Privacy Policy e note legali

Visualizzazione post con etichetta Recensione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Recensione. Mostra tutti i post

giovedì 23 aprile 2015

#Ioleggoperché: L'arte di collezionare mosche, Relicts of a Beatiful Sea

Fin da quando esistono, i biologi sono andati sulle isole per non impazzire di sovrabbondanza. Le isole diventano delle specie di generalizzazioni. Modelli esplicativi. E dove non ci sono isole bisogna inventarsele. Se non altro per divertimento.
L'arte di collezionare mosche


Io leggo perché ho bisogno di storie. E se ti emozioni al volo di un una farfalla, di fronte all'ovatura di una rana, al richiamo di un rospo smeraldino, questi due libri sono per te. Ti porteranno in mondi dove ti puoi illudere di cristallizzare la bellezza delle infinite forme bellissime in una teca di vetro oppure di poter sopravvivere in un deserto pur essendo un pesce o un anfibio.



Oggi è la giornata mondiale del libro e dei diritti d'autore e questo è il mio breve contributo all'iniziativa Io leggo perchè



giovedì 1 marzo 2012

Pianta un albero, scrivi un libro, fai un figlio

"Hai capito?" A parlarmi nella bella mattinata etiope mentre costellavo di buche il campetto che di lì a poco avrebbe accolto alcuni alberi era un amico che da allora non ho più visto. "È un detto africano. Pianta un albero, scrivi un libro, fai un figlio. È lo scopo della vita." Capivo che piantare alberi era importante o che avere dei figli poteva esserlo. Tuttavia pensavo che nella vita media di un subsahariano la scrittura di un libro aveva un valore marginale, anche perché scrivere un libro, o peggio ancora leggerlo, non rientra neppure tra gli interessi di un italiano medio, ma anche no. Oppure che in Africa quello che conta è la tradizione orale. L'amico niente. Scuoteva la testa e mi osservava come un pensionato accorso a vedere i lavori stradali mentre sbadilavo il terreno come solo chi non ha lavorato mai la terra in vita sua sa fare. 
Ora, a oltre venticinque anni di distanza da quel giorno, mi è venuta in mente quella conversazione. Di alberi, infatti, ne ho piantati parecchi e gran parte sono pure cresciuti, di figli ne ho due e con loro non basta limitarsi a innaffiarli regolarmente per una crescita ottimale, di libri ne possiedo un discreto numero in biblioteca, ma nessuno è mio, nel senso prodotto da me. Ora questo ultimo traguardo sta per cadere. Per una inaspettata congiunzione astrale si sta materializzando il finanziamento di una fondazione locale che renderà possibile la pubblicazione del libro sui fontanili con cui vi sto tormentando da anni. Ad accompagnarlo ci dovrebbe essere anche un documentario che è ancora in cerca di finanziamento e di cui al più presto presenterò il trailer. Tornando al libro, non affannatevi a cercarlo in libreria quando sarà pronto o tra le 170 pubblicazioni giornaliere di libri, esso non sarà messo in vendita immagino e per questo è possibile che a tempo debito sia reso disponibile in un qualche formato che possa essere scaricato. Le fotografie avranno ampio spazio e il fotografo principale sarà  Fabio Liverani.



Qua sopra invece dei pesci che con i fontanili non centrano nulla. Sono un paio di gobidi adriatici tratti dalle collezioni del Museo di Scienze Naturali di Bergamo che mi hanno piacevolmente impegnato tra mail spedite in fretta e furia agli esperti, interpretazione delle chiavi dicotomiche, osservazioni al microscopio. Sotto invece una fotografia di un grande mammifero che stanno preparando al Museo per l'esposizione. Se volete sapere cos'è guardatevi il video (quello nell'immagine non sono io).
Insomma, non riesco a levarmi il pensiero che il proverbio africano possa avere ragione e che uno si ritrovi senza scopo. Meglio togliersi qualche sfizio e cercare nuove sfide.


domenica 8 gennaio 2012

L'Africa minacciata


È disponibile il volume sulla biodiversità delle acque dolci africane (per scaricarlo basta aprire questo link) redatto dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Con una copertina del genere non rischia di passare inosservato. Vi trovate molto di quello che è passato sul blog: laghi di cratere, Tilapia, la decimazione dei ciclidi del Lago Vittoria, i pesci delle rapide. Si tratta del resoconto di alcuni gruppi di lavoro che hanno analizzato le minacce alla biodiversità delle acque dolci africani concentrandosi su alcuni gruppi di organismi indicatori. Tali gruppi hanno incluso pesci, molluschi acquatici, damigelle e libellule (gli Odonati), granchi e piante acquatiche. Ad una rapida occhiata, le minacce alla biodiversità non sono molto diverse da quelle che l'Europa sta affrontando: inquinamento, captazione e incanalamento delle acque, disturbo ambientale, pesca eccessiva, transfaunazioni (lo spostamento di specie autoctone in aree estranee), deforestazione, sedimentazione, distruzione degli habitat... Alla fine tutto il mondo è paese.

mercoledì 4 gennaio 2012

Il Superorganismo


È uscita l'edizione italiana di The superorganism. The Beauty, Elegance, and Strangeness of Insect Societies. Trovate la mia personale recensione della versione inglese sul blog. Ai tempi feci il furbo e non trattai, se non superficialmente o di striscio se mi passate il termine, il grande problema che pongono i superorganismi e cioè come si evolvono e qual è il ruolo della selezione di parentela, quella particolare forma di selezione naturale che avvantaggia il gruppo famigliare anche a discapito del singolo. Il forum della Società Italiana di Biologia evoluzionistica dedica un post all'argomento, ma vi invito a leggere anche l'acuta recensione del volume di Mauro Mandrioli su Pikaia. Lui non divaga e va dritto all'argomento.
So che aspettate la terza e ultima parte delle specie di ciclidi descritte nel 2011 che è dedicata al Lago Malawi e invece io parlo di formiche, api wordle. Sta per arrivare.

