Privacy Policy e note legali

Visualizzazione post con etichetta Centro America. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Centro America. Mostra tutti i post

martedì 12 agosto 2014

Le prime riproduzioni di Thorichthys pasionis



È passato quasi un anno dal loro arrivo e a luglio la coppia di Thorichthys pasionis ha deposto per la prima volta su un sasso in bella vista. Il numero di piccoli superava il centinaio, ma le due settimane di mia assenza per ferie lo ha decimato. Ora è arrivata anche la seconda deposizione. Vi aggiornerò.
Sotto uno scatto infelice, ma è il migliore, della femmina (siamo sui 10 cm). Credo che i colori migliori arriveranno tra un po'. In fondo si tratta di pesci ancora giovani.

Femmina di Thorichthys pasionis con gli avannotti.

lunedì 5 maggio 2014

Rumors: Nosferatu, un nuovo genere per Herichthys

Nosferatu pantostictus
Credit: Bruce Vandeweghe (Thanks!)

Notizie dal Centroamerica. Un articolo in via di pubblicazione riporta un nuovo genere per alcune specie del genere Herichthys, Nosferatu, e il nome è talmente curioso che merita di essere citato subito. Per quel poco che sono riuscito a leggere in Nosferatu finiscono le specie pame (specie tipo del genere e descritta nel 2013), molango (descritta nel 2013), pratinus (descritta nel 2013), bartoni, labridens, pantostictus e steindachneri. Che queste specie formassero un gruppo a parte in Herichthys era noto da tempo rispetto alle specie settentrionali caratterizzate da barre verticali sui fianchi e meno specializzate per quanto riguarda l'alimentazione; ora sembra giungere anche la conferma morfologica e molecolare. Viene anche descritta una nuova specie, Herichthys tepehua. Appena vengo in possesso dell'articolo scrivo qualcosa di più.


De la Maza-Benignos M., Ornelas-García C. P., de Lourdes Lozano-Vilano M., García-Ramírez M. E., Doadrio I. 2014. Phylogeographic analysis of genusHerichthys (Perciformes: Cichlidae), with descriptions of Nosferatu new genus andH. tepehua n. sp. Hydrobiologia.

domenica 4 maggio 2014

Cryptoheros cutteri - One year later



Un breve video della coppia (così è possibile osservare anche la femmina) di Cryptoheros cutteri dopo oltre un anno di allevamento. Stanno crescendo bene.

venerdì 25 aprile 2014

Cryptoheros cutteri, un anno dopo.

Ricordate i Cryptoheros cutteri che ho in vasca dall'anno scorso? Sono cresciuti, si riproducono spesso al punto che devo limitarli nella loro attività (lascio con i genitori i piccoli anche per sei mesi e come nell'uomo non c'è miglior anticoncenzionale che una prole numerosa) e hanno sviluppato una colorazione interessante. La vita di coppia procede abbastanza bene, anche se nei ciclidi centroamericani scaramucce o prove di forza non mancano. Non sono riuscito a introdurre in vasca i poecilidi (Poecilia salvatoris) come nell'altro acquario dove allevo i Thorichthys pasionis dato che i Cryptoheros li perseguitano fino allo sfinimento. La maturità sessuale viene raggiunta in acquario dopo circa sei mesi, alla misura di cinque, sei centimetri.
Alcuni ritengono il cutteri una forma di C. spilurus, ma la striscia azzurra sul peduncolo, il numero minore di barre (in pratica saltano le barre intermedie) sui fianchi e la sfumatura aranciata lo rende facilmente riconoscibile.




Maschio di Cryptoheros cutteri.

sabato 16 novembre 2013

Gialloni in crescita: Thorichthys pasionis


Thorichthys pasionis, maschio (forse) della Laguna Noh.

