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venerdì 7 gennaio 2011

Mimetismo e Corydoras

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Corydoras haraldschultzi
Credit: Martin Taylor


ResearchBlogging.org La sistematica li registra come pesci gatto neotropicali. I predatori li identificano come soggetti in grado di tenere a bada chiunque grazie alla corazza ossea e alle spine che li ornano e alla capacità nascosta di produrre tossine prontamente inoculate con le spine di cui sopra. Le acque stagnanti che li accolgono li vedono prosperare anche quando l'aria, oops, l'ossigeno disciolto nell'acqua raggiunge livelli minimi: in questi casi basta risalire verso la superficie per catturare piccole bolle d'aria che saranno assorbite nelle porzioni più ricche di vasi sanguigni dell'intestino. Le abitudini tipicamente bentoniche del gruppo li etichetta in acquariofilia come spazzini. Che miserabile ruolo quello che li costringe negli acquari a vivere in solitudine degli avanzi dei coinquilini quando in natura formano gruppi enormi che grufolano allegramente nel paesaggio subacqueo alla ricerca di alghe, insetti acquatici o terrestri, vermi e zooplancton. Ma è soprattutto il colore a renderli protagonisti. Alcune specie - tra le 150 che hanno un nome e tutte le altre che ne sono prive si trovano esempi di ogni genere - hanno livree caratterizzate da elementi disgreganti che tendono a far scomparire gli individui sullo sfondo, ma molte altre sono talmente appariscenti (strisce nere e bianche, macchie arancioni e nere) da essere definite aposematiche, da servire cioè come avvertimento per i predatori che sono gentilmente invitati a girare al largo.
Si sta parlando dei Corydoras, ma le meraviglie di questi pesci, o della sottofamiglia cui appartengono, i Corydoradini, non finiscono qua. I monitoraggi faunistici dimostrano che in un banco di questi pesci sono spesso presenti tre specie diverse molto simili tra loro che si differenziano quasi unicamente per la lunghezza del muso. Uno studio che ha guadagnato le pagine di Nature ha evidenziato 24 complessi mimetici che sono gruppi costituiti da 2-3 specie ciascuno che si imitano a vicenda in virtù della tossicità e delle capacità difensive. Siamo nel campo del mimetismo mülleriano, un tipo di mimetismo che facilita l'apprendimento da parte del predatore per mezzo della presentazione di un unico segnale. Se vedi sempre e solo un colore, ben presto lo riconosci e lo eviti.

La distribuzione dei sistemi mimetici
Alexandrou et Al. 2010 Nature


Il muso riporta alle mascelle e le mascelle rimandano alla dieta e di conseguenza l'analisi ha coinvolto anche l'alimentazione. Gli isotopi di carbonio e azoto hanno, infatti, dimostrato che le specie a muso lungo occupano posizioni più basse nella catena alimentare rispetto a quelle a muso corto. Questo equivale a dire che i mimi, per quanto simili per colore tra loro, tendono a non pestarsi i piedi. Quindi convergenza per forma e livrea, ma divergenza per utilizzazione delle risorse. A completare il quadro basta aggiungere che i Corydoras in simpatria non sono tra loro affini. Specie imparentate strettamente sono troppo simili per morfologia e tendono a non imitarsi.

Credit: Martin Taylor

Nel quadro generale del mimetismo mülleriano i Corydoradini ampliano lo spettro delle situazioni classiche delle farfalle del genere Heliconius e della tribú Ithominii dove per esempio i mimi tendono ad essere imparentati e a sfruttare risorse similari. I Corydoradini pongono tuttavia la questione del perché si formino così tanti complessi mimetici in territori limitati; in un'unica regione infatti possono essere presenti anche sei complessi mimetici diversi. Il mimetismo cerca di evitare la divergenza dato che il diverso perde i vantaggi della comune colorazione. Essere diverso potrebbe anche significare porsi fuori dal gioco e lasciare ai mimi lo svantaggio di aiutare i competitori diretti con il mimetismo. Al di là delle possibili risposte all'insorgenza dei complessi mimetici, risposte che non si hanno ancora, il caso dei Corydoras testimonia per la prima volta il ruolo della competizione per le risorse e della filogenesi come elementi fondamentali nel dispiegarsi del mimetismo mülleriano.



Alexandrou, M., Oliveira, C., Maillard, M., McGill, R., Newton, J., Creer, S., & Taylor, M. (2011). Competition and phylogeny determine community structure in Müllerian co-mimics Nature, 469 (7328), 84-88 DOI: 10.1038/nature09660

sabato 4 dicembre 2010

Niente latte, solo muco, please. Siamo pesci.

Wikimedia commons, Überraschungsbilder

Trappola per microorganismi, ricettacolo di anticorpi e antimicotici, barriera ai raggi ultravioletti, regolatore degli scambi tra corpo e ambiente esterno, bozzolo per la notte (pesci pappagallo), accumulatore di acqua, il muco prodotto dalle cellule epidermiche dei pesci ne sa una più del diavolo. Una tra le funzioni più peculiari è quella di fungere da alimento per i piccoli. Esistono, infatti, circa una trentina di specie di pesci le cui larve si nutrono nei primi periodi di vita della secrezione mucosa della pelle dei genitori e la maggior parte di esse sono ciclidi. Tra tutti, tuttavia, solo i discus, le specie del genere Symphysodon, diffusi in Sud America si affidano esclusivamente per la dieta dei piccoli a questo genere di alimentazione. In natura i discus vivono nelle acque tenere e acide del bacino idrografico del Rio delle Amazzoni. Si trovano sia nelle acque nere, che in quelle bianche o chiare. In pratica vivono in ambienti che possono essere da molto ricchi a molto poveri di sostanze organiche. Si affollano a centinaia nei pressi di grossi tronchi, che per la torbidità dell'acqua sono spesso gli unici elementi presenti nel paesaggio acquatico, formando branchi che appaiono surreali a causa della strana forma a disco che questi pesci sviluppano.

Se parlare di muco come cibo vi ha richiamato alla mente il latte dei mammiferi sappiate che non siete andati lontano dal vero (perlomeno a me è successo così; sono morboso?). Uno studio recente ha infatti evidenziato che, come il latte, il muco possiede quantità elevate di immunoglobuline che vengono passate ai giovani in modo simile al passaggio degli anticorpi dalla madre al figlio attraverso il latte nei mammiferi. Con il muco passano anche alcuni ormoni come la prolattina e il cortisolo. La prolattina è implicata nella regolazione osmotica come il cortisolo che è tipicamente un ormone dello stress. Tutti e due gli ormoni sono vitali per regolare l'ambiente interno dei discus, soprattutto nelle acque povere di ioni dell'Amazzonia.
A dire la verità c'è qualcosa in cui i discus hanno superato i mammiferi. Hanno raggiunto la parità dei sessi. Sia il maschio che la femmina devono nutrire i piccoli che sono estremamente voraci. Se uno dei genitori si tirasse indietro la covata non si svilupperebbe. Ecco il vero collante della monogamia: se scappi niente discendenti!

