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martedì 26 maggio 2015
Di nuovo fontanili
Per chi non sa cosa fare, per chi ama l'acqua, per chi desidera una serata piena di storie di rane, pesci, organismi stigobionti e crenobionti, flussi genici, variazioni di livello della falda e soprattutto per chi non sarà bloccato da un'invasione di cavallette, l'appuntamento è venerdì sera. Vi aspetto.
mercoledì 15 ottobre 2014
Ci vediamo il 24?
Il 24 ottobre sarò a parlare di biodiversità dei fontanili nella bassa pianura bergamasca. Ci vediamo li?
lunedì 16 dicembre 2013
Compagni d'acqua
"L’altro giorno, parlando con un possibile finanziatore del documentario. Oggi, rivedendo insieme buona parte delle interviste raccolte in questi due anni. Ci stiamo rendendo conto che siamo partiti per fare un film sui fontanili, e forse stiamo facendo un film sulla crisi. E su alcuni modi per uscirne."
Questo e altro su busterfilm, il blog, e nella sezione progetto fontanili trovate la storia del docufilm raccontata dal compagno di viaggio. Stiamo capendo che ecologia fa rima con economia e che non ci basta parlar solo di pesci.
PS: ebbene sì, quello con la maglia di Wolverine sono io.
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lunedì 4 novembre 2013
Videoclip: your local ocean
Il primo videoclip disponibile del documentario. È privo delle interviste, ma rende un'idea dell'ambiente.
A breve si torna ai pesci!
A breve si torna ai pesci!
mercoledì 30 ottobre 2013
Suoni dai fontanili
Ci sarebbero tante cose di cui scrivere stanotte. Di come l'altro pomeriggio abbia trovato al Campus Universitario di Parma la quadratura del cerchio, di come tutto di colpo sia diventato più chiaro e di come sia ora urgente chiudere il lavoro, il video e il libro, prima che le idee e le parole svaniscano. Di come il puzzle di tanti anni sul campo a raccogliere dati, fotografare, camminare, intervistare, chiedere, e perché no, bere un bicchiere di vino a bordo ripa con il gruppo dei pensionati che si occupano del fontanile locale abbia acquisito senso. Ora c'è l'urgenza e tutto il resto sta scivolando in secondo piano. Ora si può concludere. Non riesco perciò a scrivere nulla degli ultimi mesi. Della descrizione scientifica di nuovi innumerevoli ciclidi, di come si evolvano e di che età abbiano. Non riesco a raccontare dei miei acquari che mai come ora contengono acqua pulita, corrente e ricchissima di vita. Non riesco a fotografare i nuovi ospiti delle mie vasche, giallo fiammante, inaspettatamente giunti in casa. Degli ovovivipari che sfornano decine di piccoli in crescita rapidissima. Non riesco neppure a postare gli scatti del backstage del lavoro sui fontanili. Non ora almeno.
Per non lasciare l'amaro in bocca, ecco il link dove scaricare la colonna sonora del video. Di seguito la recensione e il commento degli autori, i Cumino. A presto con il videoclip del lavoro.
"Ora bisognerà procurarsi questo “Fontanili”, docu-film di Rozzoni e Leoni di cui “Just Melt” è la sonorizzazione. Ho cercato sull'Internèt ma al momento non sono pervenuto a nulla. Sarebbe bello però capire quale sia l'origine di questi suoni forgiati dai Cumino, che con un nome così giustamente si sono messi a lavorare sulla natura (Leoni infatti è un biologo e il film dovrebbe parlare di ambiente, mi par di capire) ricavandone quattro brani molto intensi, a cavallo fra elettronica ed elettroacustica con il timbro della chitarra a dominare l'elemento melodico e oscuri drones come fondale. Grande cura nella scelta dei piani sonori come ad esempio “We Just Melt”, dove convivono (principalmente) ma come provenienti da mondi diversi violoncello, chitarra e ritmiche di fumosa matrice trip hop/dubstep. Un riferimento musicale e visivo insieme potrebbe essere, in zona elettronica, il brano “Sound Mirrors” di Coldcut, legato a bellissime immagini di creature marine. Insomma l'ascolto regge più che bene anche al di fuori del fatto filmico, però resto convinto che si debba vedere un po' questo “Fontanili” per capire meglio. Magari a breve sull'Internèt..."
