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mercoledì 12 dicembre 2012

Esociclidi: ciclidi nello spazio


Diario dell'ufficiale scientifico Harold Stampke. Data astrale: 2 gennaio 2512. Siamo tornati nell'orbita di Europa, quarta luna di Giove e ci rimarremo per un po'. Vogliamo controllare che forme hanno siluppato i Ciclidi rilasciati centinaia di anni fa nell'oceano sottostante allo strato di ghiaccio che riveste la superficie. I cryobot inviati hanno rivelato inaspettati risvolti evolutivi. I Ciclidi sono pesci ossei d'acqua dolce che sulla Terra contano migliaia di specie. Le cure parentali, la tendenza a rimanere nella località di nascita, il cranio e le mascelle che nel corso della loro storia si sono modificati ampiamente per approfittare delle risorse alimentari di un ambiente e la selezione sessuale, in passato hanno decretato il successo evolutivo di questa famiglia. Su Europa la plasticità dei Ciclidi ha avuto ancora una volta ragione di un ambiente apparentemente inospitale. Le riprese video mostrano che alcune popolazioni si sono adattate anche all'oceano salato di questo satellite. Gli antenati di questi pesci erano stati liberati nelle acque fredde, ma fortunosamente riscaldate da una sorgente termale, di un lago superficiale nascosto tra il ghiaccio da una spedizione interplanetaria che aveva avuto problemi di navigazione. I sopravvissuti avevano visto come unica speranza di sopravvivenza l'allevamento dei Ciclidi presenti sulla nave negli acquari ricreativi. Tuttora sulle unità di maggiori dimensioni della flotta sono presenti delle Tilapia che possono servire da fonte di proteine per l'equipaggio. Nell'oceano di Europa non esistevano pesci, non potevano esserci. Quelli che noi chiamiamo pesci esistono solo sulla Terra; ora sono anche su Europa e si sono adattati all'acqua salata.

Un cryobot mentre riprende il fondale di Europa. 

I video dei cryobot hanno mostrato che gran parte dei Ciclidi sopravvissuti ha perso l'uso degli occhi in conseguenza della scarsità di luce e ha potenziato altri organi. Le labbra per esempio. Già alcuni Ciclidi terrestri hanno sviluppato in modo abnorme le labbra, soprattutto come organi sensoriali. Su Europa esse invece svolgono le più svariate funzioni. Alcuni Ciclidi, o forse per distinguerli dai Ciclidi terrestri sarebbe meglio chiamarli Esociclidi, non sono più in grado di nuotare. La scarsa concentrazione di ossigeno sul fondo dell'oceano li ha costretti a ridurre il consumo energetico al minimo. Gli esociclidi bentonici si ergono sul fondale ricoperto da quello strano organismo che si chiama stragulo (Stragulum wwwi) e poggiano sulla bocca le cui labbra si sono sviluppate enormemente per fornire una sufficiente base di appoggio agli individui. Ora più che a pesci assomigliano a tozze colonne di carne dotate di minuscole pinne. In realtà gli esociclidi bentonici si muovono, lentamente, ma si muovono, brucando il fondale ricoperto da stragulo, sulle labbra. L'incubazione orale è stata mantenuta come si è potuto osservare dallo sciame di piccoli che fuoriescono sbattendo forsennatamente dalle branchie della madre per andare a fissarsi poco lontano. I cryobot hanno anche registrato il sesso degli esociclidi colonnari, sono tutte femmine. I maschi hanno dimensioni minuscole e vivono da parassiti delle femmine sul corpo del partner. Nulla di strano per una specie dai movimenti così limitati e lenti. Gli esociciclidi bentonici sono colorati e non appaiono rosa come molti altri affini. Sono neri a strisce gialle; probabilmente si tratta di una colorazione di avvertimento che avvisa i predatori di tenersi alla larga. Forse perché sono immangiabili o velenosi. Il perché essi siano colorati in un mondo dove la luce è quasi del tutto bandita e come questa specie abbia guadagnato la propria velenosità rimane un mistero.
Un altro esociclide, completamente trasparente e cieco, invece occupa le acque libere nei pressi della superficie ghiacciata dove il tenore di ossigeno è leggermente superiore. Si nutre di piccoli organismi che cattura attirandoli con le le labbra luminescenti nella bocca spalancata. In questa specie, infatti, le labbra sono state colonizzate da una sorta di batterio luminescente. La densità dei batteri è molto bassa e le labbra assomigliano a un albero di Natale poco illuminato. Probabilmente una maggiore quantità di luce richiamerebbe i grandi predatori che ricercano i banchi di plancton. Per supportare il peso delle labbra enormi il cranio si è sviluppato intensamente e si è irrobustito.
L'esociclide che vive in buche scavate nel fondale da cui fuoriesce ergendosi sul corpo è diventato filiforme. Anche in questo caso le labbra si sono sviluppate enormemente, ma qui si sono sfrangiate al punto da sembrare petali. Il risultato è un esociclide fiore. Ma la somiglianza con un fiore non si limita alla forma. Nessuno cryobot è mai riuscito a riprendere cosa mangi questa specie. Sono convinto che ci siano dei batteri fotosintetici nelle labbra. Occorre però prelevare dei campioni.
Oltre all'aspetto evolutivo, mi interessa anche l'impatto degli esociclidi sull'ecosistema europeo. Siamo in presenza di una invasione biologica in piena regola, invasione che tra l'altro è in atto da centinaia di anni. Ho notato che in alcune zone ad alta densità di esociclidi colonnari le praterie a stragulo sono in ritirata. Sono le zone più calde, quelle più adatte ai pesci che derivano da specie robuste e adattabili, ma di origine tropicale o subtropicale. Le ricerche precedenti all'invasione degli esociclidi descrivono ambienti ad elevata biodiversità. È necessario controllare la bibliografia per un raffronto con il passato e circoscrivere le aree di ricerca. Domani finalmente mi calerò in acqua. Domani è un altro giorno, un giorno di scoperte. Sarò pronto a certificare che Europa non è più la stessa? Che ha imboccato la via della distruzione? Della semplificazione dovuta a secchio di pesci gettato in acqua? 

Questo post è totalmente frutto della mia fantasia e delle mie scarne conoscenze di esobiologio e si basa su un'ipotesi di fauna del satellite Europa presentata su questo blog a cui devo l'ispirazione (Grazie Lisa!). Nessun ecosistema alieno è stato quindi sacrificato per dare origine allo scritto. Il post fa parte della settima edizione del Carnevale della Biodiversità. Qui trovate la presentazione del Carnevale e tutti gli altri post partecipanti.




