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lunedì 1 dicembre 2014

Acquariofili. Santi o peccatori? (Prima parte)


Sei anni fa i fratelli Karlsson, nell'ultimo anno sono i protagonisti di questo blog, scoprirono una popolazione di Tropheus moori del lago Tanganica che chiamarono "Murago Tanzania". La popolazione era costituita da circa 1000 esemplari e per paura che qualcuno la decimasse per il mercato acquariofilo la località venne tenuta segreta. Oggi questa popolazione è stata scoperta da un esportatore che secondo quanto riportato ha già venduto circa 200 esemplari in Europa e in America. Non è incauto pensare che i Murago Tanzania potrebbero essere già scomparsi in natura a causa di un prelievo non sostenibile ed esistere solo negli acquari di qualche appassionato.
A lanciare l'allarme dalle pagine di Cichlid Room Companion è Ad Konings, uno dei maggiori conoscitori di ciclidi africani, che invita gli acquariofili a non acquistare pesci di questa varietà.
Ancora una volta si ripropone la questione etica del prelievo dall'ambiente naturale e della commercializzazione degli esemplari selvatici. Il dibattito sta investendo alcune tra le più avanzate nazioni del mondo (dal punto vista acquariofilo) e sta avendo la meglio il fronte che prevede la proibizione dell'importazione di esemplari di cattura.
Per ora mi limito a esporre i fatti. Prossimamente ulteriori dibattiti.

venerdì 29 agosto 2014

Chalinochromis cyanophleps, nuove specie dal lago Tanganica

Un Chalinochromis cyanophleps a Namansi alla profondità di 8 m.  Permission granted by author.
La notizia è di qualche mese fa e il post giace da tempo nelle bozze. Se aspetto ulteriormente fa muffa. Quindi ecco a voi la  descrizione di un lamprologino del lago Tanganica ad opera dei fratelli Karllson e di Sven O. Kullander che ormai stanno diventano ospiti fissi del blog.


Chalinochromis cyanophleps n. sp. Kullander, Karlsson, Karlsson, Norén,  2014


Diagnosi Chalinochromis cyanophleps si distingue da tutte le altre specie del genere per l'assenza di macchie e di punti sulla testa e per la presenza di denti a tre punte (tricuspidi). La specie più simile è C. brichardi da cui si differenzia per i fianchi che variano dal marrone al grigio, per la striscia blu sotto l'occhio, per l'iride e l'occhio parzialmente arancione, per la pinna dorsale e caudale di colore scuro a punti bianchi e per la macchia nera alla base delle pinne pettorali. In natura la nuova specie si differenzia per la tinta unita scura della livrea.

Una coppia in riproduzione fotografata nel loro nido a Kisi Island (12 m di profondità).  Permission granted by author.


Mappa di distribuzione di Chalinochromis cyanophleps e delle località di raccolta di C. brichardi, C. sp. "bifrenatus" e C. sp. "ndobhoi". Permission granted by author.

Distribuzione e ambiente  La specie è diffusa lungo un breve tratto di costa tanzaniana del lago Tanganica (90 km da Mvuna Island fino a Kalala Island) dove vive nel biotopo roccioso. Frequenta le aree a minor luminosità tra i 6 e i 45 metri di profondità e in particolare vive nelle fratture delle rocce e nelle cavità. C. cyanophleps è stato visto spesso in compagnia di Julidochromis regani e Paracyprichromis nigripinnis.
Nel comportamento è simile a Neolamprologus timidus e N. furcifer di cui assume anche spesso la postura a testa in giù.

La costa occidentale del villaggio di Namansi.  Permission granted by author.


Etimologia  Il nome specifico (cyanophleps) significa "venato di blu" e si riferisce alla striscia che corre sotto l'occhio.

Note La specie era già stata segnalata da Patrick Tawil (ospite del Congresso dell'Associazione Ciclidofili Italiani a Pisa) nella rivista Cichlid News di gennaio 2011 dove in attesa di ulteriori dati non esclude l'ipotesi che possa essere un ibrido. Nel 2012 nella rivista Ciklidbladet i fratelli Karlsson identificano il ciclide come una nuova specie con il nome provvisorio di "blue vein". Nell'agosto 2013 è Ad Konings a parlarne in Cichlid Room Companion dove propone di chiamarlo "patricki", ma da quanto scrive è evidente che non è a conoscenza della pubblicazione dei Karllson.

Commento  Con il procedere delle descrizioni è sempre più evidente che il genere Chalinochromis non ha delle caratteristiche che lo distinguano nettamente da Julidochromis. I caratteri più netti sembrano essere solo due: la pinna caudale non totalmente arrotondata e la corporatura con il profilo del muso irregolare. Può darsi quindi che che in futuro Julidochromis e Chalinochromis confluiscano in un unico genere. Attualmente le specie descritte di Chalinochromis sono: brichardi, cyanophleps, popelini. Chalinochromis sp. "ndobhhoi" è considerato una forma (sottospecie) di C. brichardi. C. sp. "bifrenatus" invece alterna la propria condizione tra specie a parte o varietà di C. popelini.

Kullander, Sven & M. Karlsson, M. Karlsson, M. Norén. 2014. Chalinochromis cyanophleps, a new species of cichlid fish (Teleostei: Cichlidae) from Lake Tanganyika. Zootaxa. v. 3790 (n. 3): pp. 425–438

Ringrazio gli autori per aver messo a disposizione le fotografie della nuova specie.