Francesco Fusaro, Rockit.it
"Ci siamo letteralmente immersi dentro la natura stupenda di alcuni posti, ne abbiamo respirato gli odori e i sapori per poter produrre le musiche. Ci siamo sciolti dentro l'ambiente fisico e mentale in cui siamo stati immersi, questo è ciò che abbiamo cercato di condividere con queste nuove tracce.
In un certo senso, abbiamo voluto fermare per un attimo “l'ingranaggio”, e pensare che non c'è sempre una strada definita da seguire.
Non c'è sempre, una volta trovato, un solo modo di fare le cose. Come la vita, non nasce solo da una donna, ma prima dall'amore che la genera. Cosi l'elemento naturale, a volte pare chiederci semplicemente di sciogliersi dentro di essa, di compenetrarla, di non entrare a forza nelle cose.
Solo sciogliersi."
mercoledì 21 agosto 2013
Le marcite che non ti aspetti
Emanuele Rozzoni (il regista del documentario che accompagnerà il libro sui fontanili) e Andrea Falappi, il conduttore di Cascina Campazzo.
"È fuor d'ogni dubbio che la principale sorgente delle ricchezze del basso Milanese deriva dalla immensa quantità de' prati, i quali per 1'operosissima industria de nostri progenitori vengono renduti fertili col mezzo delle acque, che servendo al loro innaffiamento ci assicurano un più costante prodotto, in un clima in cui le frequenti siccità devastano sovente le nostre belle campagne"
Dei prati del basso milanese detti a marcita, Domenico Berra, 1822
Milano, metropolitana linea 2, destinazione il capolinea Abbiategrasso, la piazza. All'uscita della stazione una serie impressionante di palazzi, una scuola, una palestra, un centro teatrale. Un paio di vie immersi nel bollore agostano e le prime conseguenze della calura sono presto evidenti: mi sembra di scorgere libellule in volo radente, Sympetrum pedemontanum, una specie generalmente legata alle acque correnti. Un'allucinazione indubbiamente. A pochi metri tuttavia, una roggia si perde inseguendo una strada sterrata e allora capisco. Non si tratta di un colpo di sole o di libellule vagabonde, ma di degni possessori di un territorio che diligentemente pattugliano. Sono sollevato per la mia sanità mentale e per quella fisica degli insetti. Imbocchiamo lo sterrato e arriviamo a Cascina Campazzo, una delle poche cascine ancora in attività a Milano. Si tratta di un edificio settecentesco a doppia corte chiusa che avrebbe bisogno di un deciso intervento di restauro. Sorge nel Parco del Ticinello inglobato nel Parco Agricolo Sud Milano. Il conduttore è Andrea Falappi che da anni combatte contro gli sfratti che vorrebbero nuove lottizzazioni nel quartiere. Siamo in visita per riprendere le marcite della sua azienda agricola.
Un tratto a marcita.
Le marcite, o prati marcitoi, sono una pratica agricola introdotta dai monaci artefici della bonifica della pianura padana; alcuni storici indicano negli Umiliati dell'abbazia di Viboldone a San Giuliano Milanese gli inventori della tecnica e nei Cistercensi di Morimondo nell'omonimo comune e di quelli di Chiaravalle a Milano i perfezionatori del sistema. La tradizione tramanda che il nome marcita derivi dall'usanza di lasciare sul prato l'ultimo taglio di erba a mo' di fertilizzante oppure dal fatto che le prime realizzazioni di prati marcitoi erano imperfette e la stagnazione dell'acqua ne soffocava le radici dell'erba che di conseguenza marciva. Alcune interpretazioni, tuttavia, richiamano il nome del mese di marzo per la concomitanza del primo taglio del prato. La maggior parte degli autori rifiuta tale ipotesi perché nei testi latini si parla sempre e solo di pratum marcidum o jus marcendi, difficile stabilire come possano derivare da marzo.