Buckley J., Maunder R. J., Foey A., Pearce J., Val A., Sloman K. A., 2010. Biparental mucus feeding: a unique example of parental care in an Amazonian cichlid. Journal of experimental Biology, 213: 3787-3795.

giovedì 14 ottobre 2010

Quando a scegliere è il maschio. Ovvero cosa guardare in una femmina

Femmina di Pelvicachromis taeniatus

Della ruota del pavone, delle corna di Megaloceros, delle appendici dei coleotteri come tratti sottoposti alla competizione tra maschi si è parlato molto; il meccanismo prevede che solo i maschi più dotati possano accedere agli accoppiamenti. Meno noti invece sono gli esempi in cui sono le caratteristiche delle femmine ad essere selezionate, soprattutto se si tratta di pesci. È il caso di Pelvicachromis taeniatus, un Chromidotilapino dell'Africa occidentale. I Chromidotilapini sono una tribù di ciclidi di piccole dimensioni dell'Africa occidentale che può essere ritenuta con discreta sicurezza monofiletica. Le cure parentali spaziano dalla deposizione su substrato in cavità fino all'incubazione orale. I sessi sono in genere facilmente riconoscibili, soprattutto perché spesso le femmine sono più belle dei maschi (non è la norma del regno animale, quindi non godete troppo del caso). In passato mi ero occupato dei Pelvicachromis taeniatus perché hanno gli spermatozoi più lunghi di tutti i ciclidi (70 micrometri, nulla in confronti ai 5,8 cm di alcuni moscerini, ma noi vertebrati ci riteniamo sempre superiori), un aspetto che è collegato generalmente ad una forte competizione spermatica tipica di comportamenti sessuali promiscui. Ora invece la cronaca ci consegna il primo caso in cui un ornamento femminile risulta essere sottoposto a pressioni selettive da parte dei maschi. Le femmine di P. taeniatus, infatti, posseggono splendide pinne pelviche violette che assumo lo stesso colore del ventre quando sono pronte a deporre. Dallo studio condotto risulta che i maschi sembrano prediligere femmine con pinne pelviche particolarmente sviluppate. Il motivo potrebbe essere che solo individui sani e forti possono avere pinne di questo genere ed una madre con queste caratteristiche è una femmina che fornisce ampie garanzie di avere figli robusti.
La notizia non mi stupisce più di tanto. Mi stupisce, invece, il fatto che in passato si considerassero gli ornamenti femminili come caratteristiche non adattative. Nel caso dei Pelvicachromis per esempio non si è mai tenuto in considerazione il loro sistema sociale che prevede la formazione di una coppia con una evidente divisione delle cure parentali ed un diverso investimento di risorse. È ovvio che ciascuno dei due partner cerchi il compagno migliore; si forma una coppia stabile, perlomeno per un certo periodo di tempo, ed il maschio, pur essendo quello che investe meno, è costretto in qualche modo a limitare il numero delle scappatelle e a impegnarsi nel legame. Mi pare quindi opportuno che prima di accasarsi scelga con cognizione di causa.


Baldauf S. A., Bakker T. C. M., Herder F., Kullmann H., Thunken T. 2010. Male mate choice scales female ornament allometry in a cichlid fish. BMC Evolutionary Biology, 10: 301.

venerdì 1 ottobre 2010

Cyathopharynx: ciclidi che costruiscono crateri

Cyathopharynx furcifer è un ciclide endemico del lago Tanganica appartenente alla tribù degli Ectodini. Si tratta di una specie ad incubazione orale materna i cui maschi vivono in gruppi chiamati lek dove hanno la possibilità di mettersi in mostra di fronte alle femmine prossime alla riproduzione. Per appartenere ad un lek un maschio di Cyathopharynx deve costruire un cratere di sabbia che fungerà da talamo nuziale. Dopo l'accoppiamento la femmina se ne va per occuparsi della prole da sola, mentre il maschio continuerà ad attirare altre femmine. Generalmente i maschi al termine della stagione riproduttiva abbandonano l'arduo compito della riproduzione dato che mantenere simili castelli di sabbia richiede un dispendio energetico notevolissimo.
Un recente studio ha sondato il ruolo dei crateri nella scelta dei maschi da parte delle femmine di Cyathopharinx furcifer nella località di Kasakalawe Bay nei pressi Mpulungu in Zambia. Un cratere poteva essere distrutto, ingrandito, ridotto oppure disturbato, nel senso che i paraggi venivano manipolati.
Ancora una volta si è osservato che "bigger is better"; le femmine visitavano maggiormente i maschi più attivi e con i crateri più grandi – la solita storia dell'individuo più dotato e facoltoso? Una delle spiegazioni suggerite è che le femmine potrebbero essere attirate dai crateri più grandi perché sono più evidenti, ma non necessariamente visitare maggiormente un cratere significa accoppiarsi con il possessore. Un aspetto interessante riguardante la grandezza dei crateri è che nei castelli di sabbia che erano stati allargati artificialmente dagli studiosi, il proprietario si preoccupava di ridurlo alle dimensioni originarie. Qualcosa del genere è stato osservato anche negli uccelli giardinieri i cui nidi erano stati arricchiti di oggetti: i maschi proprietari riducevano lo sfarzo del nido probabilmente per evitare attacchi da parte degli altri maschi che sapevano che i possessori non erano all'altezza del nuovo nido.
Tuttavia la grandezza del nido sembra essere solo la una delle caratteristiche ad essere prese in considerazione dalle femmine dato che durante la perlustrazione del luogo esse considerano anche altre proprietà dei nidi. Nell'articolo si trovano ulteriori informazioni e quindi scaricatelo dal link in calce al post. Prima di concludere un paio di considerazioni.
La prima riguarda la confusione tassonomica in cui sembra giacere il genere Cyathopharynx. In molte località sono presenti due forme di furcifer, una chiara ed una scura, che su suggerimento di Ad Konings sono state identificate come Cyathopharynx furcifer e C. foae. Il riconoscimento della seconda specie non è ancora avvenuto da parte della tassonomia ufficiale. In secondo luogo anche gli autori di maggior prestigio compiono errori che non vengono corretti neppure dai revisori. Il termine cf che accompagnato al nome di una specie significa confronta non può essere scritto c.f. Hanno ragione a dire che la tassonomia è una disciplina in declino.

Schaedelin F. C., Taborsky M. 2010. Female choice of a non-bodily ornament: an experimental study of cichlid sand craters in Cyathopharynx furcifer. Behav Ecol Sociobiol, 64: 1437–1447.


