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lunedì 6 aprile 2009

Una vita spericolata

Se fosse umano vivrebbe una crisi d'identità. Parlo del rospo smeraldino che negli ultimi anni ha visto vari cambiamenti di nome, di genere e di specie: da Bufo viridis a Pseudepidalea viridis fino a Bufo lineatus (con questo nome si riconosce alla specie un ruolo di endemita italiano). È ancora troppo presto per raccogliere qualche conclusione sul corretto nome da utilizzare per le popolazioni italiane, ma aldilà di ogni variazione di nomenclatura difficilmente il rospo smeraldino cambierà abitudini ed ecologia. Questo piccolo rospo infatti cerca come ambiente riproduttivo soprattutto raccolte d'acqua di piccole dimensioni che hanno lo svantaggio di prosciugarsi molto rapidamente. Ne è un esempio la località che ho fotograto su segnalazione di amici. Si tratta di una pozzanghera di non oltre i 10 cm di profondità e di pochi metri di lunghezza che è stata scelta dalla specie in questione per deporvi le uova. Se nei prossimi due o tre giorni non pioverà andranno perse tutte le covate.


La pozzanghera che è stata scelta come luogo di riproduzione dal rospo smeraldino. Sullo sfondo a destra si può notare il mucchio di asfalto che temo servirà prossimamente per ricoprire la raccolta d'acqua.
Fotografia di Livio L.


Le ovature di rospo sono riconoscibili per avere una forma a cordone.
Fotografia di Livio L.

Vivere dell'effimero ha dei vantaggi (mancanza di competitori e di predatori soprattutto, alta temperatura dell'acqua), ma anche dei notevoli svantaggi che si deve essere disposti a pagare salato nel caso vada male.

2 commenti:

rogolino ha detto...

ci credi che in vita mia, sia al nord che al sud d'Italia, non ho mai visto dal vivo in natura un Bufo bufo (o comunque si chiami ora), ma solo rospi smeraldini? se non fosse perchè tutti ne parlano, mi ero quasi convinto che fosse un mito. hanno una distribuzione complementare, o si sovrappongono, o il rospo comune è diventato rarissimo?

Livio L. ha detto...

Tranquillo, il rospo comune si chiama sempre Bufo bufo. Diciamo che essendo legato ad ambienti forestali, in pianura non se la passa bene.