Anni fa un importatore mi invitò a visionare i nuovi arrivi. Un paio di vasche era occupato da ciclidi centroamericani giallo limone di grandi dimensioni e dal muso particolarmente allungato. A quei tempi tuttavia ero ubriaco d'Africa e i ciclidi americani non mi entusiasmavano più. Troppo aggressivi e difficili da gestire e non volevo sacrificare un acquario per una sola coppia di pesci. Con i ciclidi africani potevo invece allevare più specie. Osservai quei strani Thorichthys per qualche minuto e poi proseguii verso la sezione dei ciclidi del Tanganica. Da allora non ebbi più modo di vedere Thorichthys pasionis fino al congresso dell'Associazione Italiana Ciclidofili  tenutosi a settembre alla Certosa di Calci dove un un socio portò un gruppo di giovani. Era giunto così il momento di tentare la sorte con questa specie di così difficile reperimento.
I Thorichythys sono ciclidi centroamericani (diffusi dal Messico all'Honduras) di taglia ridotta caratterizzati da un corpo compresso e da una bocca piccola. Un gruppo (T. maculipinnisT. sp. Coatzacoalcos”, T. callolepisT. helleriT. socolofi T. aureus) raccoglie specie fluviali (acque caratterizzate da flusso moderato, ossigenazione elevata, fondale sabbioso e visibilità a volte superiore ai 10 m) che si trovano normalmente a temperature inferiori a quelle richieste dalle altre specie di Thorichthys. L'altro gruppo (T. meeki, T. pasionis e T. affinis) invece vive in acque più calde e lente con un fondale fangoso in cui amano affondare il muso allungato che li contraddistingue.
T. pasionis è noto come "meeki giallo" ed è la specie con la mascella inferiore più allungata del gruppo. Cresce fino a 15 cm, ma quelli della Laguna Noh, possono anche superare questa lunghezza. Non sembrano essere particolarmente aggressivi anche se la coppia che si sta formando nella mia vasca ha preso possesso di tutto il fondale scacciando gli altri giovani Thorichthys e le Poecilia salvatoris che avevo introdotto come pesci di distrazione.
È iniziata una nuova avventura. A presto.

lunedì 4 febbraio 2013

Cryptoheros cutteri


Maschio di Cryptoheros cutteri.

I Cryptoheros rappresentano per molti acquariofili il primo contatto con i ciclidi. Generalmente si tratta di pesci riprodotti in massa dagli allevatori asiatici (sottoposti quindi a selezione e ibridazione da generazioni) e che possono essere allevati in acquari di ridotte dimensioni. Nulla di strano che possano essere considerati la nave scuola della ciclidofilia internazionale. Nel mio ritorno alle origini sto venendo in possesso di  Cryptoheros che hanno scarsa diffusione tra gli appassionati italiani.
Vi risparmio il pippone tassonomico riguardante il genere, trovate qualche accenno qui, perché in questo post voglio proporvi qualche notizia sull'ultima specie che è arrivata nelle mie vasche: Cryptoheros cutteri



Femmina di Cryptoheros cutteri in livrea riproduttiva mentre accudisce le larve.

C. cutteri è una specie che vive nelle regioni atlantiche degli stati di Guatemala, Honduras, Belize e che solo di recente è stata osservata lungo l'area del San Salvador che si affaccia sull'Oceano Pacifico (qui trovate la check-list fresca di stampa dei pesci delle acque interne dello stato). Come altri Cryptoheros abita le aree fluviali a corrente lenta, anche se nella mia vasca ho una pompa a elevata portata che tuttavia non sembra impensierire la coppia.
Il nome C. cutteri è stato "riesumato" da Schmitter-Soto nell'articolo del 2007 che ha rivisto il genere Archocentrus. Non tutti gli studiosi sono però d'accordo sulla resurrezione (figuriamoci se troviamo dei tassonomi che abbiano opinioni identiche) perché le differenze tra  chetumalensis, spilurus e cutteri non sono così nette come descritte dall'autore. La caratteristica più evidente di C. cutteri è data dalle pinne pelviche chiare che sono nettamente diverse da quelle scure di C. spilurus e chetumalensis (sorvoliamo sul fatto che Schmitter-Soto non metta in particolare luce questa differenza)Se qualcuno dubita del fatto che basti un carattere del genere (unito a qualche minima differenza nella barratura) a identificare una specie, sappia che è molto difficile convincerlo del contrario. I più coraggiosi possono affrontare la lettura di questo articolo in tedesco tratto dal bollettino dell'Associazione ciclidofila tedesca che tratta con dovizia di particolari le differenze tra le varie specie. La mia conoscenza del tedesco purtroppo è troppo incerta per fornirvi una traduzione seria.





