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domenica 15 novembre 2009

Living on the edge. No, living on the wedge. Storie di ordinari conflitti tra sessi.

Julidochromis transcriptus "Gombe".
Fotografia di Miguel Mora

La poliandria (la situazione in cui una femmina si accoppia con vari maschi) cooperativa (i maschi collaborano tra loro nella cura della prole) è un fenomeno raro che si ritrova unicamente tra alcuni uccelli e qualche pesce. Dal punto di vista teorico è stato ipotizzato che i maschi dominanti monopolizzino la riproduzione a danno dei subordinati e che tra i primi ed i secondi si instauri una sorta di tiro alla fune per il controllo della paternità della prole stessa. Tra i due litiganti il terzo gode; nel suddetto caso si tratta della femmina che cerca di contrastare il monopolio dei dominanti. L'eccezionalità della situazione sta nel fatto che, nei pesci i cui maschi praticano le cure parentali, generalmente le femmine evitano la paternità multipla. In questo modo la femmina lega il partner alla cura della prole che sarebbe abbandonata nel caso di eventuali "tradimenti" e cerca di evitare fenomeni di cannibalismo.
La poliandria cooperativa è diffusa tra alcuni ciclidi del Lago Tanganica: Chalinochromis brichardi e le specie del genere Julidochromis. Studi recenti condotti in natura hanno chiarito che nei Julidochromis una femmina che si accoppia con due o più maschi sembra avere un successo riproduttivo superiore ad una femmina monogama. La situazione tipo coinvolge una femmina che sceglie come sito riproduttivo una fessura in una roccia che tende a restringersi sempre più (una fessura a forma di cuneo cioé, si tratta del "wedge" del titolo). Le conseguenze di questa scelta sono inaspettate. I maschi grandi e dominanti non riescono a penetrare fino in fondo al sito riproduttivo e sono in grado di fecondare solo le uova deposte dove lo spazio è più ampio. In natura i maschi dominanti, infatti, sono di dimensioni maggiori rispetto alle femmine che a loro volta sono più grandi dei maschi subordinati. Questi ultimi sono maschi giovani che non hanno ancora raggiunto la taglia adulta e che praticano le cure parentali di maggiore intensità. Ovviamente i maschi subordinati fecondano le uova deposte nella profondità del nido dove non subiscono le coercizioni dei maschi dominanti.
Per testare l'ipotesi che a controllare la riproduzione sia la femmina sono stati eseguiti alcuni esperimenti in acquario utilizzando la specie Julidochromis transcriptus. Nel primo gruppo sperimentale si testava se a preferire come sito di deposizione le fessure "a cuneo" fossero le coppie o i trii (una femmina accompagnata da un maschio grande ed uno piccolo). Nel secondo gruppo sperimentale, invece, si paragonava il comportamento delle femmine di un trio rispetto alle femmine accoppiate con maschi dominanti o subordinati.
I risultati hanno mostrato che le femmine delle coppie non hanno mostrato particolare preferenza verso i nidi a cuneo, preferenza che invece si manifestava nelle femmine che erano parte di un trio. È stato evidenziato anche che i nidi a cuneo permettono alle femmine di suddividere la paternità tra più maschi in modo da ridurre il personale contributo alla cura della prole.
Lo studio apre alcuni scenari interessanti. Primo: esiste un chiaro conflitto tra i sessi: i maschi dominanti vedono ridurre il proprio contributo alla generazione successiva, mentre le femmine guadagnano dall'aggregazione di maschi subordinati. In secondo luogo non è chiaro perché le femmine non scelgano unicamente maschi piccoli. Probabilmente i maschi grandi sono in grado di allontanare i predatori con maggiore efficacia rispetto ai subordinati, ma l'ipotesi andrebbe testata. In terzo luogo è ora possibile effettuare delle previsioni. Se in un territorio le femmine sono piccole, i maschi grandi sono in grado di imporsi e vi saranno unicamente coppie monogame (aggiungo io: harem?, ma è una situazione che per i Julidochromis non mi sembra mai essere stata rilevata in natura). Se sono presenti fessure a cuneo, allora le femmine sono in grado di attrarre anche i maschi giovani che altrimenti sarebbero esclusi dalla riproduzione e si formerà un trio riproduttivo. Se le femmine sono grandi, invece, esse domineranno i maschi e in questo caso si potrebbe variare dalla monogamia fino alla poliandria classica: una femmina che controlla un territorio in cui ogni maschio possiede un sito riproduttivo.


