La Helen bruciava: 235 tonnellate di brigantino ricolmo di gomma, cacao, resina di copaiba se ne andavano in fumo nell'Oceano Atlantico. Era il 6 agosto 1852 e Alfred Russel Wallace, il padre della teoria dell'evoluzione per selezione naturale insieme a Charles Darwin e unico passeggero della nave, guardava sconsolato bruciare e sprofondare nelle acque il lavoro di tre anni in Amazzonia. Abbandonava diari, disegni, taccuini e scatole destinate ai musei e ai collezionisti europei che accoglievano gli esemplari raccolti sfidando malaria, febbre gialla e difficoltà che lo avevano portato quasi alla morte. Nella scialuppa portava solo alcuni disegni e qualche taccuino.
Tra gli animali raccolti c'erano pesci naturalmente e ovviamente ciclidi. A testimoniarlo rimangono i magnifici disegni che Wallace stesso ha in seguito donato al Museo di Storia Naturale di Londra. Dopo oltre 160 anni uno dei ciclidi raccolti da Wallace (sono riuscito a recuperare nell'internet il disegno), e andato perso nell'incendio della Helen, ha ricevuto un nome scientifico: Crenicichla monicae (appartiene secondo gli autori al gruppo lugubris). La specie è diffusa nel ramo inferiore del Rio Uapes e del Rio Içana (affluenti del Rio Negro superiore) ed è nota in acquariofilia come Crenicichla sp. "Uapes". Vive in simpatria con C. johanna e C. lenticulata.
Non ho ancora ricevuto l'articolo scientifico e non ho perciò ulteriori notizie da aggiungere se non quanto si può dedurre dall'abstract. In verità una curiosità mi è rimasta. Ma Crenicichla wallacii perché ha ricevuto questo nome? La descrizione di C. wallacii si deve a Tate Regan (1905) che attribui il suo nome specifico perché conosceva il disegno di apertura del post, sapeva che il materiale zoologico raccolto da Wallace proveniente dal Rio Negro era andato perso e pensava che Wallace avesse raccolto questa piccola Crenicichla. Il confronto tuttavia dimostra che disegno e esemplari non concordano. A volte le convinzioni personali sono più forti del dato di fatto?
Probabile esemplare di C. wallacii che fotografai nel 2010. Ne ho parlato in questo post. Comparatelo con il disegno di Wallace. Quali sono le somiglianze?
Update: ho sbagliato, lo ammetto. Non conosco bene i disegni di Wallace. Al seguente link trovate altre Crenicichla ritratte da Wallace, Effettivamente la wallaci potrebbe essere questa. Temo che devo comprare il libro che ristampa i pesci di Wallace.
La primavera è ormai al termine e cibo, cambi d'acqua, temperature producono ciò che devono produrre: tante uova. Chi mi segue noterà che non ho cambiato continente, ma area geografica: dal Centro America sono passato al Sud America. A smuovermi sono stati i doni di amici incontrati ai vari congressi e quindi nelle vasche sono giunti scalari, Geophagus (sp. "Tapajos orange head) e Hypselacara temporalis. Tutti molto giovani, ma promettenti.
PS: prometto di lavorare sulla qualità delle fotografie.
La femmina di Geophagus sp. "Tapajos Orange head" mentre cura le uova.
La coppia di Geophagus sp. "Tapajos Orange head" durante la deposizione.
Un esemplare di scalare (Pterophyllum scalare) della cosiddetta varietà "altum Perù. Nonostante il nome commerciale non si tratta di Pterophyllum altum.
Un nuovo genere di ciclidi sudamericani (Rondonacara), la prima specie dell'anno(Teleogramma obamaorum!), nuove analisi dei ciclidi del lago Tanganica (melting pot lo chiamano), il nuovo libro di Ad Konings, nuovi pesci nei miei acquari (non ci crederete quando vi dirò le specie). Quante notizie e così poco tempo.
Nel frattempo domani siamo a parlare di ciclidi a Offanengo (CR). Ospite Uwe Werner. Io ci sarò.