Aggiornamento: dimenticavo il post di Leucophaea sull'eusocialità. Chiedo venia.
Nuovo aggiornamento: se vi va leggete il racconto che ho scritto poco tempo fa sulle colonie di Neolamprologus pulcher. Scusate, ma l'età avanza inesorabile.

venerdì 16 dicembre 2011

Atlante dei pesci delle acque interne



Nicola Fortini
Atlante dei pesci delle acque interne italiane
Aracne Editrice
pagine 457


Il mondo vive di gossip, ma in questi giorni anche la scienza (bosone di Higgs vi basta?) sembra nutrirsene abbondantemente. Nel nostro piccolo mondo dell'ittiologia, le ultime settimane hanno regalato diverse specie nuove di cui una italiana. Si tratta di Esox flaviae, il luccio italiano di cui ha parlato Leucophaea. Su questa specie tornerò a breve in un post dedicato perché la situazione è più complessa di quella che appare e cercherò di presentarla nel modo più distaccato possibile dato che tra gli autori della descrizione vi è un amico e di mezzo c'è un'altra specie anch'essa di recente descrizione. Comunque per questo post ci basta sapere che era noto da anni che le popolazioni autoctone di luccio erano diverse da quelle transalpine, ma pochi erano andati a guardare la situazione in profondità e nessuno fino ad ora si era preso la briga di descrivere la specie autoctona.
Come avere quindi informazioni aggiornate sulla situazione italiana? Se fossimo ancora nel millennio scorso, negli anni '90 per esempio, quasi qualunque libro poteva essere indicato. Personalmente mi abbeveravo ai volumi della Fauna d'Italia di Enrico Tortonese (li ho in bella mostra nella libreria) con dei controlli qua e là su I pesci delle acque interne di Gilberto Gandolfi (1991) e sulla guida di Ladiges dedicata ai pesci europei. Dal 2000 in poi tutto ha iniziato a correre. I cambi di nome sono stati all'ordine del giorno e il bisogno di una guida aggiornata e autorevole si è prepotentemente fatto sentire nuovamente. Nel 2001 venne Condannati all'estizione? di Sergio Zerunian, un testo ricco di notizie, idee e visioni vere e proprie della materia che portarono sotto i riflettori del grande pubblico l'ittiofauna italiana. Nel 2007 Kottelat e Freyhof diedero alla stampa il manuale dei pesci d'acqua dolce europei e nulla fu più come prima. Se aprite questo libro verrete colpiti dalla fiumana di pesci endemici europei. Quasi ogni fiordo e quasi ogni costa ha il suo salmonide endemico. E gli scazzoni? Legioni di scazzoni imperversano per l'Europa. Consiglio caldamente questo libro a tutti coloro che hanno sempre invidiato la varietà di specie tropicali. Qui troveranno il riscatto.
L'Atlante dei pesci delle acque interne italiane uscito nel 2011 cerca di ritrarre la situazione attuale italiana stabilendo dei compromessi tassonomici che appaiono ragionevoli. La prima parte del libro è squisitamente introduttiva. Alcuni capitoli come quello che si occupa degli alloctoni sono davvero interessanti e trattano ogni aspetto della questione. La seconda parte invece passa in rassegna le diverse specie di pesci ossei autoctoni e alloctoni che vivono nelle acque interne. È in questa parte che si trovano i compromessi di cui parlavo. Nei casi in cui le specie di Kottelat e Freyhof appaiono fondate su caratteri discutibili vengono presentate le diverse ipotesi attenendosi alle soluzioni tradizionali. Quindi per la sanguinerola si parla ancora di Phoxinus phoxinus e non di P. lumaireul o di Cottus gobio invece che Cottus ferrugineus. Di ogni specie sono riportate oltre al nome latino e comune anche le note sulla nomenclatura, l'origine e la distribuzione, l'ecologia, lo status della specie e l'importanza economica. Unica nota stonata è un'impaginazione che ricorda troppo un lavoro svolto "in casa" e le fotografie che pur essendo in genere di buon livello sono tutte scattate in acquari di campo o in mano e a corredo purtroppo non vi sono disegni o schemi.
Vale la pena acquistare il libro? Secondo me sì, basta essere consapevoli che presto ci sarà bisogno di un nuovo volume. La situazione è fluida. I lucci lo richiedono e non solo loro.

giovedì 9 dicembre 2010

Pesci aberranti?

Repubblica oggi dedica un articolo agli errori dell'evoluzione. Siamo nel campo del perché esista la "pelle d'oca", il singhiozzo, l'ernia, l'obesità e così via; della triste constatazione che il nostro corpo si evolve troppo lentamente e che ci troviamo a fronteggiare la guerra quotidiana con armi d'altri tempi. Vi state chiedendo perché si debba parlare di tutto ciò in un blog dedicato ai ciclidi, ai pesci, a tutte quelle schifezze che vivono in acqua ed ai libri loro dedicati? Basta guardare sotto.


Secondo l'autore, non è solo, il nostro organismo non si limita ad essere rimasto agli albori, ma ha la struttura di un pesce che si è adeguato a vivere sulla terraferma e negli ultimi tempi a stare eretto. Il problema è tutto lì; siamo pesci modificati ed anche tanto, ma pesci rimaniamo, con tutto quello che ne consegue. Il libro in realtà è dedicato a Tiktaalik roseae, ma l'autore oltre ad essere paleontologo è anche professore di anatomia e chi meglio di un anatomista può spiegare virtù e, soprattutto difetti, del nostro corpo? Se volete qualche notizia in più sul libro leggete la recensione del mio amico Percomorfo.

lunedì 8 novembre 2010

I had a dream... ma era un incubo


© Dc Comics

Ho avuto un incubo. Ho sognato di vivere in un mondo dove non riconoscevo neppure un animale. Il mondo era il solito (non è questo che dovrebbe incutere terrore, sono purtroppo assuefatto alla nostra realtà), il problema ero io. Ero io, infatti, che non riuscivo a riconoscere più nulla. Guardavo una rana verde, una banalissima rana verde, di quelle che ne trovi a secchi in qualunque stagno, anche in quello più inquinato, ma non riuscivo a capire che era una rana verde. Anzi non capivo neppure che era un organismo vivente. In un altro caso mi mostravano un ragno e dicevo che era un leone. Per uno come me, che ha passato i suoi primi quarant'anni (lasciate perdere le battute, me le hanno fatte già tutte) a osservare animali e piante questo è tra le peggiori pene che si possano vivere. Al risveglio sono corso verso gli acquari e ho passato un po' di tempo a identificare i miei pesci arrivando fino all'ordine. Non si sa mai che abbia iniziato a perdere qualcosa.