La marcita prevede l'impianto di un particolare prato stabile costituito da graminacee (loglio, loiessa, poa), leguminose (trifoglio), ranuncolacee irrigate da una lamina d'acqua sorgiva che oscilla tra i 9 e i 15°C. La presenza dell'acqua per tutto l'anno e la costanza della temperatura impediscono che il terreno ghiacci e permettono all'erba di crescere anche durante il periodo invernale. Tuttavia nei mesi più freddi sopravvivono unicamente le graminacee. L'approvvigionamento d'acqua è dovuto a canali a fondo cieco chiamati maestri da cui l'acqua tracima irrigando campi a superficie inclinata che permettono di raccogliere l'acqua restante in canali detti colatori. Di fatto l'impianto a marcita ricorda tanti tetti vicini tra loro che raccolgono e disperdono acqua. Se vi recate nei pressi di una marcita tuttavia raramente vi renderete conto che il prato è allagato; occorre camminarvi sopra per rendersi conto che il terreno è imbevuto fino al midollo.
La marcita prevede l'impianto di un particolare prato stabile costituito da graminacee (loglio, loiessa, poa), leguminose (trifoglio), ranuncolacee irrigate da una lamina d'acqua sorgiva che oscilla tra i 9 e i 15°C. La presenza dell'acqua per tutto l'anno e la costanza della temperatura impediscono che il terreno ghiacci e permettono all'erba di crescere anche durante il periodo invernale. Tuttavia nei mesi più freddi sopravvivono unicamente le graminacee. L'approvvigionamento d'acqua è dovuto a canali a fondo cieco chiamati maestri da cui l'acqua tracima irrigando campi a superficie inclinata che permettono di raccogliere l'acqua restante in canali detti colatori. Di fatto l'impianto a marcita ricorda tanti tetti vicini tra loro che raccolgono e disperdono acqua. Se vi recate nei pressi di una marcita tuttavia raramente vi renderete conto che il prato è allagato; occorre camminarvi sopra per rendersi conto che il terreno è imbevuto fino al midollo.
La porzione di marcita sfalciata. Si può apprezzare il canale che porta l'acqua e la pendenza del terreno che rende agevole lo scorrimento dell'acqua.
"Ci troviamo a Milano, a trecento metri da una stazione della metropolitana e a quattro chilometri in linea d'aria dal Duomo e siamo a Cascina Campazzo, una della dozzina circa di cascine ancora attive nel territorio comunale." A parlare è Andrea Fallapi. "In quest'area le marcite risalgono al '700. In precedenza c'era una cava di argilla che è stata ripianata e trasformata al termine dell'attività di produzione dei mattoni. La tradizione delle marcite nel Milanese era molto diffusa, a differenza che nelle altre provincie lombarde, e i capitali che vi venivano investiti davano buoni ritorni economici. Le marcite, infatti, potevano essere alimentate da due diversi tipi di acqua: acqua di fontanile e acqua fognaria. In questa zona l'acqua disponibile era acqua di fogna che concimava la marcita permettendo produzioni abbondanti di foraggio. Finché l'inquinamento dell'acqua è stato organico non c'è stato problema per la produzione; i problemi sono iniziati con l'inquinamento chimico."
I vegetali possono essere filtri perfetti e al pari delle ghiaie sono in grado di purificare, dato il dovuto tempo e l'adeguata estensione, anche l'acqua più lurida. Sarebbero capaci anche di eliminare l'inquinamento chimico, i metalli pesanti per esempio, e in effetti la pratica di utilizzare alcune specie per ripulire l'acqua è ampiamente utilizzata e si chiama fitodepurazione, ma rimane il problema del prodotto che non può essere distribuito come alimento e che andrebbe smaltito come rifiuto speciale.
I vegetali possono essere filtri perfetti e al pari delle ghiaie sono in grado di purificare, dato il dovuto tempo e l'adeguata estensione, anche l'acqua più lurida. Sarebbero capaci anche di eliminare l'inquinamento chimico, i metalli pesanti per esempio, e in effetti la pratica di utilizzare alcune specie per ripulire l'acqua è ampiamente utilizzata e si chiama fitodepurazione, ma rimane il problema del prodotto che non può essere distribuito come alimento e che andrebbe smaltito come rifiuto speciale.
Il tratto di marcita che non è stato falciato.
