritengo più interessanti:

Ovviamente è un elenco totalmente soggettivo e manca di un paio di notizie importanti su cui mi sono preso un po' di tempo di riflessione. La prima è che il genere Vieja è morto e la seconda è che anche i Julidochromis non si sentono molto bene. Manca solo il ritorno degli Haplochromis assetati di vendetta (che dite sta succedendo anche questo? Ho promesso di parlare anche di questo).

I cinque post più letti del blog in ordine crescente di visite sono questi. Tanto per mostrare che i ciclidi non sono proprio così popolari faccio notare che i primi due post in classifica parlano di Artemia.

Per quanto riguarda le notizie, e le nuove specie che non ho ancora trattato e che sono circa una decina, ci vediamo nel 2011! Buon anno a tutti.

mercoledì 29 dicembre 2010

Ancora laghi di cratere, ma questa volta dal Nicaragua



Il ciclide di Mida (Amphilophus citrinellus) del lago Nicaragua


Il lago Apoyo è un lago di caldera del Nicaragua con una superficie di circa 21 km quadrati e 178 m di profondità. È caratterizzato da un ambiente subacqueo relativamente omogeneo e dall'essere totalmente isolato da altri corpi d'acqua. La fauna ittica del lago, tolte le presenze aliene, si limita ad una decina di specie tra cui la parte del leone viene svolta dai ciclidi ed in particolare da alcune (sei?) specie del genere Amphilophus. Queste sei sono le specie interessanti dato che le analisi genetiche hanno confermato che tutte derivano da Amphilophus citrinellus, il Ciclide di Mida, e il video all'inizio del post spiega meglio di tante parole perché questa specie è chiamata così.
Ad occuparsi per primo in maniera insistente di A. citrinellus fu George Barlow seguito a ruota dai suoi studenti Axel Meyer e Ken McKaye che fiutarono lo scoop! Il punto della questione è che nel lago Apoyo, come nel vicino lago Xiloá, le specie di Amphilophus sembrano essersi evolute per speciazione simpatrica. Il meccanismo coinvolgerebbe la separazione della popolazione in due nicchie ecologiche diverse (acqua aperta, fondale) con l'origine di due forme diverse (una più slanciata ed una più tozza) in grado di sfruttare risorse alimentari diverse. Il tutto sarebbe condito dalla selezione sessuale e dalla presenza di forme di colorazione diverse, cioè dal fatto che in ogni specie incipiente le femmine tenderebbero ad accoppiarsi con i maschi degli stessi ambienti. Le prove della speciazione simpatrica vennero presentate nel 2006 in questo articolo di Nature. Sfondata la porta è stato un fiorire di specie, perlomeno di riconoscimento di specie diverse, ed anche il 2010 ha visto la brava descrizione di due ulteriori specie dal lago Apoyo: Amphilophus supercilius e A. globosus. Nell'articolo in questione la descrizione sulle due specie si basa su metodi morfometrici che mostrano le differenze esistenti dalle altre specie di Amphilophus del lago. L'aspetto interessante dello studio è che nell'abstract si afferma che "they (le due specie, ndr) breed assortatively in Lake Apoyo and can readily be distinguished in the field", ma nel testo vero e proprio si dice solo che "It (Amphilophus globosus, ndr) has been observed breeding with conspecifics over Chara vegetation" oppure "And it is noteworthy to mention that all observed pairs (A. supercilius, ndr) were between conspecifics". Personalmente mi sarei aspettato un controllo un poco più approfondito che coinvolgesse anche coppie di altre specie e non basato unicamente sull'osservazione a vista che le coppie in riproduzione erano costituite da conspecifici.


In questo post non mi è stato possibile pubblicare fotografie delle specie di recente descrizione perché nessuno degli studiosi interpellati ha risposto alle mie mail. Poco male. Basta andare a questo link e scaricare un pregevole lavoro sui ciclidi di Mida del lago Apoyo e Xiloá che riporta anche fotografie subacquee di tutti gli Amphilophus di questi due laghi. Nella pubblicazione A. supercilius è riportato sotto il nome di A. "barlow", mentre A. globosus non risulta dato che nel 2006 nessuno si era accorto che si trattava di una specie vera e propria.

Se vi state chiedendo come si possa passare da due forme adattate all'ambiente di acqua aperta e al fondale a sei forme diverse, la risposta dovrebbe stare nelle ulteriori specializzazioni che si possono avere nella dieta. Ricordate il discorso sulle mascelle?


Geiger M. F., McCrary J. F., Stauffer J R. Jr. 2010. Description of two new species of the Midas cichlid complex (Teleostei: Cichlidae) from Lake Apoyo, Nicaragua. PROCEEDINGS OF THE BIOLOGICAL SOCIETY OF WASHINGTON 123(2):159–173. 2010.

Update: se vi interessa inquadrare ulteriormente la questione Amphilophus dei laghi nicaraguensi potete leggere questo articolo. Mi pare che anche gli autori abbiano qualche dubbio sulla necessità di identificare tutte queste specie e che ancora una volta tutto dipenda dal concetto di specie utilizzato. Piccole soddisfazioni.

domenica 26 dicembre 2010

Research blogging: c'è anche Mahengechromis


Sicuramente lo avrete già letto e come al solito arrivo tardi, ma la notizia è troppo importante per non pubblicarla: Research Blogging ora è anche in italiano. Per chi non lo conoscesse basta dire che si tratta di un aggregatore di blog scientifici che pubblicano post di commento ad articoli peer-review e che fino ad ora era disponibile in altre lingue diverse dalla nostra. Grazie a Peppe Liberti è nata anche la versione italiana e con una certa incoscienza ho risposto all'appello in modo che Mahengechromis risulta tra i blog "iniziatori". La programmazione del blog cambierà poco dato che i commenti di articoli sottoposti a revisione tra pari non sono mai mancati. Semmai cercherò di trattare anche argomenti di interesse un poco più generale. Bisogna cambiare tutto perché nulla cambi? Oppure bisogna continuare a correre per rimanere nello stesso posto? Se avete suggerimenti...


mercoledì 22 dicembre 2010

Il Carnevale della Biodiversità è su FB


Se avete un profilo in Facebook e vi piace il Carnevale della Biodiversità mettete un mi piace qua.
Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per i regni dei viventi?