Stupiti? È solo un sogno? Impossibile? Purtroppo esistono persone che hanno vissuto gravi episodi di encefalite e che hanno perso la capacità di incasellare la realtà in categorie. Non riconoscono esseri viventi oppure cose. In questo caso fare tassonomia diventa un vero problema. Sento già le obiezioni. "Chissenefrega. Di tassonomia non si vive. Sai che roba. Lasciamo la tassonomia alle nazioni ricche. Sono fregnacce..." Beh, se foste uomini primitivi, probabilmente, riconoscere gli animali e le piante pericolosi sarebbe molto importante per la vostra sopravvivenza. Essere dei bravi tassonomi all'umanità è servito. Ad evitare animali pericolosi e a riconoscere ciò che era commestibile da ciò che non lo era. Se vi interessa leggere una storia "sui generis" della tassonomia, con una vasta aneddotica ed una visione molto personale della disciplina vi consiglio di buttarvi su Naming Nature di Carol Kaesuk Yoon. A riuscirci, nei prossimi giorni scrivo una recensione più seria del volume. Merita. Nel frattempo aspettano di vedere la luce dei post su delle nuove specie che ho finora trascurato, un nuovo post sui nidi dei ciclidi ed uno sui discus. Sì, avete letto bene, Discus. Qualcuno in fondo dice che aspetta ancora il post promesso sui pesci dei fontanili. Ogni limite ha la sua pazienza. Ecco, utilizzatela tutta.



martedì 31 agosto 2010

Acqua in bocca



Attenzione, questa è una divagazione bella e buona; non vi sono ciclidi; non vi sono tassonomia o ipotesi filogenetiche (meno male dirà qualcuno), non vi sono rane, fontanili, anfibi o strani crostacei capovolti. Quindi, astenersi perditempo.

Sono in vacanza ancora per qualche ora e sono in cerca di quello svago che solo la lettura può dare. Nell'ultimo periodo mi sono sorpreso ad evitare i saggi scientifici - starò invecchiando? - e sono capitato su un volumetto (108 pagine) con in copertina un pesce rosso. Acqua in bocca recita il titolo e gli autori sono Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli. La trama è semplice: qualche morto, due commissari (Salvo Montalbano e Grazia Negro), due pesci rossi, un pesce combattente, una donna cattiva, molto cattiva, dei pesci farfalla, qualche acquario, dell'ottima cucina. Il fatto che la trama nasca dal rapporto epistolare tra i due autori che si rimpallano la vicenda è un piacevole contorno, ma al lettore non cambia di una virgola la lettura. Cosa potrei volere di più per una serata senza pretese a parte qualche decina di pagine in più?

Perché un acquariofilo dovrebbe leggere questo libro. Dove lo trovate un giallo o noir, che dir si voglia, in cui l'assassino lascia sulla scena del delitto un pesce combattente, meglio se nella gola della vittima?

Perché un acquariofilo non dovrebbe leggere questo libro. Perché è corto? Perché si ha la sensazione che sia solo uno scherzo tra scrittori? Perché dei gialli non ve ne frega niente? Perché, un acquariofilo legge?

Perché l'ho messo nel blog? Avete per caso saltato la prima parte del post? Tornate sopra e non distraetevi. Se tuttavia insistete nel cercare la verità, sappiate che sono un ragazzo semplice, che si accontenta di poco e che bastano qualche pesce e qualche vasca per commuovermi. Ma qui c'è di più; nella nota dell'editore si paragona il modo di procedere degli autori con quello di una partita a scacchi, ma non non di una partita qualunque dove due schiappe si sfidano a chi cappella di più pensando di avere trovate mosse artistiche, ma con quello della Botvinnik - Fisher giocata alle Olimpiadi di Varna del 1962. Una partita che ha visto versare tonnellate di inchiostro e di pixel di analisi e decine di giocatori di classe mondiale accapigliarsi per decretare come un arrogante diciannovenne americano avrebbe potuto vincere contro l'incarnazione della scuola scacchistica russa se non si fosse lasciato vincere dal nervosismo. Chapeau.



sabato 31 luglio 2010

Mexico!


Se non avete possibilità di viaggiare (non tutti possiedono l'intraprendenza di Enrico!), ma morite dalla voglia di osservare i ciclidi in natura, non rimane che acquistare un buon DVD. Sul mercato non c'è molto e quasi tutto è prodotto da appassionati. Oggi vorrei consigliare Mexico di Willem Heijns di recente uscita. Heijns, qui trovate un'intervista che dà un'idea del personaggio, non è nuovo a imprese del genere dato che in passato ha pubblicato un DVD sui ciclidi dei laghi di cratere del Nicaragua. Per capire di che qualità siano i filmati di questo ultimo lavoro ne ho riportati alcuni tratti dal suo canale che trovate in youtube (ecco qua il link).








Nel DVD sono presenti filmati per un totale di cinquanta minuti che mostrano molte specie di ciclidi messicani nei loro ambienti naturali, soprattutto durante il periodo riproduttivo. Vi trovate per esempio il noto comportamento di stirring (un genitore si intrufola nella sabbia per alzare il detrito di cui si potranno cibare i piccoli). Seguendo il menu vi è la possibilità di scegliere che località volete visualizzare in modo fornire uno spunto se desiderate ricreare in acquario un particolare biotopo (ammesso che il concetto di biotopo vi sia caro, dato che non per tutti è così). Tra le località più famose presenti nel DVD cito: Tamasopo, Cuatro Ciénegas, Media Luna, Cenote Azul... Non cercate informazioni su specie, parametri chimico-fisici o altro. Non ve ne sono, ma per noi ciclidofili è già molto quanto c'è.

venerdì 30 luglio 2010

La battaglia delle farfalle


Recentemente sono stato scelto per recensire un volume che parla di farfalle e quindi mi è naturale proporre anche in questa sede la mia recensione. Per chi volesse candidarsi come recensore segnalo La Mucca di Schrödinger, un luogo di ritrovo e scambio virtuale per chi legge libri di scienza, fondato da Edizioni Ambiente, Sironi Editore e Zanichelli Editore dove si regalano libri di divulgazione scientifica a chi ha voglia di tornare a parlarne. Dimenticavo, lo trovate in facebook.