Sei anni fa i fratelli Karlsson, nell'ultimo anno sono i protagonisti di questo blog, scoprirono una popolazione di Tropheus moori del lago Tanganica che chiamarono "Murago Tanzania". La popolazione era costituita da circa 1000 esemplari e per paura che qualcuno la decimasse per il mercato acquariofilo la località venne tenuta segreta. Oggi questa popolazione è stata scoperta da un esportatore che secondo quanto riportato ha già venduto circa 200 esemplari in Europa e in America. Non è incauto pensare che i Murago Tanzania potrebbero essere già scomparsi in natura a causa di un prelievo non sostenibile ed esistere solo negli acquari di qualche appassionato.
A lanciare l'allarme dalle pagine di Cichlid Room Companion è Ad Konings, uno dei maggiori conoscitori di ciclidi africani, che invita gli acquariofili a non acquistare pesci di questa varietà.
Ancora una volta si ripropone la questione etica del prelievo dall'ambiente naturale e della commercializzazione degli esemplari selvatici. Il dibattito sta investendo alcune tra le più avanzate nazioni del mondo (dal punto vista acquariofilo) e sta avendo la meglio il fronte che prevede la proibizione dell'importazione di esemplari di cattura.
Per ora mi limito a esporre i fatti. Prossimamente ulteriori dibattiti.
È passato quasi un anno dal loro arrivo e a luglio la coppia di Thorichthys pasionis ha deposto per la prima volta su un sasso in bella vista. Il numero di piccoli superava il centinaio, ma le due settimane di mia assenza per ferie lo ha decimato. Ora è arrivata anche la seconda deposizione. Vi aggiornerò.
Sotto uno scatto infelice, ma è il migliore, della femmina (siamo sui 10 cm). Credo che i colori migliori arriveranno tra un po'. In fondo si tratta di pesci ancora giovani.
Femmina di Thorichthys pasionis con gli avannotti.
Un breve video della coppia (così è possibile osservare anche la femmina) di Cryptoheros cutteri dopo oltre un anno di allevamento. Stanno crescendo bene.
Ricordate i Cryptoheros cutteri che ho in vasca dall'anno scorso? Sono cresciuti, si riproducono spesso al punto che devo limitarli nella loro attività (lascio con i genitori i piccoli anche per sei mesi e come nell'uomo non c'è miglior anticoncenzionale che una prole numerosa) e hanno sviluppato una colorazione interessante. La vita di coppia procede abbastanza bene, anche se nei ciclidi centroamericani scaramucce o prove di forza non mancano. Non sono riuscito a introdurre in vasca i poecilidi (Poecilia salvatoris) come nell'altro acquario dove allevo i Thorichthys pasionis dato che i Cryptoheros li perseguitano fino allo sfinimento. La maturità sessuale viene raggiunta in acquario dopo circa sei mesi, alla misura di cinque, sei centimetri.
Alcuni ritengono il cutteri una forma di C. spilurus, ma la striscia azzurra sul peduncolo, il numero minore di barre (in pratica saltano le barre intermedie) sui fianchi e la sfumatura aranciata lo rende facilmente riconoscibile.
Thorichthys pasionis, maschio (forse) della Laguna Noh.
Anni fa un importatore mi invitò a visionare i nuovi arrivi. Un paio di vasche era occupato da ciclidi centroamericani giallo limone di grandi dimensioni e dal muso particolarmente allungato. A quei tempi tuttavia ero ubriaco d'Africa e i ciclidi americani non mi entusiasmavano più. Troppo aggressivi e difficili da gestire e non volevo sacrificare un acquario per una sola coppia di pesci. Con i ciclidi africani potevo invece allevare più specie. Osservai quei strani Thorichthys per qualche minuto e poi proseguii verso la sezione dei ciclidi del Tanganica. Da allora non ebbi più modo di vedere Thorichthys pasionis fino al congresso dell'Associazione Italiana Ciclidofili tenutosi a settembre alla Certosa di Calci dove un un socio portò un gruppo di giovani. Era giunto così il momento di tentare la sorte con questa specie di così difficile reperimento.