sabato 18 dicembre 2010

Tilapia dal lago Ejagham: ancora ciclidi dai crateri

Tilapia fusiforme in abito riproduttivo.
Dunz A. R, Schliewen U. K., 2010


Dopo le Danakilia è la volta di altre Tilapia di cratere. Non si tratta di un cratere qualsiasi, ma di uno dei crateri della sacra triade africana dei laghi del Camerun Barombi Mbo, Bermin e Ejagham eletta tale per meriti sul campo. Infatti, a meno che non siate ciclidofili incalliti, questi nomi non vi diranno molto, eppure la biologia evoluzionista deve loro tanto.
Tutto ha a che fare con la speciazione simpatrica, quella forma di formazione delle specie che avviene senza che siano coinvolte delle barriere geografiche. Fonte di continui scontri che coinvolsero anche Ernst Mayr, la speciazione simpatrica rappresenta una sfida concettuale non indifferente. Cosa potrebbe costringere una frazione di una popolazione a non accoppiarsi con il resto dei conspecifici una volta che abitano lo stesso luogo? Se volete un esempio antropomorfo: cosa potrebbe impedire a dei residenti di una città di fare figli con il resto dei concittadini? Neppure il censo è mai riuscito ad impedirlo, ma forse si potrebbe chiedere a Herbert George Wells che ipotizzò l'esistenza di Eloi e Morlocchi ne La macchina del tempo! Generalmente la spiegazione della speciazione simpatrica ricorre al fenomeno del polimorfismo, cioè alla presenza in una stessa popolazione di forme diverse, applicato alla dimensione alimentare: una parte della popolazione è adattata ad alimentarsi di un particolare tipo di cibo, mentre l'altra parte è predisposta ad alimentarsi di altri articoli alimentari. Tanto per rimanere all'interno del grande gruppo dei ciclidi, alcune specie sono formate da popolazioni con individui dotati di mascelle faringee accessoriate per sfruttare preferibilmente molluschi e da individui predisposti a cibarsi di pesci. Le coppie miste sarebbero perciò svantaggiate perché i figli mostrerebbero condizioni intermedie e quindi un minor successo riproduttivo.

Coppia di Tilapia ejagham in riproduzione.
Dunz A. R, Schliewen U. K., 2010

La prima dimostrazione dell'avvenuta speciazione simpatrica nei vertebrati si deve ai ciclidi del lago Barombi Mbo del Camerun. In seguito vennero studiati anche i ciclidi di altri laghi confermando che la speciazione simpatrica è più di una semplice congettura. I laghi di cratere del Camerun, infatti, sono piccoli e monotoni. Il lago Ejagham è poco meno di mezzo chilometro quadrato di superficie ed ha una profondità di circa 18 metri. Diversamente dagli altri 35 laghi di cratere del Camerun, il lago Ejagham ha un'origine diversa che non è stata ancora completamente chiarita, ma le caratteristiche ambientali lo rendono simile a tutti gli altri (isolamento dai fiumi circostanti ). Quali potrebbero essere le barriere geografiche presenti in un simile luogo?
Con un nuovo studio le specie di Tilapia del lago Ejagham hanno ora un nome: Tilapia ejagham, Tilapia fusiforme, Tilapia nigrans. Tutte queste Tilapia appartengono al sottogenere Coptodon che è caratterizzato dai seguenti caratteri: denti faringei mediani stretti, denti esterni bicuspidi non a spatola, livrea con o senza barre verticali che in ogni caso non sono mai oblique, 16 scaglie sul peduncolo caudale (in casi eccezionali 15 o 17, ma nel caso delle specie del lago Ejagham questa è una caratteristica molto variabile). Tanto per confermare il polimorfismo, in Tilapia fusiforme sono presenti due forme diverse che sono state interpretate in precedenza come specie in via di separazione e distinguibili soprattutto per la grandezza degli occhi e per la preferenza ambientale. Una forma ha occhi piccoli rispetto al corpo e abita l'ambiente superficiale; l'altra invece ha occhi grandi e vive in profondità. Nel lago sono presenti anche due specie di Sarotherodon ed un'altra specie di Tilapia che va sotto il nome di T. deckerti.

Tilapia nigrans in abito riproduttivo.
Dunz A. R, Schliewen U. K., 2010

mercoledì 15 dicembre 2010

Corpi e mascelle, soprattutto mascelle: i ciclidi dei grandi laghi

Questo post viene pubblicato nell'ambito del Primo Carnevale (in realtà è il numero 0) della biodiversità ospitato per l'occasione da L'orologiaio miope.
Altolamprologus sp. "compressiceps shell"
Un ciclide del lago Tanganica che vive nelle conchiglie.



Oltre 2000 specie diffuse in Sud America, Centro America, Africa, Madagascar e India meridionale. Cure parentali sofisticate e strutture alimentari altamente diversificate. Questi sono i ciclidi, un gruppo che ha saputo imporsi nei luoghi in cui è nato come in quelli in cui è stato portato dall'uomo, volontariamente o meno. È soprattutto nei grandi laghi africani che i ciclidi hanno dato origine ad alcune radiazioni senza precedenti nella storia evolutiva dei vertebrati e che hanno fornito eccellenti esempi della diversificazione di specie affini in ambienti simili. In ognuno di questi enormi corpi d'acqua i ciclidi hanno saputo sfruttare quasi ogni possibilità disponibile ed occupare ogni nicchia ecologica libera. È lo stesso caso dei mammiferi carnivori marsupiali e placentati, solo su scala maggiore; il lago Tanganica ha 200-250 specie, il lago Malawi 700-1000 e il lago Vittoria 400-500. Il tutto è ancora più interessante se si pensa che le forme corporee dei ciclidi ricopiano quelle di differenti famiglie di pesci ossei e che si sono specializzati nell'alimentazione. C'è chi mangia alghe, spugne, foglie, molluschi, plancton, scaglie, pinne e occhi di altri pesci, pesci, uova, crostacei, sedimenti...
I tre grandi laghi africani sono differenti per età e forma. I primi due sono lunghi e stretti, relativamente stretti se pensiamo che il lago Malawi è grande quanto Lombardia e metà Piemonte, mentre il lago Vittoria è tozzo e poco profondo. Il lago Tanganica è il più antico con i suoi 8-16 milioni di anni di età, il lago Malawi è di età intermedia con 2-4 milioni di anni, mentre il lago Vittoria è il più giovane con solo 200.000-15.000 anni di età. I primi due laghi sono simili per profondità e caratteristiche ecologiche, mentre il terzo è leggermente diverso. Il lago Tanganica ha ospitato diversi episodi di radiazione, mentre gli altri due hanno sviluppato un unico evento.