Concludo con un video della coppia che dopo pochi giorni di convivenza in acquario ha deposto in un angolo su un lato di un sasso sprofondato nella sabbia.  I Cryptoheros depongono le uova in cavità e quindi ricercano sempre i luoghi più appartati di una vasca. Contrariamente a come agisco di solito ho imposto i partner dato che mi sto convincendo che con questo genere non sia necessario crescere un gruppo di giovani per avere coppie affiatate. In questo breve video potete osservare la dedizione, il continuo lavoro e la frenesia che contraddistinguono i novelli genitori. Pochi altri ciclidi si occupano della prole come i centroamericani. Abbandonare i ciclidi africani non è stato vano!

venerdì 11 gennaio 2013

Ciclidi dal Costa Rica


Cryptoheros septemfasciatus

Due settimane di ricerca scientifica in Costa Rica sui ciclidi raccontate da chi le vive in prima persona. Lo trovate sul blog di Sam Borstein, studente di Biologia all'Università di Sacramento, acquariofilo, allevatore di ciclidi, membro di varie associazioni americane di Ciclidofili. Cosa si vuole di più?

Astatheros altifrons

mercoledì 2 gennaio 2013

Buon 2013: layout nuovo


Era il 2010 quando abbandonai l'allevamento dei ciclidi del lago Tanganica per dedicarmi a quelli centroamericani. Da allora nelle mie vasche si sono succeduti: Thorichthys affinis, T. maculipinnis, T. aureus (temo ibridi di aureus per sp. "coatzacoalcos"), Astatheros nourissati, Cryptoheros sp. "Honduran red point". E parlo solo delle specie di cui ho ottenuto la riproduzione perché dei C. nanoluteus non si è vista neppure la coppia in formazione e i T. socolofi non mi hanno degnato di una deposizione che sia una. Ora, gennaio 2013, la delusione dei T. aureus mancati mi ha spinto a dare via tutto o quasi e a ripartire con dei giovani Cryptoheros cutteri. Ho quindi rinnovato il layout della vasca progettando una vasca fluviale con una forte corrente (2800 litri/ora) anche se con questa specie non è necessario spingere per una vasca da ambiente montano. Sono in attesa di alcuni Xiphophorus in modo da ripartire con i Poecilidi. Mi piacerebbe allevare qualche ciclide veramente reofilo anche se temo le richieste che queste specie richiedono. Insomma il 2013 si presenta interessante. Buon anno a tutti!

venerdì 31 agosto 2012

Thorichthys aureus; le larve

Con oltre 30°C le uova si sono schiuse in poco più di 24 ore e le larve sono state radunate dalla madre, un piccolo caterpillar viste le buche che sta costruendo, in prossimità del masso eletto a nido. Come in ogni sana famiglia di ciclidi con un certo tocco di dimorfismo sessuale è soprattutto la femmina che si prende cura dei piccoli mentre il padre al minimo accenno si ritira nelle stanze nel retro. Per rifarsi scaccia i T. socolofi.   Ecco un breve video che mostra le larve ancora incapaci di nuoto insieme ai genitori.


