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mercoledì 5 agosto 2015

Nuove specie: la Crenicichla di Wallace (Crenicichla monicae)



La Helen bruciava: 235 tonnellate di brigantino ricolmo di gomma, cacao, resina di copaiba se ne andavano in fumo nell'Oceano Atlantico. Era il 6 agosto 1852 e Alfred Russel Wallace, il padre della teoria dell'evoluzione per selezione naturale insieme a Charles Darwin e unico passeggero della nave, guardava sconsolato bruciare e sprofondare nelle acque il lavoro di tre anni in Amazzonia. Abbandonava diari, disegni, taccuini e scatole destinate ai musei e ai collezionisti europei che accoglievano gli esemplari raccolti sfidando malaria, febbre gialla e difficoltà che lo avevano portato quasi alla morte. Nella scialuppa portava solo alcuni disegni e qualche taccuino.
Tra gli animali raccolti c'erano pesci naturalmente e ovviamente ciclidi. A testimoniarlo rimangono i magnifici disegni che Wallace stesso ha in seguito donato al Museo di Storia Naturale di Londra. Dopo oltre 160 anni uno dei ciclidi raccolti da Wallace (sono riuscito a recuperare nell'internet il disegno), e andato perso nell'incendio della Helen, ha ricevuto un nome scientifico: Crenicichla monicae (appartiene secondo gli autori al gruppo lugubris). La specie è diffusa nel ramo inferiore del Rio Uapes e del Rio Içana (affluenti del Rio Negro superiore) ed è nota in acquariofilia come Crenicichla sp. "Uapes". Vive in simpatria con C. johanna e C. lenticulata.
Non ho ancora ricevuto l'articolo scientifico e non ho perciò ulteriori notizie da aggiungere se non quanto si può dedurre dall'abstract. In verità una curiosità mi è rimasta. Ma Crenicichla wallacii perché ha ricevuto questo nome? La descrizione di C. wallacii si deve a Tate Regan (1905) che attribui il suo nome specifico perché conosceva il disegno di apertura del post, sapeva che il materiale zoologico raccolto da Wallace proveniente dal Rio Negro era andato perso e pensava che Wallace avesse raccolto questa piccola Crenicichla. Il confronto tuttavia dimostra che disegno e esemplari non concordano. A volte le convinzioni personali sono più forti del dato di fatto?


Probabile esemplare di C. wallacii che fotografai nel 2010. Ne ho parlato in questo post. Comparatelo con il disegno di Wallace. Quali sono le somiglianze?

Kullander S. O., Varella H. R. 2015. Wallace’s Pike Cichlid Gets a Name after 160 Years: A New Species of Cichlid Fish (Teleostei: Cichlidae) from the Upper Rio Negro in Brazil. Copeia 103(3): 512-519.

Update: ho sbagliato, lo ammetto. Non conosco bene i disegni di Wallace. Al seguente link trovate altre Crenicichla ritratte da Wallace, Effettivamente la wallaci potrebbe essere questa. Temo che devo comprare il libro che ristampa i pesci di Wallace.


sabato 13 giugno 2015

Ciclidi in edicola




Sul nuovo numero di Le Scienze trovate un articolo di Axel Meyer sull'evoluzione dei ciclidi. Non è una sorpresa leggervi che i ciclidi stupiscono per l'incredibile diversità dovuta anche alla ripetuta evoluzione parallela di alcune caratteristiche particolarmente specializzate: le mascelle faringee, i denti, le labbra ipersviluppate di alcune specie, gli schemi di colorazione.
Motori genetici di tutto ciò sembrano essere l'abbondanza di mutazioni nelle proteine studiate, la presenza di copie multiple degli stessi geni, le sequenze di DNA che replicano se stesse saltando qua e là, le mutazioni di sequenze di DNA che di norma non cambiano particolarmente e la presenza di microRNA, frammenti di materiale che possono impedire ai geni la produzione delle proteine.

Perché leggerlo: è scritto da uno degli esperti mondiali di ciclidi, è aggiornato, è un'ottima introduzione al "problema" ciclidi (perché ci sono così tante specie), è ben scritto, il precedente articolo riguardante i ciclidi è del 1999.