I Thorichythys sono ciclidi centroamericani (diffusi dal Messico all'Honduras) di taglia ridotta caratterizzati da un corpo compresso e da una bocca piccola. Un gruppo (T.maculipinnis, T. sp. Coatzacoalcos”, T. callolepis, T. helleri, T. socolofi e T. aureus) raccoglie specie fluviali (acque caratterizzate da flusso moderato, ossigenazione elevata, fondale sabbioso e visibilità a volte superiore ai 10 m) che si trovano normalmente a temperature inferiori a quelle richieste dalle altre specie di Thorichthys. L'altro gruppo (T. meeki, T. pasionis e T. affinis) invece vive in acque più calde e lente con un fondale fangoso in cui amano affondare il muso allungato che li contraddistingue.
T. pasionis è noto come "meeki giallo" ed è la specie con la mascella inferiore più allungata del gruppo. Cresce fino a 15 cm, ma quelli della Laguna Noh, possono anche superare questa lunghezza. Non sembrano essere particolarmente aggressivi anche se la coppia che si sta formando nella mia vasca ha preso possesso di tutto il fondale scacciando gli altri giovani Thorichthys e le Poecilia salvatoris che avevo introdotto come pesci di distrazione.
I Cryptoheros rappresentano per molti acquariofili il primo contatto con i ciclidi. Generalmente si tratta di pesci riprodotti in massa dagli allevatori asiatici (sottoposti quindi a selezione e ibridazione da generazioni) e che possono essere allevati in acquari di ridotte dimensioni. Nulla di strano che possano essere considerati la nave scuola della ciclidofilia internazionale. Nel mio ritorno alle origini sto venendo in possesso di Cryptoheros che hanno scarsa diffusione tra gli appassionati italiani.
Vi risparmio il pippone tassonomico riguardante il genere, trovate qualche accenno qui, perché in questo post voglio proporvi qualche notizia sull'ultima specie che è arrivata nelle mie vasche: Cryptoheros cutteri.
Femmina di Cryptoheros cutteri in livrea riproduttiva mentre accudisce le larve.
C. cutteri è una specie che vive nelle regioni atlantiche degli stati di Guatemala, Honduras, Belize e che solo di recente è stata osservata lungo l'area del San Salvador che si affaccia sull'Oceano Pacifico (qui trovate la check-list fresca di stampa dei pesci delle acque interne dello stato). Come altri Cryptoheros abita le aree fluviali a corrente lenta, anche se nella mia vasca ho una pompa a elevata portata che tuttavia non sembra impensierire la coppia.
Il nome C. cutteri è stato "riesumato" da Schmitter-Soto nell'articolo del 2007 che ha rivisto il genere Archocentrus. Non tutti gli studiosi sono però d'accordo sulla resurrezione (figuriamoci se troviamo dei tassonomi che abbiano opinioni identiche) perché le differenze tra chetumalensis, spilurus e cutteri non sono così nette come descritte dall'autore. La caratteristica più evidente di C. cutteri è data dalle pinne pelviche chiare che sono nettamente diverse da quelle scure di C.spilurus e chetumalensis (sorvoliamo sul fatto che Schmitter-Soto non metta in particolare luce questa differenza). Se qualcuno dubita del fatto che basti un carattere del genere (unito a qualche minima differenza nella barratura) a identificare una specie, sappia che è molto difficile convincerlo del contrario. I più coraggiosi possono affrontare la lettura di questo articolo in tedesco tratto dal bollettino dell'Associazione ciclidofila tedesca che tratta con dovizia di particolari le differenze tra le varie specie. La mia conoscenza del tedesco purtroppo è troppo incerta per fornirvi una traduzione seria.