Alcune teste di ciclidi che mostrano similitudini e diversità. Ad ogni riga è presentata la griglia che mostra la deformazione della testa subita dalle diverse specie.
A: Labeotropheus fuelleborni. B: Bathybates fasciatus.
D: Spathodus sp. E: Bathybates fasciatus.
G: Labeotropheus fuelleborni. H. Tyrannochromis macrostoma.
J: Neochromis nigricans. K: Pyxichromis parorthostoma.
Barra di riferimento = 1 cm.




Alcuni esempi di mascelle: a) Ramphochromis macropthalmus, un piscivoro b) Haplochromis euchilus, uno scavatore c) un cacciatore di artropodi, Labidochromis vellicans, d) Lethrinops brevis, uno scavatore e) Petrotilapia tridigenter f) Labeotropheus fuelleborni, un mangiatore di alghe, g) Haplochromis similis h) Genyochromis mento, un mangiatore di scaglie.

Lo studio del morfospazio, quello spazio che raccoglie tutte le forme degli organismi, ha rivelato che nei tre laghi i ciclidi si sono evoluti in parallelo, ma con qualche distinguo. I corpi massicci, infatti, sono sempre associati a teste piccole dal morso potente, mentre corpi allungati tendono ad avere teste lunghe "rivolte" verso l'alto nella modalità tipica dei pesci planctivori. Nei ciclidi di tutti i laghi la regione maggiormente variabile è la regione preorbitale del cranio che è associata alla lunghezza delle mascelle, un tratto quest'ultimo che condiziona pesantemente le caratteristiche alimentari di una specie. Anche nella radiazione più giovane e a minor variazione, quella dei ciclidi del lago Vittoria, il tratto preorbitale è il più variabile.
Gran parte delle specie africane sono incubatrici orali, le femmine cioè mantengono nella cavità orale le uova fino alla loro schiusa ed in seguito accolgono anche le larve. Vedete le uova nella bocca?

Se le forme dei ciclidi variano in parallelo viene da pensare che la causa stia nelle caratteristiche ambientali. Tuttavia i ciclidi del lago Tanganica e Malawi, i due laghi più simili, non convergono tra loro più di quanto non avvenga con quelli del lago Vittoria. Probabilmente il caso e un qualche processo deterministico non ancora individuato hanno giocato ruoli ben maggiori di quanto siamo disposti ad ammettere.
Xenotilapia sp. "Sunflower Msamba"
Parte delle Xenotilapia del lago Tanganica è ritenuta un equivalente ecologico della famiglia dei gobidi.

Un'ampia zona del morfospazio dei ciclidi è occupata dalle specie onnivore ai cui margini si trovano pesci con caratteristiche peculiari: i predatori con lunghe mascelle, i pesci più gracili con grandi occhi, i ciclidi dotati di morsi potenti che si cibano di molluschi e artropodi, i ciclidi ad occhi piccoli e mascelle robuste che consumano alghe o altri pesci. Una zona particolare del morfospazio è occupata dai tropheini, una tribù di ciclidi del lago Tanganica che insieme ai ciclidi del lago Vittoria e del lago Malawi forma la maggior parte dei moderni Haplochromini, i ciclidi di maggior successo in Africa. Ebbene, risulta che i tropheini hanno sviluppato forme del cranio più estreme perché si sono trovati a competere con gli altri ciclidi già presenti che li hanno costretti ad essere "creativi".
I ciclidi dei tre grandi laghi non solo permettono di valutare lo sviluppo di forme diverse in ambienti similari, ma anche di apprezzarne il progresso. La variazione morfologica è infatti maggiore nel lago più antico e i dati dimostrano che nei due laghi più giovani il morfospazio non è stato ancora esplorato totalmente.



Eretmodus sp. "North"
Fotografia di Paolo Salvagiani
Un altro caso di convergenza: Eretmodus vs pesci pappagallo della famiglia degli Scaridi.



I ciclidi sono un gruppo particolare di pesci ossei? Non necessariamente. Il differenziamento veloce e intenso delle mascelle e della testa è tipico anche dei salmerini, degli spinarelli, dei centrarchidi, dei coregoni, tutti pesci che hanno invaso i laghi nati al termine dell'ultima fase glaciale dando origine a piccole radiazioni che oscillano tra forme legate al substrato e all'acqua aperta. Ancora una volta, un fenomeno apparentemente eccezionale potrebbe rivelarsi di ampia portata.




Uno spinarello maschio (Gasterosteus aculeatus) nei pressi del nido ripreso in un fontanile.

Cooper W. J, Parsons K., McIntyre A., Kern B., McGee-Moore A., AlbertsonR. C. 2010. Bentho-Pelagic Divergence of Cichlid Feeding Architecture Was Prodigious and Consistent during Multiple Adaptive Radiations within African Rift-Lakes. PLoS ONE, 5(3): e9551.

venerdì 10 dicembre 2010

Nuove specie dal lago Ejagham. Coming soon

Sono state finalmente descritte le specie del lago di cratere Ejagham in Camerun.
Ecco le specie:
- Tilapia ejagham
- Tilapia nigrans
- Tilapia fusiforme

A breve un commento e le foto (si spera)!

giovedì 9 dicembre 2010

Pesci aberranti?

Repubblica oggi dedica un articolo agli errori dell'evoluzione. Siamo nel campo del perché esista la "pelle d'oca", il singhiozzo, l'ernia, l'obesità e così via; della triste constatazione che il nostro corpo si evolve troppo lentamente e che ci troviamo a fronteggiare la guerra quotidiana con armi d'altri tempi. Vi state chiedendo perché si debba parlare di tutto ciò in un blog dedicato ai ciclidi, ai pesci, a tutte quelle schifezze che vivono in acqua ed ai libri loro dedicati? Basta guardare sotto.