Nell’anno della biodiversità mi sarei aspettato un profluvio di libri riguardanti specie a rischio di estinzione, habitat in pericolo, personaggi che hanno lottato o lottano per l’ambiente e che sono in grado catalizzare l’attenzione sul degrado del nostro pianeta, ma fino ad ora le mie attese sono state deluse. Tra le poche presentate al pubblico possiamo però fortunatamente annoverare alcune pubblicazioni di grande qualità; tra queste La battaglia delle farfalle di Peter Laufer.
Al primo impatto questo libro sembra incentrato sulla minaccia che certa parte del collezionismo di lepidotteri rappresenta. In realtà il collezionismo è solo uno dei molteplici aspetti che l’autore affronta nel delineare il mondo di questi invertebrati. Credo di poter ravvisare tre diversi livelli di lettura. Prima di tutto vi sono le farfalle viste come organismi viventi e Laufer intervista studiosi, appassionati e protezionisti mettendone a fuoco la biologia e la biodiversità. Ogni pagina riserva qualche sorpresa. Questi insetti per esempio, pur essendo da sempre collegati a sensazioni di bellezza, libertà, spensieratezza, speranza che sembrano metterli al riparo delle difficoltà della vita, devono fronteggiare gli usuali problemi dell’esistenza alla pari di ogni altra creatura: mangiare, non essere mangiati, riprodursi. Le soluzioni sono a volte imprevedibili. È il caso degli stupri che i maschi di alcune specie compiono ai danni delle femmine allo stadio di pupa e che Laufer presenta nelle prime pagine spacciandoli per vita ordinaria di una farfalla. A noi uomini la vicenda appare raccapricciante, ma si tratta di un espediente necessario per assicurare alle femmine i maschi “migliori”. Infatti, attraverso l’emissione di potenti feromoni, sono le femmine stesse a chiamare i maschi che lotteranno tra loro per arrogarsi il diritto all’accoppiamento.
Vi sono poi le farfalle in quanto oggetto. Laufer svela un commercio internazionale di farfalle che finiscono nelle collezioni di migliaia di appassionati, alcuni dei quali disposti a sborsare cifre esorbitanti per le specie più pregiate. Viene ritratto anche un mercato nero dove si muovono individui di pochi scrupoli disposti a tutto pur di poter catturare e vendere una specie protetta e che sono braccati dai tutori della legge che altrettanto tenacemente si sforzano di incastrarli. In questo panorama, a tratti desolante, Laufer visita gli allevamenti di farfalle che producono legalmente individui destinati alle collezioni o ad essere liberati in cerimonie quali matrimoni, funerali e compleanni. La ciliegina sulla torta è costituita dalle farfalle, in verità sono i bruchi ad essere consumati generalmente, utilizzate come alimento umano: un aspetto che un occidentale fatica davvero a digerire.
Per finire Laufer si muove con agio anche nel campo dell’arte e della conservazione dell’ambiente (qui le farfalle sono viste come simbolo). Laufer passa in rassegna la produzione di artisti pressoché sconosciuti e di quelli più noti come Damien Hirst che ha visto battere all’asta per la modica somma di quattro milioni di dollari opere prodotte utilizzando farfalle come materiale. Il simbolo per eccellenza di ambienti a rischio di alterazione e distruzione è, invece, la farfalla monarca che compie traversate enormi per andare a riprodursi nelle foreste di abete sacro del Messico. Su queste foreste, minacciate dalla contrabbando del legname attuato da organizzazioni criminali e da agricoltori alla ricerca di una integrazione di reddito, si focalizzano gli sforzi delle organizzazioni internazionali che cercano di insegnare alle popolazioni locali il valore economico ed ambientale del territorio in cui vivono. Le farfalle monarca potranno sopravvivere a riduzione, frammentazione o scomparsa delle foreste di abete sacro?
Ho trovato il libro piacevole, istruttivo e appassionante al punto che ora, quando incontro una farfalla, mi chiedo cosa sia, dove vada, perché sia lì. Scienza e conservazione vengono trattate andando oltre gli aspetti tecnici e coinvolgendo i principali attori dei diversi campi. Leggeremo altri libri del genere? Lo spero. In questa occasione si è parlato di farfalle, ma di soggetti adatti (tartarughe, orchidee, coralli, felini…) ve ne sono molti altri e perché si inizi a comprendere cosa è la biodiversità abbiamo bisogno di ascoltare altre storie.


La battaglia delle farfalle
Reportage sulla creatura più fragile del pianeta
Peter Laufer
Pagine: 272
€ 19,00


martedì 19 gennaio 2010

The Amazon below water. Emozioni subacquee

Crenicichla marmorata
Fotografia di Oliver Lucanus, tutti i diritti riservati

Formato imponente (60 x 30 cm, 300 fotografie, 350 pagine), immagini mozzafiato. Il libro di Oliver Lucanus dedicato all'Amazzonia colpisce l'osservatore fin dal primo sguardo e sfogliarlo equivale ad immergersi nelle acque di quest'immenso territorio. Tra le pagine ci imbattiamo in immensi banchi di Caracidi, coppie di Crenicichla intente alle cure parentali, razze, pesci palla, zattere rigonfie di vegetazione, imponenti gruppi di discus.
Questo tuttavia non è un libro per acquariofili, a meno che non siate acquariofili profondamente interessati alla storia naturale. Vi troverete infatti molti pesci, e soprattutto i pesci che hanno segnato o segnano tuttora l'hobby, come scalari, discus, ramirezi, Hyphessobrycon, Hemigrammus, Corydoras, ma non ci sono accenni all'acquariofilia se non quando si parla di sviluppo sostenibile. Quello che interessa all'autore è parlare a persone che sanno emozionarsi di fronte ad un Mesonauta che si confonde con la vegetazione superficiale, ad una Crenicichla che cura i piccoli quando hanno raggiunto i 15 cm di lunghezza o che rimirano le code dei ciclidi sfrondate dai morsi dei piranha nello stesso modo in cui guarderebbero le rughe che solcano il volto di un anziano.
Oliver Lucanus è uno spettatore privilegiato perché da anni percorre il Rio delle Amazzoni ed i suoi affluenti raccogliendo pesci e fotografandoli (le 300 immagini del libro sono state scelte tra un ventaglio di 20.000 immagini), ma non ha sentito il bisogno di raccontare quanto ha imparato dell'ecologia dei pesci e degli altri abitanti di queste terre perché è tutto lì, nelle sue fotografie, basta saper guardare. Quest'opera racconta infatti di un viaggio ed un viaggio non ha bisogno di un commentatore perché è un'esperienza personale. A me questo libro ha ricordato una frase di Charles Darwin posta nelle prime pagine di "Viaggio di un naturalista intorno al mondo". A voi ora il dilemma. Che tipo di acquariofilo siete?


