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giovedì 18 giugno 2015

Cosa resta di un congresso?


Conobbi Uwe Werner nel 1999 a un Congresso AIC  Già allora era noto per i suoi viaggi alla ricerca di Ciclidi in Sud America, per la serietà e il rigore che poneva nella preparazione degli articoli, per la sua fish room che consisteva di decine di vasche e per il suo humor. Nel 2000 visitai insieme ad amici casa sua in Germania. Vidi per la prima volta ciclidi che tutt'oggi è difficile vedere:  Theraps irregularis, Astatheros nourissati, Nanochromis transvestitus... Di quella gita di 2700 km ricordo anche lo sconfinato archivio fotografico e l'immensa biblioteca acquariofila. Nel maggio scorso Uwe è stato di nuovo ospite dell'Associazione Italiana Ciclidofili e di Le Onde e ho passato un paio di giorni entusiasmanti in sua compagnia.
Le fotografie successive sono un assaggio della sua chiacchierata riguardante i ciclidi del Camerun e i viaggi che da qualche anno compie in compagnia di Michel Keijman in questa terra.

Uwe Werner e Michel Keijman, compagni di viaggio in Africa occidentale



Uwe Werner














Appunti sparsi: 
1. Secondo Uwe, i Cryptoheros sp. "Honduran red point" sono una varietà di allevamento. "Trovate voi ciclidi di quell'azzurro in natura. Io non ho trovato l'Honduran red point quando l'ho cercato." Gulp!
2. Se si vogliono allevare ciclidi del Camerun senza pasticciare con l'acqua (addolcirla, ammorbidirla, torbarla, trattarla con le pignette di ontano), occorre limitarsi al fiume Moliwe. L'acqua lì non è tenera.
3. I ciclidi dell'Africa occidentale sono coloratissimi o se volete un tono più scientifico, in essi la selezione sessuale è intensa. Temo che cambierò nuovamente continente o che aggiungerò delle vasche.
3.  È da anni che non vedevo tanti giovani appassionati ad una conferenza sui ciclidi. Anche in Germania le associazioni stanno invecchiando e non c'è ricambio in acquariofilia e l'associazione ciclidofila ha solo 5000 iscritti (sic).
4. Ho ricevuto finalmente il nuovo libro di Ad Konings sui ciclidi del lago Tanganica. È un volume ricco di informazioni e immagini. L'unica pecca è la qualità della carta (non-glossy paper) che non valorizza le foto (non sono brillanti come nelle passate edizioni o nelle pubblicazioni di Cichlid Press).


5. I Pelvicachromis taeniatus del Camerun sono stati riclassificati da Anton Lamboj e colleghi come Pelvicachromis kribensis. La forma del fiume Wouri ha ricevuto il nome di Pelvicachromis drachenfelsi. Il riferimento è questo Lamboj A., Bartel D., Dell'’Ampio E., 2014. Revision of the Pelvicachromis taeniatus-group (Perciformes), with revalidation of the taxon Pelvicachromis kribensis (Boulenger, 1911) and description of a new species. Cybium 2014, 38(3): 205-222. Non ne avevo ancora parlato. È una delle tante notizie rimaste nella tastiera.


PS: se vi state chiedendo cosa resta di un congresso, la risposta è la solita: l'incontro fisico. Nonostante internet e le connessioni virtuali esistenti tra le persone, gli uomini hanno bisogno di socializzare, di incontrarsi, di mangiare e bere assieme. Credo che possa chiamarsi identità. Alcuni di essi sentono anche la necessità di scambiarsi pesci.







sabato 13 giugno 2015

Ciclidi in edicola




Sul nuovo numero di Le Scienze trovate un articolo di Axel Meyer sull'evoluzione dei ciclidi. Non è una sorpresa leggervi che i ciclidi stupiscono per l'incredibile diversità dovuta anche alla ripetuta evoluzione parallela di alcune caratteristiche particolarmente specializzate: le mascelle faringee, i denti, le labbra ipersviluppate di alcune specie, gli schemi di colorazione.
Motori genetici di tutto ciò sembrano essere l'abbondanza di mutazioni nelle proteine studiate, la presenza di copie multiple degli stessi geni, le sequenze di DNA che replicano se stesse saltando qua e là, le mutazioni di sequenze di DNA che di norma non cambiano particolarmente e la presenza di microRNA, frammenti di materiale che possono impedire ai geni la produzione delle proteine.