Concludo con un video della coppia che dopo pochi giorni di convivenza in acquario ha deposto in un angolo su un lato di un sasso sprofondato nella sabbia. I Cryptoheros depongono le uova in cavità e quindi ricercano sempre i luoghi più appartati di una vasca. Contrariamente a come agisco di solito ho imposto i partner dato che mi sto convincendo che con questo genere non sia necessario crescere un gruppo di giovani per avere coppie affiatate. In questo breve video potete osservare la dedizione, il continuo lavoro e la frenesia che contraddistinguono i novelli genitori. Pochi altri ciclidi si occupano della prole come i centroamericani. Abbandonare i ciclidi africani non è stato vano!
Due settimane di ricerca scientifica in Costa Rica sui ciclidi raccontate da chi le vive in prima persona. Lo trovate sul blog di Sam Borstein, studente di Biologia all'Università di Sacramento, acquariofilo, allevatore di ciclidi, membro di varie associazioni americane di Ciclidofili. Cosa si vuole di più?
Sabato 22 e domenica 23 sarò a Faenza all'annuale Congresso dell'AIC (Associazione Italiana Ciclidofili). Qui trovate il link al programma che ha come ospite principale Benoit Jonas. Sabato alle 17.30 presenterò una versione aggiornata de La storia dell'acquariofilia che includerà anche la situazione italiana a partire dagli anni '70 fino a quella attuale passando attraverso l'associazionismo e l'era di internet. Vi aspetto. La partecipazione é libera e aperta anche a chi non é socio.
Con oltre 30°C le uova si sono schiuse in poco più di 24 ore e le larve sono state radunate dalla madre, un piccolo caterpillar viste le buche che sta costruendo, in prossimità del masso eletto a nido. Come in ogni sana famiglia di ciclidi con un certo tocco di dimorfismo sessuale è soprattutto la femmina che si prende cura dei piccoli mentre il padre al minimo accenno si ritira nelle stanze nel retro. Per rifarsi scaccia i T. socolofi. Ecco un breve video che mostra le larve ancora incapaci di nuoto insieme ai genitori.
Dopo aver visto alcuni filmati di Thorichthys fluviali ho aumentato la circolazione dell'acqua con una pompa da 2800 l/h. I pesci non sembrano essere stati particolarmente toccati dal cambiamento che non è di poco conto anche se non ho ancora capito se hanno gradito.
Poco più di un paio di settimane in vasca, di cui una senza che il sottoscritto fosse a casa, e gli aureus hanno iniziato a deporre (come da manuale si tratta di una deposizione su substrato all'aperto). Tra l'altro la deposizione è avvenuta sulla parete verticale della roccia che fronteggia il vetro frontale, posizione ideale per scattare qualche fotografia. Forse i cambi d'acqua giornalieri, l'intensa alimentazione, le temperature elevate hanno contribuito a spingere la coppia verso il lieto evento. Oppure più semplicemente quando una coppia inizia la fase riproduttiva le è difficile uscirne. Ecco alcune immagini che spero rendano l'idea del serrato rituale di deposizione e fecondazione. Non si tratta del girotondo dei ciclidi incubatori orali dove le uova sono deposte una alla volta e subito ingoiate dalla femmina. In quel caso occorre sequestrare l'uovo prima che possa essere divorato. Nei ciclidi che depongono su substrato le uova sono sempre in bella vista, soprattutto se deposte all'aperto.
La coppia di Thorichthys aureus durante la deposizione delle uova. L'esemplare a destra è la femmina.
Aggiungo un video tremolante, ma non ho avuto modo di girarne altri purtroppo, del balletto della deposizione. Enjoy.