Bahia o San Salvatore. Brasile, 29 febbraio. - Il giorno che è trascorso è stato deliziosissimo.
Tuttavia, il vocabolo delizia è ancor troppo debole per esprimere ciò che sente un naturalista
che per la prima volta va in giro in una foresta del Brasile. L’eleganza delle erbe, la novità delle
piante parassite, la bellezza dei fiori, il verde brillante del fogliame, ma sopratutto il lussureggiare di tutta la vegetazione, mi colmavano di maraviglia. Un misto stranissimo di suoni e di silenzio domina nelle parti ombrose della foresta. Il ronzìo degli insetti è tanto forte, che si può udire anche da una nave ancorata a qualche centinaio di metri dalla spiaggia; tuttavia nel centro della foresta sembra regnare un silenzio perfetto. Ad una persona amante della storia naturale, una giornata come quella da me goduta procura un piacere più profondo di quello che egli possa mai sperare in avvenire.

Viaggio di un Naturalista intorno al mondo
Charles Darwin


Astyanax cf. bimaculatus
Fotografia di Oliver Lucanus, tutti i diritti riservati


The Amazon Below Water
Oliver Lucanus
Panta Rhei
350 pagine, 300 fotografie
Disopnibile in tedesco e in inglese
Euro 72
(Per ulteriori informazioni cliccate sull'immagine sottostante).



giovedì 7 gennaio 2010

L'edizione italiana


L'avevo recensito in questo post. Ora, a sette anni di distanza, è finalmente disponibile l'edizione italiana. Se volete ripassare la biologia evoluzionistica in modo divertente è il libro giusto. Questo è il libro adatto anche a chi di biologia non ne sa nulla!

Olivia Judson
Consigli sessuali per animali in crisi
Sironi Editore
288 p, € 19,00

domenica 27 dicembre 2009

Intermezzo

Un gruppo di femmine di spinarello (Gasterosteus aculeatus) in un fontanile.
Fotografia di Marco Fava.

Pochi pesci hanno contribuito alla comprensione dell'evoluzione per selezione naturale e del processo di speciazione come lo spinarello (Gasterosteus aculeatus) che ha impegnato generazioni intere di scienziati di cui Niko Timbergen, premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 1973 con Karl von Frisch e Konrad Lorenz, è forse il più illustre esempio. Probabilmente tutto ciò è dovuto al fatto che lo spinarello è un telesteo inusuale. Ha un areale molto ampio che lo vede colonizzare sia l'emisfero boreale che l'australe. Vive sia in acqua dolce che in mare, adattandosi ad ampi intervalli di salinità e temperatura che lo spingono a manifestare notevoli variazioni morfologiche. Le reazioni degli studiosi a tanta diversità sono state altrettanto ampie e diversificate ed in passato si è arrivati ad avere oltre 50 specie differenti che ora sono state riunite in 4 taxa validi.
Se leggerete l'ultimo corposo numero di Journal of Fish Biology (Novembre 2009) potrete cogliere i due grandi filoni di ricerca che interessano questo pesce. Il primo riguarda il comportamento dello spinarello, in particolare del maschio durante la fase riproduttiva che anch'io ho potuto osservare questa primavera in natura. L'altro filone riguarda invece le variazioni morfologiche, fisiologiche e comportamentali della specie.
Buona lettura, nel caso spinarello troverete tutti i grandi temi dell'evoluzionismo, passato, attuale e futuro.

Maschio in livrea riproduttiva di spinarello (Gasterosteus aculeatus).
Fotografia di Marco Fava.

PS: le immagini che accompagnano questo post sono un piccolo saggio dell'apparato iconografico del libro che sto scrivendo sui fontanili e che dovrebbe vedere la luce nel 2010.

martedì 10 novembre 2009

L'an Cichlidé


Mai un numero di L'an Cichlidé ha rispecchiato così tanto la mia personale realtà ciclidofila del momento. L'an Cichlidé è una pubblicazione edita dall'AFC (Associazione Francese Ciclidi) annualmente arrivata alla nona uscita che da quando Cichlids Yearbook ha cessato di essere pubblicato è rimasta l'unica del genere a persistere: ogni anno si presenta la moda ciclidofila del momento. Da pubblicazione amatoriale qual è, L'an Cichlidé ha mostrato negli anni alcune pecche, molto rare in realtà, come la scarsa qualità delle immagini o alcune ingenuità grafiche nell'impaginazione, piccoli difetti che tuttavia non intaccano assolutamente il valore della serie. Il numero di quest'anno è di livello particolarmente elevato, forse il migliore mai realizzato. Al seguente link trovate l'indice di questo numero, ma vorrei segnalare alcuni articoli.
Prima di tutto l'articolo iniziale a firma di Wolfgang Staeck sul genere Heros, dove sono presentate tutte le specie. Un articolo di Fabien Naneix (avevo presentato le sue fotografie in questo post) presenta Biotoecus aff. opercularis (un sud americano che per le parvenze "tanganichesche" mi è sempre piaciuto). Un altro articolo su Uaru fernandezyepezi parla dell'allevamento e della riproduzione di questa specie che ho recentemente fotografato e presentato qualche post fa. Recentemente ho rivisto gli esemplari a Le Onde e devo dire che mi sembrano in buona forma. Mi sono ripromesso di fotografarli perché non avevo mai osservati individui che non fossero spaventati o appena arrivati. Un articolo di Uwe Werner presenta Nanochromis transvestitus. Ricordo molto bene quando anni fa andammo a visitare Werner e osservai nella sua fish room una vasca di questa specie con una coppia intenta nei giochi amorosi . Ricordo molto bene come Werner la stesse fotografando. Magari le fotografie dell'articolo sono quelle che ha scattato quella mattina. Mi piace pensare che sia così. A firma di Anton Lamboj invece è l'articolo su Enigmatochromis lucanusi, ne avevo parlato anch'io in questo post. Gli articoli che mi hanno interessato di più sono quelli su Xenotilapia sima (di Thomas Andersen) e su Copadichromis sp. "Firecrest mloto". All'interno del primo articolo mi ha colpito molto la fotografia di X. longispinis e dato che Thomas Andersen mi propone da tempo qualche scambio di pesci è possibile che alla fine ceda per avere un altro pesce quasi grigio.
Ciò che rende peculiare L'an Cichlidé, e in parte simile a questo blog, è l'articolo finale a firma di Martin Geerts che ogni anno presenta un aspetto scientifico della ciclidofilia. Conosco bene gli articoli di Geerts perché per anni ho ricevuto il bollettino dell'Associazione ciclidofila olandese dove tiene una rubrica sullo stesso tema. La mia conoscenza dell'olandese è scarsa, ma ogni volta tentavo di tradurre la rubrica perché il tema mi pareva ben sviluppato. Quest'anno si parla di ciclidi e cromosomi. Geerts evidenzia alcune tendenze evolutive che sono state evidenziate nei ciclidi come la riduzione del numero di cromosomi in alcuni ciclidi neotropicali (Geophagini e Cichlasomatini) o viceversa l'aumento del loro numero nei discus. La conclusione a cui Geerts arriva è che lo studio dei cromosomi dei ciclidi non sembra avere grande utilità tassonomica. Concordo, la tassonomia vive soprattutto di altro. Sappiate comunque che lo stato primitivo del numero cromosomico dei ciclidi è 2n=48. Amen.