Andrea continua a raccontare. "Manteniamo quattro piccoli quadri di marcita perché questa pratica è di tradizione nell'azienda agricola e perché il Parco Agricolo Sud Milano ci vincola, ma durante l'inverno le manutenzioni del naviglio da cui dipendiamo per l'erogazione ci impediscono di avere a disposizione l'acqua per il periodo necessario e siamo costretti a lasciare a secco le marcite. In passato con la tecnica del prato marcitorio si ottenevano 9-10 tagli di fieno rispetto agli usuali 5 e questo permetteva a una azienda agricola di raggiungere un discreto livello di reddito. Attualmente la pratica della marcita è superata, in parte per il costo dell'acqua e in parte per il cambiamento degli alimenti somministrati agli animali da stalla. Si è passati dal foraggio all'insilato. Inoltre la marcita ha bisogno di manutenzione, tanta manutenzione, che deve essere fornita da personale competente. Le moderne tecnologie, come il laser che serve a rilevare le pendenze del terreno, non possono sostituire le competenze dell'uomo. È andata quindi persa un'arte, l'arte di mantenere i prati perfettamente livellati."
Le marcite sono opere idrauliche di notevole ingegno e le leggende narrano che lo stesso Leonardo da Vinci si sia adoperato nella loro progettazione. Le grandi opere di captazione delle acque superficiali come i navigli e le nuove tecniche di allevamento e alimentazione dei bovini hanno ridimensionato l'importanza dei prati marcitoi e dei fontanili che li alimentavano. Il crudo dato statistico afferma che in poco meno di dieci anni (dal 1992 fino al 2000) nel Parco Agricolo Sud Milano si è passati da 400 ettari di superficie coltivata a marcita a poco meno della metà. Un'inezia rispetto agli oltre 10.000 ettari registrati in provincia di Milano agli inizi del secolo. Nel bergamasco delle marcite esiste solo la memoria storica. Nel bresciano la marcita è confinata a un paio di comuni. Se si stesse parlando di una specie vivente diremmo che la marcita è in pericolo critico, e cioè a forte rischio di estinzione. In questo caso limitarsi a disegnare delle riserve speciali e delle oasi di protezione, è solo rimandare di poco la sparizione.
Le marcite sono opere idrauliche di notevole ingegno e le leggende narrano che lo stesso Leonardo da Vinci si sia adoperato nella loro progettazione. Le grandi opere di captazione delle acque superficiali come i navigli e le nuove tecniche di allevamento e alimentazione dei bovini hanno ridimensionato l'importanza dei prati marcitoi e dei fontanili che li alimentavano. Il crudo dato statistico afferma che in poco meno di dieci anni (dal 1992 fino al 2000) nel Parco Agricolo Sud Milano si è passati da 400 ettari di superficie coltivata a marcita a poco meno della metà. Un'inezia rispetto agli oltre 10.000 ettari registrati in provincia di Milano agli inizi del secolo. Nel bergamasco delle marcite esiste solo la memoria storica. Nel bresciano la marcita è confinata a un paio di comuni. Se si stesse parlando di una specie vivente diremmo che la marcita è in pericolo critico, e cioè a forte rischio di estinzione. In questo caso limitarsi a disegnare delle riserve speciali e delle oasi di protezione, è solo rimandare di poco la sparizione.
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lunedì 8 luglio 2013
Terre d'acqua?
Riprendo l'attività di questa creatura bistratta con un cloud dell'ormai "mitico" libro sui fontanili. Oggi il capitolo sui pesci che ha forma quasi completa. Wordle mi piace e mi dà un'idea dell'evoluzione della stesura del testo.
Anche le musiche del documentario stanno prendendo forma grazie alla premiata ditta Cumino. Si pone la questione del titolo e ieri tra proposte di ogni tipo è uscita Terre d'acqua. Che ne dite?
Buona estate.
lunedì 1 ottobre 2012
La fauna dei fontanili
Parlerò della fauna dei fontanili utilizzando parte delle fotografie recentemente scattate da Fabio Liverani. Ci vediamo a Cologno al Serio (BG)?
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martedì 18 settembre 2012
Il libro sui fontanili: work in progress
Il fontanile dei Mosi (Gaverine) a Misano Gera d'Adda.