Ho visto cose... La biologia dei mondi fantastici


I wookie, wookiepedia
Riparte con la settima edizione il Carnevale della Biodiversità e la sfilata stavolta è più variopinta che mai. I blogger che hanno partecipato all'edizione odierna hanno infatti sondato ogni angolo di questo universo per scovare, illustrare, descrivere animali e piante dalla biologia sconosciuta. Come colonna sonora consiglio L'ultima Thule tratto dal più recente lavoro di Francesco Guccini. La canzone è degna di accompagnare il post, anche solo per il fatto che cita l'anfisbena, il serpente bicefalo che nessuno di noi è riuscito a intrappolare.

Ad aprire i festeggiamenti troviamo alcuni tra i personaggi più amati della fantascienza, perlomeno di quella salita alla ribalta del grande schermo, i Wookie con quel tappeto di pelo che è Chewbacca, il mostruoso Sarlacc che riposa tra le dune del pianeta Tatooine, i ragni Purella di Yavin 8 e Arachnor di Aazid e la lumaca spaziale. Stiamo parlando della saga di Star Wars, un gioioso tripudio di peli, cheratina varia, neurotossine e bava, molta bava. A parlarne sono due blog: Biosproject Earth e Proposopea.
Lo Xenomorfo, Torugatoru

Potevano mancare i protagonisti di un'altra lunga e terrorizzante saga? Siamo al cospetto di Linguafoeda acheronsis, nome comune xenomorfo, per gli amici e soprattutto i nemici Alien! Se siete tentati di etichettare il ciclo vitale di questo inquietante essere come il risultato di una sbornia di uno sceneggiatore,  Natura Matematica recita la parte del cappellano del Diavolo e dimostra come anche sulla Terra esistano specie altrettanto efficaci e crudeli di fronte al giudizio umano.

Abbandoniamo ora gli esseri viventi VIP, quelli che tutti conoscono o pensano di conoscere, per dedicarci a altri organismi meno noti o semplicemente dimenticati. Oggiscienza ipotizza che nonostante gli ambienti differenti, le anatomie diversificate, i sensi che un uomo non è neppure in grado di immaginare, a sostenere un organismo sono le stesse spinte evolutive, le stesse pulsioni. Scopritelo imbarcandovi sullo Space Beagle.
Tra gli organismi saliti su uno dei carri del Carnevale c'è anche il Mufela, uno strano mammifero descritto sull'onda del Carnevale che ha realizzato con milioni di anni di anticipo rispetto all'uomo la ruota. Viene presentato per la prima volta al pubblico all'interno del Carnevale della Biodiversità sul blog Paleostories direttamente dal suo descrittore.

Qualcuno ha osato saggiare il lato oscuro della scoperta di nuovi mondi: la distruzione di habitat che tanto ha scosso le nostre coscienze durante la visione di Avatar. Ogni libro di futurologia che si rispetti, questo è solo uno dei più recenti, parla del terraforming di Marte, del processo con cui l'uomo in un futuro prossimo modificherà la superficie del pianeta rosso per renderla abitabile. Sembra paradossale parlare di distruzione del territorio quando ci si riferisce a pianeti apparentemente disabitati e privi di attività geologica. Ma è proprio come sembra? Oppure, dato che non abbiamo altri esempi di vita al di fuori di quella che popola la Terra, siamo davvero in grado di riconoscere gli alieni? A raccontarcelo in maniera toccante è PaperFish.
E dato che stiamo ipotizzando la vita nel nostro sistema solare, tralasciando il caso della Terra, esploriamo il quarto satellite di Giove, Europa, che le teorie più recenti indicano possa ospitare un immenso oceano salato sotto la spessa coltre di ghiaccio che ricopre la superficie del satellite. Al riparo della luce solare, in ambienti a bassa concentrazione di ossigeno, si sono sviluppate intere comunità che dipendono  per la sopravvivenza dalle zone di faglia, dai vulcani e dalle fumarole. Praterie di stragulo (Stragulum wwwi), molluschi a tre valve, pesci che non sono pesci e che occupano le nicchie ecologiche dei colibrì, balene capovolte. L'anfitrione di Europa non poteva che essere l'Orologiaio Miope. A rompere le uova nel paniere ci penso io, il ciclidofilo, che narro sotto mentite spoglie le conseguenze evolutive dell'accidentale arrivo su Europa dei ciclidi. Cosa succederà? Si adatteranno? Distruggeranno gli ambienti nativi? È il paradossale destino di molte specie. A rischio di estinzione negli ambienti di origine e inarrestabili invasori in terre straniere.


E i vegetali? Come possiamo tralasciare i produttori? Meristemi investiga il colore delle piante presenti su altri sistemi e soprattutto cerca di capire che tipo di vegetali cresce sui pianeti   guardando il colore delle stelle che li irradia. Le conclusioni, in alcuni casi, possono essere desolanti.
Meno desolante è il ruolo che piante e alghe giocheranno negli spostamenti spaziali. Saranno geneticamente modificate, serviranno a depurare aria e acqua, e produrranno cibo. Esisterà anche un nuovo lavoro, quello di giardiniere spaziale. Ne parla La belle Verte.
L'ultimo carro di bestie, pardon, piante fantastiche, trasporta le piante carnivore nelle loro più disparate incarnazioni: trifidi, temibili piante mobili che cacciano gli uomini, pomodori assassini, alberi mangia-uomini del Madagascar. Dopo aver letto questo post guarderemo gelsomini e tronchetti della felicità in maniera diversa. Lo racconta Evolve or die.
Siamo stati così assorbiti dalla fantascienza, dai mondi immaginari, dalla ricerca della vita su corpi celesti del sistema solare o di quelli extra solari che ci siamo scordati di cosa sta succedendo in casa nostra. La novità si chiama biologia sintetica: amminoacidi non naturali, tRNA speciali, ribosomi modificati. Cosa sapranno produrre tali meccanismi in futuro? Nuove proprietà si dispiegheranno sotto i nostri occhi? Capacità sconosciute saranno svelate? Ce lo spiega con l'usuale competenza my Genomix.


Ho lasciato per ultimo il post che avrei voluto scrivere e a cui non ho saputo dare forma. Meno male che Leucophaea c'è. Marco Ferrari racconta la storia dei taxa fantastici dalle antichità ad oggi mostrandoci come il tutto possa essere incasellato su una storia "naturale" dal tentativo più semplice a quello più complesso di ricreare non solo animali e piante fantastici, ma anche intere comunità biotiche. È il momento di presentare i rinogradi che vedete raffigurati a destra. Non svelo nulla di più.