Perché non leggerlo: se non vi interessano i ciclidi, la biologia, la biodiversità e la genetica avete sbagliato articolo e temo anche blog.


martedì 26 maggio 2015

Di nuovo fontanili


Per chi non sa cosa fare, per chi ama l'acqua, per chi desidera una serata piena di storie di rane, pesci, organismi stigobionti e crenobionti, flussi genici, variazioni di livello della falda e soprattutto per chi non sarà bloccato da un'invasione di cavallette, l'appuntamento è venerdì sera. Vi aspetto.

giovedì 23 aprile 2015

#Ioleggoperché: L'arte di collezionare mosche, Relicts of a Beatiful Sea

Fin da quando esistono, i biologi sono andati sulle isole per non impazzire di sovrabbondanza. Le isole diventano delle specie di generalizzazioni. Modelli esplicativi. E dove non ci sono isole bisogna inventarsele. Se non altro per divertimento.
L'arte di collezionare mosche


Io leggo perché ho bisogno di storie. E se ti emozioni al volo di un una farfalla, di fronte all'ovatura di una rana, al richiamo di un rospo smeraldino, questi due libri sono per te. Ti porteranno in mondi dove ti puoi illudere di cristallizzare la bellezza delle infinite forme bellissime in una teca di vetro oppure di poter sopravvivere in un deserto pur essendo un pesce o un anfibio.



Oggi è la giornata mondiale del libro e dei diritti d'autore e questo è il mio breve contributo all'iniziativa Io leggo perchè



mercoledì 15 ottobre 2014

Ci vediamo il 24?


Il 24 ottobre sarò a parlare di biodiversità dei fontanili nella bassa pianura bergamasca. Ci vediamo li?

giovedì 27 settembre 2012

Arriva Riva!



Ogni anno a Riva del Garda si tiene la BlogFest e quest'anno sarò presente anch'io in qualità di partecipante attivo al primo Science Camp dedicato alla comunicazione della scienza. Parlerò del Carnevale della Biodiversità, della sua vita, dei miracoli e della sua dipartita (anche se quest'ultima è stata un poco esagerata). Confesso che sono particolarmente intimorito dato che sono stato infilato tra scienziati e divulgatori del calibro di Dario Bressanini, Sylvie Coyaud e Lisa Signorile. Accorrete quindi numerosi, il programma è interessante e lo trovate qua sotto. Il ritrovo è previsto a Riva del Garda per le 17.30 e l'inizio è alle 18.



  • Indagare i mysteri per capire la scienza, e viceversa (o di che cosa abbiamo imparato in dieci anni passati a far le pulci a Voyager) [Stefano Bagnasco e Beatrice Mautino
  • Capirci un Acca (il blog accademico come strumento di socializzazione della ricerca pubblica) [Renato Bruni]
  • Le due squadre di Piezopoli (come smascherare le contraddizioni e perché vale la pena farlo) [Sylvie Coyaud]
  • Due imprese divise dallo stesso linguaggio (differenze di approccio e linguaggio e incompatibilità, almeno potenziale, tra scienza e giornalismo) [Marco Ferrari]
  • Una breve analisi della blogosfera scientifica italiana [Paolo Gifh
  • Il Carnevale della Biodiversità (vita e miracoli di un Carnevale particolare) [Livio Leoni]
  • Contro il rischio dell’autoreferenzialità della blogosfera: autorevolezza e criticità dei blog scientifici nella percezione delle “Istituzioni” di riferimento [Franco Rosso
  • Citare ed essere citati (come citare informazioni prese da blog scientifici, spesso "copyrighted" in modi bizzarri, e come i blogger dovrebbero e potrebbero avere accesso alla letteratura scientifica) [Lisa Signorile

mercoledì 4 luglio 2012

La cena entomofaga: il programma



Mancano pochi giorni alla cena a base di insetti. Ve la state facendo sotto?
Invito i decisi a tutto ad andare sul sito del Museo di Scienze Naturali di Bergamo per leggere il programma della serata. Come già anticipato, l'ospite d'onore è il formaggio con i vermi, il formaggio dopato dal dittero Piophila casei, una mosca grande la metà di quella domestica che si diverte a deporre le uova in sostanza putrescente come tante altre specie affini. L'orologiaio miope ha parlato recentemente del ciclo vitale della Piophila e quindi rimando al suo post per i particolari, soprattutto raccapriccianti. Dal testo arguisco che probabilmente l'orologiaio è prevenuto nei confronti dei formaggi e del cibarsi di insetti e in effetti devo confessare che il mio palato poco educato a chitina e derivati continua a ritenere che i primi posti di una eventuale classifica degli alimenti più gradevoli debbano andare a affettati come il salame e il culatello.
Voglio però tranquillizzarvi. Per riuscire a dare notizie accurate dell'evento mi sono procurato un taccuino adatto alla serata.

giovedì 21 giugno 2012

Entomologo o entomofago?

Anche quest'anno torna BergamoEstate 2012 con una serata dedicata all'entomofagia. Se vi siete persi le edizioni precedenti potete recuperarne il racconto qui e qui. Dal programma sembra che siano previsti solo assaggi, ma noi tutto speriamo in una cena vera e propria! Le prime indiscrezioni parlano di formaggi e larve.
Anche quest'anno dovrei esserci. E voi?


giovedì 22 settembre 2011

Bergamo Scienza 2011


Se volete sentirmi parlare di scazzoni, panzaroli, ghiozzi padani, sanguinerole, vaironi e fontanili potete farlo a Bergamo Scienza 2011. L'appuntamento è il 10 ottobre (cliccate sull'immagine per ulteriori informazioni).

lunedì 6 dicembre 2010

Che ne dite?