Dopo aver visto alcuni filmati di Thorichthys fluviali ho aumentato la circolazione dell'acqua con una pompa da 2800 l/h. I pesci non sembrano essere stati particolarmente toccati dal cambiamento che non è di poco conto anche se non ho ancora capito se hanno gradito.

lunedì 27 agosto 2012

Thorichthys aureus in riproduzione

Poco più di un paio di settimane in vasca, di cui una senza che il sottoscritto fosse a casa, e gli aureus hanno iniziato a deporre (come da manuale si tratta di una deposizione su substrato all'aperto). Tra l'altro la deposizione è avvenuta sulla parete verticale della roccia che fronteggia il vetro frontale, posizione ideale per scattare qualche fotografia. Forse i cambi d'acqua giornalieri, l'intensa alimentazione,  le temperature elevate hanno contribuito a spingere la coppia verso il lieto evento. Oppure più semplicemente quando una coppia inizia la fase riproduttiva le è difficile uscirne. Ecco alcune immagini che spero rendano l'idea del serrato rituale di deposizione e fecondazione. Non si tratta del girotondo dei ciclidi incubatori orali dove le uova sono deposte una alla volta e subito ingoiate dalla femmina. In quel caso occorre sequestrare l'uovo prima che possa essere divorato. Nei ciclidi che depongono su substrato le uova sono sempre in bella vista, soprattutto se deposte all'aperto.




La coppia di Thorichthys aureus durante la deposizione delle uova. L'esemplare a destra è la femmina.

Aggiungo un video tremolante, ma non ho avuto modo di girarne altri purtroppo, del balletto della deposizione. Enjoy.


mercoledì 22 agosto 2012

Nuovi arrivi: Thorichthys aureus, finalmente


La coppia di Thorichthys aureus


Tu puoi pensare che trent'anni di vasche, pesci, cambi d'acqua e mangimi ti possano preparare a tutto o quasi. Nella tua carriera hai imparato anche che prima di partire per le vacanze non si dovrebbe sconvolgere le vasche, spostare pesci, introdurre nuovi arrivi. Tuttavia qualunque barriera eretta per resistere alle lusinghe del mondo circostante può sgretolarsi. È stato il mio caso quando, dopo mesi di astinenza, mi sono recato dal solito "spacciatore" di ciclidi. Ero pronto a tutto, ma non alla visione di una coppia di Thorichthys aureus in riproduzione. Negli anni ho acquistato mucchi, macché mucchi, valanghe, di aureus che in realtà erano altro. Nulla di grave, mi sono divertito ugualmente - non è un nome che può cambiare la percezione dell'esperienza di tenere un acquario - e ho goduto della visione delle riproduzioni di questi pesci, ma l'aureus è un'altra cosa. Questi per esempio erano maculipinnis. Quel giorno quindi tornai a casa, dopo un paio di ore in serra e un pranzo, con l'ennesima coppia di aureusl'oggetto del desiderio. Due giorni dopo però sarei partito. Nessun problema, forse, se la vasca che li avrebbe ospitati fosse stata vuota, ma vi avevo appena spostato i T. socolofi. L'accoglienza nell'acquario non fu delle migliori. La coppia di socolofi scacciava i nuovi arrivati, ma nulla di preoccupante. Le scaramucce tra Thorichthys non sono mai serie e non ho mai osservato ferimenti o uccisioni. Sono tuttavia partito con qualche remora. La teoria rassicura, ma la pratica delude. "Tutti questi anni e mi comporto ancora come un principiante."
Al ritorno la situazione era cambiata. Gli aureus avevano conquistato il centro della vasca relegando l'altra coppia nella parte laterale. Nessuna ferita, solo qualche inseguimento. "Fortunato, vecchio. Fortunato." Inoltre tutte e due le coppie erano impegnate negli usuali comportamenti che precedono la deposizione: scavo, pulizia di sassi, spostamenti di sabbia, girotondi tra maschio e femmina. Ancora una volta trovavo la conferma che con questi ciclidi mettere delle coppie nella stessa vasca rafforza il legame.
T. aureus è diffuso in Guatemala, Belize e Honduras. È una specie fluviale che predilige acque chiare, correnti e dall'ossigenazione elevata. Come altre specie (T. maculipinnis, T. callolepis, T. helleri) sviluppa un muso lievemente arrotondato con mascelle di uguali dimensioni, caratteristica che lo distinguono dall'altro gruppo di specie dal muso spiovente (T. meeki e T. pasionis per citarne due) che prediligono il caldo. Preferisce acque con temperature comprese tra i 24 e i 28°C che mi costringono a combattere le temperature oltre i 30°C di questa estate con cambi d'acqua giornalieri del 40% del volume della vasca. Come al solito quando si ha a che fare con organismi viventi non esiste però una chiara divisione di ruoli tra i due gruppi di Thorichthys. Alcune popolazioni di T. meeki vivono in turbolente e fredde acque di torrente come altre popolazioni di T. aureus frequentano ambienti lacustri più caldi. Fluviali o lacustri, comunque, tutti i Thorichthys sono pesci che allevati in vasche poco pulite e dal filtraggio inadeguato rischiano di ammalarsi e di morire precocemente di bloat