PS. il filmato in questione riporta dei Cyathopharynx in riproduzione solo negli ultimi minuti.




lunedì 14 giugno 2010

Ci sono

Nonostante tutto ci sono ancora. Nel frattempo nelle vasche assisto ad un buon numero di riproduzioni tra cui quella di una paio di coppie di Thorichthys aureus "Lago Isabal". Nel video ne vedete una intenta alla cura della prole.
Dopo tanti anni di ciclidi ad incubazione orale, anche se biparentali come alcune specie del genere Xenotilapia, mi ero quasi dimenticato delle emozioni che sanno infondere i comportamenti parentali di una coppia di ciclidi centroamericani che depongono su substrato: gli spostamenti delle larve nelle diverse buche scavate nella sabbia, il continuo avvincendarsi sopra gli avannotti, la comunicazione attraverso il cambio di livrea sono fenomeni che non hanno eguali.


PS: la prossima volta mi procuro un cavalletto o qualcosa facente funzione.
PPS: sto lavorando all'elenco dei generi animali che conosco come promesso qualche tempo fa ed al riassunto del Congresso AIC di Pisa. A presto.



sabato 13 febbraio 2010

Primo giorno

Femmina di Thorichthys affinis intenta nella cura delle uova.

Man mano che il ventre della femmina di Thorichthys affinis si ingrossava, le papille genitali della coppia diventavano sempre più evidenti ed iniziava l'attività di scavo. Un paio di sassi affondati nella sabbia fine del fondo sono stati riportati alla luce, mentre un altro è stato totalmente ricoperto. Dopo un intero giorno fuori casa ho avuto la sorpresa di trovare circa un centinaio di uova su un piccolo sasso. Curiosamente tra le uova si trova anche molto sedimento (la fotografia non riesce a mostrarlo) che penso sia stato buttato dalla femmina per mimetizzare il tutto. Il maschio si tiene perlopiù in disparte. Speriamo che alla schiusa faccia la sua parte nella difesa della prole.

Maschio di Thorichthys affinis mentre interagisce con la femmina.

domenica 7 febbraio 2010

Interazioni

Cryptoheros nanoluteus

Iniziano le prime interazioni serie tra Cryptoheros nanoluteus e Thorichthys affinis. È tutto un vibrare di parate ed un fremere di gole. Il maschio di nanoluteus, quando si trova a fronteggiare la coppia di affinis, mostra i primi cambiamenti di livrea: si ritira nell'angolo delle radici e scurisce in prossimità della testa. Nel frattempo il ventre della femmina di affinis cresce a vista d'occhio mentre la papilla genitale inizia a rendersi visibile. Siamo vicini alla deposizione? Tanto per non rimanere con le mani in mano stimolo la coppia con abbondanti cambi d'acqua.


Maschio di Thorichthys affinis

sabato 30 gennaio 2010

Altruismo? Si, forse... decisamente no.

Cyprichromis pavo "Kitumba", femmina

Una discussione nata nel forum dell'AIC (Associazione Italiana Ciclidofili) mi ha spinto a rivedere quanto si conosce delle cure parentali rivolte a prole non propria (cure alloparentali è il nome tecnico). Si tratta di un fenomeno abbastanza esteso che va al di là della famiglia dei Ciclidi comprendendo anche Ciprinidi, Percidi, Serranidi e che non è possibile etichettare come adattamento evolutivo non ancora messo a punto dalla selezione (qualche scienziato ci ha provato). Quindi, si tratta di vero e proprio altruismo?
Se allevate ciclidi arriverete, presto o tardi, alla riproduzione e se possedete una vasca sufficientemente ampia da ospitare più coppie di una specie o della stessa specie avrete la possibilità di osservare un comportamento curioso: una coppia con avannotti che ad un certo punto rapisce la prole di un'altra coppia. Nella mia esperienza ho avuto modo di osservare le cure alloparentali con alcune specie di Neolamprologus del gruppo savory del lago Tanganica, ma se allevate ciclidi centroamericani (questi per esempio) forse avrete avuto più occasioni di quante ne abbia avute io.
In genere, i Ciclidi centroamericani costruiscono un intenso legame di coppia che dura fino al momento in cui i giovanili guadagnano la propria indipendenza. Usualmente, nei banchi dei piccoli non si trovano solamente i figli naturali di una determinata coppia. Studi effettuati nel lago Xiloá in Nicaragua hanno, infatti, mostrato che nella prole di Amphilophus citrinellus erano presenti anche avannotti di Neetroplus nematopus, A. longimanus, Hypsophrys nicaraguensis. A. citrinellus giungerebbe addirittura a rapire i piccoli altrui per ingrandire il gruppo dei propri protetti. Benché lo scambio sia limitato alla stessa specie, considerazioni simili sembrano valere anche per Amatitlania nigrofasciata: in uno studio condotto su 232 covate oltre il 42% era coinvolto in adozioni di prole. Fenomeni del genere sono stati rilevati anche nei Ciclidi incubatori orali del lago Malawi. Le covate di Nimbochromis polystigma, Tyrannochromis macrostoma e Serranochromis robustus, per esempio, includono sempre altre specie tra cui il rappresentante più frequente è Copadichromis chrysonotus.
Il lago Tanganica non è da meno. Perissodus microlepis è un incubatore orale con una rigida suddivisione dei ruoli: la femmina si occupa della prole mentre il maschio sorveglia il territorio. Quando alcuni studiosi hanno provveduto a catturare i maschi, le femmine “abbandonate”, ed ormai incapaci di portare a termine con successo il compito della sorveglianza dei piccoli, hanno ceduto la prole alle coppie vicine ancora integre. Forse la situazione più sorprendente riguarda il “patto con il diavolo” che alcune specie di Cyprichromis (incubatori orali materni sempre del lago Tanganica) sottoscrivono: l’abbandono della prole nei pressi dei nidi di Lepidiolamprologus profundicola, un predatore specializzato nella cattura dei Cyprichromis. La motivazione che spinge questi ultimi a andare a cacciarsi nella tana del nemico sembra che stia nel timore che Lepidiolamprologus incute agli altri predatori. In pratica L. profundicola sembra essere una balia estremamente efficiente nel ridurre drasticamente le perdite, anche tra i Cyprichromis che magari da adulti ne saranno la preda.
Cosa spinge una coppia di Ciclidi ad allevare figli non naturali? Le ragioni sembrano essere numerose. Un ampio gruppo di piccoli dovrebbe diminuire le probabilità che un predatore catturi i figli biologici della coppia (effetto di diluizione). Questo avrebbe ancora più senso se gli adottati fossero “deboli” ed incapaci di competere efficacemente per il cibo con la massa dei fratellastri. Di fatto sembra che Amatitlania nigrofasciata adotti solo avannotti di taglia inferiore a quella dei propri. In questo modo i piccoli altrui sarebbero, inoltre, maggiormente riconoscibili da parte dei predatori che si potrebbero concentrare quasi solo su di loro secondo la nota strategia di caccia dell'immagine di ricerca. Questa ipotesi prende il nome di effetto del pastore egoista. L’effetto del gregge egoista, invece, consiste nello spingere i piccoli altrui verso la parte più esterna del gruppo, la più vulnerabile (mi chiedo come i genitori riescano a farlo). Qualcosa del genere è stato osservato in Tilapia mariae e T. zillii (sotto il sinonimo di T. melanopleura) ed in alcuni pesci gatto (Siluriformi della famiglia dei Bagridi) del lago Malawi che allevano tra i propri anche gli avannotti di Ctenopharynx pictus, Copadichromis pleurostigmoides e forse di Ramphochromis. Qualunque siano le motivazioni delle adozioni nei pesci, c'è da rimanerne affascinati. Le infinite forme presenti sulla Terra sono bellissime, ma vogliamo parlare dei comportamenti?


