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giovedì 1 gennaio 2009

2009 L'anno di chi? L'anno di Darwin!

Il 2009 è un anno per tutti i gusti. Se il 2008 era stato designato come l'anno dell'umile patata, il 2009 ha padrini ben più illustri. Innanzitutto è l'anno di Darwin; si celebra il 200° della nascita di Charles Darwin (12 febbraio 1809) ed il 150° della pubblicazione dell'Origine delle specie. Direi che non è poco e spero che come altri precedenti anniversari anche questo porti feconde novità alla teoria dell'evoluzione. La prestigiosa rivista Nature dedica perciò uno speciale liberamente scaricabile dal titolo "15 EVOLUTIONARY GEMS" che riporta 15 esempi di evoluzione per selezione naturale. Tra essi purtroppo non trovano posto i ciclidi (come mai? Sono una famiglia che da sola può fornire innumerevoli spunti di riflessione sull'argomento), ma i pesci tornano ben due volte grazie ai "soliti" Gasterosteus aculeatus, lo spinarello, ed a Poecilia reticulata, il guppy.
Il guppy è oggetto di studio da molto tempo anche per via della colorazione (se scaricate l'articolo in questione trovate delle immagini di alcuni morfi di colore naturali). Mostrare colorazioni sgargianti attira le femmine (l'arancio soprattutto sembra esercitare un fascino irresistibile), ma anche i predatori ed i maschi devono arrivare ad un "giusto" compromesso tra livree attraenti per chi vorrebbero conquistare ed al tempo stesso criptiche per chi li vorrebbe mangiare. Infatti nella patria del guppy, l'isola di Trinidad, questo pesce vanta numerosi predatori tra cui alcuni ciclidi, una specie di Aequidens ed una di Crenicichla per esempio, un killifish, Rivulatus hartii, ed anche un gambero, Macrobranchium crenulatum. Già in natura i guppy mostrano una delle caratteristiche che li hanno resi pesci d'acquario di successo: una enorme variabilità nella livrea. Come è possibile che sia mantenuto tale polimorfismo? Le varianti di colore sfavorite non dovrebbero essere eliminate? Da esperimenti effettuati nei biotopi naturali si è notato che le varianti di colore rare sono favorite, hanno cioè maggiori tassi di sopravvivenza. In base ad una possibile interpretazione i predatori cacciarebbero secondo un'immagine di ricerca che viene costruita sulle forme di colore più comuni ed in particolare solo su alcuni tratti di queste forme. Le colorazioni rare a questo punto potrebbero avvantaggiarsi della "pigrizia visiva" dei predatori. Una ipotesi alternativa potrebbe invece coinvolgere il comportamento dei guppy che viene modificato in base alla frequenza delle forme di colore. Queste due ipotesi sono tuttavia ancora da verificare.
Anche questo articolo però, riporta il solito errore di identificazione in cui sono caduti molti ricercatori. La Crenicichla predatrice di Trinidad non è la specie alta, endemica della Guyana, ma frenata. Si potrebbe obiettare che una specie vale l'altra, ma tra i rappresentanti di questo genere esistono differenze ecologiche che possono essere di notevole entità. Se si vuole quindi procedere con esperimenti sul processo di formazione dell'immagine di ricerca delle Crenicichla, soprattutto se eseguiti in laboratorio, occorre essere certi dell'identità dei pesci con cui si ha a che fare. Ecco il riferimento bibliografico che porta chiarezza sull'identità delle Crenicichla di Trinidad: Coleman, R.M., V. Kutty (2001) The predator of guppies on Trinidad is the pike cichlid Crenicichla frenata, not Crenicichla alta: a caution about working with cichlids. Journal of Aquariculture & Aquatic Sciences, 9:89-92.
Per i curiosi qui una scheda con immagini di Crenichla alta e qui una su Crenicichla frenata.
Nel prossimo post i restanti padrini del 2009.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

In realta' le differenze fra alta e frenata sono minime. Come sono minime all'interno del gruppo saxatilis abitudini e comportamenti, da Trinidad all'Uruguay. E' un gruppo con specie molto simili (vedi innumerevoli cf. lepidota presenti in tutto il continente sudamericano), per taglia/forma, modo di predare e riprodurre. Secondo me non cambia poi molto se la specie in oggetto sia frenata, alta, lepidota o guyana. Diverso si trattasse di una creni del gruppo lugubris o altro gruppo. Buon 2009 Livio!

ciao enrico

Livio L. ha detto...

Sono d'accordo che le differenze siano minime, però se ce ne fossero o se ne saltassero fuori durante i prossimi studi, magari poi si rimpiange il fatto di non averci pensato prima. Lo studio in questione comunque non è inficiato da questa inesattezza. Quello che mi scoccia è che ancora una volta la tassonomia risulta di poco conto o interesse. È davvero ormai una scienza cenerentola.
Auguri Enrico anche a te e grazie per i commenti.

Anonimo ha detto...

http://www.nytimes.com/2009/02/10/science/10tier.html?_r=1&8dpc

Livio L. ha detto...

Caro Anonimo, grazie per la segnalazione!