Ecco un video ripreso con Ipad. Spero che renda l'idea di come sono questi pesci. Il filmato purtroppo alimenta il sospetto che non si tratti di T. aureus.




E se domani qualcuno mi dirà che non si tratta di Thorichtys aureus, poco male. La ricerca continuerà.

Update: mi hanno chiesto in FB se i danni alla pinna dorsale del maschio siano dovuti al combattimento con il T. socolofi che si intravede nel video. La risposta è no. Il maschio di T. aureus presentava quei danni già nelle vasche del negoziante, ma la sua bellezza e l'affiatamento della coppia mi hanno spinto all'acquisto compulsivo.




lunedì 16 aprile 2012

Le parole che non vi ho detto: Thorichthys socolofi

Vi ho mai parlato dei miei Thorichthys socolofi? Forse non l'ho fatto fino a ora perché sono relegati in una vasca buia e poco considerata, ma sono pesci bellissimi (immagino i commenti di coloro che adorano il rosso sgargiante di T. meeki che qui manca). Li mostro in questo post per la prima volta anche se non si trovano nel periodo di massimo splendore dato che in vasca la temperatura è particolarmente bassa (21°C, non uso riscaldatori).


Maschio di Thorichthys socolofi.

Nelle fotografie che ho scattato manca la caratteristica banda scura a L, ma sono evidenti i disegni al termine della pinna anale e dorsale che si formano nella specie.


Maschio di Thorichthys socolofi.

I Thorichthys sono pesci ideali per coloro che vogliono allevare ciclidi centroamericani dato che non diventano particolarmente grandi (12 cm in genere) e non sono particolarmente aggressivi. Hanno bisogno di vasche poco capienti (250 litri) dove possono vivere a coppie; in particolare, T. socolofi è la specie più pacifica del genere. Le specie del gruppo helleri di cui fa parte (maculipinnis, sp. “Coatzacoalcos”, callolepishelleri, socolofi e aureus) sono specie fluviali (acque caratterizzate da flusso moderato, ossigenazione elevata, fondale sabbioso e visibilità a volte superiore ai 10 m) che si trovano normalmente a temperature inferiori a quelle richieste dalle altre specie di Thorichthys. T. socolofi vive nel Río Misalá, un affluente del Río Tulija all'interno del bacino idrografico del Río Grijalva, nello stato di Chiapas in Mexico, al di sotto dei 300 metri. Prossimamente sposterò la coppia in una vasca più grande per documentare adeguatamente la riproduzione.

venerdì 23 dicembre 2011

Underwater: America centrale

Prima che arrivino sul blog i post tassonomici su Mikrogeophagus ramirezi e Microchromis un po' di respiro con un video che forse avete già visto realizzato a Panama, Costa Rica, Belize e Guatemala e che riprende Andinoacara coeruleopunctatus, Amphilophus calobrensis, Hypsophrys nematopus, Amatitlania nigrofasciata, Parachromis dovii, Amphilophus alfari, Paratheraps melanurus (lo trovate con il nome specifico di synspilus), Theraps irregularis e Chuco godmanni nei loro ambienti naturali.