Nota tassonomica (poteva mancare?). Nel post ho utilizzato il nome generico di Amatitlania, benché nutra profondi dubbi sulla necessità di spostare la specie nigrofasciatus in un genere a sè. Uno studio relativamente recente (Říčan et al 2008), inoltre, mi sta convincendo di avere ragione (incredibile!) e che i nigrofasciatus dovrebbero tornare al genere Cryptoheros. I miei dubbi sono ancora più grandi se si parla delle specie del genere Amatitlania di recente descrizione. Anche per loro varrebbero le considerazioni svolte per Australoheros: pesci estremamente variabili nella livrea e nella forma del corpo, forse, più che nel campo delle variazioni tra popolazioni, siamo nel campo delle variazioni tra individui!


Barlow G. W. 2002. Maestri dell’evoluzione. Sesto Continente Editore.
Watanabe T. 2000. The nesting site of a piscivorous cichlid Lepidiolamprologus profundicola as a safety zone for juveniles of a zooplanktivorous cichlid Cyprichromis leptosoma in Lake Tanganyika. Environmental Biology of Fishes. 57: 171–177.
Wisenden B. D. 1999. Alloparental care in fishes. Reviews in Fish Biology and Fisheries. 9: 45-70.

domenica 15 novembre 2009

Living on the edge. No, living on the wedge. Storie di ordinari conflitti tra sessi.

Julidochromis transcriptus "Gombe".
Fotografia di Miguel Mora

La poliandria (la situazione in cui una femmina si accoppia con vari maschi) cooperativa (i maschi collaborano tra loro nella cura della prole) è un fenomeno raro che si ritrova unicamente tra alcuni uccelli e qualche pesce. Dal punto di vista teorico è stato ipotizzato che i maschi dominanti monopolizzino la riproduzione a danno dei subordinati e che tra i primi ed i secondi si instauri una sorta di tiro alla fune per il controllo della paternità della prole stessa. Tra i due litiganti il terzo gode; nel suddetto caso si tratta della femmina che cerca di contrastare il monopolio dei dominanti. L'eccezionalità della situazione sta nel fatto che, nei pesci i cui maschi praticano le cure parentali, generalmente le femmine evitano la paternità multipla. In questo modo la femmina lega il partner alla cura della prole che sarebbe abbandonata nel caso di eventuali "tradimenti" e cerca di evitare fenomeni di cannibalismo.
La poliandria cooperativa è diffusa tra alcuni ciclidi del Lago Tanganica: Chalinochromis brichardi e le specie del genere Julidochromis. Studi recenti condotti in natura hanno chiarito che nei Julidochromis una femmina che si accoppia con due o più maschi sembra avere un successo riproduttivo superiore ad una femmina monogama. La situazione tipo coinvolge una femmina che sceglie come sito riproduttivo una fessura in una roccia che tende a restringersi sempre più (una fessura a forma di cuneo cioé, si tratta del "wedge" del titolo). Le conseguenze di questa scelta sono inaspettate. I maschi grandi e dominanti non riescono a penetrare fino in fondo al sito riproduttivo e sono in grado di fecondare solo le uova deposte dove lo spazio è più ampio. In natura i maschi dominanti, infatti, sono di dimensioni maggiori rispetto alle femmine che a loro volta sono più grandi dei maschi subordinati. Questi ultimi sono maschi giovani che non hanno ancora raggiunto la taglia adulta e che praticano le cure parentali di maggiore intensità. Ovviamente i maschi subordinati fecondano le uova deposte nella profondità del nido dove non subiscono le coercizioni dei maschi dominanti.
Per testare l'ipotesi che a controllare la riproduzione sia la femmina sono stati eseguiti alcuni esperimenti in acquario utilizzando la specie Julidochromis transcriptus. Nel primo gruppo sperimentale si testava se a preferire come sito di deposizione le fessure "a cuneo" fossero le coppie o i trii (una femmina accompagnata da un maschio grande ed uno piccolo). Nel secondo gruppo sperimentale, invece, si paragonava il comportamento delle femmine di un trio rispetto alle femmine accoppiate con maschi dominanti o subordinati.
I risultati hanno mostrato che le femmine delle coppie non hanno mostrato particolare preferenza verso i nidi a cuneo, preferenza che invece si manifestava nelle femmine che erano parte di un trio. È stato evidenziato anche che i nidi a cuneo permettono alle femmine di suddividere la paternità tra più maschi in modo da ridurre il personale contributo alla cura della prole.
Lo studio apre alcuni scenari interessanti. Primo: esiste un chiaro conflitto tra i sessi: i maschi dominanti vedono ridurre il proprio contributo alla generazione successiva, mentre le femmine guadagnano dall'aggregazione di maschi subordinati. In secondo luogo non è chiaro perché le femmine non scelgano unicamente maschi piccoli. Probabilmente i maschi grandi sono in grado di allontanare i predatori con maggiore efficacia rispetto ai subordinati, ma l'ipotesi andrebbe testata. In terzo luogo è ora possibile effettuare delle previsioni. Se in un territorio le femmine sono piccole, i maschi grandi sono in grado di imporsi e vi saranno unicamente coppie monogame (aggiungo io: harem?, ma è una situazione che per i Julidochromis non mi sembra mai essere stata rilevata in natura). Se sono presenti fessure a cuneo, allora le femmine sono in grado di attrarre anche i maschi giovani che altrimenti sarebbero esclusi dalla riproduzione e si formerà un trio riproduttivo. Se le femmine sono grandi, invece, esse domineranno i maschi e in questo caso si potrebbe variare dalla monogamia fino alla poliandria classica: una femmina che controlla un territorio in cui ogni maschio possiede un sito riproduttivo.


Questa però è solo la prima parte della storia perché nell'articolo in questione c'è un particolare che mi ha disturbato assai: l'origine dei Julidochromis transcriptus. Per l'esperimento sono stati utilizzati figli (la prima generazione) di esemplari acquistati nei negozi di acquariofilia. Quando ho letto questa informazione un brivido mi ha percorso. Da ciclidofilo di lunga data so che riguardo ai Julidochromis in commercio non c'è molto da stare allegri. Generalmente non se ne conosce la popolazione di provenienza. Spesso sono frutto di incroci che nei migliori dei casi sono avvenuti tra popolazioni diverse e nei peggiori tra specie diverse o in qualche incredibile episodio anche tra generi diversi. Inoltre la situazione tassonomica del genere non mi sembra tranquilla. Ho cercato di tacitare il tarlo che mi rodeva, ma dopo un paio di giorni ho scritto ad uno degli autori dello studio. Ecco la mail:

I red your latest paper about Julidochromis (Living on the wedge: female control of paternity in a cooperatively polyandrous cichlid) and I would like to present your work in my blog. It’s a very interesting paper and I have some questions about it. Why have you chosen to keep Julidochromis transcriptus purchased from pet stores? In the past hobbyists have mixed Julidochromis of different populations and there’s a lot of uncertainty about the taxonomic status of some populations (i.e. Julidochromis transcriptus “Gombe” is possibly a form of Julidochromis marlieri and not of J. transcriptus). Moreover it’s possible that domestication has introduced some modifications on their behaviour. Would it either be possible that the behaviour of the fish you have studied is not the behaviour of the fish in the wild, or that it is the result of a “hybrid” behaviour of different populations or species? Is my doubt of any importance?

