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mercoledì 5 agosto 2015

Nuove specie: la Crenicichla di Wallace (Crenicichla monicae)



La Helen bruciava: 235 tonnellate di brigantino ricolmo di gomma, cacao, resina di copaiba se ne andavano in fumo nell'Oceano Atlantico. Era il 6 agosto 1852 e Alfred Russel Wallace, il padre della teoria dell'evoluzione per selezione naturale insieme a Charles Darwin e unico passeggero della nave, guardava sconsolato bruciare e sprofondare nelle acque il lavoro di tre anni in Amazzonia. Abbandonava diari, disegni, taccuini e scatole destinate ai musei e ai collezionisti europei che accoglievano gli esemplari raccolti sfidando malaria, febbre gialla e difficoltà che lo avevano portato quasi alla morte. Nella scialuppa portava solo alcuni disegni e qualche taccuino.
Tra gli animali raccolti c'erano pesci naturalmente e ovviamente ciclidi. A testimoniarlo rimangono i magnifici disegni che Wallace stesso ha in seguito donato al Museo di Storia Naturale di Londra. Dopo oltre 160 anni uno dei ciclidi raccolti da Wallace (sono riuscito a recuperare nell'internet il disegno), e andato perso nell'incendio della Helen, ha ricevuto un nome scientifico: Crenicichla monicae (appartiene secondo gli autori al gruppo lugubris). La specie è diffusa nel ramo inferiore del Rio Uapes e del Rio Içana (affluenti del Rio Negro superiore) ed è nota in acquariofilia come Crenicichla sp. "Uapes". Vive in simpatria con C. johanna e C. lenticulata.
Non ho ancora ricevuto l'articolo scientifico e non ho perciò ulteriori notizie da aggiungere se non quanto si può dedurre dall'abstract. In verità una curiosità mi è rimasta. Ma Crenicichla wallacii perché ha ricevuto questo nome? La descrizione di C. wallacii si deve a Tate Regan (1905) che attribui il suo nome specifico perché conosceva il disegno di apertura del post, sapeva che il materiale zoologico raccolto da Wallace proveniente dal Rio Negro era andato perso e pensava che Wallace avesse raccolto questa piccola Crenicichla. Il confronto tuttavia dimostra che disegno e esemplari non concordano. A volte le convinzioni personali sono più forti del dato di fatto?


Probabile esemplare di C. wallacii che fotografai nel 2010. Ne ho parlato in questo post. Comparatelo con il disegno di Wallace. Quali sono le somiglianze?

Kullander S. O., Varella H. R. 2015. Wallace’s Pike Cichlid Gets a Name after 160 Years: A New Species of Cichlid Fish (Teleostei: Cichlidae) from the Upper Rio Negro in Brazil. Copeia 103(3): 512-519.

Update: ho sbagliato, lo ammetto. Non conosco bene i disegni di Wallace. Al seguente link trovate altre Crenicichla ritratte da Wallace, Effettivamente la wallaci potrebbe essere questa. Temo che devo comprare il libro che ristampa i pesci di Wallace.


sabato 20 giugno 2015

Nuove specie: Retroculus acherontos, il traghettatore d'anime

Retroculus acherontos
Fotografia di Oliver Lucanus

Il 2015 è l'anno dei ciclidi delle "correnti", i cosiddetti reofili. A ricevere un nome scientifico stavolta è un rappresentante del genere Retroculus, un genere amazzonico tipico dei grandi fiumi ad acqua chiara (acque povere di sedimenti, limpide e trasparenti, dal colore verde oliva o verde-giallastro, con una notevole visibilità in profondità; frequentemente lungo le rive di questi fiumi vi sono estese spiagge di sabbia bianca.) o scura (acque limpide e trasparenti di colore marrone scuro data l'elevata concentrazione di acidi umici derivati dalla decomposizione di materiale vegetale). Il nome del genere si riferisce alla posizione dell'occhio che è molto posteriore rispetto alla maggior parte dei ciclidi. I pesci di questo genere sono di difficile allevamento perché richiedono acque di qualità elevata e la riproduzione in acquario si presenta tuttora difficoltosa.

