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martedì 10 novembre 2009

L'an Cichlidé


Mai un numero di L'an Cichlidé ha rispecchiato così tanto la mia personale realtà ciclidofila del momento. L'an Cichlidé è una pubblicazione edita dall'AFC (Associazione Francese Ciclidi) annualmente arrivata alla nona uscita che da quando Cichlids Yearbook ha cessato di essere pubblicato è rimasta l'unica del genere a persistere: ogni anno si presenta la moda ciclidofila del momento. Da pubblicazione amatoriale qual è, L'an Cichlidé ha mostrato negli anni alcune pecche, molto rare in realtà, come la scarsa qualità delle immagini o alcune ingenuità grafiche nell'impaginazione, piccoli difetti che tuttavia non intaccano assolutamente il valore della serie. Il numero di quest'anno è di livello particolarmente elevato, forse il migliore mai realizzato. Al seguente link trovate l'indice di questo numero, ma vorrei segnalare alcuni articoli.
Prima di tutto l'articolo iniziale a firma di Wolfgang Staeck sul genere Heros, dove sono presentate tutte le specie. Un articolo di Fabien Naneix (avevo presentato le sue fotografie in questo post) presenta Biotoecus aff. opercularis (un sud americano che per le parvenze "tanganichesche" mi è sempre piaciuto). Un altro articolo su Uaru fernandezyepezi parla dell'allevamento e della riproduzione di questa specie che ho recentemente fotografato e presentato qualche post fa. Recentemente ho rivisto gli esemplari a Le Onde e devo dire che mi sembrano in buona forma. Mi sono ripromesso di fotografarli perché non avevo mai osservati individui che non fossero spaventati o appena arrivati. Un articolo di Uwe Werner presenta Nanochromis transvestitus. Ricordo molto bene quando anni fa andammo a visitare Werner e osservai nella sua fish room una vasca di questa specie con una coppia intenta nei giochi amorosi . Ricordo molto bene come Werner la stesse fotografando. Magari le fotografie dell'articolo sono quelle che ha scattato quella mattina. Mi piace pensare che sia così. A firma di Anton Lamboj invece è l'articolo su Enigmatochromis lucanusi, ne avevo parlato anch'io in questo post. Gli articoli che mi hanno interessato di più sono quelli su Xenotilapia sima (di Thomas Andersen) e su Copadichromis sp. "Firecrest mloto". All'interno del primo articolo mi ha colpito molto la fotografia di X. longispinis e dato che Thomas Andersen mi propone da tempo qualche scambio di pesci è possibile che alla fine ceda per avere un altro pesce quasi grigio.
Ciò che rende peculiare L'an Cichlidé, e in parte simile a questo blog, è l'articolo finale a firma di Martin Geerts che ogni anno presenta un aspetto scientifico della ciclidofilia. Conosco bene gli articoli di Geerts perché per anni ho ricevuto il bollettino dell'Associazione ciclidofila olandese dove tiene una rubrica sullo stesso tema. La mia conoscenza dell'olandese è scarsa, ma ogni volta tentavo di tradurre la rubrica perché il tema mi pareva ben sviluppato. Quest'anno si parla di ciclidi e cromosomi. Geerts evidenzia alcune tendenze evolutive che sono state evidenziate nei ciclidi come la riduzione del numero di cromosomi in alcuni ciclidi neotropicali (Geophagini e Cichlasomatini) o viceversa l'aumento del loro numero nei discus. La conclusione a cui Geerts arriva è che lo studio dei cromosomi dei ciclidi non sembra avere grande utilità tassonomica. Concordo, la tassonomia vive soprattutto di altro. Sappiate comunque che lo stato primitivo del numero cromosomico dei ciclidi è 2n=48. Amen.

8 commenti:

Fabio ha detto...

Quando uscì l'articolo sull'assetto cromosomico dei discus (2n=60 se non ricordo male), mi suonò strano che nessuno lo avesse commentato a dovere. Ora ne comprendo i motivi. Anche se a dirla tutta io la cariologia l'ho sempre amata; mi ha sempre dato l'idea di una biologia degli albori.

Domanda: è solo in francese?

Fabio

Livio L. ha detto...

Penso che gli assetti cromosomici siano ormai visti come curiosità utili per valutare al massimo la variabilità intraspecifica.In effetti suonano come lavori di altri tempi anche se non ne capisco pienamente il motivo.
Eh sì, L'an Cichlidé è solo in francese.

Livio L. ha detto...

Completo il pensiero del commento precedente. In realtà se si da uno sguardo alla letteratura si trovano numerosissimi articoli che trattano del cariotipo dei ciclidi e molti concludono dicendo che vi sono numerose specie criptiche. È il caso di alcune popolazioni di Pterophyllum oppure di Laetacara cf. dorsigera (almeno 4 specie diverse si ipotizza). Di fatto nessuna delle specie proposta è stata descritta fino ad ora, penso perché ben pochi accetterebbero specie che si distinguono solo sul numero di cromosomi. Basta questo per isolare delle specie?

Fabio ha detto...

Doamanda retorica?
No perché ce ne sarebbero di cose da dire eh.
:-D

Peccato sia in francese.
(Fortuna che ci sei tu per i ragguagli)

Fabio

Livio L. ha detto...

Mi stai facendo venir voglia di scrivere un post su ciclidi e cromosomi. Sarebbe giustificato anche dagli ultimi sviluppi (geni per carattere OB e simili). Devo pero' leggere un po'. :-). Se vuoi posso attingere anche ai bollettini olandesi. :-D

Fabio ha detto...

Però secondo me c'è differenza tra mutazioni cromosomiche/genomiche e le mutazioni geniche su piccola scala (come nel caso degli OB).
Potenzialmente sono estremamente più "speciative" le prime delle seconde; e nei ciclidi (più che in altri taxa) credo che il ruolo, in tal senso, non sia stato affatto secondario.

Insomma ti tocca studiare, elaborare e scrivere.
:-)

Livio L. ha detto...

Assolutamente d'accordo con te. Pensavo però che una delle ipotesi è che il cromosoma che porta l'OB possa diventare alla lunga un cromosoma sessuale. Direi che non è cosa da poco.

enrico ha detto...

Anni fa nei malawi riuscivo ad ottenere la forma OB partendo da BB in 10/12 generazioni in specie che non hanno la forma OB naturale (demasoni, mpanga, saulosi, etc.). Non ho proseguito però con le forme OB e soprattutto non ho diffuso i mostri. Lo so che è una notizia alla voyager ma con gli stessi riproduttori modificando le barre alla lunga si arriva ad una forma OB.
Liberi di insultarmi se volete. :)