Dopo la pausa estivo-invernale ho finalmente ripreso in mano il libro sui fontanili ed ho iniziato ad impaginare qualcosa. Vi sono vari errori grafici che devo aggiustare, ma è solo per dare un'idea. Appena finisco di scrivere un capitolo vi presento qualcosa anche di quello. Che ne dite?









giovedì 25 novembre 2010

L'elenco di Come vorrei un museo di Storia Naturale (una mattina all'Evolution Day)


Anton Lamboj all'Evolution Day


Sono stato all'Evolution Day di Milano ed ho assistito a tre conferenze di altissimo livello tenute da David Wilkinson, che si è concentrato sul fatto che la maggior parte della biodiversità non è visibile a noi umani dato che è sotto forma di microorganismi, da Anton Lamboj che ha parlato del ruolo dei Musei di Storia Naturale nel mondo d'oggi e da Franco Andreone che ha spiegato con grande passione le possibili cause del declino a livello globale degli anfibi.
Anton Lamboj è ospite frequente di questo blog e scusandosi che la sua lettura non avrebbe riguardato i ciclidi mi ha assicurato che la revisione degli Hemichromis dovrebbe vedere la luce relativamente a breve e che probabilmente in un paio di anni seguirà quella dei Gymnogeophaus. Se queste non sono notizie interessanti non so cosa lo sia!
Devo però confessare che pur conoscendolo ha anni non l'ho mai visto così infervorato e appassionato come quando parlava del ruolo dei Musei. Ho quindi rielaborato le sue indicazioni e le presento sotto forma di elenco dato che è di moda (ebbene sì, anch'io faccio parte di quei 10 milioni di telespettatori che vedono Vieni via con me). Ovviamente ho integrato la lista con qualche mia aggiunta. Spero perciò che Lamboj mi perdoni se mai capiterà su questa pagina.




Elenco di come vorrei un Museo di Storia Naturale
- vorrei un edificio nuovo o perlomeno restaurato di recente;
- vorrei interni luminosi e ampi dove passeggiare a zonzo di fronte, di lato, attraverso (!) il materiale esposto sorseggiando liberamente una bibita;
- vorrei ascoltare storie e avventure e non semplicemente nozioni;
- vorrei divertirmi e non guardare assorto la guida;
- vorrei immergermi nella natura o in una sua simulazione osservando diorami e, perché no, acquari e terrari da cui spuntano piante, erbe, fiori;
- vorrei toccare, accarezzare, annusare e manipolare i reperti;
- vorrei ascoltare dalla viva voce di chi vi lavora le ricerche in atto;
- vorrei più figure professionali che vi lavorano;
- vorrei un maggiore sostegno economico per mostre sempre più ampie e spettacolari;
- vorrei un Museo di Storia Naturale nazionale;
- vorrei che si respirasse aria di formazione e di educazione al punto che chi ha detto "Di cultura non si vive" si vergognasse almeno un poco.

Wikimedia Commons

sabato 13 novembre 2010

Carnevale della biodiversità


È da un po' che penso al fatto che nell'anno della Biodiversità non sia stata programmata una qualche forma di celebrazione dell'evento nella blogosfera. Ho così pensato che un "carnevale" (un carnevale riunisce un congruo numero di blog scientifici che postano articoli sulla materia oggetto del carnevale) sulla falsariga del Carnevale della fisica o della matematica potesse essere adeguato. Nel progetto ho coinvolto un paio di blogger come Tupaia e Marco F ed eccoci alla partenza. Qui trovate il "bando" di partecipazione. Partecipate e fate partecipare.

giovedì 4 novembre 2010

Come diventare uno scienziato influente

Wikimedia Commons

L'universo è fatto di storie, non di atomi. È questa la mia personale chiave di lettura per interpretare uno studio che cerca di scrutare la vita sociale degli scienziati, in particolare quella degli ecologi più citati nelle riviste di settore. La caratteristica che sembra accomunare l'elite è la smisurata quantità di alcool (birra) che ingurgita. Non stupisce che in genere gli scienziati più influenti siano maschi nordamericani e che la media di birre bevute alla settimana negli USA sia di circa 6; stupisce che gli ecologi più influenti partano da un minimo di 7 birre a settimana per arrivare a 10.
Ho sbagliato nella vita. Io preferisco il vino, rosso. Dovevano dirlo all'Università che scelte di questo tipo precludono la carriera e visto che siamo in periodo di riforme spero che qualcuno tenga conto delle tendenze in atto per rimodellare i curricula.