Secondo l'autore, non è solo, il nostro organismo non si limita ad essere rimasto agli albori, ma ha la struttura di un pesce che si è adeguato a vivere sulla terraferma e negli ultimi tempi a stare eretto. Il problema è tutto lì; siamo pesci modificati ed anche tanto, ma pesci rimaniamo, con tutto quello che ne consegue. Il libro in realtà è dedicato a Tiktaalik roseae, ma l'autore oltre ad essere paleontologo è anche professore di anatomia e chi meglio di un anatomista può spiegare virtù e, soprattutto difetti, del nostro corpo? Se volete qualche notizia in più sul libro leggete la recensione del mio amico Percomorfo.

lunedì 6 dicembre 2010

Che ne dite?

Dopo la pausa estivo-invernale ho finalmente ripreso in mano il libro sui fontanili ed ho iniziato ad impaginare qualcosa. Vi sono vari errori grafici che devo aggiustare, ma è solo per dare un'idea. Appena finisco di scrivere un capitolo vi presento qualcosa anche di quello. Che ne dite?









sabato 4 dicembre 2010

Niente latte, solo muco, please. Siamo pesci.

Wikimedia commons, Überraschungsbilder

Trappola per microorganismi, ricettacolo di anticorpi e antimicotici, barriera ai raggi ultravioletti, regolatore degli scambi tra corpo e ambiente esterno, bozzolo per la notte (pesci pappagallo), accumulatore di acqua, il muco prodotto dalle cellule epidermiche dei pesci ne sa una più del diavolo. Una tra le funzioni più peculiari è quella di fungere da alimento per i piccoli. Esistono, infatti, circa una trentina di specie di pesci le cui larve si nutrono nei primi periodi di vita della secrezione mucosa della pelle dei genitori e la maggior parte di esse sono ciclidi. Tra tutti, tuttavia, solo i discus, le specie del genere Symphysodon, diffusi in Sud America si affidano esclusivamente per la dieta dei piccoli a questo genere di alimentazione. In natura i discus vivono nelle acque tenere e acide del bacino idrografico del Rio delle Amazzoni. Si trovano sia nelle acque nere, che in quelle bianche o chiare. In pratica vivono in ambienti che possono essere da molto ricchi a molto poveri di sostanze organiche. Si affollano a centinaia nei pressi di grossi tronchi, che per la torbidità dell'acqua sono spesso gli unici elementi presenti nel paesaggio acquatico, formando branchi che appaiono surreali a causa della strana forma a disco che questi pesci sviluppano.

Se parlare di muco come cibo vi ha richiamato alla mente il latte dei mammiferi sappiate che non siete andati lontano dal vero (perlomeno a me è successo così; sono morboso?). Uno studio recente ha infatti evidenziato che, come il latte, il muco possiede quantità elevate di immunoglobuline che vengono passate ai giovani in modo simile al passaggio degli anticorpi dalla madre al figlio attraverso il latte nei mammiferi. Con il muco passano anche alcuni ormoni come la prolattina e il cortisolo. La prolattina è implicata nella regolazione osmotica come il cortisolo che è tipicamente un ormone dello stress. Tutti e due gli ormoni sono vitali per regolare l'ambiente interno dei discus, soprattutto nelle acque povere di ioni dell'Amazzonia.
A dire la verità c'è qualcosa in cui i discus hanno superato i mammiferi. Hanno raggiunto la parità dei sessi. Sia il maschio che la femmina devono nutrire i piccoli che sono estremamente voraci. Se uno dei genitori si tirasse indietro la covata non si svilupperebbe. Ecco il vero collante della monogamia: se scappi niente discendenti!

Buckley J., Maunder R. J., Foey A., Pearce J., Val A., Sloman K. A., 2010. Biparental mucus feeding: a unique example of parental care in an Amazonian cichlid. Journal of experimental Biology, 213: 3787-3795.

mercoledì 1 dicembre 2010

Danakilia dinicolai, il ciclide del mare che era.

Asmara, 1997

"Quand'è che andiamo a quel lago nel vulcano, quello coi pesci di mare?" Di cosa stavano parlando? Chiesi informazioni e mi spiegarono che una guida turistica loro amico gli aveva raccontato che in quel lago nella depressione dancala c'erano pesci di mare. Una volta là c'era il mare, pensai io. Lo contattai e lui mi assicurò di avervi visto delle cernie. Dovevo andare a vedere. Se fosse stato vero... era come la scoperta di un nuovo mare separato da migliaia di anni dal Mar Rosso.
Con due macchine e tre amici partimmo all'inizio del 1998 verso il nuovo oceano. Viaggio pazzesco, perché era prima della guerra non c'erano strade, solo piste incredibili, peggio che in Congo. Alla fine ci arrivammo e mi tuffai in acqua con pinne e boccaglio. I pesci c'erano, ma ovviamente non erano di mare. Erano ciclidi. Certo la guida, di origine italiana forse pensava che se dei pesci erano colorati dovevano essere di mare. Errore! Non conosceva i ciclidi.


Danakilia dinicolai, maschio
Fotografia di Giuseppe de Marchi

Così inizia la storia che porterà alla descrizione di Danakilia dinocolai e a parlare è Giuseppe De Marchi, uno dei descrittori di un ciclide appartenente a un genere le cui uniche due specie portano il nome di italiani: Danakilia franchettii e D. dinicolai. Danakilia appartiene al gruppo di quei ciclidi complessivamente chiamati tilapia ed è caratterizzato dall'avere denti a tre punte (tricuspidi) contrariamente a tutti gli altri rappresentanti del gruppo che hanno denti a due punte e dalla diffusione nella depressione dancala nell'Etiopia settentrionale. Le tilapia sono ospiti frequenti del blog e qui trovate alcune notizie utili che le riguarda. Danakilia dinocolai è stata rinvenuta in un lago di cratere, ma generalmente le tilapia hanno un piano corporeo più generalista, meno specializzato, che le relega ai fiumi e le rende incapaci di competere adeguatamente con i ciclidi più specializzati dei laghi. Prima di fornire la solita breve scheda della nuova specie, mi piace sottolineare che ciclidi e laghi di cratere sono ormai un binomio collaudato. Per quanto i laghi possano essere piccoli, inospitali, uniformi e monotoni dal punto di vista ambientale, i ciclidi hanno saputo sfruttare le loro occasioni. Chissà in quanti altri laghi di cratere vi sono ciclidi ancora sconosciuti alla scienza.