Vi ho già detto che amo le foglie sul fondo?

martedì 2 agosto 2011

Corsi e ricorsi


Amatitlania sp. "honduran red point"

L'anno prossimo compirò trent'anni (un gesto apotropaico ci sta bene). Di acquariofilia ovviamente e inconsciamente sto tornando al periodo embrionale del mio essere acquariofilo. Tutto iniziò con una coppia di Amatitlania nigrofasciata, più che un pesce una nave scuola. Capiamoci, erano i tempi pionieristici in cui se si chiedeva il nome di una specie a un negoziante, spesso ti rispondeva con il sorriso sulle labbra "È un ciclide". Non si sapeva quasi nulla di ambienti naturali, si andava a rimorchio dell'acquariofilia tedesca, internet non c'era ed anche i libri scarseggiavano. Allora il nigrofasciata era il ciclide più diffuso insieme a Cichlasoma meeki - c'erano anche scalari e ramirezi, ma questi sono pesci che vanno al di là della loro famiglia - ed era naturale iniziare con una di queste specie, meglio se con tutte e due nella stessa vasca di 50 litri scarsi. "Tanto sono ciclidi, si ammazzerebbero ugualmente". Dopo un paio di anni di acquisti selvaggi che servirono ad entrare in sintonia con il tenere una vasca (dar da mangiare ai pesci, cambiare l'acqua, pulire i filtri, gestire una riproduzione), passai al Malawi (Labeotropheus e Trematocranus come se piovesse). Uscito dall'orgia del colore ero pronto per il Sud America: Apistogramma. Seguì il lungo tunnel Tanganica con la fase a colori e quella che molti mi hanno indicato come fase in bianco e nero (non capisco perché) da cui uscii a riveder la luce nei primi mesi del 2010. Nell'inesorabile evoluzione personale ho acquistato recentemente per le mie esauste vasche dei giovani di Amatitlania sp. "Honduran red point". Solo a casa mi sono reso conto di come somigli a nigrofasciata. Il cerchio si chiude, ma forse è una spirale aperta verso nuove emozioni.

Coppia di Amatitlania sp. "honduran red point"


Il pippone tassonomico

Amatitlania è un genere istituito da Juan Schmitter-Soto nel 2007 che ha scorporato specie precedentemente poste in Cryptoheros e rappresenta l'ultimo e per nulla definitivo episodio di un tormentato cammino tassonomico che coinvolge alcuni tra i più rappresentativi ciclidi centroamericani. Amatitlania raggruppa specie che possiedono le seguenti caratteristiche: la prima banda nera sul fianco deve avere forma a Y; le bande devono collegare la pinna dorsale, fino al bordo, e anale e la seconda e la terza devono essere più larghe e formare delle macchie al centro del corpo. Uno studio del 2008 basato su geni mitocondriali, nucleari e su una camionata (81!) di caratteri morfologici invece suggerisce di riunire Amatitlania e Cryptoheros in un unico gruppo insieme a Hypsophrys nicaraguensis e Neetroplus nematopus. Inutile sottolineare che Amatitlania non ha convinto tutti dato che le caratteristiche che lo distinguono paiono essere troppo labili, soprattutto in pesci che sono molto variabili per livrea e forma del corpo. Devo ripetermi che i generi stanno solo nella testa degli uomini?
Altrettanto poco convincenti nella descrizione appaiono le specie che sono scaturite da Cryptoheros nigrofasciatum (Amatitlania kanna e A. siquia). A volte le differenze all'interno di una stessa specie sono maggiori delle differenze tra le specie. In questa nebbia si situa Amatitlania sp. "Honduran red point" che potrebbe appartenere alla specie A. siquia. Aspetti positivi del red point sono le dimensioni e l'aggressività più contenute rispetto a nigrofasciata. Vedremo.


Update: oops, mi sono dimenticato la bibliografia.