Questa però è solo la prima parte della storia perché nell'articolo in questione c'è un particolare che mi ha disturbato assai: l'origine dei Julidochromis transcriptus. Per l'esperimento sono stati utilizzati figli (la prima generazione) di esemplari acquistati nei negozi di acquariofilia. Quando ho letto questa informazione un brivido mi ha percorso. Da ciclidofilo di lunga data so che riguardo ai Julidochromis in commercio non c'è molto da stare allegri. Generalmente non se ne conosce la popolazione di provenienza. Spesso sono frutto di incroci che nei migliori dei casi sono avvenuti tra popolazioni diverse e nei peggiori tra specie diverse o in qualche incredibile episodio anche tra generi diversi. Inoltre la situazione tassonomica del genere non mi sembra tranquilla. Ho cercato di tacitare il tarlo che mi rodeva, ma dopo un paio di giorni ho scritto ad uno degli autori dello studio. Ecco la mail:

I red your latest paper about Julidochromis (Living on the wedge: female control of paternity in a cooperatively polyandrous cichlid) and I would like to present your work in my blog. It’s a very interesting paper and I have some questions about it. Why have you chosen to keep Julidochromis transcriptus purchased from pet stores? In the past hobbyists have mixed Julidochromis of different populations and there’s a lot of uncertainty about the taxonomic status of some populations (i.e. Julidochromis transcriptus “Gombe” is possibly a form of Julidochromis marlieri and not of J. transcriptus). Moreover it’s possible that domestication has introduced some modifications on their behaviour. Would it either be possible that the behaviour of the fish you have studied is not the behaviour of the fish in the wild, or that it is the result of a “hybrid” behaviour of different populations or species? Is my doubt of any importance?

(Ecco la traduzione:
Ho letto l'ultimo articolo da voi pubblicato riguardante i Julidochromis e vorrei presentare il vostro lavoro nel mio blog. Si tratta di un articolo molto interessante e perciò ho alcune domande da porre. Per quale motivo avete scelto di utilizzare Julidochromis transcriptus acquistati nei negozi di acquariofilia? In passato gli acquariofili hanno mescolato Julidochromis di differenti popolazioni e c'è molta incertezza inoltre sullo stato tassonomico di alcune popolazioni (per esempio Julidochromis transcriptus “Gombe” è probabilmente una forma of Julidochromis marlieri e non di J. transcriptus). Inoltre è possibile che il comportamento dei pesci da voi studiati non sia il comportamento dei pesci in natura o che sia il risultato di un comportamento "ibrido" derivante da differenti popolazioni o specie? Il mio dubbio è di qualche importanza?)


Il seguito nel prossimo post! Un po' di suspense fa sempre bene, inoltre la risposta alla mia mail apre eccitanti risvolti futuri.


Kohda M., Heg D., Makino Y., Takeyama T., Shibata J., Watanabe K., Munehara H., Hori M., Awata S. 2009. Living on the wedge: female control of paternity in a cooperatively polyandrous cichlid. Proc. R. Soc. B. 276: 4207-4214.

5 commenti:

enrico ha detto...

E dire che i giapponesi sono i migliori conoscitori del lago e per esempio i crostacei li conoscono solo loro.

Livio L. ha detto...

Hai ragione. Nel gruppo tassonomico io però metterei anche Jos Snoeks e Heinz Buscher.
Comunque non ho appositamente ancora pubblicato la seconda parte.
:-D

enrico ha detto...

Certo che mischiando popolazioni o addirittura specie la probabilità che il comportamento si presenti aumenta. Personalmente l'ho visto solo nei marlieri di Magara. Viene un po' da ridere pensando che queste situazioni in acquario possono presentarsi anche con ram o scalari.

Livio L. ha detto...

In realtà quello che mi preoccupava e' il fatto che l'ibridazione produce caratteri che vanno spesso aldilà delle caratteristiche delle specie parentali. Questo fenomeno e' conosciuto soprattutto per caratteri come la colorazione, ma credo che anche comportamento non sia immune dal fatto.

enrico ha detto...

Credo che qualcosa di simile sia successo negli anni 70 con tutti gli studi sui nigro. Adesso vai a capire se erano nigro veri, siquia, kanna, caetepeque o ibridi di questi.