(Ecco la traduzione:
Ho letto l'ultimo articolo da voi pubblicato riguardante i Julidochromis e vorrei presentare il vostro lavoro nel mio blog. Si tratta di un articolo molto interessante e perciò ho alcune domande da porre. Per quale motivo avete scelto di utilizzare Julidochromis transcriptus acquistati nei negozi di acquariofilia? In passato gli acquariofili hanno mescolato Julidochromis di differenti popolazioni e c'è molta incertezza inoltre sullo stato tassonomico di alcune popolazioni (per esempio Julidochromis transcriptus “Gombe” è probabilmente una forma of Julidochromis marlieri e non di J. transcriptus). Inoltre è possibile che il comportamento dei pesci da voi studiati non sia il comportamento dei pesci in natura o che sia il risultato di un comportamento "ibrido" derivante da differenti popolazioni o specie? Il mio dubbio è di qualche importanza?)


Il seguito nel prossimo post! Un po' di suspense fa sempre bene, inoltre la risposta alla mia mail apre eccitanti risvolti futuri.


Kohda M., Heg D., Makino Y., Takeyama T., Shibata J., Watanabe K., Munehara H., Hori M., Awata S. 2009. Living on the wedge: female control of paternity in a cooperatively polyandrous cichlid. Proc. R. Soc. B. 276: 4207-4214.

lunedì 12 ottobre 2009

Fish Behavior. In acquario e in natura.



Sono seduto di fronte al mio acquario. Nulla di speciale o di particolare. Qualche Pecilide, qualche Goodeide, alcune radici. La corrente è abbastanza forte, ma i pesci nuotano tranquillamente. Sono impegnati, quasi come in natura, a cercare del cibo. Frugano sulla superficie dei legni, tra le foglie in lenta decomposizione sul fondo, tra le alghe sui vetri laterali. Fanno capolino da dietro una radice e poi scompaiono nuovamente. Una volta ogni tanto qualche individuo si esibisce in una parata di minaccia e poi insegue il rivale o viene inseguito. I maschi cercano le femmine, mentre i giovani non pensano ancora alla propria sessualità. È una visione riposante, perfino ipnotica nella sua semplicità. È il mondo dei pesci che si schiude davanti ai nostri occhi, un mondo che solo chi è acquariofilo riesce a comprendere e capire anche in dettagli che possono sembrare minimi. Quella sfumatura sul corpo, quella minima barratura, quella macchia sulla pinna che si allarga o si restringe a seconda dell’umore.
Questo libro è per tutti coloro che vogliono indagare il comportamento dei pesci ed in particolar modo di quelli che vivono nei nostri acquari. Vi troveremo perciò tanti vecchi amici. Xiphophorus helleri, Cryptoheros nigrofasciatum, Astronotus ocellatus, Crenicichla, Poecilia reticulata, Trichopsis, Danio rerio, ma anche lo spinarello, il pesce gatto, la sanguinerola, il persico sole. Il campo di studio l’acquario, alcune volte anche l’ambiente naturale.
I contenuti sono suddivisi in tre sezioni. La prima si occupa delle abilità sensoriali che nei pesci si presentano abbastanza diversificate: olfatto, udito, linea laterale e ricezione dei campi magnetici ed elettrici. Nella seconda parte si affrontano le abilità cognitive: l’apprendimento, l’orologio biologico (perché un pesce fa quello che fa al momento giusto?), il riconoscimento individuale, la “calibratura” dei predatori e degli avversari (fino a che punto spingersi con un predatore o con un rivale?). La terza ed ultima sezione prende in considerazione le situazioni che impongono delle scelte ai pesci. Questo perché anche la vita di un pesce, non diversamente da quella dell’uomo, esige valutazioni e decisioni (inconsce, ma non per questo meno interessanti) dalle quali spesso dipende il destino dell’individuo o della sua stirpe. La scelta del compagno o compagna per esempio, un impegno quasi universale (i pesci che vivono solitari, come pure quelli che si riproducono in massa, non si possono permettere il lusso di andare per il sottile: chi c’è, c’è!). Sta tutta qua l’arte del compromesso: tra riprodursi, mangiare e non essere mangiati. Un libro interessante e ricco di spunti. Veramente apprezzabili gli approfondimenti riguardanti curiosità, informazioni, particolarità trascurate o appena tratteggiate nel testo principale.
Dedicato a chi si pone domande di fronte al proprio vetro preferito.


PS: già altri ne hanno scritto la recensione (ecco quella del mio amico Percomorfo), ma è uno dei miei libri preferiti e non ho resistito.

venerdì 2 ottobre 2009

Associazioni alimentari

Esiste tutta una serie di comportamenti, generalmente noti per i pesci marini, in cui una specie si avvantaggia del comportamento alimentare di un'altra per risparmiare energia. L'associazione alimentare del genere più nota tra i ciclidi coinvolge i cosiddetti blue followers del lago Malawi (Placidochromis phenochilus per esempio) che seguono alcuni grossi ciclidi (Taeniolethrinops orbitalis) per rovistare tra la sabbia sollevata durante la loro ricerca del cibo. Ora anche il Sud America ha il suo caso di associazione alimentare che riguarda i ciclidi. A riportare la notizia per primo è stato Il Percomorfo ed io lo seguo a ruota.
Alcuni ciclidi (Crenicichla britskii, Satanoperca pappaterra, Cichla kelberi e Geophagus proximus) seguono le razze delle specie Potamotrygon motoro e P. falkneri che mentre si nutrono sul fondo muovono la sabbia mettendo allo scoperto possibili prede che possono essere catturate dai ciclidi. Generalmente associazioni di questo tipo in Sud America sono appannaggio dei caracidi, ma insieme alle razze non sono stati avvistati pesci del genere. Probabilmente perché le razze li predano. È davvero il caso di affermarlo: sorprendenti i ciclidi.
Per chi volesse farsi una cultura sulle associazioni alimentari di questo genere suggerisco di leggere questo post tratto ancora una volta da Il Percomorfo.


Garrone-Neto D., Sazima I.
2009. The more stirring the better: cichlid fishes associate with foraging potamotrygonid rays. Neotropical Ichthyology, 7(3):499-501.