lunedì 26 ottobre 2009

domenica 25 ottobre 2009

Nuovo libro all'orizzonte. The Amazon: Below Water

Nel panorama editoriale mondiale dell'acquariofilia i libri sui ciclidi non ne hanno mai rappresentato una percentuale apprezzabile, ma negli ultimi anni le nuove uscite si sono decisamente rarefatte. Segnalo perciò un libro che dovrebbe vedere la luce a breve. Siamo nel campo dei coffee table book (ultimamente sembra quasi essere l'unico formato disponibile o appetibile; fate voi le considerazioni del caso), ma l'anteprima fa venire l'acquolina in bocca.
L'uscita è prevista tra quattro settimane.

lunedì 12 ottobre 2009

Fish Behavior. In acquario e in natura.



Sono seduto di fronte al mio acquario. Nulla di speciale o di particolare. Qualche Pecilide, qualche Goodeide, alcune radici. La corrente è abbastanza forte, ma i pesci nuotano tranquillamente. Sono impegnati, quasi come in natura, a cercare del cibo. Frugano sulla superficie dei legni, tra le foglie in lenta decomposizione sul fondo, tra le alghe sui vetri laterali. Fanno capolino da dietro una radice e poi scompaiono nuovamente. Una volta ogni tanto qualche individuo si esibisce in una parata di minaccia e poi insegue il rivale o viene inseguito. I maschi cercano le femmine, mentre i giovani non pensano ancora alla propria sessualità. È una visione riposante, perfino ipnotica nella sua semplicità. È il mondo dei pesci che si schiude davanti ai nostri occhi, un mondo che solo chi è acquariofilo riesce a comprendere e capire anche in dettagli che possono sembrare minimi. Quella sfumatura sul corpo, quella minima barratura, quella macchia sulla pinna che si allarga o si restringe a seconda dell’umore.
Questo libro è per tutti coloro che vogliono indagare il comportamento dei pesci ed in particolar modo di quelli che vivono nei nostri acquari. Vi troveremo perciò tanti vecchi amici. Xiphophorus helleri, Cryptoheros nigrofasciatum, Astronotus ocellatus, Crenicichla, Poecilia reticulata, Trichopsis, Danio rerio, ma anche lo spinarello, il pesce gatto, la sanguinerola, il persico sole. Il campo di studio l’acquario, alcune volte anche l’ambiente naturale.
I contenuti sono suddivisi in tre sezioni. La prima si occupa delle abilità sensoriali che nei pesci si presentano abbastanza diversificate: olfatto, udito, linea laterale e ricezione dei campi magnetici ed elettrici. Nella seconda parte si affrontano le abilità cognitive: l’apprendimento, l’orologio biologico (perché un pesce fa quello che fa al momento giusto?), il riconoscimento individuale, la “calibratura” dei predatori e degli avversari (fino a che punto spingersi con un predatore o con un rivale?). La terza ed ultima sezione prende in considerazione le situazioni che impongono delle scelte ai pesci. Questo perché anche la vita di un pesce, non diversamente da quella dell’uomo, esige valutazioni e decisioni (inconsce, ma non per questo meno interessanti) dalle quali spesso dipende il destino dell’individuo o della sua stirpe. La scelta del compagno o compagna per esempio, un impegno quasi universale (i pesci che vivono solitari, come pure quelli che si riproducono in massa, non si possono permettere il lusso di andare per il sottile: chi c’è, c’è!). Sta tutta qua l’arte del compromesso: tra riprodursi, mangiare e non essere mangiati. Un libro interessante e ricco di spunti. Veramente apprezzabili gli approfondimenti riguardanti curiosità, informazioni, particolarità trascurate o appena tratteggiate nel testo principale.
Dedicato a chi si pone domande di fronte al proprio vetro preferito.


PS: già altri ne hanno scritto la recensione (ecco quella del mio amico Percomorfo), ma è uno dei miei libri preferiti e non ho resistito.

giovedì 13 agosto 2009

L'alga "assassina"

Il recente (s)parlare di alga assassina sui media mi ha spinto a rispolverare un libro che lessi qualche anno fa. Vi propongo perciò una breve recensione.