Grazie a tutti i blogger che hanno partecipato a questa edizione del Carnevale della Biodiversità. Siamo tornati per rimanere, anche se a modo nostro. 



lunedì 10 dicembre 2012

Lepidiolamprologus kamambae: predatori dal lago Tanganica


Lepidiolamprologus kamambae 
Costa sudorientale dell'isola di Kerenge Island a 20 m di profondità.
Fotografia di Magnus e Mikael Karlsson 


Circa 10 milioni di anni fa, più o meno, nasceva in Africa uno dei laghi più grandi al mondo. Veniva al mondo sotto forma di un grande fiume dallo spirito libero che inondava continuamente le terre circostanti formando pozze, stagni, laghetti che vi persistevano per anni. Divenne velocemente adulto, geologicamente parlando, e nei successivi cinque milioni di anni dalle tre enormi pozze che erano sorte al posto del corso d'acqua ne scaturì una sola. Il lago Tanganica era fatto, ora mancava solo di fare i ciclidi. Gli antenati di questi pesci erano già presenti nelle acque del futuro lago fin dall'inizio, ma dovevano speciare, speciare di nuovo e di nuovo ancora. Una seconda ondata di colonizzatori invase, infatti, le acque durante la fusione dei tre paleolaghi, qualche milione di anni dopo. La terza ondata invece venne molto dopo ma lasciò pochi discendenti (solo due linee di discendenza). Da queste continue invasioni, rimescolamenti di faune, innalzamenti e abbassamenti di livello delle acque dovuti al dilaniarsi della crosta terrestre, vennero a formarsi le 250 specie di ciclidi che popolano il lago e che vengono suddivise nelle attuali 20 linee di discendenza o tribù. Tra di esse sono presenti sia specie che depongono su substrato (tribù dei lamprologini fondamentalmente) che incubatori orali. Gli altri grandi laghi africani (Malawi e Vittoria) possiedono più specie perché la loro storia geologica è più recente, ma sono popolati esclusivamente o quasi da incubatori orali. Probabilmente nel lago Tanganica la gran parte dei Ciclidi è già estinta ed è un peccato che i Ciclidi fossilizzino solo raramente perché i fossili avrebbero fatto luce sulla speciazione adattativa.
Nonostante siano solo un'ottantina, i lamprologini mostrano un'enorme variabilità di forme, ecologie e comportamenti. Vi sono specie che vivono nei letti formati dalle conchiglie dei gasteropodi cadute sul fondale alla morte del possessore, specie predatrici che popolano le acque libere, specie erbivore che si nutrono delle alghe che crescono sulle rocce e specie che si nutrono di invertebrati. Vi sono specie che vivono in harem dove i maschi lottano tra loro per il possesso delle femmine e passano la gran parte del tempo a pacificare le inevitabili dispute tra le consorti. Vi sono anche lamprologini che vivono in coppie fedeli fino alla morte che arriva ben presto per inedia al termine delle lunghe cure parentali dell'unica covata che sono riuscite a crescere. I lamprologini protagonisti di questo post appartengono al genere Lepidiolamprologus, un gruppo che raccoglie 11 specie di dimensioni medio-grandi e di abitudini predatorie caratterizzate fondamentalmente da un osso sesamoide, derivante dall'ossificazione dei tendini del legamento della mascella inferiore, e da un particolare tipo di vertebra. A noi interessa un gruppo di specie dalla forma allungata e dalla livrea costituita da strisce e/o fila di macchie scure. Per comodità possiamo chiamare questo gruppo elongatus dal nome di uno di essi. Lepidiolamprologus kamambae è la specie descritta recentemente da Sven Kullander, noto ittiologo svedese che calca spesso le scene di questo blog, e dai fratelli Karlsson, Magnus e Mikael, che anni fa gestivano un'importante azienda esportatrice di ciclidi (Africa Diving) con alcune stazioni di pesca sul lago e che quindi dispongono di materiale di prima mano e di molta esperienza di campo nel riconoscimento di ciclidi.



 L'isola di Kamamba nella costa orientale del lago Tanganica
Fotografia di Magnus e Mikael Karlsson 



Lepidiolamprologus kamambae Kullander, Karlsson & Karlsson 2012

Diagnosi La specie si distingue dalle simili (L. kendalli, L. profundicola, L. nkambae, L. mimicus. L. elongatus) per la presenza di un'ampia striscia scura che corre lungo le guance e per la livrea che nelle acque del lago appare molto chiara e a volte anche bianca. La specie più simile è L. kendalli che tuttavia mostra una livrea scura, probabilmente un adattamento all'ambiente roccioso in cui vive.

Distribuzione e ambiente Isole di Kamamba e di Kerenge lungo la costa meridionale del lago Tanganica. Potrebbe essere presente anche presso le isole di Mwila e Nkondwe che hanno caratteristiche ambientali simili a quelle delle precedenti località. Lungo i fondali dell'isola di Kamamba L. kamambae popola la zona di transizione tra l'ambiente roccioso e quello sabbioso alla profondità di 15 metri.



La distribuzione delle specie di Lepidiolamprologus del gruppo elongatus nel lago Tanganica.

Etimologia Il nome della specie deriva dall'isola di Kamamba, la località di provenienza degli esemplari utilizzati nella descrizione.

Note Attraverso la sezione News di Cichlidroom companion Ad Konings critica la descrizione di L. kamambae perché manca della comparazione della nuova specie con le altre specie del gruppo che convivono con essa. Inoltre, sempre secondo Konings, la caratteristica distintiva di L. kamambae appare poco visibile nelle fotografie subacquee. Konings afferma che possiamo quasi sempre trovare differenze tra le diverse popolazioni di una specie e quindi, volendo, quasi ogni popolazione può essere elevata allo status di specie. L. kamambae potrebbe essere semplicemente una forma scura di L. kendalli. Sven Kullander risponde nel suo blog che la livrea chiara di L. kamambae è caratteristica della specie e arriva quasi a promettere che tornerà successivamente sulla validità di L. kendalli (l'esemplare servito per la descrizione è in cattive condizioni e praticamente inutilizzabile per confronti) e di nkambae. Siamo quindi in attesa di sviluppi futuri.


Lepidiolamprologus del gruppo elongatus: A. Lepidiolamprologus kamambae, isola di Kamamba. B. L. kendalli, Muzi. C. L. elongatus. Udachi. D. L. profundicola, Kansombo.


Kullander S. O., Karlsson M., Karlsson M. 2012. Lepidiolamprologus kamambae, a new species of cichlid fish (Teleostei: Cichlidae) from Lake Tanganyika. Zootaxa, 3492: 30–48.