Potamotrygon sp. "Rio Orinoco". Fotografato a Le Onde, Offanengo.

lunedì 31 agosto 2009

Crolla un mito


Coppia di Pelvicachromis taeniatus "Moliwe", una popolazione diffusa nel Camerun occidentale.
Fotografia di Jérôme Scuiller.


L'estate ciclidofila ribolle di novità (specie nuove del Lago Malawi, articoli sulla radiazione dei ciclidi del lago Tanganica) ed io cosa faccio? Curioso qua e là. Il curiosare a caso spesso mi offre grande soddisfazione, spesso più della ricerca sistematica delle notizie.
Pensate ad un numero, cioè volevo dire, pensate ad un ciclide monogamo. Boulengerochromis microlepis? In effetti è un ciclide monogamo, ma io penso a qualcosa di più acquariofilo. Eretmodus cyanostictus? Questo è un ciclide monogamo e discretamente diffuso negli acquari, ma io guardo all'Africa occidentale. Pelvicachromis? Bravi avete indovinato, in particolare penso a Pelvicachromis taeniatus, una specie che sia in acquario che in natura è monogama o perlomeno sembra. Quando si parla di monogamia nei ciclidi non si deve intendere una relazione duratura, nei animali basta che la relazione duri esclusivamente per una stagione riproduttiva perché si possa parlare di monogamia. Pelvicachromis taeniatus forma legami stabili con i due sessi che si dividono alla pari, o quasi, i duri compiti di accudimento della prole. Il recente sospetto è che anche i Pelvicachromis taeniatus non siano così fedeli come sembrano. Infatti i maschi di questa specie producono gli spermatozoi più lunghi tra tutti i ciclidi: 70 micrometri. Il precedente record era stabilito da Telmatochromis vittatus che però produce spermi lunghi la metà. Per qual motivo Pelvicachromis taeniatus deve investire così tanto negli spermatozoi? Una risposta certa non esiste per ora; tentiamone una dando una veloce panoramica agli animali che producono spermatozoi giganti. Il record mondiale è per ora detenuto da un moscerino (Drosophila bifurca) che ha spermatozoi di 5,8 cm. Date le enormi dimensioni degli spermatozoi un maschio di D. bifurca non può che generare poche centinaia di tali cellule in tutta la sua vita. I vantaggi di produrre spermi enormi sembrano essere molteplici. In alcune specie gli spermatozoi giganti sono più veloci di quelli piccoli. In altre gli spermatozoi giganti sembrano combattere tra loro, ma non è ancora chiaro se combattano veramente o semplicemente si scontrino durante gli spostamenti; in altre specie ancora gli spermatozoi giganti bloccano il condotto dell'apparato genitale femminile in modo che la femmina infedele non possa godere di spermatozoi di altri maschi. In Pelvicachromis taeniatus gli spermatozoi giganti possono sembrare una stranezza visto il regime di monogamia stretta della specie, ma scommettete che forse tanto monogami questi ciclidi non sono? L'esistenza degli spermi giganti troverebbe una spiegazione se in questa specie si osservassero dei maschi "sneakers", i maschi che durante gli accoppiamenti si introducono di soppiatto per cercare di fecondare qualche uovo. Gli spermatozoi giganti, infatti, impedirebbero agli spermi più piccoli di fecondare le uova, ma purtroppo nessuno ha ancora osservato maschi sneaker in questa specie.
Le sorprese con Pelvicachromis taeniatus non sono finite qui, ma vista l'ora non rimane che darci appuntamento al prossimo post.

Thünken T., Bakker T. C. M., Kullmann H.. 2007.
Extraordinarily long sperm in the socially monogamous cichlid fish Pelvicachromis taeniatus. Naturwissenschaften, 94: 489-491.

martedì 11 agosto 2009

Mating system: cambiare strategia a seconda delle circostanze

Un maschio di Ctenochromis horei.
Fotografia di Philippe Burnel.


Noi umani permeati di essenzialismo fino al midollo cerchiamo di incasellare nelle nostre categorie mentali i comportamenti degli altri esseri viventi e se i conti non tornano tendiamo a ritenerle deviazioni, aberrazioni. Si pensi alle strategie riproduttive che in una specie possono essere molto diversificate a seconda della densità di una popolazione, del rapporto tra i sessi, della fecondità e del comportamento con cui si sceglie il partner. Ne deriva che può risultare impossibile definire in modo univoco il comportamento riproduttivo di una specie. Rimanendo nell'ambito dei ciclidi e nello specifico dei Ciclidi del Lago Tanganica, Neolamprologus tetracanthus per esempio mostra un comportamento haremico con conseguente cura parentale esclusivamente femminile nelle popolazioni meridionali, mentre in quelle settentrionali instaura legami monogami che costringono entambi i sessi a collaborare nella cura della prole. Da tempo è noto che ad influire sul sistema riproduttivo dei ciclidi che depongono su substrato è soprattutto la pressione predatoria che quando si allenta libera il maschio dalle cure parentali permettendogli di andarsene alla ricerca di altri partner. Questo avviene perché l'investimento maschile, quella manciata di spermatozoi rilasciata durante l'accoppiamento, è poca cosa in confronto alla massa di uova prodotte dalle femmine. Stranamente i fattori che influiscono sugli incubatori orali sono poco conosciuti. Curioso se si valuta che la maggior parte dei ciclidi che compono gli species flock dei Grandi Laghi africani appartiene a tale categoria.


Una coppia di Ctenochromis horei durante la deposizione delle uova.
Fotografia di Philippe Burnel.

Per tentare di iniziare a colmare tale lacuna un recente studio ha investigato la variabilità del sistema riproduttivo di Ctenochromis horei, un ciclide del lago Tanganica che frequenta le aree costiere superficiali da 1 a 4 metri di profondità. Fino ad ora le conoscenze sul sistema riproduttivo di questo ciclide erano limitate ad osservazioni risalenti ai primi anni '90. Secondo quanto riportato le popolazioni settentrionali di Ctenochromis horei si riproducono lungo tutto l'anno mostrando una rigida scala gerarchica che permette quasi esclusivamente la riproduzione al maschio dominante. Il nuovo studio invece ha avuto come oggetto una popolazione meridionale ed ha riservato alcune sorprese. In questa piccola popolazione (è stato investigato un territorio di 200 metri quadrati) i maschi che hanno avuto la possibilità di riprodursi erano diversi. Alcuni erano maschi "parassiti" (sneakers: maschi che durante l'accoppiamento si introfulano tra la coppia per espellere degli spermatozoi sulle uova) ed il loro numero si è rivelato superiore a quanto atteso. Inoltre il numero di maschi parassiti sembra essere più elevato al termine della stagione delle piogge quando l'acqua è più torbida e più favorevole all'avvicinamento di un maschio parassita ad una coppia in amore. È proprio vero che le tenebre favoriscono comportamenti "licenziosi"!
Ancora una volta i ciclidi si dimostrano meravigliosamente plastici, anche quando si tratta di una specie la cui cura della prole non dimostra variazioni, che si riproduce tutto l'anno tra l'altro in un ambiente ritenuto relativamente stabile quale può essere uno dei più grandi laghi tropicali al mondo. Stabilite voi ora qual è l'essenza di questo ciclide.