Seduto sulla riva ho contemplato la vita e la morte. Questo il succo di qualche giorno di sessioni fotografiche dedicate ai fontanili passato con Fabio Liverani. Non ho intenzione di parlare di amore e morte, poetare non è il mio mestiere. Tuttavia quando assisti un fotografo nelle riprese subacquee, un vero fotografo, non uno come me che tenta di sopperire alla qualità con la quantità, non ti rimane molto da fare e ti metti a guardare. Non puoi entrare in acqua altrimenti la intorbidi. Non sei inoltre costretto all'usuale routine di biologo - catturare, pesare, numerare - e quindi puoi concederti il lusso di osservare senza secondi fini. E può capitare di essere fortunato. Dopo un'ora di immobilità una natrice tassellata di poco meno di un anno ti sguscia tra le gambe alla ricerca di qualche pesce. Un calabrone preda una delle tante Calopteryx virgo che si posano sugli occhi del fontanile. Un povero ghiozzo padano ti mostra i due occhi parassiti da sanguisughe.
Caloptery virgo padana sull'occhio di un fontanile
Alla ricerca del "fontanile nero", di lui dicono sia il paradiso, ma nessuno è mai tornato indietro per descriverlo....
Insomma siamo alle strette con il libro sui fontanili e Fabio Liverani è riuscito a ritrarre il perdersi tra il mais, la quiete dell'acqua, il dispiegarsi della biodiversità e il connubio tra uomo e natura che nel corsi dei secoli ha plasmato questi ambienti.
Le libellule, Sympetrum pedemontanum.
Fabio Liverani all'opera.
Forse finirà nello scritto anche la varia umanità incontrata. L'agricoltore che si lamenta della scarsa pulizia del fontanile e dell'erba che copre le ripe. Il pensionato che vent'anni fa ha vinto un concorso fotografico con la foto del fontanile presso casa e che si raccomanda di non divulgarli troppo: "Non si sa mai". La ragazza che nelle sere estive si bagna nell'asta del fontanile. La mamma e le figlie che prendono il sole e che non ti salutano quando esci dall'acqua con la muta stagna. Ho qualche riserva però, mi pare di tradire la fiducia di chi abbiamo incontrato esponendo le loro confidenze. Sarà il video che accompagnerà il libro a raccontare i fontanili attraverso le persone. Quello che tuttavia non riuscirò sicuramente a rendere nel libro e neppure nel video invece è ritrovarsi tra migliaia di libellule della specie Sympetrum pedemontanum che volano negli ultimi accopiamenti.
Passare qualche giorno con un fotografo professionista permette anche di accedere a strumentazioni di cui generalmente non dispongo come treppiedi leggeri e flash aggiuntivi. Ecco per esempio un giovane Dolomedes sp. che sta predando un dittero. Questo ragno legato agli ambienti umidi è una presenza costante in alcuni fontanili.
venerdì 27 luglio 2012
Le dimensioni contano: Congochromis robustus. Coming soon
Una nuova specie descritta sulla base di un esemplare depositato al Museo Reale dell'Africa Centrale di Tervuren (Belgio) a opera di Anton Lamboj. Quest'anno sono già due i ciclidi che spuntano dai cassetti dei musei (Tilapia konkourensis è l'altro). A breve il commento e se vi interessa sono in giro per fontanili! Ecco il perché qua sotto si è intrufolata una Orthetrum coerulescens, una libellula in cui mi imbatto frequentemente.
Orthetrum coerulescens
Ringrazio Ingo Schindler per avere messo a disposizione l'articolo.
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sabato 28 aprile 2012
Fontanili per tutti
Il 9 maggio parlerò a Treviglio (BG) di fontanili e presenterò il breve trailer del documentario a cui sto lavorando. Vi aspetto.
venerdì 13 aprile 2012
Menta e sedano: l'acquario di fontanile
Menta e sedano. Non è il piatto del giorno, ma il profumo del fontanile, perlomeno per me. A volte il loro profumo è talmente penetrante che ancora prima della cortina arborea che isola la risorgiva dall'ambiente circostante, il sedano e la menta annunciano la presenza dell'acqua al visitatore.
Nella pianura centro-occidentale, dalle mie parti cioè, i fontanili non rispecchiano la diversità vegetale delle risorgive orientali. Ciò si deve alla periodica pulizia dell'ambiente emerso, le ripe, e di quello sommerso chiamata spurgo e che ha lo scopo di evitare l'interramento dei fontanili dovuto alla crescita della vegetazione acquatica che rallenta la corrente e favorisce la sedimentazione. In seguito allo spurgo la comunità vegetale è costituita da sedanina d'acqua (Berula erecta o Apium nodiflorum, due piante molto simili per forma in fase sommersa durante lo sviluppo vegetativo) che generalmente tende a formare popolamenti puri, da crescione acquatico (Nasturtium officinale), da menta acquatica (Mentha aquatica) e da nontiscordardimé palustre (Myosotis scorpioides). Questa comunità rappresenta la fase iniziale della vita di un fontanile.