Lago Abaeded
Fotografia di Giuseppe de Marchi


Danakilia dinicolai n. sp.

Diagnosi D. dinicolai viene distinta da D. franchettii per possedere pinne pettorali più lunghe, per avere nella fila esterna nelle mascelle orali denti più robusti e in numero inferiore e per l'osso faringeale relativamente massiccio, più lungo che ampio, con un numero quasi doppio di denti nella fila posteriore.

Distribuzione Specie diffusa unicamente nel lago Abaeded, un piccolo lago di cratere di 450 m di ampiezza e 10 m di profondità, sul confine nord occidentale della depressione dancala in Eritrea a 132 km dalla città di Massawa.

Ecologia Il lago in cui vive Danakilia dinicolai è alimentato unicamente da alcune sorgenti e è abitato solamente da un altra specie di pesce osseo e da un anfibio. Le sponde sono ricche di cannuccia palustre (Phragmites australis) ai cui piedi si concentrano i ciclidi. Le aree sabbiose del lago sono ricche di nidi a cratere occupati dai maschi in livrea riproduttiva di D. dinicolai.

Danakilia dinicolai, femmina
Fotografia di Giuseppe de Marchi

Etimologia La specie è nominata in memoria di Ernesto Di Nicola, perito tragicamente per un incidente durante la spedizione al lago tenutasi nel 2001.

Note La depressione dancala è il risultato di ampi movimenti tettonici e in passato, nel tardo Pleistocene, è stata un bacino marino intermittente. L'origine delle due specie di Danakilia, le separano 160 km di arido ambiente desertico, potrebbe perciò risalire al Pleistocene oppure al prosciugamento dei grandi laghi salini che occupavano la depressione dancala iniziato dai 9000 ai 5000 anni fa. Altrettanto incerta è la posizione del genere Danakilia. Trewavas ha ipotizzato delle affinità con Iranocichla ormuzensis e Tristramella della valle del Giordano, ma fino ad ora non è stato ancora possibile estrarre il DNA di Danakilia per le analisi molecolari che potrebbero contribuire alla soluzione del mistero.


Un sincero ringraziamento a Giuseppe De Marchi per la disponibilità a fornire immagini e informazioni e per la piacevole chiacchierata via mail.


Giuseppe De Marchi



giovedì 25 novembre 2010

L'elenco di Come vorrei un museo di Storia Naturale (una mattina all'Evolution Day)


Anton Lamboj all'Evolution Day


Sono stato all'Evolution Day di Milano ed ho assistito a tre conferenze di altissimo livello tenute da David Wilkinson, che si è concentrato sul fatto che la maggior parte della biodiversità non è visibile a noi umani dato che è sotto forma di microorganismi, da Anton Lamboj che ha parlato del ruolo dei Musei di Storia Naturale nel mondo d'oggi e da Franco Andreone che ha spiegato con grande passione le possibili cause del declino a livello globale degli anfibi.
Anton Lamboj è ospite frequente di questo blog e scusandosi che la sua lettura non avrebbe riguardato i ciclidi mi ha assicurato che la revisione degli Hemichromis dovrebbe vedere la luce relativamente a breve e che probabilmente in un paio di anni seguirà quella dei Gymnogeophaus. Se queste non sono notizie interessanti non so cosa lo sia!
Devo però confessare che pur conoscendolo ha anni non l'ho mai visto così infervorato e appassionato come quando parlava del ruolo dei Musei. Ho quindi rielaborato le sue indicazioni e le presento sotto forma di elenco dato che è di moda (ebbene sì, anch'io faccio parte di quei 10 milioni di telespettatori che vedono Vieni via con me). Ovviamente ho integrato la lista con qualche mia aggiunta. Spero perciò che Lamboj mi perdoni se mai capiterà su questa pagina.




Elenco di come vorrei un Museo di Storia Naturale
- vorrei un edificio nuovo o perlomeno restaurato di recente;
- vorrei interni luminosi e ampi dove passeggiare a zonzo di fronte, di lato, attraverso (!) il materiale esposto sorseggiando liberamente una bibita;
- vorrei ascoltare storie e avventure e non semplicemente nozioni;
- vorrei divertirmi e non guardare assorto la guida;
- vorrei immergermi nella natura o in una sua simulazione osservando diorami e, perché no, acquari e terrari da cui spuntano piante, erbe, fiori;
- vorrei toccare, accarezzare, annusare e manipolare i reperti;
- vorrei ascoltare dalla viva voce di chi vi lavora le ricerche in atto;
- vorrei più figure professionali che vi lavorano;
- vorrei un maggiore sostegno economico per mostre sempre più ampie e spettacolari;
- vorrei un Museo di Storia Naturale nazionale;
- vorrei che si respirasse aria di formazione e di educazione al punto che chi ha detto "Di cultura non si vive" si vergognasse almeno un poco.

Wikimedia Commons

lunedì 22 novembre 2010

Carnevale della biodiversità: il bando

Il 15 Dicembre c.a., a conclusione del 2010, anno internazionale della biodiversità, partirà un'iniziativa tra i più prestigiosi blog italiani di Storia Naturale per continuare a sottolineare l'importanza del tema in oggetto, sia all'interno della comunità scientifica sia tra il pubblico.

La prima edizione del Carnevale della Biodiversità avrà come tema:

“INFINITE FORME BELLISSIME”,

tema che i vari Autori svilupperanno con varie sfaccettature in base ai loro personali stili ed interessi. Il blog “L'orologiaio miope” accoglierà questa prima edizione, passando in rassegna gli articoli scritti dagli altri blogger e segnalandone i link.

I blog partecipanti al progetto sono i seguenti:

Biosproject: Earth

Bottiglie di Leida

Continuo proceso de cambio

Erba volant

Gravità zero

Leucophaea

L’orologiaio miope

Mahengechromis Divagazioni di un ciclidofilo

Oryctes Frammenti di natura

Paperfish Fish biology in progress

Scientificando

Theropoda

Il Carnevale della Biodiversità avrà scadenza bimestrale, continuando per tutto il 2011, e sarà ospitato a turno da alcuni dei blog partecipanti. I blogger segnaleranno chiaramente che l'articolo viene scritto nell'ambito di questa iniziativa e linkeranno il blog ospite del bimestre.