Tu puoi pensare che trent'anni di vasche, pesci, cambi d'acqua e mangimi ti possano preparare a tutto o quasi. Nella tua carriera hai imparato anche che prima di partire per le vacanze non si dovrebbe sconvolgere le vasche, spostare pesci, introdurre nuovi arrivi. Tuttavia qualunque barriera eretta per resistere alle lusinghe del mondo circostante può sgretolarsi. È stato il mio caso quando, dopo mesi di astinenza, mi sono recato dal solito "spacciatore" di ciclidi. Ero pronto a tutto, ma non alla visione di una coppia di Thorichthysaureus in riproduzione. Negli anni ho acquistato mucchi, macché mucchi, valanghe, di aureus che in realtà erano altro. Nulla di grave, mi sono divertito ugualmente - non è un nome che può cambiare la percezione dell'esperienza di tenere un acquario - e ho goduto della visione delle riproduzioni di questi pesci, ma l'aureus è un'altra cosa. Questi per esempio erano maculipinnis. Quel giorno quindi tornai a casa, dopo un paio di ore in serra e un pranzo, con l'ennesima coppia di aureus, l'oggetto del desiderio. Due giorni dopo però sarei partito. Nessun problema, forse, se la vasca che li avrebbe ospitati fosse stata vuota, ma vi avevo appena spostato i T. socolofi. L'accoglienza nell'acquario non fu delle migliori. La coppia di socolofi scacciava i nuovi arrivati, ma nulla di preoccupante. Le scaramucce tra Thorichthys non sono mai serie e non ho mai osservato ferimenti o uccisioni. Sono tuttavia partito con qualche remora. La teoria rassicura, ma la pratica delude. "Tutti questi anni e mi comporto ancora come un principiante."
Al ritorno la situazione era cambiata. Gli aureus avevano conquistato il centro della vasca relegando l'altra coppia nella parte laterale. Nessuna ferita, solo qualche inseguimento. "Fortunato, vecchio. Fortunato." Inoltre tutte e due le coppie erano impegnate negli usuali comportamenti che precedono la deposizione: scavo, pulizia di sassi, spostamenti di sabbia, girotondi tra maschio e femmina. Ancora una volta trovavo la conferma che con questi ciclidi mettere delle coppie nella stessa vasca rafforza il legame.
T. aureus è diffuso in Guatemala, Belize e Honduras. È una specie fluviale che predilige acque chiare, correnti e dall'ossigenazione elevata. Come altre specie (T. maculipinnis, T. callolepis, T. helleri) sviluppa un muso lievemente arrotondato con mascelle di uguali dimensioni, caratteristica che lo distinguono dall'altro gruppo di specie dal muso spiovente (T. meeki e T. pasionis per citarne due) che prediligono il caldo. Preferisce acque con temperature comprese tra i 24 e i 28°C che mi costringono a combattere le temperature oltre i 30°C di questa estate con cambi d'acqua giornalieri del 40% del volume della vasca. Come al solito quando si ha a che fare con organismi viventi non esiste però una chiara divisione di ruoli tra i due gruppi di Thorichthys. Alcune popolazioni di T. meeki vivono in turbolente e fredde acque di torrente come altre popolazioni di T. aureus frequentano ambienti lacustri più caldi. Fluviali o lacustri, comunque, tutti i Thorichthys sono pesci che allevati in vasche poco pulite e dal filtraggio inadeguato rischiano di ammalarsi e di morire precocemente di bloat.
Ecco un video ripreso con Ipad. Spero che renda l'idea di come sono questi pesci. Il filmato purtroppo alimenta il sospetto che non si tratti di T. aureus.
E se domani qualcuno mi dirà che non si tratta di Thorichtys aureus, poco male. La ricerca continuerà.
Update: mi hanno chiesto in FB se i danni alla pinna dorsale del maschio siano dovuti al combattimento con il T. socolofi che si intravede nel video. La risposta è no. Il maschio di T. aureus presentava quei danni già nelle vasche del negoziante, ma la sua bellezza e l'affiatamento della coppia mi hanno spinto all'acquisto compulsivo.
"Quindi solo chi ama le scommesse e adora le materie scientifiche e ha la pazienza di un santo è un perfetto candidato per diventare un buon acquariofilo."
Niccolò Ammaniti
Su Wired di Agosto il racconto di come negli anni '90 Niccolò Ammaniti si sia avvicinato agli acquari. Si parla di resilienza, acquari aperti, fascinazione. Una pagina da leggere per scoprire la propria identità e per sentirsi parte di un gruppo perché noi acquariomuniti in fondo siamo animali sociali.