A questa associazione vegetale mi sono ispirato nell'allestimento della vasca al Museo di Storia Naturale di Bergamo. In queste due immagini potete osservare a destra la menta, al centro la sedanina d'acqua con qualche nontiscordardimé che si staglia in altezza. Nella zona ombreggiata a sinistra è stato sistemato del muschio, probabilmente Fontinalis antipyretica. Gestire una vasca di questo genere non è difficile se si dispone di un refrigeratore che mantiene la temperatura dell'acqua tra i 12 e i 16°C e di sufficiente luce (probabilmente è il fattore critico in questa installazione). Durante il riarredamento dell'acquario ci siamo accorti che nella parte posteriore manca la sabbia di fondo. Prossimamente verrà introdotta in modo che si possa piantare altra sedanina e menta.
In uno dei prossimi post presenterò i pesci che popolano la vasca.
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giovedì 22 marzo 2012
La saga continua
È passato quasi un anno dall'allestimento dell'acquario dedicato ai fontanili al Museo di Scienze Naturali di Bergamo. Nel frattempo le piante hanno invaso la vasca per fermarsi nella crescita al momento che la temperatura ha toccato i 13,5°C. I pesci (vaironi soprattutto) hanno passato l'infestazione da Icthyophthirius multifillis che li aveva colpiti e sono raddoppiati di dimensioni. Durante l'inverno la competizione continua tra vegetali e alghe ha segnato un punto per le alghe e ha visto la resa dell'Elodea. Oggi abbiamo cambiato le regole. Le specie tropicali che fino ad ora avevano accompagnato la vasca durante il periodo di rodaggio sono state sostituite da piante nostrane tipiche dell'ambiente di risorgiva: sedanina d'acqua (Berula erecta), menta acquatica (Mentha aquatica) e nontiscordardimé delle paludi (Myosotis scorpioides). Nei prossimi giorni posterò una fotografia della vasca arredata.
In quest'anno abbiamo capito che è necessario aumentare l'impianto di illuminazione e che probabilmente è sottodimensionato. Rimane ancora da capire se il refrigeratore riuscirà a mantenere la temperatura su valori accettabili (temo di no!, per ora siamo sui 15°C mentre nei fontanili ci aggiriamo intorno ai 14°C). Insomma, la saga continua e a breve mi aspetto che i ciprinidi maschi della vasca mostrino le loro migliori colorazioni e i "bottoni nuziali". Stay tuned.
PS: siete interessati ad altre fotografie della preparazione del capodoglio?
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giovedì 1 marzo 2012
Pianta un albero, scrivi un libro, fai un figlio
"Hai capito?" A parlarmi nella bella mattinata etiope mentre costellavo di buche il campetto che di lì a poco avrebbe accolto alcuni alberi era un amico che da allora non ho più visto. "È un detto africano. Pianta un albero, scrivi un libro, fai un figlio. È lo scopo della vita." Capivo che piantare alberi era importante o che avere dei figli poteva esserlo. Tuttavia pensavo che nella vita media di un subsahariano la scrittura di un libro aveva un valore marginale, anche perché scrivere un libro, o peggio ancora leggerlo, non rientra neppure tra gli interessi di un italiano medio, ma anche no. Oppure che in Africa quello che conta è la tradizione orale. L'amico niente. Scuoteva la testa e mi osservava come un pensionato accorso a vedere i lavori stradali mentre sbadilavo il terreno come solo chi non ha lavorato mai la terra in vita sua sa fare.