mercoledì 30 aprile 2014

Neolamprologus timidus, la prima specie descritta nel 2014



Venni in contatto con i fratelli Karlsson nei primi anni del 2000. Cercavo articoli interessanti da pubblicare corredati da fotografie di buona qualità. Magnus e Mikael vivevano in Tanzania, si erano trasferiti  dalla Svezia, dove gestivano una società che esportava ciclidi per il mercato acquariofilo occidentale. In quel periodo, però, stavano chiudendo quell'esperienza per dedicarsi a qualcosa di diverso, probabilmente si erano resi conto, come molti altri viaggiatori mi hanno riferito, che la maggior parte dei ciclidi va osservata in natura e non in acquario. 
Sul loro sito web c'erano articoli che si distaccavano nettamente da tutto quel che si leggeva in quel periodo; erano storie, emozioni, sogni per noi acquariofili: "La nebbia mattutina era rotolata giù dalle montagne. Due buoi stavano trascinando un vecchio aratro nel campo. La sera precedente aveva piovuto per parecchie ore ed ora il vapore risaliva dal terreno. Su un piccolo rialzo nel campo zappavano cinque donne. Era caldo e il sole diffondeva spietato una luce abbagliante. Neppure la brezza più leggera spirava sul pendio. Nessun rifugio che potesse dare una sensazione di fresco, solo un inesorabile calore che alla fine spinse il gruppo di persone all'ombra di un grande albero di mango. Tutto intorno giacevano campi infiniti di cassava. Guardando verso il lago, si poteva scorgere Karema a nord e Cape Mpimbwe a sud. Da lì, il lago Tanganica sembrava trasparente, le sue acque rilucevano di blu..."
In seguito persi le loro tracce, ma nei primi mesi del 2014 sono tornati prepotentemente alla ribalta con due descrizioni scientifiche di nuove specie di lamprologini del lago Tanganica redatte insieme a Sven Kullander, su questo blog è apparso parecchie volte, e Norén Michael. I lamprologini sono stati spesso ospiti del blog e per un veloce ripasso del genere Neolamprologus potete leggere qui (tassonomia, what else?) e qui (Io sono colonia, lo ricordate? Ho pronto un altro racconto, ma per lui ho ora altri progetti). Tanti anni di immersioni, catture, osservazioni stanno dando i loro frutti scientifici e non solo ai fratelli Karlsson. Potete rendervi conto della qualità del loro lavoro sul sito African Diving ltd, ma ne possiamo parlare un'altra volta. Trovate anche un gruppo in facebook, qua.



Neolamprologus timidus n. sp. Kullander, Norén, Karlsson Karlsson 2014


Diagnosi Neolamprologus timidus si distingue dal simile N. furcifer per la guance ricoperte di scaglie (guance nude in N. furcifer), per avere il primo raggio molle delle pinne pelviche più lungo rispetto al secondo (secondo raggio più lungo del primo in N. furcifer), per le pinne pettorali che superano la base del primo raggio duro della pinna anale (pinna pettorale breve in N. furcifer), per l'assenza di macchia scura alla base della pinna caudale nell'adulto (presenza della macchia scura in N. furcifer), per la testa più appuntita, per le pinne pettorali gialle o trasparenti (arancioni in N. furcifer). Nell'areale settentrionale inoltre l'occhio ha un bordo aranciato (giallo in N. furcifer) e le strisce orizzontali sui fianchi non sono interrotte (interrotte in N. furcifer). Nella regione meridionale inoltre N. timidus ha lunghi filamenti nella pinna caudale; nei N. furcifer di quell'area la pinna caudale è arrotondata, ma è solo qui che la pinna caudale è così (furcifer significa dalla coda biforcata). L'anello intorno all'occhio di N. timidus inoltre è ancora più rosso.


Scatti in natura ripresi a Ulwile (lago Tanganica). a. maschio adulto di Neolamprologus timidus; b. Femmina adulta di N. timidus; c, maschio adulto di N. furcifer; d, Femmina adulta di N. furcifer. Permission granted by author.


Scatti in natura della nuova specie. a, Neolamprologus timidus a Kolwe Point, 20 m di profondità; b, N. furcifer (Udachi) a Kolwe Point, 20 m di profondità; c, N. timidus a Musi Point, 6 m di profondità; d, N. furcifer (Ulwile) a Musi Point, 6 m di profondità; e, N. timidus a Mtosi, 5 m di profondità; f, N. furcifer (Ulwile) a Mtosi, 5 m di profondità. Permission granted by author.

Distribuzione e ambiente N. timidus è diffuso lungo 100 km di costa tanzaniana del lago Tanganica da Kampemba point a nord fino a Kisi Island a sud. Un esemplare conservato in alcool proviene da Msamba e amplia ulteriormente la distribuzione verso la regione meridionale del lago. La località da cui proviene l'olotipo (l'esemplare conservato per la descrizione scientifica) è Musi point nell'isola di Ulwile. L'ambiente frequentato dalla specie è l'habitat roccioso tra i 2 e i 40 metri di profondità dove è possibile incontrare diverse coppie che difendono un territorio nei pressi di una cavità di difficile accesso. Spesso il territorio include una roccia di grandi dimensioni che è abitata anche da altre specie come N. furcifer e Julidochromis regani. Gli individui di N. timidus sono generalmente posizionati a testa in giù con il ventre a contatto con il substrato come è solito per N. furcifer.  

Musi point nell'isola di Ulwile, lago Tanganica. Permission granted by author.



Distribuzione geografica di Neolamprologus timidus, lago Tanganica. Permission granted by author.


Distribuzione geografica di Neolamprologus timidus e di N. furcifer, lago Tanganica. Permission granted by author.

Etimologia Il nome della specie (timidus) deriva dal latino e si riferisce al comportamento schivo e elusivo che questo ciclide possiede.

Note La specie è stata scoperta nell'aprile 2008 a Kipili, lungo la costa tanzaniana.


Commento personale Il lago Tanganica continua a stupire e una specie "nota" (non tanto come come stile di vita di cui si sa ben poco e quel poco si limita al fatto che sia haremica e che un maschio può avere un territorio di 100 metri quadrati) come N. furcifer in realtà ora risulta avere nascosto un'altra specie. Se leggete l'articolo originale noterete anche che gli autori mettono in luce una ulteriore variabilità fino ad ora nascosta e dall'analisi della forma corporea si evidenziano due varietà (specie?) diverse; la forma Udachi, quella nota, e la forma Ulwile con corpo più allungato e  pinna caudale più corta. La nuova forma è stata osservata a Ulwile Island e Lupita. 
Nell'articolo sono riportati anche i risultati dell'analisi molecolare condotta anche con geni mitocondriali che sembrano escludere affinità genetiche fra le N. timidus e furcifer. Viste le somiglianze che mi sembrano poco spiegabili con la convergenza nello stile di vita il risultato è sorprendente. L'utilizzo di un maggior numero di geni non mitocondriali avrebbero dato lo stesso risultato? Ai posteri...
Dimenticavo, il paper è open access, scaricatelo.