Il gruppo coordinatore augura buon lavoro a tutti i blog che hanno aderito al progetto e buona lettura a tutti coloro che vorranno partecipare con noi a questo Carnevale.

Marco Ferrari, Livio Leoni, Lisa Signorile

sabato 13 novembre 2010

Carnevale della biodiversità


È da un po' che penso al fatto che nell'anno della Biodiversità non sia stata programmata una qualche forma di celebrazione dell'evento nella blogosfera. Ho così pensato che un "carnevale" (un carnevale riunisce un congruo numero di blog scientifici che postano articoli sulla materia oggetto del carnevale) sulla falsariga del Carnevale della fisica o della matematica potesse essere adeguato. Nel progetto ho coinvolto un paio di blogger come Tupaia e Marco F ed eccoci alla partenza. Qui trovate il "bando" di partecipazione. Partecipate e fate partecipare.

mercoledì 10 novembre 2010

Abactochromis labrosus. Una pinna per la scienza

Abactochromis labrosus
Fotografia di Robi63

Michael Oliver, uno degli autori della riclassificazione di Abacthochromis labrosus, mi scrive che stanno cercando campioni di A. labrosus per poter avviare uno studio filogenetico sulla specie. Non è necessario sacrificare gli animali, ma basta prelevare un piccolo campione di pinna che va conservato in etanolo al 90%. in freezer. Se qualcuno alleva questa specie e vuole contribuire allo studio mi faccia sapere dato che spesso studi di questo genere vengono effettuati su individui allevati in acquario. L'ideale sarebbe costituito da individui selvatici, ma vista la rarità della specie sul mercato, penso che si possano escludere ibridazioni. Inoltre se conosco i miei "polli", molti dei labrosus presenti sul mercato sono selvatici: solo loro hanno labbra così sviluppate. Quindi fatevi avanti, il laboratorio ci attende.

lunedì 8 novembre 2010

Sette nuove specie di Haplochromis dal Lago Vittoria: coming soon

Le specie sono queste:
- Haplochromis antleter
- Haplochromis bwathondii
- Haplochromis coprologus
- Haplochromis katunzii
- Haplochromis pancitrinus
- Haplochromis sphex
- Haplochromis vanoijeni

A presto.

I had a dream... ma era un incubo


© Dc Comics

Ho avuto un incubo. Ho sognato di vivere in un mondo dove non riconoscevo neppure un animale. Il mondo era il solito (non è questo che dovrebbe incutere terrore, sono purtroppo assuefatto alla nostra realtà), il problema ero io. Ero io, infatti, che non riuscivo a riconoscere più nulla. Guardavo una rana verde, una banalissima rana verde, di quelle che ne trovi a secchi in qualunque stagno, anche in quello più inquinato, ma non riuscivo a capire che era una rana verde. Anzi non capivo neppure che era un organismo vivente. In un altro caso mi mostravano un ragno e dicevo che era un leone. Per uno come me, che ha passato i suoi primi quarant'anni (lasciate perdere le battute, me le hanno fatte già tutte) a osservare animali e piante questo è tra le peggiori pene che si possano vivere. Al risveglio sono corso verso gli acquari e ho passato un po' di tempo a identificare i miei pesci arrivando fino all'ordine. Non si sa mai che abbia iniziato a perdere qualcosa.

Stupiti? È solo un sogno? Impossibile? Purtroppo esistono persone che hanno vissuto gravi episodi di encefalite e che hanno perso la capacità di incasellare la realtà in categorie. Non riconoscono esseri viventi oppure cose. In questo caso fare tassonomia diventa un vero problema. Sento già le obiezioni. "Chissenefrega. Di tassonomia non si vive. Sai che roba. Lasciamo la tassonomia alle nazioni ricche. Sono fregnacce..." Beh, se foste uomini primitivi, probabilmente, riconoscere gli animali e le piante pericolosi sarebbe molto importante per la vostra sopravvivenza. Essere dei bravi tassonomi all'umanità è servito. Ad evitare animali pericolosi e a riconoscere ciò che era commestibile da ciò che non lo era. Se vi interessa leggere una storia "sui generis" della tassonomia, con una vasta aneddotica ed una visione molto personale della disciplina vi consiglio di buttarvi su Naming Nature di Carol Kaesuk Yoon. A riuscirci, nei prossimi giorni scrivo una recensione più seria del volume. Merita. Nel frattempo aspettano di vedere la luce dei post su delle nuove specie che ho finora trascurato, un nuovo post sui nidi dei ciclidi ed uno sui discus. Sì, avete letto bene, Discus. Qualcuno in fondo dice che aspetta ancora il post promesso sui pesci dei fontanili. Ogni limite ha la sua pazienza. Ecco, utilizzatela tutta.



domenica 7 novembre 2010

Update: vite nelle correnti

Teleogramma depressum
Fotografia di RONNIN

Grazie alla disponibilità di un corrispondente francese (grazie!), posso mostrare una foto ed un video di Telogramma depressum di cui ho parlato nel post precedente. Dalle fotografie non si percepisce una notevole differenza tra T. depressum e T. brichardi con cui ho aperto il post. Semplificando posso dire che i depressum meno assottigliati possono somigliare ai brichardi più snelli. Determinazioni esatte però richiedono esami dettagliati che sugli esemplari vivi è difficile effettuare.
Il genere Teleogramma contiene quattro specie (T. brichardi, T. depressum, T. gracile, T. monogramma) che sono molto simili tra loro: corpo allungato e assottigliato, vescica natatoria ridotta, scaglie molto piccole e una sola linea laterale. Il colore del corpo è grigio-nero e le femmine sono di solito più piccole dei maschi e in riproduzione mostrano un ventre rossastro. In natura i Teleogramma frequentano ambienti d'acqua corrente molto veloce ricchi di pietre sotto cui si rifugiano.
Il video, aldilà di qualche difetto tecnico, è interessante perché rende l'idea di come si muovano questi pesci e di come si comporti un reofilo "spinto". A questo punto anche questo genere è stato messo nella mia wish list.