L'estate spinge a leggere e per Mahengechromis significa sconfinare in territori poco noti. Così su consiglio del Percomorfo si finisce tra i ciprinidi e in particolare sull'ultimo numero di Ichthyological exploration of freshwaters dove è presente un contributo su Puntius, un genere contenitore che per numero di specie (120) ha poco da invidiare a Haplochromis. Vista la temperatura e dato l'andazzo tassonomico degli ultimi tempi dico solo che nella revisione di Puntius spuntano tre nuovi nomi, Dravidia, Pethia (P. nigrofasciata e P. conchonius, giusto per citare un paio di specie di interesse acquariofilo) e Dawkinsia. Quest'ultimo, che raggruppa le specie dell'isola di Sri Lanka e dell'India meridionale, è dedicato a Richard Dawkins, biologo e autore che non credo occorra presentare. A breve Crenicichla chicha, sperando di poter pubblicare le fotografie della specie.
Vi ho mai parlato dei miei Thorichthys socolofi? Forse non l'ho fatto fino a ora perché sono relegati in una vasca buia e poco considerata, ma sono pesci bellissimi (immagino i commenti di coloro che adorano il rosso sgargiante di T. meeki che qui manca). Li mostro in questo post per la prima volta anche se non si trovano nel periodo di massimo splendore dato che in vasca la temperatura è particolarmente bassa (21°C, non uso riscaldatori).
Maschio di Thorichthys socolofi.
Nelle fotografie che ho scattato manca la caratteristica banda scura a L, ma sono evidenti i disegni al termine della pinna anale e dorsale che si formano nella specie.
Maschio di Thorichthys socolofi.
I Thorichthys sono pesci ideali per coloro che vogliono allevare ciclidi centroamericani dato che non diventano particolarmente grandi (12 cm in genere) e non sono particolarmente aggressivi. Hanno bisogno di vasche poco capienti (250 litri) dove possono vivere a coppie; in particolare, T. socolofi è la specie più pacifica del genere. Le specie del gruppo helleri di cui fa parte (maculipinnis, sp. “Coatzacoalcos”, callolepis, helleri, socolofi e aureus) sono specie fluviali (acque caratterizzate da flusso moderato, ossigenazione elevata, fondale sabbioso e visibilità a volte superiore ai 10 m) che si trovano normalmente a temperature inferiori a quelle richieste dalle altre specie di Thorichthys. T. socolofi vive nel Río Misalá, un affluente del Río Tulija all'interno del bacino idrografico del Río Grijalva, nello stato di Chiapas in Mexico, al di sotto dei 300 metri. Prossimamente sposterò la coppia in una vasca più grande per documentare adeguatamente la riproduzione.
È passato quasi un anno dall'allestimento dell'acquario dedicato ai fontanili al Museo di Scienze Naturali di Bergamo. Nel frattempo le piante hanno invaso la vasca per fermarsi nella crescita al momento che la temperatura ha toccato i 13,5°C. I pesci (vaironi soprattutto) hanno passato l'infestazione da Icthyophthirius multifillis che li aveva colpiti e sono raddoppiati di dimensioni. Durante l'inverno la competizione continua tra vegetali e alghe ha segnato un punto per le alghe e ha visto la resa dell'Elodea. Oggi abbiamo cambiato le regole. Le specie tropicali che fino ad ora avevano accompagnato la vasca durante il periodo di rodaggio sono state sostituite da piante nostrane tipiche dell'ambiente di risorgiva: sedanina d'acqua (Berula erecta), menta acquatica (Mentha aquatica) e nontiscordardimé delle paludi (Myosotis scorpioides). Nei prossimi giorni posterò una fotografia della vasca arredata.