Un affluente del Rio Tocantins superiore, habitat di Retroculus acherontos.
Fotografia di Oliver Lucanus.
Retroculus acherontos è la quarta specie specie descritta insieme a R. lapidifer, R. xinguensis e Retroculus septentrionalis. È diffuso nel Rio Tocantins (come R. lapidifer) in Brasile e si distingue dalle specie affini per la macchia nera che occupa buona parte dei raggi molli della pinna dorsale e per lo sviluppo di una bozza sulla testa negli esemplari di discrete dimensioni. Il nome specifico deriva dal personaggio mitologico di Acheronte, il traghettatore d'anime. Nulla di strano se si considera che la località dove è stato raccolto questo ciclide è Rio de las Almas (il fiume delle Anime). Rispetto alle altre specie del genere popola corsi d'acqua di minori dimensioni.
Il web ciclidofilo alla notizia della descrizione di una nuova specie di Retroculus si è entusiasmato in modo inconsueto. Eppure le fotografie di questo post sono di Oliver Lucanus che aveva presentato la specie, priva di nome scientifico allora, sulla rivista specializzata Cichlid News nel 2011! Ai tempi non si erano registrate simili reazioni di giubilo.

Purtroppo non sono in possesso della descrizione completa e mi devo limitare a queste scarne informazioni. Trovate il riassunto dell'articolo scientifico a questo link Landim M. I., Moreira C. R., Figueiredor C. A. 2015. Retroculus acherontos, a new species of cichlid fish (Teleostei) from the Rio Tocantins basin. Zootaxa 3973 (2): 369–380.

Ringrazio Oliver Lucanus per aver gentilmente fornito le immagini a corredo e vi invito, se frequentate il faccialibro, ad iscrivervi al gruppo Below Water che lui gestisce.

Un particolare dell'ambiente di Retroculus acherontos.
Fotografia di Oliver Lucanus.
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martedì 9 giugno 2015

Vasche!

La primavera è ormai al termine e cibo, cambi d'acqua, temperature producono ciò che devono produrre: tante uova. Chi mi segue noterà che non ho cambiato continente, ma area geografica: dal Centro America sono passato al Sud America. A smuovermi sono stati i doni di amici incontrati ai vari congressi e quindi nelle vasche sono giunti scalari, Geophagus (sp. "Tapajos orange head) e Hypselacara temporalis. Tutti molto giovani, ma promettenti. 
PS: prometto di lavorare sulla qualità delle fotografie.

La femmina di Geophagus sp. "Tapajos Orange head" mentre cura le uova.


La coppia di Geophagus sp. "Tapajos Orange head" durante la deposizione.

Un esemplare di scalare (Pterophyllum scalare) della cosiddetta varietà "altum Perù. Nonostante il nome commerciale non si tratta di Pterophyllum altum.

Un giovane Hypselacara temporalis.








mercoledì 7 gennaio 2015

Update. Le specie del 2014: America

Ho aggiornato l'articolo riguardante le specie americane descritte nel 2014. Ora è possibile scaricare l'articolo riguardante Apistogramma kullanderi.
Buona lettura.

venerdì 2 gennaio 2015

Le specie del 2014: America

Per colmare il ritardo presento un breve riassunto delle diverse specie di ciclidi descritte nell'anno appena terminato. Oggi è la volta dell'America.




Apistogramma kullanderi    Varella e Sabaj Pérez, 2014

Una delle specie di maggiori dimensioni del genere (7,5 cm di lunghezza in natura), Apistogramma sp. "gigas" in letteratura, viene dedicata al noto studioso Sven Kullander. Apistogramma kullanderi popola i corpi d'acqua isolati dalle cascate del Rio Curuá del bacino idrografico dell'Iriri-Xingu (Brasile). Gli autori ipotizzano che questo Apistogramma abbia potuto raggiungere dimensioni inusitate per il genere grazie alla ridotta competizione (si trova a vivere in ambienti poveri di ittiofauna). Si tratta di una variante dell'ipotesi che nelle isole la fauna abbia la possibilità di crescere a dismisura (oppure rimpicciolirsi). Tanto per farsi un'idea si può leggere dell'uccello elefante o uccello roc (Aepyornis maximus).
Cliccando sul titolo del paper è possibile scaricare l'articolo. Buona lettura.