sabato 6 novembre 2010

Vite nelle correnti

Coppia di Teleogramma brichardi
Fotografia di Christophe drône


Perché così tante specie di ciclidi? La risposta sta probabilmente in vari fattori tra cui la filopatria (la tendenza a rimanere nei pressi del luogo di nascita), la stenotopia (la specializzazione verso un ambiente), le modalità riproduttive diversificate, gli adattamenti agli ambienti profondi, l'anatomia specializzata soprattutto a livello dell'apparato digerente e la selezione sessuale. Si formano così continuamente popolazioni isolate che possono diversificarsi tra loro per processi casuali (perdite di geni dovute semplicemente al fatto che la nuova popolazione è costituita da pochi individui che non portano per esempio tutte le varianti di colore) oppure legati allo sviluppo di adattamenti particolari. Non stupisce quindi che il maggior numero di specie ricorra negli ambienti lacustri. L'ambiente lacustre ha un maggior assortimento di habitat e si presta favorevolmente a segregare popolazioni. Si è visto che basta per esempio una lingua di sabbia di poche decine di metri o lo sfociare di un fiume sulla costa per impedire ai ciclidi degli ambienti rocciosi di diffondersi. Anche i fiumi però riservano sorprese. Il corso inferiore del fiume Congo accoglie una vera e propria radiazione costituita dai generi Teleogramma, Steatocranus e Lamprologus. Uno studio recente ha investigato la diversità genetica e morfologica di un paio di specie, Teleogramma depressum e Lamprologus tigripictilis, arrivando alla conclusione che anche nei fiumi si possono trovare popolazioni di una stessa specie parzialmente isolate.

Il basso corso del Congo con i siti di raccolta delle specie studiate.
BMC Evolutionary Biology 2010, 10:149


In questo caso a produrre l'isolamento sono probabilmente le numerose rapide presenti nel fiume, ma l'aspetto interessante è che le due specie non rispondono nello stesso modo. D'altronde le specie del genere Teleogramma sembrano delle piccole salsicce, abitano gli anfratti delle zone a maggiore corrente e hanno quasi perso la capacità di nuotare (la vescica natatoria è praticamente assente); Lamprologus tigripictilis invece è una specie meno specializzata che vive in una discreta varietà di ambienti e che appare poco territoriale per la media dei ciclidi della zona.
Altri pesci delle rapide se ne fanno un baffo e le scalano. Sono i Characidium dell'America meridionale e non sono ciclidi. Chissà cosa isola le popolazioni in questo caso.





venerdì 5 novembre 2010

Sprichst du Deutsch?


Nell'era del web 2.0 trovare video con riprese in natura ormai non è difficile. A questo proposito un sito che vale la pena frequentare è aquanet che riporta una sezione dedicata alle spedizioni nei paesi d'origine dei pesci d'acquario. Da parte mia non posso che consigliarvi la spedizione di Anton Lamboj in Camerun con guest star Pelvicachromis pulcher, ma se avete tempo potete spulciare qua e là e godere per esempio dei biotopi acquatici di Panama. L'unico problema è che le riprese sono commentate in tedesco. Io, da italiano medio, mi limito a guardare le figure.

giovedì 4 novembre 2010

Come diventare uno scienziato influente

Wikimedia Commons

L'universo è fatto di storie, non di atomi. È questa la mia personale chiave di lettura per interpretare uno studio che cerca di scrutare la vita sociale degli scienziati, in particolare quella degli ecologi più citati nelle riviste di settore. La caratteristica che sembra accomunare l'elite è la smisurata quantità di alcool (birra) che ingurgita. Non stupisce che in genere gli scienziati più influenti siano maschi nordamericani e che la media di birre bevute alla settimana negli USA sia di circa 6; stupisce che gli ecologi più influenti partano da un minimo di 7 birre a settimana per arrivare a 10.
Ho sbagliato nella vita. Io preferisco il vino, rosso. Dovevano dirlo all'Università che scelte di questo tipo precludono la carriera e visto che siamo in periodo di riforme spero che qualcuno tenga conto delle tendenze in atto per rimodellare i curricula.


martedì 2 novembre 2010

Abactochromis, un nuovo genere per il labrosus

Abactochromis labrosus
Fotografia di Maurizio Belzani


Mbuna è il termine in lingua locale con cui si identificano i coloratissimi ciclidi che popolano le coste rocciose del lago Malawi caratterizzati dalla dieta prevalentemente erbivora. Tale termine ha avuto ampia fortuna, conquistando acquariofili e tassonomi dal 1959, anno in cui venne utilizzato da Fryer in un articolo scientifico per la prima volta. Gli mbuna sono identificati dalle seguenti caratteristiche:
- scaglie di piccole dimensioni sul ventre;
- ovari di taglia asimmetrica;
- banda submarginale nera nella pinna dorsale;
- policromatismo (fenomeno per cui esistono diverse forme di colorazione in una stessa popolazione a base genetica);
- piccolo numero di veri ocelli nella pinna anale.
Per ognuna di queste caratteristiche è possibile trovare eccezioni all'interno degli mbuna come è anche possibile trovare esempi al di fuori degli mbuna. Per esempio gli ovari asimmetrici si ritrovano anche in un paio di generi del lago Malawi come Ramphochromis e Diplotaxodon che mbuna non sono. La banda submarginale nera è presente anche in alcune specie del genere Lethrinops e Otopharynx.. Il policromatismo (tra cui le famose forme OB di cui si è parlato l'anno scorso) è assente in tre generi di mbuna dall'elevato numero di specie come Labidochromis, Petrotilapia e Melanochromis. A demolire ulteriormente il concetto di mbuna negli ultimi anni si sta facendo strada l'idea che questo gruppo non derivi da un unico progenitore. Per un tassonomo moderno è uno tra i peccati più gravi di cui si può macchiare un gruppo. Le poche analisi molecolari effettuate hanno interessato un ristretto numero di specie e sembrano affermare che gli mbuna non sono monofiletici. È giunto quindi il momento di abbandonare il concetto di mbuna? Fare previsioni è molto difficile, soprattutto se riguardano il futuro, ma scommetterei che sarà sempre possibile ripescare in extremis il concetto di mbuna considerandoli unicamente dal punto di vista ecologico: piccoli ciclidi delle coste rocciose prevalentemente erbivori. Tralasciamo che alcuni non sono erbivori come i Labidochromis che si cibano di larve di insetti o i Genyochromis che addirittura si nutrono di scaglie e pinne.