Kullander, Sven & Michael Norén, Mikael Karlsson & Magnus Karlsson. 2014. "Description of Neolamprologus timidus, new species, and review of N. furcifer from Lake Tanganyika (Teleostei: Cichlidae)". Ichthyological Explorations of Freshwaters. v. 24(n. 4), pp. 301 - 328.


martedì 22 aprile 2014

Breaking news: Chalinochromis cyanophleps. La seconda descrizione dell'anno.

La seconda descrizione scientifica dell'anno è ancora un ciclide del lago Tanganica: Chalinochromis cyanophleps. Ho modo di presentarvi la specie grazie a Evert van Ammelrooy che in questi giorni è in immersione nel lago e che mi ha permesso di utilizzare questo fotografia che rende meglio di mille parole le sfumature azzurre che contraddistinguono il corpo e il nome (cyanophleps significa venature blu) di questo ciclide. Presto, sto finendo anche quella di Neolamprologus timidus, la presentazione sul blog.


Chalinochromis cyanophleps. Mvuna island.
Fotografia di Evert van Ammelrooy.

sabato 5 aprile 2014

Neolamprologus timidus. Coming soon.

Quasi quattro mesi per avere la prima descrizione di un nuovo ciclide; non c'è che dire, timido di nome e di fatto. L'attesa però è ampiamente ripagata, si parla di Lago Tanganica. A presto.

Update: all'orizzonte si profila una seconda descrizione, sempre dal Lago Tanganica: Petrochromis.

lunedì 10 dicembre 2012

Lepidiolamprologus kamambae: predatori dal lago Tanganica


Lepidiolamprologus kamambae 
Costa sudorientale dell'isola di Kerenge Island a 20 m di profondità.
Fotografia di Magnus e Mikael Karlsson 


Circa 10 milioni di anni fa, più o meno, nasceva in Africa uno dei laghi più grandi al mondo. Veniva al mondo sotto forma di un grande fiume dallo spirito libero che inondava continuamente le terre circostanti formando pozze, stagni, laghetti che vi persistevano per anni. Divenne velocemente adulto, geologicamente parlando, e nei successivi cinque milioni di anni dalle tre enormi pozze che erano sorte al posto del corso d'acqua ne scaturì una sola. Il lago Tanganica era fatto, ora mancava solo di fare i ciclidi. Gli antenati di questi pesci erano già presenti nelle acque del futuro lago fin dall'inizio, ma dovevano speciare, speciare di nuovo e di nuovo ancora. Una seconda ondata di colonizzatori invase, infatti, le acque durante la fusione dei tre paleolaghi, qualche milione di anni dopo. La terza ondata invece venne molto dopo ma lasciò pochi discendenti (solo due linee di discendenza). Da queste continue invasioni, rimescolamenti di faune, innalzamenti e abbassamenti di livello delle acque dovuti al dilaniarsi della crosta terrestre, vennero a formarsi le 250 specie di ciclidi che popolano il lago e che vengono suddivise nelle attuali 20 linee di discendenza o tribù. Tra di esse sono presenti sia specie che depongono su substrato (tribù dei lamprologini fondamentalmente) che incubatori orali. Gli altri grandi laghi africani (Malawi e Vittoria) possiedono più specie perché la loro storia geologica è più recente, ma sono popolati esclusivamente o quasi da incubatori orali. Probabilmente nel lago Tanganica la gran parte dei Ciclidi è già estinta ed è un peccato che i Ciclidi fossilizzino solo raramente perché i fossili avrebbero fatto luce sulla speciazione adattativa.
Nonostante siano solo un'ottantina, i lamprologini mostrano un'enorme variabilità di forme, ecologie e comportamenti. Vi sono specie che vivono nei letti formati dalle conchiglie dei gasteropodi cadute sul fondale alla morte del possessore, specie predatrici che popolano le acque libere, specie erbivore che si nutrono delle alghe che crescono sulle rocce e specie che si nutrono di invertebrati. Vi sono specie che vivono in harem dove i maschi lottano tra loro per il possesso delle femmine e passano la gran parte del tempo a pacificare le inevitabili dispute tra le consorti. Vi sono anche lamprologini che vivono in coppie fedeli fino alla morte che arriva ben presto per inedia al termine delle lunghe cure parentali dell'unica covata che sono riuscite a crescere. I lamprologini protagonisti di questo post appartengono al genere Lepidiolamprologus, un gruppo che raccoglie 11 specie di dimensioni medio-grandi e di abitudini predatorie caratterizzate fondamentalmente da un osso sesamoide, derivante dall'ossificazione dei tendini del legamento della mascella inferiore, e da un particolare tipo di vertebra. A noi interessa un gruppo di specie dalla forma allungata e dalla livrea costituita da strisce e/o fila di macchie scure. Per comodità possiamo chiamare questo gruppo elongatus dal nome di uno di essi. Lepidiolamprologus kamambae è la specie descritta recentemente da Sven Kullander, noto ittiologo svedese che calca spesso le scene di questo blog, e dai fratelli Karlsson, Magnus e Mikael, che anni fa gestivano un'importante azienda esportatrice di ciclidi (Africa Diving) con alcune stazioni di pesca sul lago e che quindi dispongono di materiale di prima mano e di molta esperienza di campo nel riconoscimento di ciclidi.