Varella H. R., Sabaj Pérez M. H.. 2014. A titan among dwarfs: Apistogramma kullanderi, new species (Teleostei: Cichlidae). Ichthyological Exploration of Freshwaters, 25(3): 248-253,




Geophagus mirabilis   Deprá G. C., Kullander S. O., Pavanelli C. S., da Graça W. J., 2014

Uno tra i più bei Geophagus conosciuti (Geophagus sp. "aripuanã") riceve il nome di G. mirabilis. Proviene dal Rio Madeira (Mato grosso, bacino del Rio delle Amazzoni) e colorazione e forma lo avvicinano a Satanoperca pappaterra. Geophagus mirabilis è stato presentato per la prima volta nel 2011 nella rivista tedesca DATZ e nel numero di ottobre 2012 di Cichlid News. Lo aspettiamo in acquario. 
Se cliccate il titolo del paper sottostante avete la possibilità di scaricare l'articolo.

Deprá G. C., Kullander S. O., Pavanelli C. S., da Graça W. J. 2014. A new colorful species of Geophagus (Teleostei: Cichlidae), endemic to the rio Aripuanã in the Amazon basin of Brazil. Neotropical Ichthyology, 12(4): 737-746,


Apistogramma ortegai   Britzke Ricardo, Oliveira C., Kullander S. O., 2014

Una specie peruviana (Rio delle Amazzoni, fiume Ampiyacu nei pressi di Pebas) già nota in acquariofilia come Apistogramma sp. "Pebas" riceve il nome di Apistogramma ortegai (da non confondere con A. urteagai). La polemica nata dalla descrizione deriva dal fatto che con questa decsrizione vengono riunite due forme provenienti dalla stessa area che un cultore di Apistogramma (Ingo Koslowski) riteneva potessero essere specie a sè (Apistogramma sp. "Pebas" e Apistogramma sp. "Papagei"). Gli autori della descrizione affermano che non sussistono caratteri sufficienti a distinguerle e che le differenze rientrano nella variabilità all'interno della specie. Gli acquariofili che da anni allevano le due forme ritengono che non sia corretto farlo per via della colorazione e del comportamento.
Se cliccate sul titolo sottostante potete scaricare l'articolo scientifico.

Britzke Ricardo, Oliveira C., Kullander S. O. 2014. Apistogramma ortegai (Teleostei: Cichlidae), a new species of cichlid fish from the Ampyiacu River in the Peruvian Amazon basin. Zootaxa, 3869(4): 409-419.


Update: mi ero scordato di una nuova specie di Bujurquina.


Bujurquina pardus   Arbour J. H., Barriga Salazar R. E., López-Fernández H, 2014

La diciottesima specie del genere Bujurquina è servita. Bujurquina pardus proviene dall'Ecuador (unicamente presente nel Río Danta a 220 m di altezza) ed è riconoscibile per la puntinatura presente lungo i fianchi. L'ambiente di raccolta della specie è una zona d'acqua bianca a corrente veloce (le acque bianche sono acque torbide per la massiccia presenza di detriti, dal pH neutro o leggermente alcalino e di durezza media). Della specie non si conosce la dieta e neppure la modalità riproduttiva.


Arbour J. H., Barriga Salazar R. E., López-Fernández H. 2014. A New Species of Bujurquina (Teleostei: Cichlidae) from the Río Danta, Ecuador, with a Key to the Species in the Genus. Copeia, 1: 79-86.



martedì 12 agosto 2014

Le prime riproduzioni di Thorichthys pasionis



È passato quasi un anno dal loro arrivo e a luglio la coppia di Thorichthys pasionis ha deposto per la prima volta su un sasso in bella vista. Il numero di piccoli superava il centinaio, ma le due settimane di mia assenza per ferie lo ha decimato. Ora è arrivata anche la seconda deposizione. Vi aggiornerò.
Sotto uno scatto infelice, ma è il migliore, della femmina (siamo sui 10 cm). Credo che i colori migliori arriveranno tra un po'. In fondo si tratta di pesci ancora giovani.

Femmina di Thorichthys pasionis con gli avannotti.

domenica 11 maggio 2014

Finalmente America: Crenicichla lucenai

Una nuova specie di Crenicichla provienente dal Brasile meridionale (Stato del Rio Grande do Sul) e che è nativa del Rio Das Antas (nello stesso bacino è presente anche Australoheros taura, lo ricordate?). Appartiene al gruppo di C. maculataC. punctata.
Il paper della descrizione è liberamente scaricabile e lo trovate qua.