Sefc K. M., Hermann C. M., Koblmüller S. 2009. Mating system variability in a mouthbrooding cichlid fish from a tropical lake. Molecular Ecology. 18: 3508-3517.


PS: questo è un post rigorosamente di speculazione scientifica ed ogni riferimento alla filosofia è da ritenersi puramente accidentale dato che ho abbandonato tale disciplina al termine del liceo.

PPS: ringrazio Philippe Burnel per aver condiviso le sue fotografie di Ctenochromis horei.

venerdì 17 luglio 2009

Io, il più bello

Cara Dottoressa Tatiana
sono un giovane maschio di Ophtalmotilapia ventralis, orgoglioso possessore di un ampio territorio. Il mio nido viene visitato da numerose giovani femmine che si accoppiano con me. So che per la maggior parte di loro io non sono il primo maschio che conoscono e che non sarò neppure l'ultimo. Perché? Possibile che tutte quelle femmine non capiscano che io sono il più sano ed il più bello?
Il migliore di Nsumbu


Oltre che bello, forte e sano direi che sei anche modesto. Rassegnati, nella tua specie la promiscuità è la norma: una femmina si accoppierà sempre con più maschi come tu ti accoppi con più femmine. Perché? Una prima spiegazione potrebbe essere che le femmine si accoppiano con vari maschi per assicurarsi che tutte le uova siano fecondate, ma mi sembra improbabile. Studi recenti condotti sulla tua specie hanno rivelato che al massimo un maschio eiacula 37 volte al giorno, un impegno che la tua capacità di produrre spermatozoi può sicuramente affrontare senza temere di fallire. Inoltre le femmine della tua specie producono piccoli gruppi di uova che non hanno bisogno di enormi quantità di spermi. Un'altra ipotesi presume che una femmina si accoppi con diversi maschi per massimizzare la diversità genetica della prole. Anche questa spiegazione mi sembra improbabile. Le femmine che producono più uova non necessariamente visitano un maggior numero di maschi rispetto a quelle che depongono di meno. Le femmine potrebbero accoppiarsi con più maschi per poter scegliere quello che ha geni "migliori", ma anche questa ipotesi mi sembra improbabile. Alcuni studi hanno chiarito che non sembra esserci nessuna correlazione tra le caratteristiche di un territorio posseduto da un maschio e il numero di visite che riceve e quindi non si riesce a capire in base a quali criteri una femmina sceglie il partner. Inoltre i territori ed i maschi "migliori" dovrebbero ricevere più visite rispetto agli svantaggiati, ma non è mai stato dimostrato nulla del genere. Un'ultima ipotesa coinvolge la competizione spermatica. Questa ipotesi considera che la vitalità della prole dipenda dalla qualità degli spermatozoi e che gli spermatozoi siano in competizione tra loro per raggiungere le uova da fecondare. Pur definendoti macchina del sesso non penserai che quando ti accoppi con una femmina fecondi tutte le sue uova? Tra accoppiamento e fecondazione possono passare vari minuti e solo gli spermatozoi più vitali (per esempio quelli con la maggiore quantità di mitocondri, le centrali energetiche della cellula) possono sopravvivere in un ambiente ostile come quello della cavità orale femminile e l'analisi genetica ha mostrato che in genere la prole di una femmina è figlia di un paio di maschi, pochi rispetto a quelli con cui la madre si è intrattenuta.
La tua domanda apre comunque un aspetto interessante, hai mai pensato che forse maschi e femmine perseguono obiettivi diversi? Produrre uno spermatozoo non richiede una mole di risorse paragonabile alla produzione di un uovo, ma un maschio non può produrre un solo spermatozoo, ne deve produrre milioni e questo richiede energie preziose. Ad ogni accoppiamento un maschio deve liberare la quantità adatta di spermatozoi; non di meno perché quei pochi avrebbero basse probabilità di vincere la competizione con gli spermi di altri maschi e neppure di più perché sarebbe uno spreco. Come può quindi un maschio giudicare quindi una femmina ha già deposto le uova per evitare di concederle troppi spermatozoi? Per mezzo di odori? Per mezzo della vista (una femmina che non ha deposto dovrebbe avere un ventre sodo)? Mi spiace, nella guerra dei sessi della tua specie sono le femmine a monopolizzare il gioco. Tu le vedi incontrare altri maschi, ma non puoi tirarti indietro, è il tuo destino. Devi fornire spermatozoi che gareggeranno con quelli degli altri maschi. La tua Dottoressa Tatiana.






Immler S., Taborsky M. 2009. Sequential polyandry affords post-mating sexual selection in the mouth of cichlid females. Behav. Ecol Sociobiol.: 63: 1219-1230.

giovedì 9 aprile 2009

Promiscuità

A volte la famiglia può essere opprimente, e noi esseri umani lo sappiamo bene, ma nel restante regno animale può essere molto peggio. Chiedetelo ai vari Neolamprologus del gruppo "brichardi" i cui gruppi sociali ricordano le famiglie dominate da un temuto padre-padrone e segnate dagli intrighi e dalle rivalità tra i componenti. L'avevo già detto: non si dovrebbe parlare di gruppo brichardi, ma di gruppo "savoryi", tuttavia pur essendo esasperatamente ligio alla tassonomia, abbandonare il termine brichardi mi procura un certo dolore, dolore che aumenta se ripenso al fatto che brichardi è un termine che, non solo perde il primato di riferimento per il proprio gruppo di appartenenza, ma che dovrebbe addirittura cadere nell'oblio tassonomico dei sinonimi e venire rimpiazzato da pulcher.
Tornando alla famiglia umana, qualcuno ha detto che su di lei è già stato scritto di tutto e che basta leggere Pirandello per conoscerla. Su quelle dei ciclidi invece c'è ancora molto da scoprire e in soccorso arriva un breve articolo fresco di stampa che tratta di Neolamprologus pulcher, una specie endemica del lago Tanganica che depone su substrato. Quella tratteggiata non è una semplice famiglia, antropomorfizzando si potrebbe parlare di famiglia allargata, poiché tecnicamente il termine corretto è gruppo cooperativo per quanto riguarda la riproduzione.
Il tema chiave dell'articolo è squisitamente gossipparo: Chi è figlio di chi. Generalmente nei gruppi sociali la prole può avere diversi genitori che non necessariamente sono gli individui dominanti. Gli individui ai vertici, infatti, possono concedere la riproduzione ai subordinati, oppure essere impegnati in una feroce competizione riproduttiva con altri membri emergenti, oppure essere ingannati da individui parassiti, individui cioè normalmente esclusi dalla riproduzione che tuttavia riescono a fecondare per mezzo di stratagemmi più o meno sofisticati (tipo fingersi femmine per avvicinarsi indisturbati alla coppia) parte delle uova deposte.
Come conoscono bene gli acquariofili, i Neolamprologus pulcher vivono generalmente in gruppi costituiti da una coppia dominante e da un numero variabile di subordinati che può arrivare fino a 20. In questi gruppi esistono notevoli tensioni tra gli individui ed esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che i subordinati spesso hanno modo di figliare all'interno del gruppo stesso. La situazione in natura è leggermente diversa. Dall'analisi genetica di una popolazione di N. pulcher situata in Kasakalawe Bay è emersa una situazione di genitorialità multipla. La maggior parte dei gruppi derivava daall'attività di almeno un paio di padri e di madri, ma la gran parte degli individui era figlia dei dominanti, non necessariamente accoppiatisi tra loro. Per quanto riguarda le femmine, la dominante condivideva spesso il ruolo di madre con una subordinata, un pattern che tuttavia non risulta valido per i maschi. A competere con i maschi dominanti non sono stati i subordinati come avviene nei test in acquario, ma i dominanti dei gruppi vicini. Questo è possibile perché la deposizione delle uova non avviene in unica soluzione, ma si protrae per ore permettendo ad altri maschi la fecondazione. L'analisi genetica ha suggerito inoltre che dominanti e subordinati sono spesso fratelli, piuttosto che genitori e figli. In questi pesci, infatti, è presente un elevato tasso di ricambio dei riproduttori ed un fenomeno di emigrazione a carico esclusivo dei maschi.