Ringrazio i fratelli Karlsson per aver generosamente messo a disposizioni le immagini che corredano il post.

lunedì 12 novembre 2012

Il carnevale della biodiversità riemerge dalla criptobiosi




Se temevate un'apoptosi cerebrale collettiva non potevate essere più in errore. Come accade a molte forme di vita, anche il Carnevale della biodiversità era entrato in diapausa, in attesa di tempi interessanti. Ciò per evitare di utilizzare fino all'ultimo le risorse messe a disposizione dall'ecosistema telematico ed evitare così il conseguente crash nella popolazione. Adesso che abbiamo ripreso le forze, grazie anche all'incontro di Riva del Garda, torniamo a caccia di post che ci raccontino le infinite forme bellissime della biodiversità.
Per gli incauti che si fossero persi le precedenti puntate, si tratta di questo: i blog di argomento biologico che aderiscono all'iniziativa scrivono in contemporanea un post con un argomento prefissato, ciascuno in base al topic del proprio blog e in base alle proprie competenze. Uno dei blogger raccoglie tutti i link ai post del carnevale in una pagina introduttiva da dove si può poi accedere ai singoli blog. Gli argomenti trattati sinora sono stati sempre molto provocatori, si andava da "le dimensioni contano" a "nicchie estreme: ai confini della realtà” e “Alieni tra noi”, passando ovviamente per "infinite forme bellissime".
Per questa edizione speciale natalizia vogliamo spingerci ancora oltre, andando al di là della provocazione, nella grigia nicchia dove scienza e immaginazione si fondono. Il tema conduttore di questa edizione sarà infatti "“Ho visto cose… La biologia dei mondi fantastici” e tutti i post dovranno comparire sui relativi blog il 12 dicembre.
Se vi fa di far girare, per una volta, le rotelline in senso trasversale e parlare di esobiologia e fantabiologia anche se siete persone serissime e scientificamente inappuntabili, questa è la vostra occasione. I blogger che vogliono aderire devono semplicemente mandare una mail a uno degli organizzatori, (Marco Ferrari, Livio Leoni, Lisa signorile) in modo che vi si possa includere. C'è tuttavia una condizione. Il carnevale della biodiversità ha sempre badato più alla qualità che alla quantità dei post e si riserva il diritto di valutare l'opportunità della partecipazione ad un blog il cui argomento è di solito off-topic, tipo "diritto Romano comparato" o "l'arte di Johannes Vermeer attraverso l'ottica della fisica decostruzionista". Altresì si riserva il diritto di rifiutare post che non risultassero essere in-topic col tema stabilito.


FAQ:

D. Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio?
R. Semplice, manda una email di adesione a questo indirizzo e il comitato direttivo valuterà la candidatura (per mantenere alti gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha già partecipato verrà invece contattato in privato dal Comitato.

D. Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa?
R. Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti.

D. A chi mando il mio post dopo che l'ho scritto?
R. I contributi al Carnevale vanno inviati a Mahengechromis

D. Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare?
R. Possibilmente entro il 1 dicembre.

D. Entro quando posso inviare il mio post a per l'inclusione nella rassegna del Carnevale?
R. Entro e non oltre il 10 dicembre, per dare tempo di leggere il post e recensirlo nella rassegna. Ritardi nell'invio del post potrebbero portare all'esclusione dal Carnevale.

D. Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne?
R. Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, Marco Ferrari, Livio Leoni, Lisa Signorile.

I blog organizzatori

lunedì 1 ottobre 2012

La fauna dei fontanili


Parlerò della fauna dei fontanili utilizzando parte delle fotografie recentemente scattate da Fabio Liverani. Ci vediamo a Cologno al Serio (BG)?

giovedì 27 settembre 2012

Arriva Riva!



Ogni anno a Riva del Garda si tiene la BlogFest e quest'anno sarò presente anch'io in qualità di partecipante attivo al primo Science Camp dedicato alla comunicazione della scienza. Parlerò del Carnevale della Biodiversità, della sua vita, dei miracoli e della sua dipartita (anche se quest'ultima è stata un poco esagerata). Confesso che sono particolarmente intimorito dato che sono stato infilato tra scienziati e divulgatori del calibro di Dario Bressanini, Sylvie Coyaud e Lisa Signorile. Accorrete quindi numerosi, il programma è interessante e lo trovate qua sotto. Il ritrovo è previsto a Riva del Garda per le 17.30 e l'inizio è alle 18.



  • Indagare i mysteri per capire la scienza, e viceversa (o di che cosa abbiamo imparato in dieci anni passati a far le pulci a Voyager) [Stefano Bagnasco e Beatrice Mautino
  • Capirci un Acca (il blog accademico come strumento di socializzazione della ricerca pubblica) [Renato Bruni]
  • Le due squadre di Piezopoli (come smascherare le contraddizioni e perché vale la pena farlo) [Sylvie Coyaud]
  • Due imprese divise dallo stesso linguaggio (differenze di approccio e linguaggio e incompatibilità, almeno potenziale, tra scienza e giornalismo) [Marco Ferrari]
  • Una breve analisi della blogosfera scientifica italiana [Paolo Gifh
  • Il Carnevale della Biodiversità (vita e miracoli di un Carnevale particolare) [Livio Leoni]
  • Contro il rischio dell’autoreferenzialità della blogosfera: autorevolezza e criticità dei blog scientifici nella percezione delle “Istituzioni” di riferimento [Franco Rosso
  • Citare ed essere citati (come citare informazioni prese da blog scientifici, spesso "copyrighted" in modi bizzarri, e come i blogger dovrebbero e potrebbero avere accesso alla letteratura scientifica) [Lisa Signorile

venerdì 21 settembre 2012

Lepidiolamprologus kamambae. Coming soon

Sven Kullander e i fratelli Karlsson (Magnus e Michael) descrivono una nuova specie di Lepidiolamprologus. Ci ragioniamo dopo il congresso AIC di Faenza.

giovedì 20 settembre 2012

Ci vediamo a Faenza?

Sabato 22 e domenica 23 sarò a Faenza all'annuale Congresso dell'AIC (Associazione Italiana Ciclidofili). Qui trovate il link al programma che ha come ospite principale Benoit Jonas. Sabato alle 17.30 presenterò una versione aggiornata de La storia dell'acquariofilia che includerà anche la situazione italiana a partire dagli anni '70 fino a quella attuale passando attraverso l'associazionismo e l'era di internet. Vi aspetto. La partecipazione é libera e aperta anche a chi non é socio.


martedì 18 settembre 2012

Il libro sui fontanili: work in progress



Il fontanile dei Mosi (Gaverine) a Misano Gera d'Adda.

Seduto sulla riva ho contemplato la vita e la morte. Questo il succo di qualche giorno di sessioni fotografiche dedicate ai fontanili passato con Fabio Liverani. Non ho intenzione di parlare di amore e morte, poetare non è il mio mestiere. Tuttavia quando assisti un fotografo nelle riprese subacquee, un vero fotografo, non uno come me che tenta di sopperire alla qualità con la quantità, non ti rimane molto da fare e ti metti a guardare. Non puoi entrare in acqua altrimenti la intorbidi. Non sei inoltre costretto all'usuale routine di biologo - catturare, pesare, numerare -  e quindi puoi concederti il lusso di osservare senza secondi fini. E può capitare di essere fortunato. Dopo un'ora di immobilità una natrice tassellata di poco meno di un anno ti sguscia tra le gambe alla ricerca di qualche pesce.  Un calabrone  preda una delle tante Calopteryx virgo che si posano sugli occhi del fontanile. Un povero ghiozzo padano ti mostra i due occhi parassiti da sanguisughe.