domenica 17 ottobre 2010

La storia dell'acquariofilia

Ripropongo un articolo che ho pubblicato qualche anno fa e che è la trascrizione abbastanza fedele di una conferenza che ho tenuto. Il tema potrebbe essere soporifero e quando mi è stato proposto ho pensato che si trattasse di una penitenza. In seguito ho apprezzato quanto fosse divertente ed appassionante scavare nella storia dell'acquariofilia. Lo ripropongo anche perché questo articolo mi ronza in testa dall'estate e il modo migliore per esorcizzarlo è parlarne. Durante l'estate ho letto un paio di libri che trattavano il periodo vittoriano e che mi hanno chiarito la propensione degli Inglesi dell'epoca verso il collezionismo, l'allevamento di animali e la coltivazione di piante tropicali. Se qualcuno ha qualche curiosità, appunto, notizia da segnalare si faccia avanti senza paura. Come ogni lavoro di ricostruzione storica ogni dato in più completa la visione.
Voglio dedicare questo post alla mia famiglia che sopporta tutto quanto l'acquariofilia comporta –i miei figli mi hanno chiesto come mai nelle altre case non ci sono acquari ed i miei genitori. Se non fosse stato per una vaschetta di plexiglass distrutta da mia madre durante la mia infanzia non sarei riuscito diabolicamente a sfruttarne il senso di colpa e a costringerla ad acquistare la mia prima vasca in vetro.


Cosa è un acquario? Cosa è l’acquariofilia? Quando nascono gli acquari? Per tracciare una breve storia dell’hobby dell’acquariofilia conviene partire da qui. Illustri predecessori hanno cercato di rispondere a queste domande, tra questi ricordiamo William Alford Lloyd (1876), Philip F. Rehbock (1980) e Stephen J Gould (1998) ed io utilizzerò molte delle loro riflessioni, ma poiché la discussione potrebbe portare lontano ed arrivare a sfiorare la filosofia mi riferirò soprattutto alla definizione di Gould che identifica un acquario con una “comunità stabile di organismi acquatici che possono essere osservati… di fronte e di lato attraverso vetro trasparente e acqua limpida” (Gould, I fossili di Leonardo e il pony di Sofia, 2004). In base a questa definizione di acquario è possibile suddividere la storia dell’acquariofilia in quattro fasi.
La prima fase consiste nell’allevamento a scopo ornamentale dei pesci che sono mantenuti in raccolte d’acqua situate in interno o all’esterno. Si può quindi partire dagli antichi Egizi che assegnavano ai pesci un significato religioso. Sono stati infatti ritrovati numerosi geroglifici dove si riconoscono chiaramente dei pesci e soprattutto Ciclidi del gruppo delle Tilapia. Le Tilapia, oltre ad essere fonte di proteine animali, erano sicuramente collegate alla rinascita; un indizio delle doti di naturalisti del popolo degli antichi Egizi che già si era accorto dell’incubazione orale. Le Tilapia erano inoltre associate alla fertilità e all’erotismo al punto che offrire una Tilapia era un invito all’amore! Gli antichi Romani allevavano murene e sono numerosi gli aneddoti riguardanti nobili che mantengono murene in piscine e che sono trattate come amanti capricciose. Alcuni testi riportano di murene che ricevevano regali preziosi e che alla morte venivano celebrate con intense cerimonie religiose. Per finire la sintetica trattazione di questa fase accenno brevemente agli stagni di pesci rossi allestiti dai Cinesi oltre duemila anni come ornamento dei palazzi dei potenti.
Nel secondo stadio si passa ai contenitori trasparenti. La prima persona ad allevare pesci di cui si ha notizia è un francese, Jeanne Rondelet, che mantiene un pesce in un contenitore di vetro per tre anni (nel decennio 1530-1540). Perché l’allevamento di pesci in bocce di vetro diventi moda occorre tuttavia spostarsi in Gran Bretagna nella seconda meta del ‘700 dove numerosi celebri personaggi gareggiano nel mantenimento di creature acquatiche. Una delle personalità più illustri è il letterato Horace Walpole, quarto Conte di Oxford. Agli inizi dell’800 si ha notizia di un altro gentiluomo, Sir John Graham Dalyell, che alleva per diversi anni animali marini in contenitori cilindrici di vetro. Ogni giorno si provvede a cambiare l’acqua di ogni vaso che contiene un solo animale. L’organismo più longevo della collezione è un anemone che sopravvive al barone e a numerosi suoi eredi che di volta in volta lo ricevono come “gradita” eredità (l’anemone visse dal 1828 al 1887). Nel 1846 Lady Thynne, nobildonna londinese, riceve delle madrepore che alleva in due vasi di vetro per diverso tempo. Non potendo permettersi, per la lontananza dal mare, un rifornimento giornaliero di acqua marina come avveniva per Sir John, Lady Thynne area l’acqua giornalmente. Ecco il racconto dell’operazione: “Pensai che la si dovesse areare, versandola da un recipiente all’altro e viceversa davanti a una finestra aperta, procedendo ogni volta nello stesso modo per una ventina di minuti prima di usarla. Era senza dubbio un’operazione faticosa; ma avevo una piccola domestica che, oltre a essere piuttosto ansiosa di servirmi, la considerava quasi un divertimento”. Successivamente, per cercare di raggiungere una situazione analoga all’equilibrio naturale, vengono aggiunte al “biotopo” delle alghe marine.