 L'isola di Kamamba nella costa orientale del lago Tanganica
Fotografia di Magnus e Mikael Karlsson 



Lepidiolamprologus kamambae Kullander, Karlsson & Karlsson 2012

Diagnosi La specie si distingue dalle simili (L. kendalli, L. profundicola, L. nkambae, L. mimicus. L. elongatus) per la presenza di un'ampia striscia scura che corre lungo le guance e per la livrea che nelle acque del lago appare molto chiara e a volte anche bianca. La specie più simile è L. kendalli che tuttavia mostra una livrea scura, probabilmente un adattamento all'ambiente roccioso in cui vive.

Distribuzione e ambiente Isole di Kamamba e di Kerenge lungo la costa meridionale del lago Tanganica. Potrebbe essere presente anche presso le isole di Mwila e Nkondwe che hanno caratteristiche ambientali simili a quelle delle precedenti località. Lungo i fondali dell'isola di Kamamba L. kamambae popola la zona di transizione tra l'ambiente roccioso e quello sabbioso alla profondità di 15 metri.



La distribuzione delle specie di Lepidiolamprologus del gruppo elongatus nel lago Tanganica.

Etimologia Il nome della specie deriva dall'isola di Kamamba, la località di provenienza degli esemplari utilizzati nella descrizione.

Note Attraverso la sezione News di Cichlidroom companion Ad Konings critica la descrizione di L. kamambae perché manca della comparazione della nuova specie con le altre specie del gruppo che convivono con essa. Inoltre, sempre secondo Konings, la caratteristica distintiva di L. kamambae appare poco visibile nelle fotografie subacquee. Konings afferma che possiamo quasi sempre trovare differenze tra le diverse popolazioni di una specie e quindi, volendo, quasi ogni popolazione può essere elevata allo status di specie. L. kamambae potrebbe essere semplicemente una forma scura di L. kendalli. Sven Kullander risponde nel suo blog che la livrea chiara di L. kamambae è caratteristica della specie e arriva quasi a promettere che tornerà successivamente sulla validità di L. kendalli (l'esemplare servito per la descrizione è in cattive condizioni e praticamente inutilizzabile per confronti) e di nkambae. Siamo quindi in attesa di sviluppi futuri.


Lepidiolamprologus del gruppo elongatus: A. Lepidiolamprologus kamambae, isola di Kamamba. B. L. kendalli, Muzi. C. L. elongatus. Udachi. D. L. profundicola, Kansombo.


Kullander S. O., Karlsson M., Karlsson M. 2012. Lepidiolamprologus kamambae, a new species of cichlid fish (Teleostei: Cichlidae) from Lake Tanganyika. Zootaxa, 3492: 30–48.

Ringrazio i fratelli Karlsson per aver generosamente messo a disposizioni le immagini che corredano il post.

venerdì 21 settembre 2012

Lepidiolamprologus kamambae. Coming soon

Sven Kullander e i fratelli Karlsson (Magnus e Michael) descrivono una nuova specie di Lepidiolamprologus. Ci ragioniamo dopo il congresso AIC di Faenza.

giovedì 20 settembre 2012

Ci vediamo a Faenza?

Sabato 22 e domenica 23 sarò a Faenza all'annuale Congresso dell'AIC (Associazione Italiana Ciclidofili). Qui trovate il link al programma che ha come ospite principale Benoit Jonas. Sabato alle 17.30 presenterò una versione aggiornata de La storia dell'acquariofilia che includerà anche la situazione italiana a partire dagli anni '70 fino a quella attuale passando attraverso l'associazionismo e l'era di internet. Vi aspetto. La partecipazione é libera e aperta anche a chi non é socio.


giovedì 19 gennaio 2012

Esploratori ritrovati


Un gruppo di femmine e giovani di Xenotilapia boulengeri a Gombe.

Puntuale come un orologio svizzero, mentre leggevo sospirando Esploratori perduti, l'amico Miles Parisi ha prenotato i biglietti per un nuovo viaggio in Africa, stavolta sul lago Tanganica. Lo sconforto di non poterlo accompagnare è stato minore del solito (mi sono consolato con i fontanili invernali). Delle circa 1000 fotografie che ha scattato mi ha spedito quelle che ritraggono i pesci che più hanno caratterizzato questo blog negli anni passati, le grigie Xenotilapia. Inutile dire che nel lago hanno un altro fascino.


Una coppia di Xenotilapia leptura


Xenotilapia flavipinnis a Jacobsen. In secondo piano una femmina in incubazione orale.


Xenotilapia ochrogenys a Jacobsen


Grammatotria lemairii

giovedì 25 agosto 2011

Siam mica qua a smacchiare i giaguari

Perché ci sono così tanti ciclidi? Le risposte che nel tempo sono state date comprendono quasi ogni aspetto della vita di un pesce osseo e di alcune di esse ne ho già parlato: mascelle, forma del corpo, colorazione, cure parentali. Quella odierna è "macchie". In realtà le macchie a uovo di cui si parla non sono chiazze qualunque e si sono guadagnate l'altisonante titolo di innovazioni evolutive.
Alla base di tutto vi è l'atto di presunzione da parte dei ciclidi che vogliono migliorare la propria arte amatoria e si lasciano ingolosire dai vantaggi della fecondazione interna. Anche se sorvegliate a vista, infatti, le uova di un ciclide corrono continuamente il pericolo di essere mangiate da un qualunque predatore in agguato o peggio, se si vuole essere maschilisti, di essere fecondate da un maschio di passaggio; nasconderle nella femmina sarebbe una soluzione più sicura rispetto a lasciarle su un sasso o nella sabbia. L'incubazione orale è una scappatoia che abbrevia il tempo di esposizione delle uova, ma anche in questo caso i rischi sono sempre alti benché circoscritti al breve periodo in cui esse sono espulse dalla femmina. Praticare la fecondazione interna però può essere un miraggio se non si è dotati di emipeni o gonopodi (se vi interessa la storia naturale delle virtù indecenti dei vertebrati leggete la serie di post che vi ha dedicato L'orologiaio miope), ma un gruppo africano di ciclidi, gli Haplochromini, ha trovato il modo di ovviare a queste mancanze anatomiche. Le pinne anali dei maschi di Haplochromini, infatti, mostrano macchie che sembrano imitare le uova deposte dalle femmine. Sono grandi e gialle e il contorno nero che le delimita le rende appariscenti e attraenti, perlomeno se siete una femmina di ciclide. Le macchie a uovo non sono tuttavia una caratteristica esclusivamente maschile, ma nelle femmine non sono cospicue come nei maschi.