Sono là fuori, stanno avanzando. Sono ostili. Nulla li ferma, sono invincibili. Non si tratta di una finzione di Orson Welles, gli invasori esistono. Sono le specie aliene ed invasive, organismi che per scherzo del destino o per deliberata azione sono stati immessi in un territorio che non li vedeva presenti. Una volta insediatisi gli alieni sono in grado di riprodursi in modo incontrollato; non esistono, infatti, competitori efficienti o predatori specializzati in grado di contrastarli. È il caso di Caulerpa taxifolia, un'alga verde tropicale recentemente comparsa nel Mar Mediterraneo. A detta dell'autore, il noto ficologo (si chiamano così gli studiosi di alghe) Prof. Alexandre Meisnez, i primi esemplari di quest'alga sono stati gettati in mare dalle finestre del Museo Oceanografico di Monaco durante la manutenzione delle vasche. In acquari ben funzionanti alghe di questo genere tendono ad occupare tutto lo spazio disponibile e periodicamente devono essere sfoltite per non mettere a rischio l'equilibrio dell'ecosistema artificiale. Il fatto di essere tropicali tuttavia dovrebbe impedirne la sopravvivenza in un mare temperato. Oppure il cosiddetto mare temperato, tanto temperato non lo è più?
Alga invasiva e pure "assassina"! Numerosi rappresentanti del genere Caulerpa, infatti, producono tossine, anche mortali. Non deve stupire la presenza di composti tossici, si tratta di una delle innumerevoli strategie difensive messe in atto da alghe e vegetali in genere. È raro tuttavia che l'uccisione sia diretta perché gli animali imparano in fretta ad evitarla, un po' come le mucche che in un prato sanno cosa mangiare e cosa no. Quindi che male c'è in una "nuova" specie che colonizza il Mediterraneo? Nessuno, se non fosse che soffoca le foreste della fanerogama simbolo del Mare Nostrum, la Posidonia, uno degli ultimi ambienti più biodiversi del Mediterraneo. Nessuno, se non fosse che ricopre pareti dove vivono una fauna ed una flora marina ampie e diversificate. Nessuno, se non fosse che la maggior parte degli animali la evitano. Queste sono le denunce del Professor Meisnez che per primo ha sollevato la controversa questione Caulerpa. Lanciato il sasso nasce la disputa che procede secondo uno schema collaudato (avete presente il meccanismo messo in atto dalle case produttrici di tabacco quando si iniziò a parlare del rapporto sigarette-tumore al polmone?). L'alga c'è, ma non c'è. La sua avanzata, infatti, non è stata notata subito. Se c'è significa che è originaria del Mediterraneo. Qualcuno, infatti, ha affermato che l'alga misteriosa era una specie risvegliatasi da una sorta di lungo letargo. Anche se è tropicale che influsso negativo volete che abbia? Oltre alle varie incertezze scientifiche aggiungete la proverbiale lentezza burocratica della macchina statale, un aspetto che non sembra essere solo italiano, e si ottiene che quando si grida "Al lupo" la reazione non arriva.
Il "Caulerpa affair" ha vari piani di lettura. Un'alga tropicale, un'autorevole istituzione scientifica, il rimpallo delle responsabilità et voilà, il gioco è fatto. Televisioni, giornali, riviste avranno di che rimestare dando spesso la parola a certi esperti del settore che cavalcheranno l'onda per divulgare i risultati delle proprie ricerche (convinzioni o preconcetti in alcuni casi?) senza lasciare possibilità di replica agli oppositori. Le tivù, la radio e, perché no, internet raggiungono un numero enorme di persone, inimmaginabile anche per le più autorevoli riviste scientifiche. Non importa che le fonti non siano controllate, un controllo serio richiede tempo e competenza che ben pochi si possono permettere.
Manca la ciliegina sulla torta, l'aspetto che più turba l'acquariofilo che è in me. Gli studi genetici hanno identificato l'origine della Caulerpa invasiva: è lo stesso ceppo presente negli acquari domestici di tutto il mondo. È quasi come essere complici, anche se involontari, di un assassinio.
Rivisto a qualche anno di distanza dalla pubblicazione, l'edizione francese è del 1997, mentre quella italiana è del 2001, il volume mi ispira uno strano sentimento di tenerezza che stride con lo sdegno che mi procurò al tempo; allora mai avrei immaginato che i pesci pappagallo avrebbero scambiato l'arcipelago Toscano per un mare tropicale oppure che i barracuda sarebbero diventati protagonisti dello spinning contemporaneo in Mediterraneo. L'alga assassina è la punta mediatica di una trasformazione globale che procede inesorabile nell'omogeneizzazione ambientale. Già sulla terraferma a volte non sai se si trovi a Singapore, Milano, Londra, Washington. Il paesaggio è lo stesso dapperttutto: un po' di robinia, ailanto, qualche betulla. Ora anche l'ambiente sommerso per quanto possibile si sta adeguando: i tropici a casa tua o casa tua come i tropici. Che differenza c'è?


Alexandre Meinesz. L'alga assassina. Caulerpa taxifolia: un attentato alla biodiversità del Mediterraneo. Bollati Boringhieri, p. 285, € 24.79.

sabato 18 luglio 2009

La Dr.ssa Tatiana risponde

Il precedente post (Io, il più bello) è stato ispirato da questo libro.


Si tratta di una raccolta di lettere che la Dr.ssa Tatiana riceve da un'ampia serie di animali, decisamente antropomorfi, alle prese con il sesso. I problemi sono i più disparati. L'insetto stecco femmina si lamenta delle perfomance amorose del compagno: 10 settimane di amplesso le paiono sufficienti, ma il suo ragazzo non è d'accordo. Tra i mammiferi invece è il leone che si lamenta delle ninfomania della compagna (un'ora e mezzo di accoppiamento per 4-5 volte ogni giorno ed ogni notte metterebbero in crisi qualunque amante). Una vespa del fico è terrorizzata dall'iperaggressività dei maschi che invece di corteggiare le femmine si mordono a morte. Uno spinarello maschio è sgomento per il furto delle uova avvenuto nel nido. L'iguana marina è stupefatta dal comportamento onanistico dei giovani. Un acaro invece si chiede se le sue disavventure sono un castigo per il proprio comportamento depravato: accoppiarsi ogni giorno nel corpo della madre con le sorelle fino al momento della morte della genitrice. L'ape regina è preoccupata del fatto che tutti i suoi amanti le lasciano infissi i genitali e muoiono. Sollevati di essere umani? In effetti il sesso delle altre specie può spaventare se giudicato con occhi umani. La Dr.ssa Tatiana risponde ad ogni lettera mettendo in luce il perché evolutivo di un certo comportamento. Il ratto delle uova dello spinarello è dovuto ad altri maschi che vogliono rendersi più appetibili agli occhi delle femmine: un maschio con tante uova è un maschio che ha convinto e si è accoppiato con tante femmine e che quindi "vale". Inutile dire che per aumentare il proprio valore tutto è permesso, cosa volete che sia il furto. L'insetto stecco maschio non è un amante focoso e perdutamente innamorato, bensì un futuro padre preoccupato della paternità dei figli al punto di impedire alla femmina di allontanarsi da lui. Quale modo migliore di un accoppiamento perpetuo? Le iguane marine invece si masturbano per poter arrivare preparati nel momento clou di un accoppiamento (di un'altra coppia ovviamente) per intromettersi e cercare un contatto con la femmina. Le iguane marine femmine, infatti, preferiscono i maschi vecchi, perché sono grandi, e non i giovincelli.
Mi fermo qui. Le lettere citate nel libro sono tante, troppe. Dr. Tatiana's sex advice to all creation è accattivante ed al tempo stesso scientificamente rigoroso (le 38 pagine di bibliografia lo testimoniano) e rappresenta un riuscito esempio di divulgazione scientifica moderna che unisce commedia e scienze naturali. Probabilmente questo libro può insegnare più di tanti testi di biologia grazie alla fresca originalità che dimostra ed alla potente scrittura che lo sorregge.
Per chi volesse maggiori informazioni cliccate qui dove troverete anche la notizia che esiste un adattamento televisivo. Ora cerco su youtube qualche episodio per vedere se è all'altezza del libro (lo so, viste le ultime riduzioni cinematografiche di libri famosi rischio una solenne delusione, ma ci provo sempre).