Nathaniel Bagshaw Ward, Wikimedia Commons


Il terzo stadio dell’acquariofilia è la cosiddetta “follia vittoriana” in cui l‘acquario inizia ad essere considerato una rappresentazione in miniatura di un piccolo un ambiente acquatico naturale. Nello stesso periodo nascono i primi esercizi commerciali che forniscono pesci, materiale tecnico e libri.Il padre dell’acquario è Nathaniel Bagshaw Ward (1791-1868). Ward è passato alla storia per aver creato un sistema chiuso autosufficiente adatto alla crescita di piante senza che fosse necessario alcun intervento umano. L’ invenzione di Ward permise per la prima volta il trasporto in tutto il mondo di piante. Il sistema si rivelò talmente efficiente che venne soppiantato unicamente dall’introduzione dei sacchetti di polietilene. Tutto nasce, come al solito, per caso. Ward raccoglie una crisalide e per osservarne lo sviluppo la mette in un vaso di vetro (1829). Della crisalide non se ne è mai saputo il destino, ma è noto che nel vaso, dove era presente anche una manciata di terra, nascono muschi e felci. Il Wardian case (il contenitore di Ward) trova velocemente diffusione in molte case britanniche e dal 1840 al 1850 conquista prepotentemente tutto l’Impero con la pteridomania, la mania delle felci. L’acquario nacque per mano di un amico di Ward, JS Bowerbank, che, preso un contenitore rettangolare di vetro, lo riempie d’acqua e lo sigilla con un coperchio. Purtroppo non è nota la data in cui Bowerbank realizza il proprio esperimento.

Acquario del 1856, Wikimedia Commons

L’acquariofilia moderna viene fatta risalire a Robert Warington che nel 1849 installa nella Hall dei Farmacisti londinesi un acquario d’acqua dolce che sarà accompagnato nel 1851-52 da uno marino destinato ad anemoni. Ogni giorno Warington tiene una comunicazione sull’andamento dell’acquario d’acqua dolce. Per ovviare al problema della decomposizione delle foglie di Vallisneria, Warington introduce delle lumache acquatiche che iniziano ben presto a riprodursi. Le piccole lumachine vengono mangiate dai pesci che ne tengono sotto controllo la popolazione. Ha così origine la teoria dell’equilibrio:gli scambi gassosi tra animali e piante sostengono l’ambiente mentre le lumachine lo tengono pulito. Questa legge viene ben presto recepita anche nei libri naturalistici che all’epoca godono di grande diffusione. Ad esempio è possibile citare Shirley Hibberd (nonostante il nome si tratta di un maschio!), un noto divulgatore del tempo: “L’acquario esemplifica in un modo istruttivo la grande bilancia di compensazione che in natura conserva l’equilibrio nella vita animale e vegetale”.

Philip Henry Gosse, Wikimedia Commons

Tra i primi acquariofili trovano posto anche alcuni tra i massimi scienziati e divulgatori del periodo come Philip Henry Gosse (1810-1888). Nel 1852 Gosse inizia a sperimentare l’acquario e nel 1854 pubblica il primo libro sull’acquario, una vera miniera di consigli riguardanti l’allevamento e la manutenzione. Ecco alcuni suggerimenti: “A Londra ci si può facilmente procurare acqua di mare pagando un modesto compenso al capitano o al cambusiere dei vari battelli a vapore che fanno servizio fra la città e il mare, e chiedendogli di prenderla nelle acque pulite del mare aperto, al di là della portata dei fiumi. Io mi facevo riempire un barile di venti galloni, pagando un paio di scellini”. Oppure: Quanto più è breve il periodo durante il quale gli esemplari sono in transitu, tanto meglio. Perciò dovrebbero sempre essere inoltrati con treno postale, ed essere ricevuti al capolinea direttamente dal proprietario, oppure essere spediti con l’avvertenza “Da recapitare immediatamente per mezzo di uno speciale fattorino”. La spesa aggiuntiva per questo servizio precauzionale extra è molto modesta, e può salvare metà della collezione da una morte causata da un’attesa troppo lunga”. Uno dei primi schemi di acquari si deve a Thompson (1853). Si tratta di un acquario rettangolare di grandi dimensioni (circa quattro metri) dove, per imitare le maree, giornalmente viene tolta dell’acqua. In quel lontano periodo l’acquario in vetro dalla forma rettangolare è ancora troppo costoso per il mercato di massa e la vasca più diffusa è a forma di cupola. I primi acquari erano le cupole di vetro per orologi che ancora adesso sono in uso. Purtroppo si rivelano troppo fragili e ben presto si cerca altro. Per un certo periodo si propone anche l’acquario a bovindo. Quando la tassa sul vetro viene abrogata, gli acquari rettangolari trovano maggior diffusione e vengono abbelliti con ornamenti in metallo. Un altro modello dell’epoca è la vasca a camera scura ad inclinazione posteriore. Si tratta di una vasca dal cui vetro posteriore parte un piano inclinato che crea uno spazio sottostante negato ai pesci. In questo modo si produce una minima circolazione d’acqua tra la parte visibile dell’acquario e la camera scura. Si toglie inoltre spazio ai pesci evitando il problema del sovraffollamento. Altri acquari del periodo realizzano la circolazione dell’acqua con getti d’acqua.