Walter Salzburger, Ingo Braasch e Axel Meyer, 2010, BMC Biology

Gli Haplochromini sono incubatori orali, le femmine cioè portano le uova e la prole in bocca per alcune settimane. Le uova vengono raccolte dalla femmina durante un complesso accoppiamento costituito da continui sfregamenti fianco a fianco tra i partner, estenuanti danze circolari, rincorse continue. Quando la femmina depone le uova il maschio è pronto a fecondarle. Dopo che la femmina le ha ingoiate entrano in gioco le macchie a uovo. Il maschio si avvicina nuovamente alla partner mettendo in mostra le ipnotiche chiazze giallastre presenti sulla pinna anale. Con questo approccio la invita a ingoiare le false uova ricevendo invece liquido seminale. Generalmente le uova sono espulse in varie sedute e la loro deposizione può protrarsi per ore. I ciclidi non conoscono sigarette, non si limitano ai preliminari e continuano anche dopo che una femmina si è svuotata completamente.
Al di là delle battute bisogna riconoscere che la fecondazione orale è un'ottimo stratagemma per assicurarsi che le uova siano totalmente fecondate e a seconda della specie è stato declinata in innumerevoli forme alla pari delle macchie a uovo che possano variare per numero, colore e disposizione.

La variabilità delle macchie a uovo in alcuni gruppi di ciclidi e di altre ornamentazioni presenti sulle pinne.
Walter Salzburger, Ingo Braasch e Axel Meyer, 2010, BMC Biology

Nonostante l'importanza, delle macchie a uovo si conosce ancora poco. Oltre cinquant'anni fa Wolfgang Wickler notava che nello sviluppo di un individuo esse appaiono negli ultimi stadi, di formazione delle pinne, perlomeno in Astatotilapia burtoni. Solo di recente si è compreso che sono formate da cellule pigmentate di giallo (xantofori) la cui comparsa dipende soprattutto dalle condizioni fisiche dell'individuo piuttosto che dalla sua età e dalle condizioni della luce. Recente è anche la scoperta che le macchie a uovo dipendono dall'espressione di un gene nominato csf1ra (colony-stimulating factor 1 receptor a) coinvolto nella produzione di un recettore della tirosina chinasi. Se avete dimestichezza con lo sviluppo del pesce zebra (Danio rerio) ritroverete questo gene sotto il nome di panther. Probabilmente le macchie a uovo degli Haplochromini si sono evolute sono una volta e le specie che non le possiedono dovrebbero avere perso questa caratteristica.
Un aspetto interessante di csf1ra è che è collegato anche alle macchie a uovo di un altro gruppo di ciclidi incubatori orali diffuso nel lago Tanganica, gli Ectodini. Un ectodino abbastanza noto in acquariofilia per le sgargianti colorazioni è Ophtalmotilapia ventralis che possiede dei rigonfiamenti giallastri al termine delle pinne ventrali che sono enormemente allungate. Queste palette colorate sono comparabili per funzione alle macchie a uovo degli Haplochromini, ma sono meno strutturate rispetto a queste ultime e si sviluppano su pinne pari.

Ophtalmotilapia ventralis "Kambwimba". Si notino al termine delle pinne ventrali le "palette" gialle che imitano le uova di questo ciclide. Fotografia di Paolo Salvagiani

La presenza di due tipi diversi di macchie a uovo poste su pinne differenti e caratterizzate da uno stesso gene è una ulteriore meravigliosa storia di evoluzione parallela del grande gruppo dei ciclidi.


Heule C, & Salzburger W (2011). The ontogenetic development of egg-spots in the haplochromine cichlid fish Astatotilapia burtoni. Journal of fish biology, 78 (5), 1588-93 PMID: 21539562

Salzburger, W., Braasch, I., & Meyer, A. (2007). Adaptive sequence evolution in a color gene involved in the formation of the characteristic egg-dummies of male haplochromine cichlid fishes BMC Biology, 5 (1) DOI: 10.1186/1741-7007-5-51
PS: se i ciclidi non vi interessano, ma siete attratti dalle pellicce vi potrà interessare questo articolo che tratta di macchie e strisce dei felini.