Caloptery virgo padana sull'occhio di un fontanile



Alla ricerca del "fontanile nero", di lui dicono sia il paradiso, ma nessuno è mai tornato indietro per descriverlo....

Insomma siamo alle strette con il libro sui fontanili e Fabio Liverani è riuscito a ritrarre il perdersi tra il mais, la quiete dell'acqua, il dispiegarsi della biodiversità e il connubio tra uomo e natura che nel corsi dei secoli ha plasmato questi ambienti. 



Le libellule, Sympetrum pedemontanum.



Fabio Liverani all'opera.

Forse finirà nello scritto anche la varia umanità incontrata. L'agricoltore che si lamenta della scarsa pulizia del fontanile e dell'erba che copre le ripe. Il pensionato che vent'anni fa ha vinto un concorso fotografico con la foto del fontanile presso casa e che si raccomanda di non divulgarli troppo: "Non si sa mai". La ragazza che nelle sere estive si bagna nell'asta del fontanile. La mamma e le figlie che prendono il sole e che non ti salutano quando esci dall'acqua con la muta stagna. Ho qualche riserva però, mi pare di tradire la fiducia di chi abbiamo incontrato esponendo le loro confidenze.  Sarà il video che accompagnerà il libro a raccontare i fontanili attraverso le persone. Quello che tuttavia non riuscirò sicuramente a rendere nel libro e neppure nel video invece è ritrovarsi tra migliaia di libellule della specie Sympetrum pedemontanum che volano negli ultimi accopiamenti.



Passare qualche giorno con un fotografo professionista permette anche di accedere a strumentazioni di cui generalmente non dispongo come treppiedi leggeri e flash aggiuntivi. Ecco per esempio un giovane Dolomedes sp. che sta predando un dittero. Questo ragno legato agli ambienti umidi è una presenza costante in alcuni fontanili.

venerdì 31 agosto 2012

Thorichthys aureus; le larve

Con oltre 30°C le uova si sono schiuse in poco più di 24 ore e le larve sono state radunate dalla madre, un piccolo caterpillar viste le buche che sta costruendo, in prossimità del masso eletto a nido. Come in ogni sana famiglia di ciclidi con un certo tocco di dimorfismo sessuale è soprattutto la femmina che si prende cura dei piccoli mentre il padre al minimo accenno si ritira nelle stanze nel retro. Per rifarsi scaccia i T. socolofi.   Ecco un breve video che mostra le larve ancora incapaci di nuoto insieme ai genitori.


Dopo aver visto alcuni filmati di Thorichthys fluviali ho aumentato la circolazione dell'acqua con una pompa da 2800 l/h. I pesci non sembrano essere stati particolarmente toccati dal cambiamento che non è di poco conto anche se non ho ancora capito se hanno gradito.

lunedì 27 agosto 2012

Thorichthys aureus in riproduzione

Poco più di un paio di settimane in vasca, di cui una senza che il sottoscritto fosse a casa, e gli aureus hanno iniziato a deporre (come da manuale si tratta di una deposizione su substrato all'aperto). Tra l'altro la deposizione è avvenuta sulla parete verticale della roccia che fronteggia il vetro frontale, posizione ideale per scattare qualche fotografia. Forse i cambi d'acqua giornalieri, l'intensa alimentazione,  le temperature elevate hanno contribuito a spingere la coppia verso il lieto evento. Oppure più semplicemente quando una coppia inizia la fase riproduttiva le è difficile uscirne. Ecco alcune immagini che spero rendano l'idea del serrato rituale di deposizione e fecondazione. Non si tratta del girotondo dei ciclidi incubatori orali dove le uova sono deposte una alla volta e subito ingoiate dalla femmina. In quel caso occorre sequestrare l'uovo prima che possa essere divorato. Nei ciclidi che depongono su substrato le uova sono sempre in bella vista, soprattutto se deposte all'aperto.




La coppia di Thorichthys aureus durante la deposizione delle uova. L'esemplare a destra è la femmina.

Aggiungo un video tremolante, ma non ho avuto modo di girarne altri purtroppo, del balletto della deposizione. Enjoy.


sabato 25 agosto 2012

Hemitaeniochromis brachyrhynchus: dalle profondità del lago Malawi

Divora le larve e le uova di altri ciclidi costringendo con la forza le madri che le incubano a sputarle; vive in profondità nel lago Malawi; in decenni di raccolte è stato pescato solo due volte e non se ne conosce l'aspetto, scusate, la livrea da vivo. Si tratta di Hemitaeniochromis brachyrhynchus. È solo una delle 3000 presunte specie di Ciclidi (avete letto bene, 3000, stiamo parlando della più ricca famiglia di vertebrati e per confronto basti dire che tutti i mammiferi ammontano a poco oltre quota 5700) e quest'anno è già la terza che esce dal cassetto di un museo. Oltre quindi ad essere brutto, perlomeno da morto, e "cattivo" per gli standard umani, questo ciclide si nasconde nelle acque più profonde del lago, un ambiente poco noto che sicuramente riserva ancora delle sorprese. Di seguito la consueta presentazione.
Hemitaeniochromis brachyrhynchus Oliver, 2012

L'olotipo di Hemitaeniochromis brachyrhynchus.
Oliver M. K., 2012

Diagnosi La specie si distingue per la ridotta dimensione dell'osso lacrimale che rende il muso più corto dell'occhio e per l'occhio di grandezza spropositata. Il disegno di barre e strisce sui fianchi è meno delineato rispetto a quello di H. urotaenia. La colorazione in vita è sconosciuta.

Distribuzione e ambiente La specie è stata raccolta solo due volte in località del lago distanti tra loro 270 km. L'individuo su cui si basa la descrizione della specie (l'olotipo) è stato pescato dall'autore tra i 17 e i 38 m di profondità nel 1980 a Thumbi Island. L'altro individuo è stato acquistato da un pescatore locale a Nkhata Bay nel 1997. Probabilmente questo ciclide ha ampia distribuzione nel lago nelle zone rocciose di acqua profonda.
Le due località di raccolta della specie (la barra equivale a 100km).
Oliver M. K., 2012

Etimologia Il nome brachyrhynchus deriva da due parole greche che significano "muso breve" e indica la dimensione ridotta della testa nella regione dell'occhio. La specie è stata presentata sotto il nome di Hemitaeniochromis sp. "insignis big eye" in un'immagine del libro The cichlid diversity of Lake Malawi/Nyasa/Niassa: identificazione, distribution and taxonomy.