Wardian Case, Wikimedia Commons

La passione per l’acquariofilia di uno dei personaggi chiave del progresso dell’hobby in epoca Vittoriana nasce in un giorno di riposo concesso per il funerale del Duca di Wellington. Così, il 18 novembre 1852, Mr. William Alford Lloyd visita il giardino zoologico di Regent’s Park dove viene a conoscenza dell’apertura della “Fish House”. Questa è la scintilla che fa scattare in Lloyd il furore della passione. Lloyd acquista una boccia, ma i pesci muoiono nel primo giorno per insufficienza di ossigeno (la boccia era riempita completamente d’acqua). L’insuccesso lo spinge ad acquistare una seconda boccia e a sperimentare diversi livelli dell’acqua e l’esposizione al sole (che influenza ovviamente la temperatura del sistema). La lettura del libro di Gosse spinge Lloyd ad allevare animali marini e come lui si concentra sugli anemoni. Occorre notare che in quel periodo iniziano a circolare le prime ricette per preparare l’acqua marina artificiale. D’altronde molti acquariofili dell’epoca sono chimici di professione. Il 14 luglio 1855 Lloyd apre il suo primo negozio di acquari al 164 di St John Street. Nel 1856 sposta l’attività e nasce “The Aquarium Warehouse”, un negozio molto più grande e con un notevole assortimento: il listino è di 125 pagine. Nel frattempo Lloyd è invitato a terminare l’installazione dell’acquario pubblico di Bois de Boulogne in Parigi. La mania degli acquari è ormai al termine e l’attività di Lloyd subisce il fallimento economico. Con la raccomandazione di Robert Owen, il primo direttore del Museo di Storia Naturale di Londa, Lloyd viene assunto all’acquario di Amburgo. Parallelamente al fiorire dell’acquariofilia, anche gli acquari pubblici vivono un momento di grande successo. Il primo acquario pubblico al mondo è quello di Regent’s Park mentre il primo acquario privato è quello di Napoli (1874) che nasce espressamente per la ricerca scientifica. La maggior parte degli acquari pubblici del periodo si occupava esclusivamente del divertimento del pubblico e per nulla di ricerca e divulgazione. Un acquario pubblico che incrocia il destino di Lloyd è quello del Crystal Palace la cui costruzione inizia nel 1870. All’apertura sono allestiti 38 acquari marini con una riserva d’acqua di 450.000 litri. Come direttore viene chiamato Lloyd, ma ben presto anche il Crystal Palace entra in crisi finanziaria e chiude. Lloyd è nuovamente all’apice del successo e in cerca di un lavoro e poco dopo muore (1880). Il suo contributo all’acquariofilia consiste nella scoperta del filtro sottosabbia, del filtro a sabbia, del filtro a carbone, dell’effetto della luce sulla vita acquatica microscopica. Al termine della “follia vittoriana” per gli acquari è possibile chiedersi perché l’acquariofilia sia nata proprio in Gran Bretagna e non in altri paesi. Ovviamente la risposta sta in una serie di concause. Nella presenza di una nozione filosofica riguardante gli equilibri naturali. In un sistema sociale fondato sulla ricchezza di pochi che hanno a disposizione uno stuolo di servitori (la servetta che cambia l’acqua a Lady Thynne è solo un esempio). A mio parere la causa fondamentale sta nella propensione squisitamente propria della società vittoriana allo studio e alla contemplazione della natura. Basta leggere alcuni passi dei libri naturalistici dell’epoca per rendersene conto: “Una casa di buon gusto è una casa raffinata, in cui ogni cosa riflette gusti distinti e desideri casti. In una tale casa la Bellezza presiede all’educazione dei sentimenti e mentre l’intelletto matura grazie ai molti mezzi che esistono per l’acquisizione della conoscenza, la natura morale è affinata da quei taciti appelli alla Natura e all’Arte che non i fondamenti del Gusto”. Come mai la moda dell’acquariofilia termina così repentinamente? Credo che la risposta stia nel fatto che l’interesse del pubblico verso un hobby diminuisce quando le persone si accorgono che per avere successo in quella passione occorre imparare ed apprendere alcuni principi scientifici di base.
Siamo arrivati alla ultima fase della storia dell’acquariofilia, quella del continuo progresso tecnologico e soprattutto della biologia “applicata” all’acquariofila. Partiamo dall’illuminazione. Tutto ebbe inizio nel 1675 con l'astronomo Jean Picard che osservò una strana luce originata da un tubo barometrico al mercurio. Occorre compiere un salto di quasi due secoli e passare al 1854, anno in cui l’orologiaio Johann Heinrich Goebel inventa la prima lampadina ad incandescenza. L’anno successivo Heinrich Geissler produce la prima lampada a scarica di gas (anidride carbonica). A partire dai primi anni del 900 l'anidride carbonica venne sostituita da vapori metallici e altri gas come il neon. Nel 1902 Georges Claude produsse il primo tubo al neon che verrà presentato al pubblico nel 1910 a Parigi. Nel frattempo (1905) il sottile e delicato filo di carbone è sostituito da una lega di osmio e volframio (tungsteno): nasce la OSRAM. Contemporaneamente inizia a diffondersi l’elettricità nelle case. Gli acquari cominciano ad essere illuminati con luce artificiale anche se la maggior parte sfrutta ancora la luce naturale. Gli acquari sono di vetro e ardesia legati da mastice. Nascono riscaldatori elettrici a provetta, aereatori, pompe di movimento. La prima pompa nasce nel 1908 in Germania ed è alimentata ad acqua. La pompa a pistone sarà in seguito sostituita da una pompa a membrana ad aria.