Richan O., Zardoya R., Doadrio I. 2008. Phylogenetic relationships of Middle American cichlids (Cichlidae, Heroini) based on combined evidence from nuclear genes, mtDNA, and morphology. Mol. Phylogenet. Evol. 49:951-957.
Schmitter-Soto, Juan Jacobo. 2007. Phylogeny of Species Formerly Assigned to the Genus Archocentrus (Perciformes: Cichlidae). Zootaxa; v. 1618, 50 pp.


mercoledì 29 dicembre 2010

Ancora laghi di cratere, ma questa volta dal Nicaragua



Il ciclide di Mida (Amphilophus citrinellus) del lago Nicaragua


Il lago Apoyo è un lago di caldera del Nicaragua con una superficie di circa 21 km quadrati e 178 m di profondità. È caratterizzato da un ambiente subacqueo relativamente omogeneo e dall'essere totalmente isolato da altri corpi d'acqua. La fauna ittica del lago, tolte le presenze aliene, si limita ad una decina di specie tra cui la parte del leone viene svolta dai ciclidi ed in particolare da alcune (sei?) specie del genere Amphilophus. Queste sei sono le specie interessanti dato che le analisi genetiche hanno confermato che tutte derivano da Amphilophus citrinellus, il Ciclide di Mida, e il video all'inizio del post spiega meglio di tante parole perché questa specie è chiamata così.
Ad occuparsi per primo in maniera insistente di A. citrinellus fu George Barlow seguito a ruota dai suoi studenti Axel Meyer e Ken McKaye che fiutarono lo scoop! Il punto della questione è che nel lago Apoyo, come nel vicino lago Xiloá, le specie di Amphilophus sembrano essersi evolute per speciazione simpatrica. Il meccanismo coinvolgerebbe la separazione della popolazione in due nicchie ecologiche diverse (acqua aperta, fondale) con l'origine di due forme diverse (una più slanciata ed una più tozza) in grado di sfruttare risorse alimentari diverse. Il tutto sarebbe condito dalla selezione sessuale e dalla presenza di forme di colorazione diverse, cioè dal fatto che in ogni specie incipiente le femmine tenderebbero ad accoppiarsi con i maschi degli stessi ambienti. Le prove della speciazione simpatrica vennero presentate nel 2006 in questo articolo di Nature. Sfondata la porta è stato un fiorire di specie, perlomeno di riconoscimento di specie diverse, ed anche il 2010 ha visto la brava descrizione di due ulteriori specie dal lago Apoyo: Amphilophus supercilius e A. globosus. Nell'articolo in questione la descrizione sulle due specie si basa su metodi morfometrici che mostrano le differenze esistenti dalle altre specie di Amphilophus del lago. L'aspetto interessante dello studio è che nell'abstract si afferma che "they (le due specie, ndr) breed assortatively in Lake Apoyo and can readily be distinguished in the field", ma nel testo vero e proprio si dice solo che "It (Amphilophus globosus, ndr) has been observed breeding with conspecifics over Chara vegetation" oppure "And it is noteworthy to mention that all observed pairs (A. supercilius, ndr) were between conspecifics". Personalmente mi sarei aspettato un controllo un poco più approfondito che coinvolgesse anche coppie di altre specie e non basato unicamente sull'osservazione a vista che le coppie in riproduzione erano costituite da conspecifici.


In questo post non mi è stato possibile pubblicare fotografie delle specie di recente descrizione perché nessuno degli studiosi interpellati ha risposto alle mie mail. Poco male. Basta andare a questo link e scaricare un pregevole lavoro sui ciclidi di Mida del lago Apoyo e Xiloá che riporta anche fotografie subacquee di tutti gli Amphilophus di questi due laghi. Nella pubblicazione A. supercilius è riportato sotto il nome di A. "barlow", mentre A. globosus non risulta dato che nel 2006 nessuno si era accorto che si trattava di una specie vera e propria.

Se vi state chiedendo come si possa passare da due forme adattate all'ambiente di acqua aperta e al fondale a sei forme diverse, la risposta dovrebbe stare nelle ulteriori specializzazioni che si possono avere nella dieta. Ricordate il discorso sulle mascelle?