Crenicichla punctata
Fotografia di Cláudio Dias Timm

domenica 4 maggio 2014

Cryptoheros cutteri - One year later



Un breve video della coppia (così è possibile osservare anche la femmina) di Cryptoheros cutteri dopo oltre un anno di allevamento. Stanno crescendo bene.

venerdì 25 aprile 2014

Cryptoheros cutteri, un anno dopo.

Ricordate i Cryptoheros cutteri che ho in vasca dall'anno scorso? Sono cresciuti, si riproducono spesso al punto che devo limitarli nella loro attività (lascio con i genitori i piccoli anche per sei mesi e come nell'uomo non c'è miglior anticoncenzionale che una prole numerosa) e hanno sviluppato una colorazione interessante. La vita di coppia procede abbastanza bene, anche se nei ciclidi centroamericani scaramucce o prove di forza non mancano. Non sono riuscito a introdurre in vasca i poecilidi (Poecilia salvatoris) come nell'altro acquario dove allevo i Thorichthys pasionis dato che i Cryptoheros li perseguitano fino allo sfinimento. La maturità sessuale viene raggiunta in acquario dopo circa sei mesi, alla misura di cinque, sei centimetri.
Alcuni ritengono il cutteri una forma di C. spilurus, ma la striscia azzurra sul peduncolo, il numero minore di barre (in pratica saltano le barre intermedie) sui fianchi e la sfumatura aranciata lo rende facilmente riconoscibile.




Maschio di Cryptoheros cutteri.

sabato 16 novembre 2013

Gialloni in crescita: Thorichthys pasionis


Thorichthys pasionis, maschio (forse) della Laguna Noh.

Anni fa un importatore mi invitò a visionare i nuovi arrivi. Un paio di vasche era occupato da ciclidi centroamericani giallo limone di grandi dimensioni e dal muso particolarmente allungato. A quei tempi tuttavia ero ubriaco d'Africa e i ciclidi americani non mi entusiasmavano più. Troppo aggressivi e difficili da gestire e non volevo sacrificare un acquario per una sola coppia di pesci. Con i ciclidi africani potevo invece allevare più specie. Osservai quei strani Thorichthys per qualche minuto e poi proseguii verso la sezione dei ciclidi del Tanganica. Da allora non ebbi più modo di vedere Thorichthys pasionis fino al congresso dell'Associazione Italiana Ciclidofili  tenutosi a settembre alla Certosa di Calci dove un un socio portò un gruppo di giovani. Era giunto così il momento di tentare la sorte con questa specie di così difficile reperimento.
I Thorichythys sono ciclidi centroamericani (diffusi dal Messico all'Honduras) di taglia ridotta caratterizzati da un corpo compresso e da una bocca piccola. Un gruppo (T. maculipinnisT. sp. Coatzacoalcos”, T. callolepisT. helleriT. socolofi T. aureus) raccoglie specie fluviali (acque caratterizzate da flusso moderato, ossigenazione elevata, fondale sabbioso e visibilità a volte superiore ai 10 m) che si trovano normalmente a temperature inferiori a quelle richieste dalle altre specie di Thorichthys. L'altro gruppo (T. meeki, T. pasionis e T. affinis) invece vive in acque più calde e lente con un fondale fangoso in cui amano affondare il muso allungato che li contraddistingue.
T. pasionis è noto come "meeki giallo" ed è la specie con la mascella inferiore più allungata del gruppo. Cresce fino a 15 cm, ma quelli della Laguna Noh, possono anche superare questa lunghezza. Non sembrano essere particolarmente aggressivi anche se la coppia che si sta formando nella mia vasca ha preso possesso di tutto il fondale scacciando gli altri giovani Thorichthys e le Poecilia salvatoris che avevo introdotto come pesci di distrazione.
È iniziata una nuova avventura. A presto.

lunedì 4 febbraio 2013

Cryptoheros cutteri


Maschio di Cryptoheros cutteri.

I Cryptoheros rappresentano per molti acquariofili il primo contatto con i ciclidi. Generalmente si tratta di pesci riprodotti in massa dagli allevatori asiatici (sottoposti quindi a selezione e ibridazione da generazioni) e che possono essere allevati in acquari di ridotte dimensioni. Nulla di strano che possano essere considerati la nave scuola della ciclidofilia internazionale. Nel mio ritorno alle origini sto venendo in possesso di  Cryptoheros che hanno scarsa diffusione tra gli appassionati italiani.
Vi risparmio il pippone tassonomico riguardante il genere, trovate qualche accenno qui, perché in questo post voglio proporvi qualche notizia sull'ultima specie che è arrivata nelle mie vasche: Cryptoheros cutteri



Femmina di Cryptoheros cutteri in livrea riproduttiva mentre accudisce le larve.