La più grande innovazione tecnologica che porterà ad un grande sviluppo nell'acquariofilia e che si deve alla seconda guerra mondiale è lo sviluppo del traffico aereo che è in grado di spostarsi da un continente ad un altro Dopo il disastro umano ed economico della guerra mondiale l'occidente conosce anni di crescita economica e la diffusione della cultura del tempo libero e dell'hobbistica (un tempo riservata a nobili e ricchi). Nasce l'industria del divertimento e dell'hobby con la conseguenza che le innovazioni tecnologiche acquisite da molto tempo vengono ora applicate all'acquariofilia. Riprendiamo dall’acquario d’acqua dolce con il dopo Lloyd. Come già detto all’inizio del 900 compaiono i primi riscaldatori che provvedono in parte a riprodurre il calore dei Tropici. Gli acquari vengono riscaldati principalmente con bruciatori a petrolio e coke. Nel 1914 arrivano sul mercato i sistemi di aereazione. La ricchezza di idee per immettere nell'acqua dell'acquario aria ed ossigeno per i pesci è enorme. È l'epoca delle pietre porose che hannol'effetto supplementare di procurare un modesto flusso dell'acqua. Nel 1930 nasce l'Acquario Olandese. Da allora non sembrano esserci maggiori progressi nel campo dell’acqua dolce. Questo mi spinge a spostarmi verso l’acquario marino. La concezione di acquario marino degli anni ‘50 prevede una vasca compresa tra i 60 e i 70 litri con una potente filtrazione e aereazione (filtro sottosabbia) nella quale vengono inseriti scheletri di coralli preventivamente lavati e sterilizzati. L’illuminazione a corredo era debole per prevenire le fioriture algali. In quel periodo cominciano a comparire le prime miscele di sale marino artificiale. Nel 1957, nonostante le difficoltà legate soprattutto alla mancanza di conoscenza sulla biologia degli organismi allevati, il Dr. J. Gernaud riproduce Dascyllus trimaculatus. Nel 1951 il Dottor Ulrich Baensch, un giovane biologo ricercatore, applica i risultati delle sue ricerche al campo dell'alimentazione dei pesci tropicali e rende possibile per la prima volta la produzione del mangime per pesci in fiocchi su scala industriale. Baensch chiama il suo prodotto 'TetraMin'. Con questa rivoluzione nella produzione del cibo per pesci, Tetra è stata la prima azienda ad offrire a chiunque la possibilità di tenere pesci tropicali in casa. Il grande boom economico della Germania degli anni ’60 favorisce la diffusione dell'acquariofilia e la nascita delle prime ditte con settori dedicati all'acquariofilia. Nel 1960 Norbert Tunze produce la prima Powerhead. Il tutto ha origine dalla riparazione di una pompa Eheim e dal fatto che l’azienda costruttrice, contattata da Tunze, non è interessata al mercato acquariofilo. Nel 1963 a Solingen un appassionato nota la formazione di schiuma marrone all'uscita del filtro sottosabbia e segnala la scoperta al Max Planck Institute for Ethology. Norbert Tunze e Erwin Sander lanciano sul mercato, quasi in contemporanea, il primo schiumatoio. Nel 1962 Eheim sviluppa una pompa centrifuga a trasmissione magnetica che è originariamente progettata per fontane (Eheim nasce nel 1949 per iniziativadi Gunther Eheim che fonda una compagnia di riparazioni di giocattoli). Nel 1971 sono commercializzati più di 100.000 pompe centrifughe. In quegli stessi anni Mr. Eugen Jäger produce il primo termoriscaldatore immergibile che consiste di un tubo di borosilicato in cui sono inseriti una resistenza e un termostato bimetallico. Vengono prodotti anche i primi sterilizzatori UV sigillati. Nascono ditte specializzate nella produzione di sale marino artificiale (Hans Weigandt's, Tropic Marin, Instant Ocean). Compaiono le prime riviste e i primi libri divulgativi dedicati all'acquario marino ed i primi ozonizzatori. Nonostante le innovazioni tecniche disponibili, fino agli ultimi anni 60 una vasca marina era ancora simile a quella degli anni 50: è di dimensioni di 60/90 litri. Il filtro è sottosabbia e la sabbia coralligena è arredata con scheletri di corallo morto. In queste condizioni i coralli hanno una vita media di poche settimane a causa di mancanza di luce e cibo. La più grande innovazione che comincia a diffondersi negli anni 60 è il concetto che l’acquario non deve essere un ambiente asettico e sterile ma un ecosistema vivo. Lee Chin Eng scopre che nelle vasche con rocce vive si ottengono ottimi risultati. Ciò che ancora manca è la conoscenza degli organismi e delle loro necessità...
Negli anni ’70 la cultura e il boom tecnologico influenzano notevolmente l'acquariofilia: si cerca di risolvere qualunque problema con complicate apparecchiature. La maggior parte degli acquariofili marini persiste nella concezione della vasca sterile con pochi pesci e frequente uso di rame per le malattie. I trasporti aerei si fanno più veloci, i sistemi di imballaggio e spedizione migliorano, sfortunatamente incomincia la pratica della pesca con il cianuro. Gli anni ’80 vedono ancora una volta la Germania in pole position. La Germania blocca l'importazione dei pesci farfalla e angelo. Le nuove scoperte riguardanti i fattori basilari per l'allevamento dei coralli e il blocco di importazione dei pesci stimolano l'interesse degli acquariofili marini per gli invertebrati. Gli acquari sono illuminati da nuovi sistemi di illumunazione, le lampade HQI e le lampade attiniche (di derivazione ospedaliera, stimolano la sintesi di pigmento e vitamine nei neonati). Diversi sistemi di filtraggo (schiumatoi, reattori di calcio, riscaldatori) sono ormai a disposizione del grande pubblico.
Abbiamo ormai finito e siamo arrivati al presente. Il resto è cronaca e solo il tempo potrà aiutarci nella valutazione.