Un particolare del muso particolarmente corto della nuova specie.
Oliver M. K., 2012

Ecologia La mascella inferiore robusta, i denti profondamente ancorati in essa e leggermente rivolti verso l'esterno, il muso corto sono caratteristiche tipiche di pesci specializzati nel nutrirsi di larve e uova di altri ciclidi (ciclidi pedofagi). Generalmente i pedofagi molestano le femmine in incubazione orale di altri ciclidi continuando a colpire con il muso la gola delle malcapitate finchè quest'ultime sputano la prole che viene prontamente divorata dal predatore. Il pedofago più specializzato e raccapricciante nella tecnica di caccia è tuttavia del lago Vittoria che con la bocca blocca il muso di una femmina in incubazione fino a farle sputare i piccoli o le uova. Purtroppo lo stomaco esploso durante la cattura dell'olotipo e l'impossibilità di controllare quello del secondo individuo non hanno potuto confermare l'ipotesi di pedofagia.

Un particolare della mascella inferiore con i denti che puntano verso l'esterno.
Oliver M. K., 2012


Note Nel 1989 Eccles e Trewavas erigevano 23 nuovi generi di ciclidi del lago Malawi differenziati in base ai disegni scuri che formano barre, strisce, macchie lungo i fianchi (disegno melaninico) e alle loro specializzazioni alimentari. Uno di questi nuovi generi era Hemitaeniochromis che conteneva una sola specie predatrice H. urotaenia. Con il tempo sono state incluse altre specie nonostante la dentizione non fosse conosciuta e i disegni melaninici fossero diversi. Per questo motivo Michael Oliver, l'autore dell'articolo, propone di includere in Hemitaeniochromis solo H. urotaenia e H. brachyrhynchus. Questo sulla base del disegno melaninico costituito da una striscia scura frammentata a metà del fianco che parte dietro l'occhio e continua senza frammentarsi nella parte posteriore fino al peduncolo caudale. Oliver propone anche di mantenere nel genere Protomelas le specie spilopterus e insignis che Ad Konings suggeriva di spostare in Hemitaeniochromis. Tra l'altro l'autore sospetta che P. insignis e Otopharinx ovatus siano la stessa specie. Protomelas continuerebbe quindi a rappresentare un genere contenitore formato da specie probabilmente non imparentate, ma allo stato attuale delle conoscenze non sembra possibile trovare una sistemazione migliore. Benchè non si conosca la loro dentizione, solo tre ulteriori specie dovrebbero appartenere al genere Hemitaeniochromis: H. sp. ‘insignis mumbo’, ‘H.’ sp. ‘spilopterus kande’ e ‘H.’ sp. ‘urotaenia tanzania’.
Un Hemitaeniochromis urotaenia.
Oliver M. K., 2012


Oliver, M. K. 2012. Hemitaeniochromis brachyrhynchus, a new species of cichlid fish from Lake Malawi, with comments on some other supposed members of the genus (Teleostei: Cichlidae). Zootaxa 3410: 35–50.



mercoledì 22 agosto 2012

Nuovi arrivi: Thorichthys aureus, finalmente


La coppia di Thorichthys aureus


Tu puoi pensare che trent'anni di vasche, pesci, cambi d'acqua e mangimi ti possano preparare a tutto o quasi. Nella tua carriera hai imparato anche che prima di partire per le vacanze non si dovrebbe sconvolgere le vasche, spostare pesci, introdurre nuovi arrivi. Tuttavia qualunque barriera eretta per resistere alle lusinghe del mondo circostante può sgretolarsi. È stato il mio caso quando, dopo mesi di astinenza, mi sono recato dal solito "spacciatore" di ciclidi. Ero pronto a tutto, ma non alla visione di una coppia di Thorichthys aureus in riproduzione. Negli anni ho acquistato mucchi, macché mucchi, valanghe, di aureus che in realtà erano altro. Nulla di grave, mi sono divertito ugualmente - non è un nome che può cambiare la percezione dell'esperienza di tenere un acquario - e ho goduto della visione delle riproduzioni di questi pesci, ma l'aureus è un'altra cosa. Questi per esempio erano maculipinnis. Quel giorno quindi tornai a casa, dopo un paio di ore in serra e un pranzo, con l'ennesima coppia di aureusl'oggetto del desiderio. Due giorni dopo però sarei partito. Nessun problema, forse, se la vasca che li avrebbe ospitati fosse stata vuota, ma vi avevo appena spostato i T. socolofi. L'accoglienza nell'acquario non fu delle migliori. La coppia di socolofi scacciava i nuovi arrivati, ma nulla di preoccupante. Le scaramucce tra Thorichthys non sono mai serie e non ho mai osservato ferimenti o uccisioni. Sono tuttavia partito con qualche remora. La teoria rassicura, ma la pratica delude. "Tutti questi anni e mi comporto ancora come un principiante."
Al ritorno la situazione era cambiata. Gli aureus avevano conquistato il centro della vasca relegando l'altra coppia nella parte laterale. Nessuna ferita, solo qualche inseguimento. "Fortunato, vecchio. Fortunato." Inoltre tutte e due le coppie erano impegnate negli usuali comportamenti che precedono la deposizione: scavo, pulizia di sassi, spostamenti di sabbia, girotondi tra maschio e femmina. Ancora una volta trovavo la conferma che con questi ciclidi mettere delle coppie nella stessa vasca rafforza il legame.
T. aureus è diffuso in Guatemala, Belize e Honduras. È una specie fluviale che predilige acque chiare, correnti e dall'ossigenazione elevata. Come altre specie (T. maculipinnis, T. callolepis, T. helleri) sviluppa un muso lievemente arrotondato con mascelle di uguali dimensioni, caratteristica che lo distinguono dall'altro gruppo di specie dal muso spiovente (T. meeki e T. pasionis per citarne due) che prediligono il caldo. Preferisce acque con temperature comprese tra i 24 e i 28°C che mi costringono a combattere le temperature oltre i 30°C di questa estate con cambi d'acqua giornalieri del 40% del volume della vasca. Come al solito quando si ha a che fare con organismi viventi non esiste però una chiara divisione di ruoli tra i due gruppi di Thorichthys. Alcune popolazioni di T. meeki vivono in turbolente e fredde acque di torrente come altre popolazioni di T. aureus frequentano ambienti lacustri più caldi. Fluviali o lacustri, comunque, tutti i Thorichthys sono pesci che allevati in vasche poco pulite e dal filtraggio inadeguato rischiano di ammalarsi e di morire precocemente di bloat

Ecco un video ripreso con Ipad. Spero che renda l'idea di come sono questi pesci. Il filmato purtroppo alimenta il sospetto che non si tratti di T. aureus.




E se domani qualcuno mi dirà che non si tratta di Thorichtys aureus, poco male. La ricerca continuerà.