C. cutteri è una specie che vive nelle regioni atlantiche degli stati di Guatemala, Honduras, Belize e che solo di recente è stata osservata lungo l'area del San Salvador che si affaccia sull'Oceano Pacifico (qui trovate la check-list fresca di stampa dei pesci delle acque interne dello stato). Come altri Cryptoheros abita le aree fluviali a corrente lenta, anche se nella mia vasca ho una pompa a elevata portata che tuttavia non sembra impensierire la coppia.
Il nome C. cutteri è stato "riesumato" da Schmitter-Soto nell'articolo del 2007 che ha rivisto il genere Archocentrus. Non tutti gli studiosi sono però d'accordo sulla resurrezione (figuriamoci se troviamo dei tassonomi che abbiano opinioni identiche) perché le differenze tra  chetumalensis, spilurus e cutteri non sono così nette come descritte dall'autore. La caratteristica più evidente di C. cutteri è data dalle pinne pelviche chiare che sono nettamente diverse da quelle scure di C. spilurus e chetumalensis (sorvoliamo sul fatto che Schmitter-Soto non metta in particolare luce questa differenza)Se qualcuno dubita del fatto che basti un carattere del genere (unito a qualche minima differenza nella barratura) a identificare una specie, sappia che è molto difficile convincerlo del contrario. I più coraggiosi possono affrontare la lettura di questo articolo in tedesco tratto dal bollettino dell'Associazione ciclidofila tedesca che tratta con dovizia di particolari le differenze tra le varie specie. La mia conoscenza del tedesco purtroppo è troppo incerta per fornirvi una traduzione seria.





Concludo con un video della coppia che dopo pochi giorni di convivenza in acquario ha deposto in un angolo su un lato di un sasso sprofondato nella sabbia.  I Cryptoheros depongono le uova in cavità e quindi ricercano sempre i luoghi più appartati di una vasca. Contrariamente a come agisco di solito ho imposto i partner dato che mi sto convincendo che con questo genere non sia necessario crescere un gruppo di giovani per avere coppie affiatate. In questo breve video potete osservare la dedizione, il continuo lavoro e la frenesia che contraddistinguono i novelli genitori. Pochi altri ciclidi si occupano della prole come i centroamericani. Abbandonare i ciclidi africani non è stato vano!

sabato 31 dicembre 2011

Un anno in 23 specie - Seconda parte

Seconda parte per cinque specie. Si inizia da un Cichlasoma sudamericano che ho tralasciato nella puntata precedente per passare all'Africa occidentale e al Lago Malawi. Anche stavolta per scaricare l'articolo scientifico di riferimento o l'abstract cliccate sul nome della specie. Nella terza parte, l'ultima, si parlerà degli mbuna del lago Malawi. 

Sud America

Cichlasoma zarskei Ottoni
Se siete ciclidofili di lungo corso ricorderete che quasi qualunque ciclide americano che non fosse Apistogramma o Crenicichla era in passato ascritto al genere Cichlasoma. Poi venne Sven O. Kullander (1983) a restringere il campo a solo una manciata di specie. Ecco la tredicesima specie che arriva quasi trent'anni dopo le altre dodici.
C. zarskei è diffuso nel bacino del fiume Maranhão nel Brasile settetrionale e deve il nome all'ittiologo Axel Zarske che è caporedattore di Vertebrate Zoology, la rivista che ospita l'articolo della descrizione. Di questa specie non viene riportata nessuna indicazione di ecologia e biologia e la descrizione si sofferma quasi unicamente sugli aspetti morfometrici. C. zarskei si differenzia da tutte le altre specie di Cichlasoma tranne C. orientale, in questo caso basta guardare alla distribuzione in natura che è più settentrionale, per la presenza di una banda longitudinale posteriore e per le pinne dorsale, anale e caudale che sono debolmente macchiettate.