Geiger M. F., McCrary J. F., Stauffer J R. Jr. 2010. Description of two new species of the Midas cichlid complex (Teleostei: Cichlidae) from Lake Apoyo, Nicaragua. PROCEEDINGS OF THE BIOLOGICAL SOCIETY OF WASHINGTON 123(2):159–173. 2010.

Update: se vi interessa inquadrare ulteriormente la questione Amphilophus dei laghi nicaraguensi potete leggere questo articolo. Mi pare che anche gli autori abbiano qualche dubbio sulla necessità di identificare tutte queste specie e che ancora una volta tutto dipenda dal concetto di specie utilizzato. Piccole soddisfazioni.

domenica 24 ottobre 2010

Per chi se lo fosse perso

Se, per caso, non lo aveste capito la coppia di Astatheros nourissati che ho in vasca ha circa una cinquantina di piccoli. Questo mi rende un acquariofilo orgoglioso del proprio operato. L'orgoglio termina non appena penso che in genere i ciclidi sono macchine da riproduzione e se non fai cappelle ci pensano loro, da soli, a figliare.

Femmina di Astatheros nourissati.


Da domani si torna alla normale programmazione. Ci sono un mucchio di novità.

Astatheros nourissati in riproduzione

Femmina di Astatheros nourissati con gli avannotti.


Astatheros nourissati è un ciclide diffuso in Messico negli affluenti orientali del sistema idrografico del Rio Usumacinta. Le popolazioni che vivono nei piccoli corsi d'acqua sono più colorate delle popolazioni che vivono nei fiumi più grandi che tuttavia hanno le labbra più grandi. La descrizione scientifica di questa specie si deve al francese Robert Allgayer ed appare nel 1989 nella rivista dell'Associazione Ciclidofila Francese. La scoperta di A. nourissati avviene per caso nel 1986 da parte di un gruppo di acquariofili viaggiatori costituito da Jean-Claude Nourissat, Antonio Hernandez Rolon e Jean Marie Omont. Altrettanto per caso nasce anche il mio innamoramento verso questo ciclide che ho potuto osservare per la prima volta nelle vasche di Gianni Ghezzi.
L'allevamento in acquario non è impegnativo purché l'acqua sia pulita e ben ossigenata e la vasca sia sufficientemente ampia. Il modo in cui i miei esemplari ingoiano la sabbia alla ricerca di particelle alimentari mi ricorda tanto quello dei ciclidi africani. Un vero spettacolo ed una ragione in più per avere un fondo costituito da sabbia. Vedere la coppia con i piccoli è uno spettacolo ancora più grande.

PS. grazie Gianni per aver sessato correttamente gli esemplari. Te lo dovevo.

martedì 28 settembre 2010

martedì 14 settembre 2010

Il lato oscuro



Il Centro America è come le ciliege, una specie tira l'altra. Il problema è che i Ciclidi di questa regione depongono quasi tutti su substrato ed anche specie relativamente piccole come quelle del genere Thorichthys richiedono grandi litraggi. Devi perciò resistere alle tentazioni che ti spingono sui ciclidi di grande taglia, soprattutto se non hai molte vasche e se la tua vasca più grande è solo 300 litri. Un paio di giorni fa tuttavia ho capitolato e alla vista di una coppia di Amphilophus nourissati intenta a deporre ho varcato il confine che non avevo mai superato. Se questo non è approdare al lato oscuro ditemi voi cosa è.



PS: Amphilophus nourissati è dedicato a Jean-Claude Nourissat. Se volete saperne di più leggete questo post.
PSS: le notizie scientifiche riguardanti i ciclidi incalzano e da domani lascio da parte il mio lato acquariofilo più bieco e riprendo la consueta programmazione costituita da tassonomia, nuove specie, studi molecolari e quant'altro in quest'ultimo periodo è stato pubblicato. Siete avvertiti.