Alcuni link interessanti ed una raccomandazione: alcuni tra i libri citati si trovano in google books.

Parlour aquarium

History Aquarium

Wikipedia

giovedì 7 ottobre 2010

Votate gente, votate


Anche quest'anno si è tenuto l'usuale concorso di microscopia sponsorizzato da Nikon. Il vincitore sarà annunciato il 13 ottobre, ma questa volta possiamo votare anche noi. Quindi collegatevi al sito e dateci dentro.

domenica 11 ottobre 2009

E... ora qualcosa di completamente diverso

In gennaio avevo parlato del concorso Olympus BioScapes. Ora cito quello Nikon. Le fotografie sono elegantemente mozzafiato. La mia preferita? Sono indeciso tra la Notonecta (n° 48) e l'uovo di salamandra (n° 74). Da segnalare il piazzamento di due italiani tra i primi 20. Bravi.

16th Piazzamento, 2009 Massimo Brizzi Microcosmo Italia
Empoli, Firenze, Italia Lymnaea sp. uova (200x) Differential interference contrast.

Dr. Roger Hangarter Department of Biology Indiana University Bloomington
Larva di salamandra nell'uovo con alghe verdi simbiotiche (1x)

sabato 3 gennaio 2009

Microscopi alla ribalta

Per tutti coloro che almeno una volta si sono chiesti come fosse la Trichodina oppure una dafnia consiglio di visitare il sito della Olympus dove sono visibili le immagini vincitrici del concorso Olympus Bioscapes. Semplicemente fantastiche.