Ora, a oltre venticinque anni di distanza da quel giorno, mi è venuta in mente quella conversazione. Di alberi, infatti, ne ho piantati parecchi e gran parte sono pure cresciuti, di figli ne ho due e con loro non basta limitarsi a innaffiarli regolarmente per una crescita ottimale, di libri ne possiedo un discreto numero in biblioteca, ma nessuno è mio, nel senso prodotto da me. Ora questo ultimo traguardo sta per cadere. Per una inaspettata congiunzione astrale si sta materializzando il finanziamento di una fondazione locale che renderà possibile la pubblicazione del libro sui fontanili con cui vi sto tormentando da anni. Ad accompagnarlo ci dovrebbe essere anche un documentario che è ancora in cerca di finanziamento e di cui al più presto presenterò il trailer. Tornando al libro, non affannatevi a cercarlo in libreria quando sarà pronto o tra le 170 pubblicazioni giornaliere di libri, esso non sarà messo in vendita immagino e per questo è possibile che a tempo debito sia reso disponibile in un qualche formato che possa essere scaricato. Le fotografie avranno ampio spazio e il fotografo principale sarà Fabio Liverani.
Qua sopra invece dei pesci che con i fontanili non centrano nulla. Sono un paio di gobidi adriatici tratti dalle collezioni del Museo di Scienze Naturali di Bergamo che mi hanno piacevolmente impegnato tra mail spedite in fretta e furia agli esperti, interpretazione delle chiavi dicotomiche, osservazioni al microscopio. Sotto invece una fotografia di un grande mammifero che stanno preparando al Museo per l'esposizione. Se volete sapere cos'è guardatevi il video (quello nell'immagine non sono io).
Insomma, non riesco a levarmi il pensiero che il proverbio africano possa avere ragione e che uno si ritrovi senza scopo. Meglio togliersi qualche sfizio e cercare nuove sfide.
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domenica 27 novembre 2011
Il fontanile d'inverno
È come un film in bianco e nero visto alla tv.
Solo che la temperatura dell'aria è -1°C e quella dell'acqua 15,6-15,7°C e la nebbia ti entra nelle ossa.
Stay tuned.
Solo che la temperatura dell'aria è -1°C e quella dell'acqua 15,6-15,7°C e la nebbia ti entra nelle ossa.
Stay tuned.
giovedì 22 settembre 2011
Bergamo Scienza 2011
Se volete sentirmi parlare di scazzoni, panzaroli, ghiozzi padani, sanguinerole, vaironi e fontanili potete farlo a Bergamo Scienza 2011. L'appuntamento è il 10 ottobre (cliccate sull'immagine per ulteriori informazioni).
domenica 2 gennaio 2011
Sul Tamigi iniziano a girare strane voci
Repubblica oggi dedica due pagine due al confronto tra la resurrezione biologica del Tamigi che ha visto tornare salmoni, lontre, sogliole e foche e l'agonia dei fiumi italiani monitorata dal dossier WWF. Le cause del miserabile stato dei nostri fiumi sono note da tempo: attività estrattive, canalizzazioni, inquinamento, captazioni d'acqua. Nel dossier si trova anche l'elenco delle specie ittiche con il loro stato di conservazione mutuato dalla lista rossa di Zerunian del 2007. Praticamente l'unica specie non a rischio è il cavedano.
Ho testimoniato anche in questo blog l'inesorabile calo della biodiversità ittica parlando dei fontanili che scompaiono o del bracconaggio. Se la situazione dei fiumi si sta delineando, quella delle zone umide è anche meno conosciuta. Non si sa bene quante siano e di conseguenza che specie le frequentino. Negli ultimi anni per esempio sto raccogliendo dati, anche se in maniera frammentaria, sulle popolazioni di panzarolo (Knipowitschia punctatissima), un gobide legato agli ambienti di fontanile. In CKmap, il progetto di informatizzazione della distribuzione della fauna italiana, risultano solo 9 località in Lombardia, tra l'altro nessuna in fontanile. Io ne conosco altre tre la cui divulgazione dovrebbe avvenire in un articolo, spero a breve. Stiamo parlando di un vertebrato diffuso nel cuore dell'Europa occidentale, non di un piccolo e magari "insignificante" bacarozzo. Di fatto ne sappiamo ben poco. Forse Ckmap è ancora fortemente incompleto (parlo dell'ultima edizione, quella non presente sul web) e probabilmente solo una ricerca bibliografica di ampio respiro in polverose biblioteche museali può fornire dati esaustivi. Lasciatemi però qualche dubbio.

Tre gobidi, due specie: ghiozzo padano e panzarolo (a sinistra).