Ecco come si presenta la costa a Kasakalawe.





Stiver K. A., Fitzpatrick J. L., Desjardins J. K., Balshine S. 2009. Mixed parentage in Neolamprologus pulcher groups. Journal of Fish Biology, 74(5): 1129 - 1135.

giovedì 22 gennaio 2009

Danza d'amore

Xenotilapia flavipinnis "Bulombora"

Il tipico girotondo che una coppia di ciclidi incubatori orali inscena durante la deposizione delle uova. Non si tratta di mbuna del lago Malawi del post "Ciclidi in canto", ma di Xenotilapia del lago Tanganica. Non c'è tuttavia molta differenza. Chissà se anche questi ciclidi emettono suoni?

Xenotilapia sp. "Sunflower Kantalamba"
Fotografie di Livio L.

martedì 20 gennaio 2009

Ciclidi in canto!

Il maschio nuota verso la femmina e le si para davanti fremendo in tutto il corpo. Dopo un breve momento di disinteresse l'oggetto del desiderio dimostra di gradire l'approccio. I due iniziano così un vorticoso balletto che disegna cerchi sempre più stretti. Tutto si ferma d'improvviso e come dal nulla spunta un uovo che viene prontamente raccolto in bocca dalla neomamma. I ciclidofili avranno riconosciuto l'usuale corteggiamento di molti ciclidi incubatori orali. Tuttavia questa è solo una parte della storia, l'unica parte che gli uomini possono osservare con i propri fallibili sensi. La realtà è molto più complessa ed investe anche l'udito.
L'acqua è un mezzo molto più efficiente dell'aria per la trasmissione del suono al punto che in acqua esso viaggia quasi cinque volte più velocemente rispetto all'aria. Nulla di strano quindi che la comunicazione sonora sia ampiamente utilizzata dai pesci, anche nei rituali di accoppiamento.
Lo studio dei suoni emessi dai ciclidi è un filone di ricerca che ultimamente sta producendo un buon numero di pubblicazioni. Leggendo qua e là si scopre che i suoni emessi dai pesci di questa famiglia possono essere di tre tipi. Il primo suono può essere definito "br-r-r" ed è probabilmente prodotto dall'apparato faringeale ed amplificato dalla vescica natatoria. Il secondo suono potrebbe essere chiamato di "di masticazione" ed è simile ad uno stridio. L'ultimo suono è prodotto dal movimento del corpo ed è simile ad un battito. Ogni ciclide è in grado di emettere almeno uno di questi tre suoni, ma durante il corteggiamento emette solo suoni "br-r-r".
A variare tra i ciclidi non è solo il genere di suono, ma anche il momento di emissione. In alcune specie, come Maylandia zebra, l'emissione è limitata alle prime fasi del corteggiamento; in altre, come in Oreochromis mossambicus, il maschio "canta" per tutto il periodo del corteggiamento. Che sia limitato alle prime fasi oppure che coinvolga tutto il processo, dalle ultime analisi emergono indizi che il "canto" potrebbe essere utilizzato dalla femmina per raccogliere informazioni sullo stato di salute del partner e quindi influire sulla sua decisione di accoppiarsi con un individuo.

Maylandia zebra ripresa nel suo ambiente naturale.
Fotografia di Carsten Gissel

Altri esperimenti hanno invece dimostrato che il periodo di impulso ed il numero di impulsi emessi durante il corteggiamento possono fornire informazioni sull'identità di una specie. È il caso di alcune specie molto simili del complesso Maylandia zebra diffuse nel Lago Malawi: M. zebra, M. callainos, M. sp. "Zebra gold", M. emmiltos e M. fainzilberi. I maschi di queste cinque specie emettono impulsi sonori a bassa frequenza che differiscono per numero e tasso di produzione. Tra le specie studiate M. fainzilberi e M. emmiltos di Mphanga Rocks sono quelle che producono suoni con la maggiore differenza. Le altre specie del gruppo vivono a Nkhata Bay e manifestano minori differenze nei suoni perché sviluppano colorazioni abbastanza diversificate. Come dire, molto colore e poco rumore tra questi tre ciclidi.
Gli mbuna del Lago Malawi non usano perciò solo la vista per decidere se chi hanno davanti è un conspecifico o no ,oppure se è un individuo di "buona qualità" con cui vale la pena condividire i propri geni oppure un cialtrone malato da evitare come padre dei propri figli. Essi usano anche il suono in unione all'olfatto. Quanto ognuno di questi sensi conti lo potranno dire solo studi che comprenderanno un numero maggiore di specie. Ulteriori ricerche potrebbero anche mettere in maggiore risalto l'importanza del suono nella identificazione tra specie affini che vivono nella stessa località. Ma come possono evolversi simili specie in un solo luogo? La risposta è la solita: per mezzo della speciazione simpatrica, la formazione di specie in assenza di barriere geografiche. Siamo partiti dalla musica dei ciclidi e per l'ennesima volta siamo tornati alla speciazione simpatrica, il più recente chiodo fisso di chi si dedica all'evoluzione dei ciclidi. E forse anche di chi ne legge.

Simões, J. M., I. G. Duarte, P. J. Fonseca, G. F. Turner & M. C. P. Amorim (2008). Courtship and agonistic sounds by the cichlid fish Pseudotropheus zebra. J. Acoust. Soc. Am. 124: 1332-1339.

Amorim, M. C. P., J. M. Simões, P. J. Fonseca & G. F. Turner (2008). Species differences in acoustic signals among five Lake Malawi cichlid species (Pseudotropheus spp.). J. Fish Biol. 72: 1355-1368.