venerdì 1 ottobre 2010

Cyathopharynx: ciclidi che costruiscono crateri

Cyathopharynx furcifer è un ciclide endemico del lago Tanganica appartenente alla tribù degli Ectodini. Si tratta di una specie ad incubazione orale materna i cui maschi vivono in gruppi chiamati lek dove hanno la possibilità di mettersi in mostra di fronte alle femmine prossime alla riproduzione. Per appartenere ad un lek un maschio di Cyathopharynx deve costruire un cratere di sabbia che fungerà da talamo nuziale. Dopo l'accoppiamento la femmina se ne va per occuparsi della prole da sola, mentre il maschio continuerà ad attirare altre femmine. Generalmente i maschi al termine della stagione riproduttiva abbandonano l'arduo compito della riproduzione dato che mantenere simili castelli di sabbia richiede un dispendio energetico notevolissimo.
Un recente studio ha sondato il ruolo dei crateri nella scelta dei maschi da parte delle femmine di Cyathopharinx furcifer nella località di Kasakalawe Bay nei pressi Mpulungu in Zambia. Un cratere poteva essere distrutto, ingrandito, ridotto oppure disturbato, nel senso che i paraggi venivano manipolati.
Ancora una volta si è osservato che "bigger is better"; le femmine visitavano maggiormente i maschi più attivi e con i crateri più grandi – la solita storia dell'individuo più dotato e facoltoso? Una delle spiegazioni suggerite è che le femmine potrebbero essere attirate dai crateri più grandi perché sono più evidenti, ma non necessariamente visitare maggiormente un cratere significa accoppiarsi con il possessore. Un aspetto interessante riguardante la grandezza dei crateri è che nei castelli di sabbia che erano stati allargati artificialmente dagli studiosi, il proprietario si preoccupava di ridurlo alle dimensioni originarie. Qualcosa del genere è stato osservato anche negli uccelli giardinieri i cui nidi erano stati arricchiti di oggetti: i maschi proprietari riducevano lo sfarzo del nido probabilmente per evitare attacchi da parte degli altri maschi che sapevano che i possessori non erano all'altezza del nuovo nido.
Tuttavia la grandezza del nido sembra essere solo la una delle caratteristiche ad essere prese in considerazione dalle femmine dato che durante la perlustrazione del luogo esse considerano anche altre proprietà dei nidi. Nell'articolo si trovano ulteriori informazioni e quindi scaricatelo dal link in calce al post. Prima di concludere un paio di considerazioni.
La prima riguarda la confusione tassonomica in cui sembra giacere il genere Cyathopharynx. In molte località sono presenti due forme di furcifer, una chiara ed una scura, che su suggerimento di Ad Konings sono state identificate come Cyathopharynx furcifer e C. foae. Il riconoscimento della seconda specie non è ancora avvenuto da parte della tassonomia ufficiale. In secondo luogo anche gli autori di maggior prestigio compiono errori che non vengono corretti neppure dai revisori. Il termine cf che accompagnato al nome di una specie significa confronta non può essere scritto c.f. Hanno ragione a dire che la tassonomia è una disciplina in declino.

Schaedelin F. C., Taborsky M. 2010. Female choice of a non-bodily ornament: an experimental study of cichlid sand craters in Cyathopharynx furcifer. Behav Ecol Sociobiol, 64: 1437–1447.


PS. il filmato in questione riporta dei Cyathopharynx in riproduzione solo negli ultimi minuti.




mercoledì 24 febbraio 2010

A proposito di viaggi

L'amico Stefano Valdesalici è tornato da poco dallo Zambia dove ha potuto bagnarsi nelle acque del lago Tanganica e soprattutto scoprire una nuove specie di Nothobranchius. Complimenti.

Ndole Bay, Zambia.
Fotografia di Stefano Valdesalici

domenica 10 gennaio 2010

Fine dell'esperimento. O quasi

Era oltre un anno fa, leggete questo post, quando per aumentare la biodiversità della mia vasca Tanganica vi introdussi dei gamberetti. La convivenza tra pesci e crostacei è stata tranquilla fino a quando ho immesso dei nuovi ospiti: un maschio e tre femmine di Cyathopharynx foae "Ndole". In un paio di giorni tutti i gamberi sono scomparsi, d'altronde i nuovi inquilini hanno dimensioni ragguardevoli che si attestano sui 12-15 cm ed i gamberi sono piccoli, molto piccoli a confronto. Nell'anno di convivenza gamberetti-Xenotilapia (X. nigrolabiata e X. sp. "Sunflower Msamba") non ho mai osservato predazioni in atto da parte di pesci sugli adulti dei gamberetti e quindi il mio desiderio, chiamarla ipotesi probabilmente è troppo, che le Xenotilapia potessero integrare la loro dieta in acquario con le larve dei crostacei è rimasto tale, un pio desiderio.
Non temo comunque l'estinzione locale dei gamberetti. L'ultima volta che ho pulito i filtri esterni ne ho contati decine e di conseguenza non demordo: il prossimo lay-out li conterrà nuovamente. Ebbene sì, ho deciso di cambiare. Anno nuovo, vita nuova e nuove specie. Cosa? Io un'idea l'ho già, ma voi, prima che passi ai fatti, avete qualcosa da suggerirmi?

Cyathopharynx foae "Ndole".

Nella fotografia questo maschio non è molto colorato, ma vi posso assicurare che durante il corteggiamento diventa appariscente. Peccato che appena impugni la macchina fotografica si nasconda. Le ho provate tutte, anche lasciare la macchina sul treppiedi davanti al vetro frontale per qualche giorno, ma neppure questo è servito.

martedì 1 dicembre 2009

Piccoli girasoli crescono

Xenotilapia sp. "sunflower Msamba" ad otto mesi di età.

Mi sono accorto di non avere più aggiornato le notizie sulla crescita delle piccole Xenotilapia sp. "sunflower Msamba" che erano nate ad Aprile e stasera ho scattato alcune fotografie. Di questa specie ho un gruppetto di sette piccoli (i genitori sono stati ceduti data la mia cronica mancanza di spazio) che stanno tutto sommato crescendo bene; si vedono infatti già un paio di coppie impegnate nelle classiche prove di forza tra maschio e femmina che sono fondamentali perché si saldi il legame che li porterà ad essere riproduttori efficaci.

Xenotilapia sp. "sunflower Msamba" ad otto mesi di età.

Ecco anche un lieve divertissement riguardante l'ultima specie che sto allevando. Oggi, al ritorno dal lavoro, ho avuto la sorpresa di trovare una femmina con la bocca piena di uova ed un paio di crateri.

Potrebbe essere quasi di tutto!

domenica 22 novembre 2009

Di revisioni tassonomiche...