Ma come ha fatto la perfida Albione a riportare il Tamigi ai fasti dei bei tempi andati? Investendo, investendo e ancora investendo in denaro e risorse umane, perché la legge non basta, servono anche i controlli.
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lunedì 6 dicembre 2010
Che ne dite?
Dopo la pausa estivo-invernale ho finalmente ripreso in mano il libro sui fontanili ed ho iniziato ad impaginare qualcosa. Vi sono vari errori grafici che devo aggiustare, ma è solo per dare un'idea. Appena finisco di scrivere un capitolo vi presento qualcosa anche di quello. Che ne dite?



sabato 21 agosto 2010
Fontanili e rane

Rana latastei
Anfibi e fontanili non sono in genere una buona accoppiata. L'acqua è troppo fredda e troppo corrente e soprattutto vi sono un sacco di pesci, per giunta predatori. Questo è il motivo per cui, da avvocato specializzato in cause perse, mi ero incaponito in una tesi che avrebbe unito i due (non mi importava se erano rane, rospi e tritoni, bastava che fossero anfibi). Dopo averne visitati una cinquantina, impiegando quasi tutto il periodo utile alla riproduzione, venne la fatidica sera in cui trovai un'ottantina di ovature di rana di lataste. La mia tesi nacque in quel posto, tra il profumo penetrante della menta acquatica ed il sapore della nebbia che allora non era come adesso (ho sempre desiderato scriverlo!). Eravamo agli inizi degli anni '90, quando della rana di Lataste, un endemita della pianura padano-veneta, se ne sapeva ben poco e trovare una stazione riproduttiva in un fontanile disperso tra gli interminabili campi di mais della pianura bergamasca era un fatto che destava un qualche stupore. La sorpresa fu ancora maggiore quando nel fontanile a poche centinaia di metri da questo, scoprii una colonia di rospo comune. Peccato che la sex ratio non fosse fra le ottimali: 50 maschi e due femmine (una era morta per annegamento, probabilmente dovuto ai troppi maschi che l'avevano coperta impedendole di tornare in superficie a respirare).

Del fontanile delle rane è rimasto poco dato che il terzo millennio ha portato via le alberature che ornavano le ripe del fontanile, eliminato i tini in legno sostituendoli con quelli in cemento e soprattutto mandato in secca la risorgiva per qualche anno. Benché qualche adulto lo abbia osservato, da allora non ho più trovato ovature di rana di Lataste. E del fontanile dei rospi? Quello subì una sorte forse peggiore: costruirono una passerella in legno sulle ripe e delle panchine in legno e di tanto in tanto immettono le trote per la giornata del giovane pescatore.

martedì 10 agosto 2010
Polenta e usei
Sono le sei. Sulla strada ci sono solo i camioncini dei muratori che se ne vanno mesti a lavorare a Milano. Ho mosso amici che hanno spostato impegni, mentito a fornitori, clienti, compagne e fidanzate per venire a fotografare i pesci dei fontanili. Li ho portati in un posto sicuro. Quel fontanile non ha mai tradito. Lì abbiamo fotografato la natrice che inghiottiva una sanguinerola. Lì abbiamo immortalato gli scazzoni e lì abbiamo inseguito i piccoli lucci. Sempre lì, ho osservato, io unico privilegiato, le lamprede d'acqua dolce. Oggi realizzeremo un servizio che quelli di National Geographic a confronto appariranno sciaquetta. Ne sono sicuro, sono passato settimana scorsa a controllare e l'acqua ribolliva di ciprinidi in accoppiamento.
Siamo arrivati. Ci cambiamo in fretta. Spostiamo i 50 kilogrammi di attrezzatura. Entriamo in acqua e poco dopo ne usciamo. Nessuno osa parlare, bastano le facce. Non c'è un pesce, neppure a pagarlo. Nel ritorno ci inseguono le immagini di figure furtive che nelle tenebre calano in acqua le reti che raccolgono il pescato reso inerme dall'elettricità delle batterie per auto.
Dalle mie parti, qualcuno, cullandosi in un passato di stenti e di "Era meglio quando si stava peggio", continua ad accompagnare la polenta con gli usei e a volte anche con le bose raccolte nei fontanili. Le multe servono a poco, è un istinto primordiale che viene sopito solo di fronte al piatto fumante.

Ecco come si dovrebbe presentare un fontanile in salute.
© Marco F.
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