Update: mi hanno chiesto in FB se i danni alla pinna dorsale del maschio siano dovuti al combattimento con il T. socolofi che si intravede nel video. La risposta è no. Il maschio di T. aureus presentava quei danni già nelle vasche del negoziante, ma la sua bellezza e l'affiatamento della coppia mi hanno spinto all'acquisto compulsivo.




sabato 11 agosto 2012

Dalle profondità del lago Malawi: Hemitaeniochromis brachyrhynchus. Comig soon


Michael Oliver, 2012

Mangia i bambini, pardon, le larve costringendo le madri che le incubano a sputarle; vive in profondità nel lago Malawi (tra i 17 e i 38 m), in trent'anni è stato pescato solo due volte e non se ne conosce la livrea da vivo. Si tratta di Hemitaeniochromis brachyrhynchus. A breve il commento.

Oliver, M. K. 2012. Hemitaeniochromis brachyrhynchus, a new species of cichlid fish from Lake Malawi, with comments on some other supposed members of the genus (Teleostei: Cichlidae). Zootaxa 3410: 35–50.


venerdì 10 agosto 2012

La cena entomofoga: casu marzu

Ai soldati del Barbarossa venne offerto come afrodisiaco, a noi invece come prodotto di nicchia e leccornia. Sto parlando del "formaggio saltante", anzi dei formaggi saltanti, che la sera del 7 luglio al Museo di Scienze Naturali di Bergamo ho avuto modo di degustare: casu marzu (formaggio marcio significa, sardo di origine) e nisso (piacentino). Vengono detti saltanti perché la larva della mosca casearia è in grado di effettuare salti di oltre 15 cm come ho avuto modo di constatare inseguendone alcune sul tavolo di degustazione. A detta dell'esperto Davide Oltolini i due formaggi si differenziano per il sapore, ma evidentemente il mio palato poco allenato non è grado di cogliere le fini sfumature che li distinguono. Il casu marzu è giunto da Oliena grazie a Antonio Putzu che ha offerto una brillante introduzione al prodotto e a tutto ciò che vi gira intorno.
Alla degustazione eravamo in 200, alcuni giunti da Lucca e dalla Val d'Aosta, e ci siamo avventati come le cavallette, anzi come i grilli offerti a complemento, sulle varie forme. Potete trovare una breve introduzione al programma della serata e a Piophila casei qui. Ed ora spazio alle immagini.


Le due forme di casu marzu e di nisso in secondo piano.





Incontro ravvicinato con il casu marzu, VIP dei formaggi saltanti.


Il nisso, formaggio che non praticamente mercato, chissà perché.

Se volete sapere di più sull'entomofagia, ascoltate l'intervento del Direttore del Museo Marco Valle alla trasmissione "Occhio alla spesa" (ho assaggiato i piatti sopravvissuti al ritorno in aereo!).



giovedì 9 agosto 2012

La scienza dell'acquario

"Quindi solo chi ama le scommesse e adora le materie scientifiche e ha la pazienza di un santo è un perfetto candidato per diventare un buon acquariofilo."
Niccolò Ammaniti

Su Wired di Agosto il racconto di come negli anni '90 Niccolò Ammaniti si sia avvicinato agli acquari. Si parla di resilienza, acquari aperti, fascinazione. Una pagina da leggere per scoprire la propria identità e per sentirsi parte di un gruppo perché noi acquariomuniti in fondo siamo animali sociali.

martedì 7 agosto 2012

Le dimensioni contano: Congochromis robustus


Fotografia di Dierk Schaefer


Le dimensioni contano, anche in tassonomia. So cosa pensate, vi state sbagliando. Se parlassi di organi copulatori piuttosto che sulle dimensioni punterei sulla forma e scriverei di coleotteri e vespe. Per distinguerne le diverse specie, infatti, bisogna dare una sbirciatina con il microscopio ai suddetti organi, in questo caso il legittimo possessore deve essere sacrificato, e vi assicuro che in molti casi la realtà supera la fantasia. Soprattutto perché nella rapida evoluzione degli organi genitali di alcuni invertebrati sono all'opera forze che coinvolgono conflitti tra maschi e femmine e conflitti fra maschi e maschi. Qui però si parla di pesci, guardoni avvisati. Tralasciamo quindi le battute e spostiamoci al Museo Reale dell'Africa Centrale di Tervuren in Belgio dalle cui collezioni sono emersi cinque esemplari di difficile identificazione appartenenti al genere Congochromis. Congochromis è un genere di recente istituzione (2007) eretto per raccogliere specie del bacino del fiume Congo. Il genere più vicino a Congochromis è Nanochromis con cui condivide l'areale. A ben vedere quasi tutti i Congochromis raccolti nei vari musei sono di difficile identificazione., soprattutto perché sono stati raccolti vari decenni fa e nel complesso sono ciclidi poco noti. Il tempo ha cancellato i colori, non esistono note che li descrivano o informazioni sugli ambienti di origine. I cinque esemplari "riesumati" inoltre mostrano caratteri meristici (caratteristiche come numero dei raggi duri della pinna dorsale, numero di scaglie lungo la linea laterale che vengono utilizzate per la determinazione di una specie da parte degli ittiologi) che non sono granché dissimili da quelli di altre specie affini. L'unica carattere evidente sono le dimensioni, notevoli dimensioni. Potrebbe quindi trattarsi di esemplari di specie già note che hanno avuto la fortuna di crescere oltre misura grazie a un ambiente particolarmente protetto e ricco di cibo? Potrebbe essere dato che i pesci crescono indefinitamente a differenza di noi mammiferi. In natura succede di rado, ma in acquario gli esempi si sprecano. Gli mbuna del lago Malawi nelle vasche degli appassionati prive di predatori e sottoposti a valanghe di cibo ricco di proteine (l'obesità non è un problema solo umano, perlomeno in ambiente domestico!) raggiungono lunghezze sconosciute negli ambienti naturali. Tuttavia anche in acquario i Congochromis non hanno quasi mai raggiunto le dimensioni riportate per quei pesci. Quindi? Probabilmente si tratta davvero di una specie nuova che forse si differenzia dalle altre solo per la colorazione che non è ancora nota, ma qualche dubbio rimane. Non sarebbe la prima volta che specie ritenute differenti vengono riunite con il procedere delle conoscenze. Nel 2009 ha destato scalpore il caso di tre specie di pesci abissali appartenenti a famiglie, dico famiglie, diverse che si sono rivelate rispettivamente maschi, femmine e larve di un'unica specie. Qui trovato l'articolo con le immagini di questa incredibile specie della famiglia dei Cetomimidi.


Un video di presentazione del Museo Reale dell'Africa Centrale a Tervuren.