martedì 14 luglio 2009

The Superorganism: beauty, Elegance and Strangeness of Insect Societies


Un libro di 350 pagine sulle formiche? Cosa c'è da dire sulle formiche? Questa è l'usuale reazione quando parlo di formiche ai miei studenti. Incredulità, stupore, imbarazzo (forse il prof. sta diventando matto, segnali ce ne sono da tempo) si dipingono sul volto dei giovani che volenti o nolenti stanno ad ascoltarmi. Ben presto la sorpresa lascia spazio all'interesse. Le categorie di riferimento della vita sociale di questi insetti sono ben diverse dalle nostre, ma in fondo l'uomo vive di storie e sentir parlare di società gigantesche dove il lavoro è coordinato come in una multinazionale, dove la sessualità della maggior parte dei membri è repressa, dove l'agricoltura è stata scoperta molto prima dell'origine dell'uomo, attira anche le menti più restie ad entrare in contatto con esseri viventi diversi da loro. Da quando le formiche sono entrate di diritto tra i miei argomenti oggetto di lezione il riferimento principale è sempre stato il libro "Formiche" di Bert Hölldobler e Edward O. Wilson che risale al 1994 (1997 nell'edizione italiana). Si tratta del riassunto della monografia del 1990 con cui gli autori vinsero il premio Pulitzer. Ad oltre 18 anni di distanza i due hanno edito un nuovo volume, "The Superorganism", un'opera monumentale per formato (522 pagine, 202 x 254 mm di pagina), per immagini e illustrazioni (110 a colori e 100 in bianco e nero, anche se a dire il vero molte delle fotografie sono già presenti in Formiche) e per comprensibilità. Stavolta non sono le formiche a monopolizzare la scena, ma i superorganismi, le società di insetti che possiedono un'organizzazione analoga ai singoli organismi. Una colonia di formiche o di api, per esempio, è suddivisa in regine ed operaie che sono l'equivalente dei genitali, le prime, e di tutti gli altri tessuti corporei, le seconde. Lo scambio di alimenti tra i vari membri di una colonia imita il sistema circolatorio mentre il sistema immunitario è costituito dalla casta dei soldati e i paragoni potrebbero continuare a lungo.
Il saggio parte dall'origine dei superorganismi. In seguito si scopre che l'organizzazione di un superorganismo si fonda su semplici comandi (regole, algoritmi? Chiamateli come volete) che guidano le azioni delle singole unità di una colonia nella vita quotidiana, che i superorganismi sono di vari tipi ed organizzazioni, che i più complessi sono quelli delle formiche tagliafoglie, che esistono conflitti continui tra le operaie...
Libro riuscito quindi? Qualche ombra c'è. A differenza del precedente volume, questo è di lettura più difficoltosa, soprattutto nelle prime 150 pagine. Questo è un libro specialistico, mentre Formiche era divulgativo, ma la mia difficoltà non sta tutta qui. Illuminante è stata la confessione di Wilson e Hölldobler a riguardo del disaccordo (se avete possibilità di leggere Science cliccate qua per collegarvi all'intervista-confessione dei due) che si è prodotto tra i due . I due dissentono tra loro per quanto riguarda l'origine della eusocialità. Wilson pensa che siano le condizioni ambientali a portare alcuni insetti alla cura dei giovani facendo così scattare uno dei requisiti per lo sviluppo della socialità (la presenza di più generazioni in un unico complesso). Hölldobler invece crede che responsabile dell'origine di un superorganismo sia la selezione di parentela. La selezione di parentela è una particolare forma di selezione naturale che si sviluppa tra individui imparentati che favorisce comportamenti dannosi per il singolo se portano beneficio agli altri membri del gruppo. Nel testo non si coglie apertamente questo disaccordo, ma a posteriori credo che il tentativo di far combaciare in qualche modo le due posizioni abbia contribuito ad appesantire la prima parte.
Interessanti, ma controversi sono i capitoli 7 (The Rise of the Ants) e 8 (Ponerine Ants: The Great Radiation) riguardanti l'evoluzione delle formiche entrambi redatti da Wilson. Controversi perché? Wilson sembra aver tralasciato gli sviluppi degli ultimi vent'anni al punto che alcuni mirmecologi lo hanno duramente criticato. Per esempio l'autore insiste nel considerare monofiletici alcuni gruppi di formiche poneromorfe, ma ormai sembra essere l'unico a insistere in questa ipotesi. Attenzione quindi a questi capitoli, andrebbero letti solo accompagnati da testi più recenti (eccone alcuni: Astruc et al 2004, Moreau et al 2006, Brady et al 2006, Ouellete et al 2006, Rabeling et al 2008).
Volete sapere se The Superorganism diventerà il mio prossimo testo di riferimento? Sicuramente! È ben scritto e tratta argomenti che il precedente non trattava. Va solo integrato, d'altronde il saggio scientifico perfetto non esiste!

THE SUPERORGANISM
The Beauty, Elegance, and Strangeness of Insect Societies By Bert Hölldobler and Edward O. Wilson Illustrated. 522 pp. W. W. Norton & Company. $55