Africa

Lago Ejagham
Di questo lago camerunense di ridotte dimensioni in cui convivono sei specie di ciclidi e che ha un ruolo importante, perlomeno per la teoria della speciazione simpatrica, ne avevo parlato anche nel 2010 quando erano state descritte Tilapia ejagham, Tilapia fusiforme, Tilapia nigransOra tocca alle due specie di Sarotherodon rimaste ricevere un nome. Al genere Sarotherodon vengono ascritte specie di grandezza medio-grande che possiedono una bocca di ridotte dimensioni che contiene da 3 a 6 file di denti di denti piccoli. I denti più esterni portano generalmente due punte (denti bicuspidi), mentre i denti più interni sono tricuspidi. Il dimorfismo sessuale non è particolarmente sviluppato  anche se a volte i maschi sviluppano teste più massicce.

Sarotherodon knauerae Neumann, Stiassny, Schliewen
S. knauerae è una specie bentonica, endemica del lago Ejagham  che è presente in ogni tipo di ambiente, ma che è più comune nelle aree superficiali (fino a 3 m) e dalla dieta costituita prevalentemente da detrito. Probabilmente la riproduzione avviene nella stagione delle piogge (Agosto-Settembre), ma non è stata ancora osservata in natura. In acquario la specie è incubatrice orale materna. I maschi in natura difendono, senza particolare convinzione, un nido posto all'interno del territorio riproduttivo. Questa specie è anche nota sotto il nome di Sarotherodonsp. "mudfeeder".

Maschio (A) e femmina (B) di Sarotherodon knauerae.

Sarotherodon lamprechti Neumann, Stiassny, Schliewen
Questa specie si nutre di fitoplancton nelle acque libere del lago Ejagham e durante la stagione delle piogge, che coincide con il periodo riproduttivo, vive comunemente in grandi banchi. I maschi scavano delle buche poco profonde che possono essere larghe anche 50 cm e le costruzioni più grandi sono tipiche delle aree più profonde. Anche in questa specie è la femmina a incubare oralmente. In passato la specie era nota sotto il nome di Sarotherodon sp. "big head"

Maschio (A) e femmina (B) di Sarotherodon lamprechti.



Lago Malawi

Stigmatochromis
Originariamente questo genere era identificato unicamente in base al disegno melaninico che consiste di tre macchie scure: una posta al di sopra della linea laterale, una tra la linea laterale superiore e quella inferiore e un'ultima macchia al termine del peduncolo caudale. Recentemente questa diagnosi è stata ulteriormente caratterizzata specificando che le due macchie anteriore non devono estendersi fino alla base della pinna dorsale. A Stigmatochromis appartengono predatori di pesci dalla mascella inferiore allungata che popolano varie tipologie ambientali. Le specie riconosciute sono al momento sei (S. woodi, S. modestus, S. pholidophorus, S. pleurospilus e le due specie che vengono presentate oggi; tuttavia S. pleurospilus rappresenta probabilmente un giovanile di un altro genere) ma esistono diverse forme non ancora descritte.

Stigmatochromis macrorhynchos Stauffer Jr, Cleaver-Yoder, Konings
Questa specie è nota come Stigmatochromis sp. "guttatus". È diffusa lungo la costa tanzaniana del lago e in generale nella regione meridionale a buone profondità. Il nome specifico macrorhynchos deriva dalle parole greche makros che significa lungo e rhynchos muso e si riferisce al muso allungato della specie.

Stigmatochromis melanchros Stauffer Jr, Cleaver-Yoder, Konings
Si tratta di una specie che vive negli ambienti rocciosi dove i maschi difendono la parete verticale di un masso di grandi dimensioni vicino al fondale sabbioso. Questo ciclide si distingue da S. woodi con cui convive perché quest'ultimo costruisce nidi di notevoli dimensioni sul fondale sabbioso lontano dalle rocce. La specie è presente nell'area meridionale del lago Malawi sui fondali dell'isola di Mbenji e a Chimwalani Reef. In passato era nota come Stigmatochromis sp. "tolae". Il nome melanchros è costituito dai termini greci  melas che significa nero e khros pelle e si riferisce alla livrea nerastra dei maschi in riproduzione.





giovedì 26 marzo 2009

Qualche fotografia

Alcuni ciclidi che ho fotografato durante la giornata presso Le Onde.


Herichthys labridens "Medialuna".
Fotografia di Livio L.

Tropheus duboisi.
Fotografia di Livio L.