In quest'anno abbiamo capito che è necessario aumentare l'impianto di illuminazione e che probabilmente è sottodimensionato. Rimane ancora da capire se il refrigeratore riuscirà a mantenere la temperatura su valori accettabili (temo di no!, per ora siamo sui 15°C mentre nei fontanili ci aggiriamo intorno ai 14°C). Insomma, la saga continua e a breve mi aspetto che i ciprinidi maschi della vasca mostrino le loro migliori colorazioni e i "bottoni nuziali". Stay tuned.
PS: siete interessati ad altre fotografie della preparazione del capodoglio?
D'estate appaiono le notizie più disparate - a volte si gratta il fondo del barile, vien da dire - e ieri Repubblica dedicava un articolo di Adriano Sofri ai Cuccioli in rete, al fatto cioè che ai primi posti per numero di immagini e video, soprattutto nei social network, ci siano i giovani di mammiferi. A completare non manca l'intervento di Enrico Alleva, presidente della società italiana di Etologia, che si sofferma sul senso di accudimento che teste sproporzionate, occhi grandi e rotondeggianti, andature goffe ispirano negli uomini. Vengono pure citati coccodrilli e ciclidi che costruiscono nidi per difendere uova e piccoli e si esibiscono in raffinate cure parentali. Alleva evita così di cadere in quello che blogger di ben altra levatura rispetto alla mia hanno chiamato effetto bambi: sono belli solo alcuni animali, generalmente mammiferi come gatti, caprioli, tigri, orsi, mentre gli altri sono brutti e cattivi. L'etologo continua scrivendo di adozioni tra uomo e lupo e definendole "processi darwinianamente iscritti nelle menti lupine, misto di ferocia e mammifera affettività". Di adozioni a suo tempo ne ho parlato anch'io dato che tra i ciclidi è fatto comune, ma le motivazioni sono tutt'altro che altruistiche o dettate dall'affetto: una coppia include i piccoli di altre specie tra la prole perché diluisce i possibili attacchi ai propri figli da parte dei predatori! Ne ho parlato qui.
Per suscitare empatia (soprattutto verso questo blog) posto qualche fotografia di giovanissimi Amatitlania sp. "Honduran red point". Chissà che non finiscano nel mainstream della rete, anche loro dopotutto hanno teste e occhi sproporzionati e andature goffe e tendenzialmente lente.
Amatitlania sp. "Honduran red point"
Se vogliamo fare le pulci all'articolo di Repubblica segnalo che l'infografica (credo che sia visibile unicamente nella versione cartacea) che riporta il numero di animali allevati in Italia (16 milioni i pesci!) utilizza la sagoma di un coniglio per indicare i roditori, ma lepri e conigli appartengono all'ordine dei lagomorfi. Eccesso di zelo il mio?
Update: trovate l'intervento di Enrico Alleva qua.
Produrre un video è attività che non comprendo e non chiedetemi perché ci ricaschi così spesso.
Quello in basso riguarda la coppia di Amatitlania sp. "Honduran red point" di cui parlavo qualche giorno fa che si è già riprodotta. I genitori sono giovani e non mostrano ancora i colori sgargianti tipici di individui di una certa età, ma sono ugualmente orgoglioso dell'evento e voglio condividere questo momento. I vagabondaggi dei piccoli, la tenacia della coppia nella difesa dalle minacce portate da altri pesci, l'insieme di comportamenti mostrati da prole e genitori ripagano di tutto, anche di qualche sfumatura mancante. Ecco perché oggi allevo ciclidi centroamericani.
Nei prossimi giorni torno a questioni più importanti, nuove specie, macchie, speciazioni, ma domani lasciatemi andare a fontanili.
PS: lo so che il vetro è rigato, ma la vasca ha ormai oltre 15 anni.
PSS: lo so che la mia tecnica può ancora migliorare molto, ma almeno questa volta la schermata è ferma e non vibra continuamente.
PSSS: per chi si chiede come mai i genitori sono meno blu delle fotografie di qualche giorno fa, posso dire che ho usato solo la luce della vasca che purtroppo appiattisce i colori. La luce solare metterebbe tutto nella giusta prospettiva.