Congochromis robustus Lamboj 2012

Diagnosi L'unica differenza che sembra contraddistinguere nettamente questa specie da quelle affini sono le dimensioni (75.6 mm di lunghezza standard, non si misura la coda cioè, contro i 49.5 mm di C. dimidiatus, 51.5 mm di C. pugnatus, i 52.5 mm di C. sabinae e i 44.7 mm di C. squamiceps). A differenziare ulteriormente la specie concorrono anche i rapporti calcolati tra varie misure corporee (lunghezza del muso in rapporto percentuale rispetto all'altezza per esempio) che vanno in generale considerati con qualche diffidenza dato che in un organismo le diverse parti crescono con velocità differenti nel corso della sua vita (in biologia si parla di  allometria). Individui grandi possono apparire diversi nelle proporzioni da quelli piccoli. Pensate ai bambini che hanno teste e occhi più grandi rispetto agli adulti. Nel caso dei ciclidi il discorso può essere simile anche se non vengono comparate fasi diverse (giovanili e adulti) del ciclo vitale di una specie.

Distribuzione La specie è stata raccolta unicamente a Yaekama, nel bacino del fiume Congo a occidente della città di  Yangambi, Repubblica Democratica del Congo.

Etimologia Il nome robustus indica la corporatura tozza e di grandi dimensioni degli esemplari campionati.

Note Della nuova specie non si conoscono colorazione e caratteristiche ecologiche. Gli individui utilizzati per la descrizione sono stati raccolti nel 1954 da J. P. Gosse, ittiologo dell'Istituto Reale Belga di Scienze Naturali

Lamboj A. 2012. A new species of the genus Congochromis (Cichlidae) from the Central Congo basin.  Cybium, 36(2): 349-352.


L'altro ciclide che quest'anno è stato descritto unicamente sulla base di esemplari rinvenuti in un museo è Tilapia konkourensis.

venerdì 27 luglio 2012

Le dimensioni contano: Congochromis robustus. Coming soon

Una nuova specie descritta sulla base di un esemplare depositato al Museo Reale dell'Africa Centrale di Tervuren (Belgio) a opera di Anton Lamboj. Quest'anno sono già due i ciclidi che spuntano dai cassetti dei musei (Tilapia konkourensis è l'altro). A breve il commento e se vi interessa sono in giro per fontanili! Ecco il perché qua sotto si è intrufolata una Orthetrum coerulescens, una libellula in cui mi imbatto frequentemente.

Orthetrum coerulescens

Ringrazio Ingo Schindler per avere messo a disposizione l'articolo.


giovedì 26 luglio 2012

Crenicichla chicha, una Crenicichla differente

Possiamo conoscere il nome di un pesce, anzi di tutti i pesci del mondo - io mi accontenterei di quelli europei e africani-, ma non significa che lo conosceremmo. Ciò che importa è cosa un pesce fa. Ribadire la supremazia dell'ecologia sulla tassonomia può suonare beffardo se viene letta in blog che sopravvive presentando i ciclidi recentemente descritti. Dare i nomi è attività umana. Soffermiamoci sulla specie di oggi, Crenicichla chicha. Stiamo parlando di un predatore che appartiene a un genere caratterizzato dal corpo cilindrico e dalla fame insaziabile,  perlomeno in acquario. Stiamo parlando del genere di ciclidi più ricco del Nuovo Mondo (siamo oltre le 80 specie) che inoltre si trova ad avere ampia diffusione. Stiamo parlando di ciclidi che a prima vista possono apparire tutte uguali, ma che in realtà hanno sviluppato adattamenti unici. Una sola barra lungo i fianchi, varie barre, singole o doppie, macchie rettangolari o circolari, tinte unite. Non basta la livrea? Soffermiamoci sulla testa allora. Bocche piccole e mascelle che possono essere uguali. Bocche grandi e mascelle inferiori sporgenti. Bocche grandi, labbra enormi e mascelle superiori sporgenti. Non basta ancora? Colonizzano un po' di tutto, dall'acqua veloce delle rapide a quella ferma delle pozze. Possiamo dare il nome a tutte queste diverse forme, ma sapremo come vivono? Conosceremo perché sono così? È l'ascendenza o l'ambiente ad averle plasmate? Ad ogni bocca il suo cibo o viceversa e i ciclidi dei grandi laghi ci hanno abituato a pensare che le diverse popolazioni evolvono crani differenti una volta che si trovino isolate e che siano costrette a specializzarsi in alimenti differenti. Anche i ciclidi dei fiumi si comportano nello stesso modo? Probabilmente no, ne parlerò prossimamente. La specie di oggi vive in acque correnti, anche se fa di tutto per restare fuori dal loro flusso caotico, e mostra caratteri unici o quasi (margine dei preopercoli liscio e un paio di ossa del cranio che si sono unite). Ora ha avuto il suo nome, ma inquadrarla nel contesto generale è difficile. Un domani, forse, scopriremo i suoi perché. 


Crenicichla chicha
Foto di Cláudio Henrique Zawadzki





Crenicichla chicha Varella, Kullander, Lima, 2012


Diagnosi Specie allungata e di taglia media (137 mm di lunghezza massima conosciuta) distinguibile dalle specie affini per il corpo lateralmente compresso invece che cilindrico e robusto, per l'assenza della macchia posta subito dopo l'opercolo branchiale e per una serie di caratteristiche evidenziabili solo all'analisi anatomica  (margine dei preopercoli liscio, due ossa infraorbitali unite tra loro, assenza di microbranchiospine). Il colore del corpo è bluastro, mentre quello della testa è giallo limone. Sui fianchi sono presenti strisce irregolari arancioni. Le pinne impari appaiono rosse.


Varella, Kullander, Lima, 2012

Distribuzione Rio Papagaio, un affluente del Rio Juruena che a sua volta appartiene al bacino idrografico del Rio Tapajós nello stato del Mato Grosso in Brasile.

Ecologia Il Rio Papagaio è caratterizzato da acqua chiara, da numerose rapide e dal fondo roccioso. La nuova specie è stata raccolta, invece, in corsi d'acqua minori, meno veloci e dal fondale fangoso che si gettano nel corso principale. In alcune località vive insieme a un'altra Crenicichla del gruppo saxatilis.

Etimologia Il nome deriva dalla festività tipica dei Paresi, indigeni originari della regione del bacino idrografico del Rio Juruena del Mato Grosso.

Note C. chicha presenta caratteristiche che la avvicinano a C. hemera, una specie delle rapide diffusa nel bacino idrografico adiacente a quello di C. chicha. Ambedue le specie non possono essere ricondotte a nessuno dei gruppi in cui è tradizionalmente suddiviso il genere. 



Varella H., Kullander S. O., Lima F. C. T.  2012. Crenicichla chicha, a new species of pike cichlid (Teleostei: Cichlidae) from the rio Papagaio, upper rio Tapajós basin, Mato Grosso, BrazilNeotropical Ichthyology, 10(2): 233-244.