Abactochromis labrosus
Fotografia di Robi63

All'interno di questo gruppo così difficile da caratterizzare, una specie davvero particolare e per cui si sentiva la necessità di uno spostamento di genere è Melanochromis labrosus. In questo ciclide, infatti, manca il tipico pattern di colorazione dei Melanochromis costituito da strisce orizzontali ed il tipico comportamento di difesa di un territorio fisso.Tuttavia le caratteristiche per cui questa specie spicca sono le labbra ed il cranio particolarmente sviluppati. Labbra ipertrofiche non sono rare tra ciclidi dato che sono presenti anche in altre specie di non-mbuna del lago Malawi come Otopharynx pachycheilus e Cheilochromis euchilus oppure in ciclidi del lago Tanganica come Lobochilotes labiatus. Un articolo recente cerca di capire se M. labrosus sia uno mbuna ed erige un nuovo genere per la specie.
Il nuovo genere porta il nome di Abactochromis che significa cromide (un termine frequentemente utilizzato nella sistematica dei ciclidi) espulso. Le caratteristiche del nuovo genere sono:
- endopterigoide e metapterigoide uniti;
- peduncolo dell'osso premascellare più lungo del 35% della lunghezza della testa;
- lunghezza della testa pari al 40% della lunghezza del corpo;
- labbra ipertrofiche.

Se trovate strano il fatto che delle labbra ipertrofiche possano servire per erigere un genere vi invito a guardare alla tribù di ciclidi del lago Tanganica (Cyphotilapinii) proposta pochi anni orsono sulla base della presenza di una gobba adiposa nucale. So che ve lo state chiedendo. Cosa se ne fa un ciclide di labbra così ingombranti? In passato si era ipotizzato che servissero per potenziare l'azione di suzione dei crostacei e dei piccoli ciclidi di cui si nutre la specie, ma gli autori della descrizione ritengono che siano troppo delicate per adempiere ad un compito di questo genere. L'analisi anatomica svela un'elevata presenza di papille sensoriali nelle labbra che quindi potrebbero servire a rilevare le prede nascoste nelle fessure scure delle rocce dove si nascondono. L'articolo si chiede anche se A. labrosus è uno mbuna? Gli autori ritengono di sì, anche se specificano che si tratta di un rappresentante atipico.
Io ho un unico dubbio. Perché non hanno confrontato A. labrosus con altri non mbuna? Magari si trovavano delle caratteristiche comuni che avrebbero spinto a raffinare l'analisi. Sarà per la prossima volta.



Abactochromis labrosus
Fotografia di Fabio Callegari.

Oliver, M.K., & M.E. Arnegard 2010. A new genus for Melanochromis labrosus, a problematic Lake Malawi cichlid with hypertrophied lips (Teleostei: Cichlidae). Ichthyol. Explor. Freshwaters, Vol. 21, No. 3, pp. 209-232.

giovedì 28 ottobre 2010

L'Amazzonia è anche qui da noi


Un paio di giorni fa è stato pubblicato un documento che riporta le specie scoperte negli ultimi 10 anni in Amazzonia. Se lo scaricate troverete alcune specie di Apistogramma veramente affascinanti come Apistogramma barlowi e A. baenschi e tutta una serie di pesci ed altri animali di cui alcuni sono davvero impressionanti. Anche l'occhiata più rapida permette di sfiorare una biodiversità che noi europei possiamo solo sognare. Non voglio sminuire questo tesoro tropicale, ma bisogna però ricordare che ci piace cullarsi nelle nostre "sfighe": "Qua c'è poco di interessante" oppure "Tutto già noto". Tuttavia il già noto riserva continue sorprese. Lasciatemi spiegare meglio.
È da qualche anno (cinque per l'esattezza) che seguo gli anfibi di una zona umida costituita da alcune pozze di discrete dimensioni che stanno in una vecchia cava di argilla. In quest'area si trovano quasi tutti gli anfibi che è lecito aspettarsi in una zona di pianura lombarda: raganella italiana (Hyla intermedia), rana agile (Rana dalmatina), tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris meridionalis), tritone crestato italiano (Triturus carnifex), rana verde (Pelophylax klepton esculentus). Manca la rana di Lataste (Rana latastei) che stranamente non frequenta l'area per la riproduzione (una volta ogni tanto si trova qualche esemplare erratico, ma nulla di più) e il rospo comune (Bufo bufo), ma quest'ultimo non se la passa molto bene ultimamente in pianura e ha visto una importante riduzione delle popolazioni.
In questi cinque anni ho monitorato la popolazione della rana agile che ho visto praticamente raddoppiare (non chiedetemi il perché, vorrei dire che è merito degli interventi che abbiamo pianificato, ma mentirei; la risposta è non lo so. Ci sto comunque lavorando!). Ho anche notato che la densità delle larve di tritone crestato è molto irregolare tra le diverse pozze: una pozza ha una quantità di larve che è praticamente doppia rispetto a tutte le altre. In base a questi dati ho spinto perché si studiasse anche la chimica dell'acqua della zona e l'analisi ha rivelato che la raccolta d'acqua incriminata ha una quantità di nitrati molto elevata rispetto alle altre. Casualmente la persona che ha analizzato l'acqua è un esperto di chironomidi e gli usuali rilievi idrobiologici standard hanno evidenziato un chironomide che in Italia è stata rilevato solo una volta circa una sessantina d'anni fa, in Umbria tra l'altro. In attesa della pubblicazione della notizia tengo riservato il nome della specie, ma appena diventa pubblico scriverò un aggiornamento. Posso solo dirvi che è una specie dalle abitudini particolari.

Una larva di chironomide.
Wikimedia Commons.

L'invito è quindi di lamentarsi meno e uscire di più. Nessuno può dire cosa troverete la fuori. Siamo in un momento favorevole dato che i boschi piantumati circa quarant'anni fa ora stanno maturando e ci sono buone opportunità di vedere qualcosa di nuovo. Non importa cosa guardate, ce n'è per tutti. Per concludere potrei raccontarvi anche di un pesce che sto seguendo da un po' e della cui distribuzione si sa veramente poco – vive nei fontanili, sì, ma quali? – ma questa storia la riservo per un'altra volta. Curiosi?