Julidochromis transcriptus "Gombe".
Fotografia di Miguel Mora

Nel post precedente parlavo della poliandria nel genere Julidochromis e dei miei dubbi a riguardo dell'ultimo lavoro pubblicato sul tema e della mail che avevo spedito ad alcuni autori dell'articolo. Ebbene alla mia mail hanno risposto ben due autori.
Il primo a scrivermi è stato Dik Heg dell'Università Berna. Mi ha spiegato che generalmente negli esperimenti messi in atto dal suo gruppo di lavoro cercano di utilizzare animali catturati in natura, anche se a volte vi sono vere e proprie sorprese come nel caso dei Neolamprologus pulcher di Gombe che potrebbero essere degli ibridi data la strana livrea scura che questa popolazione mostra. Il Dottor Heg ha inoltre ricordato che è tuttora molto difficile applicare il concetto biologico di specie ai ciclidi, animali a rapida evoluzione e probabilmente interessati da trasferimenti di geni (ibridazione occasionale o mediati da virus). Nel caso dei Julidochromis tuttavia l'utilizzo di individui provenienti da negozi non dovrebbe influire più di tanto sui risultati dato che tutte le specie del genere hanno un comportamento riproduttivo molto simile.
La seconda mail è del Dottor Satoshi Awata dell'Università di Osaka. In essa mi ha parlato dei 10 anni impiegati per studiare in natura ed in laboratorio i ciclidi del genere Julidochromis lungo le coste dello Zambia (Chituta, Katoto, Gombe, Kapemba, Sumbu, Katete...) e di come abbia constatato che tutte le specie abbiano comportamenti riproduttivi molto simili. A suo parere quindi lo studio pubblicato non deve essere inteso come specie-specifico, ma può essere valido per più specie. Il Dottor Awata mi ha comunque confermato che gli esemplari studiati erano tutti J. transcriptus e che anche la popolazione di Gombe può essere considerata appartenere a questa specie. Avevo citato questa popolazione perché Ad Konings nel suo ultimo libro sui ciclidi del Tanganica aveva ipotizzato che potesse appartenere alla specie marlieri, mentre altri autori, Patrick Tawil per esempio, ipotizzano che possa trattarsi di una specie non ancora descritta. La vera ciliegina finale comunque è che il Dottor Awata sta procedendo insieme ad un collega ad una revisione tassonomica del genere che sembra essere già in fase avanzata (se non ho capito male è in fase di valutazione) e poggiare sull'analisi di oltre 600 esemplari.
Ringrazio il Dottor Heg ed il Dottor Awata per aver contribuito a fare chiarezza sull'argomento e per aver dato qualche anticipazione importante. In realtà avevo un'altra domanda che devo confessare di non avere avuto il coraggio di porre. La voglio anticipare per dare uno spunto personale di riflessione. I ciclidi sono decisamente animali sociali, in particolare i ciclidi a comportamente cooperativo, ma non solo, e negli esperimenti di laboratorio mi pare che spesso quest'aspetto sia sottovalutato dato che si guarda unicamente a gruppi molto ristretti (2-3 individui). I test che si riscontrano nella letteratura ciclidofila sono quindi di qualche utilità per la comprensione della vita di questi pesci oppure sono da considerare come situazioni limite?


Miguel Mora mi ha spedito un video dei suoi Julidochromis transcriptus "Gombe". Grazie!

domenica 15 novembre 2009

Living on the edge. No, living on the wedge. Storie di ordinari conflitti tra sessi.

Julidochromis transcriptus "Gombe".
Fotografia di Miguel Mora

La poliandria (la situazione in cui una femmina si accoppia con vari maschi) cooperativa (i maschi collaborano tra loro nella cura della prole) è un fenomeno raro che si ritrova unicamente tra alcuni uccelli e qualche pesce. Dal punto di vista teorico è stato ipotizzato che i maschi dominanti monopolizzino la riproduzione a danno dei subordinati e che tra i primi ed i secondi si instauri una sorta di tiro alla fune per il controllo della paternità della prole stessa. Tra i due litiganti il terzo gode; nel suddetto caso si tratta della femmina che cerca di contrastare il monopolio dei dominanti. L'eccezionalità della situazione sta nel fatto che, nei pesci i cui maschi praticano le cure parentali, generalmente le femmine evitano la paternità multipla. In questo modo la femmina lega il partner alla cura della prole che sarebbe abbandonata nel caso di eventuali "tradimenti" e cerca di evitare fenomeni di cannibalismo.
La poliandria cooperativa è diffusa tra alcuni ciclidi del Lago Tanganica: Chalinochromis brichardi e le specie del genere Julidochromis. Studi recenti condotti in natura hanno chiarito che nei Julidochromis una femmina che si accoppia con due o più maschi sembra avere un successo riproduttivo superiore ad una femmina monogama. La situazione tipo coinvolge una femmina che sceglie come sito riproduttivo una fessura in una roccia che tende a restringersi sempre più (una fessura a forma di cuneo cioé, si tratta del "wedge" del titolo). Le conseguenze di questa scelta sono inaspettate. I maschi grandi e dominanti non riescono a penetrare fino in fondo al sito riproduttivo e sono in grado di fecondare solo le uova deposte dove lo spazio è più ampio. In natura i maschi dominanti, infatti, sono di dimensioni maggiori rispetto alle femmine che a loro volta sono più grandi dei maschi subordinati. Questi ultimi sono maschi giovani che non hanno ancora raggiunto la taglia adulta e che praticano le cure parentali di maggiore intensità. Ovviamente i maschi subordinati fecondano le uova deposte nella profondità del nido dove non subiscono le coercizioni dei maschi dominanti.
Per testare l'ipotesi che a controllare la riproduzione sia la femmina sono stati eseguiti alcuni esperimenti in acquario utilizzando la specie Julidochromis transcriptus. Nel primo gruppo sperimentale si testava se a preferire come sito di deposizione le fessure "a cuneo" fossero le coppie o i trii (una femmina accompagnata da un maschio grande ed uno piccolo). Nel secondo gruppo sperimentale, invece, si paragonava il comportamento delle femmine di un trio rispetto alle femmine accoppiate con maschi dominanti o subordinati.
I risultati hanno mostrato che le femmine delle coppie non hanno mostrato particolare preferenza verso i nidi a cuneo, preferenza che invece si manifestava nelle femmine che erano parte di un trio. È stato evidenziato anche che i nidi a cuneo permettono alle femmine di suddividere la paternità tra più maschi in modo da ridurre il personale contributo alla cura della prole.
Lo studio apre alcuni scenari interessanti. Primo: esiste un chiaro conflitto tra i sessi: i maschi dominanti vedono ridurre il proprio contributo alla generazione successiva, mentre le femmine guadagnano dall'aggregazione di maschi subordinati. In secondo luogo non è chiaro perché le femmine non scelgano unicamente maschi piccoli. Probabilmente i maschi grandi sono in grado di allontanare i predatori con maggiore efficacia rispetto ai subordinati, ma l'ipotesi andrebbe testata. In terzo luogo è ora possibile effettuare delle previsioni. Se in un territorio le femmine sono piccole, i maschi grandi sono in grado di imporsi e vi saranno unicamente coppie monogame (aggiungo io: harem?, ma è una situazione che per i Julidochromis non mi sembra mai essere stata rilevata in natura). Se sono presenti fessure a cuneo, allora le femmine sono in grado di attrarre anche i maschi giovani che altrimenti sarebbero esclusi dalla riproduzione e si formerà un trio riproduttivo. Se le femmine sono grandi, invece, esse domineranno i maschi e in questo caso si potrebbe variare dalla monogamia fino alla poliandria classica: una femmina che controlla un territorio in cui ogni maschio possiede un sito riproduttivo.


Questa però è solo la prima parte della storia perché nell'articolo in questione c'è un particolare che mi ha disturbato assai: l'origine dei Julidochromis transcriptus. Per l'esperimento sono stati utilizzati figli (la prima generazione) di esemplari acquistati nei negozi di acquariofilia. Quando ho letto questa informazione un brivido mi ha percorso. Da ciclidofilo di lunga data so che riguardo ai Julidochromis in commercio non c'è molto da stare allegri. Generalmente non se ne conosce la popolazione di provenienza. Spesso sono frutto di incroci che nei migliori dei casi sono avvenuti tra popolazioni diverse e nei peggiori tra specie diverse o in qualche incredibile episodio anche tra generi diversi. Inoltre la situazione tassonomica del genere non mi sembra tranquilla. Ho cercato di tacitare il tarlo che mi rodeva, ma dopo un paio di giorni ho scritto ad uno degli autori dello studio. Ecco la mail:

I red your latest paper about Julidochromis (Living on the wedge: female control of paternity in a cooperatively polyandrous cichlid) and I would like to present your work in my blog. It’s a very interesting paper and I have some questions about it. Why have you chosen to keep Julidochromis transcriptus purchased from pet stores? In the past hobbyists have mixed Julidochromis of different populations and there’s a lot of uncertainty about the taxonomic status of some populations (i.e. Julidochromis transcriptus “Gombe” is possibly a form of Julidochromis marlieri and not of J. transcriptus). Moreover it’s possible that domestication has introduced some modifications on their behaviour. Would it either be possible that the behaviour of the fish you have studied is not the behaviour of the fish in the wild, or that it is the result of a “hybrid” behaviour of different populations or species? Is my doubt of any importance?

(Ecco la traduzione:
Ho letto l'ultimo articolo da voi pubblicato riguardante i Julidochromis e vorrei presentare il vostro lavoro nel mio blog. Si tratta di un articolo molto interessante e perciò ho alcune domande da porre. Per quale motivo avete scelto di utilizzare Julidochromis transcriptus acquistati nei negozi di acquariofilia? In passato gli acquariofili hanno mescolato Julidochromis di differenti popolazioni e c'è molta incertezza inoltre sullo stato tassonomico di alcune popolazioni (per esempio Julidochromis transcriptus “Gombe” è probabilmente una forma of Julidochromis marlieri e non di J. transcriptus). Inoltre è possibile che il comportamento dei pesci da voi studiati non sia il comportamento dei pesci in natura o che sia il risultato di un comportamento "ibrido" derivante da differenti popolazioni o specie? Il mio dubbio è di qualche importanza?)


Il seguito nel prossimo post! Un po' di suspense fa sempre bene, inoltre la risposta alla mia mail apre eccitanti risvolti futuri.


Kohda M., Heg D., Makino Y., Takeyama T., Shibata J., Watanabe K., Munehara H., Hori M., Awata S. 2009. Living on the wedge: female control of paternity in a cooperatively polyandrous cichlid. Proc. R. Soc. B. 276: 4207-4214.

lunedì 2 novembre 2009

Aggiornamento: Xenotilapia ...

Reduce da una devastante influenza (forma sconosciuta) inizio a riprendermi solo ora. Qualcuno mi ha telefonato chiedendo che Xenotilapia era quella dell'indovinello. Visto che è passato del tempo posso mettere il nome. Si tratta di Xenotilapia c.....a. (andate a leggerlo sotto l'immagine del post in questione, ecco il link per i più pigri). Appena mi riprendo del tutto dovrei pubblicare un paio di post ormai pronti. Uno tratta di una recensione ciclidofila, un altro invece di una delusione scientifica.

mercoledì 21 ottobre 2009

Errare humanum est, perseverare...

Ci sono cascato di nuovo. Con tutti i pesci tra cui mi ero ripromesso scegliere. Tra tutti i colori a disposizione, sono caduto ancora una volta nel grigio. È vero i colori non sembrano essere un gran che, ma si tratta di un esemplare giovane e da poco arrivato in vasca. Lasciamo che il tempo passi. Avrei potuto acquistare qualcos'altro, ma la novità e l'interesse di osservare una specie nuova mi hanno tentato. A proposito, di cosa si tratta?

Giovane maschio di Xenotilapia caudafasciata (grazie Enzo!).

giovedì 1 ottobre 2009

La ragione ed il cuore

Ecco alcune fotografie catturate a Le Onde, Offanengo. Inutile dire che io ho preso tutt'altro, anche se è qualcosa che non avevo assolutamente preventivato. Come al solito la razionalità vale poco di fronte all'offerta, e soprattutto, ai moti del cuore.

Uaru fernandezyepezi, bacino del Rio Orinoco, nel bacino del fiume Atabapo, Sud America.

Triglachromis otostigma, Lago Tanganica, Africa.

Reganochromis calliurus, Lago Tanganica, Africa.