Perché leggerlo: è scritto da uno degli esperti mondiali di ciclidi, è aggiornato, è un'ottima introduzione al "problema" ciclidi (perché ci sono così tante specie), è ben scritto, il precedente articolo riguardante i ciclidi è del 1999.

Perché non leggerlo: se non vi interessano i ciclidi, la biologia, la biodiversità e la genetica avete sbagliato articolo e temo anche blog.


sabato 9 maggio 2015

Nuovi generi, nuove specie e convegni.

Un nuovo genere di ciclidi sudamericani (Rondonacara), la prima specie dell'anno (Teleogramma obamaorum!), nuove analisi dei ciclidi del lago Tanganica (melting pot lo chiamano), il nuovo libro di Ad Konings, nuovi pesci nei miei acquari (non ci crederete quando vi dirò le specie). Quante notizie e così poco tempo.
Nel frattempo domani siamo a parlare di ciclidi a Offanengo (CR). Ospite Uwe Werner. Io ci sarò.



giovedì 23 aprile 2015

Alla ricerca del mare sopra la montagna: Danakilia dinicolai


A breve distanza dalla recente spedizione in Eritrea ho il piacere di ricevere da Giorgio Chiozzi il resoconto di un ulteriore viaggio alla ricerca di Danakilia dinicolai. Lascio a lui la parola. Per chi volesse rileggersi l'intera vicenda consiglio di aprire questo e quest'altro link.

Lago Abaeded o Ab Hebed
Fotografia di Giorgio Chiozzi

A distanza di tre mesi dalla prima spedizione africana che ha fruttato la scoperta di due nuove popolazioni di Danakilia fino ad allora sconosciute, sono ancora qui, ospite del blog di Livio Leoni, a raccontare delle mie nuove esperienze in Africa. Sono tornato ancora a percorrere le polverose e torride piste della Dancalia eritrea, ma questa volta ero in compagnia di Giuseppe De Marchi, scopritore della seconda specie nota per il genere Danakilia (D. dinicolai) e suo descrittore nel 2010, con Melanie Stiassny e Anton Lamboj.
Siamo arrivati ad Asmara il 29 marzo e per i primi giorni ci siamo dedicati all'organizzazione logistica della spedizione in Dancalia: acquisto di viveri, noleggio dell'auto fuoristrada, acquisizione dei permessi di viaggio e ricerca e sistemazione delle attrezzature e dei materiali necessari per le raccolte. In Eritrea, non è mai banale l'organizzazione di un viaggio in zone così remote, soprattutto per i problemi legati all'ottenimento dei permessi di transito in aree di confine con l'Etiopia, considerate potenzialmente pericolose per il persistente stato di allerta militare e la possibile presenza di armati irregolari, gli "sciftà", che si muovono praticamente indisturbati tra un confine e l'altro. Tuttavia, grazie all'ottimo rapporto di collaborazione che abbiamo instaurato in più di 15 anni con i responsabili eritrei appartenenti alle autorità e ai ministeri competenti sull'ambiente, abbiamo ottenuto ancora una volta il permesso per partire. Finalmente, il 2 aprile di buon'ora abbiamo lasciato alle nostre spalle Asmara e in serata eravamo già nella depressione Dancala, nell'ospitale, anche se poverissimo, villaggio afar di Adaito. Con noi viaggiavano Futsum Hagos, esperto di asini selvatici africani della Forestry and Wildlife Authority, e Yohannes Mebrathu, biologo marino del Ministry of Marine Resources alla sua prima esperienza di viaggio nell'interno della Dancalia. La nostra meta principale era raggiungere il Lago Abaeded o Ab Hebed, come lo chiamano gli afar, il "mare sopra la montagna". Si tratta infatti di un lago creatosi all'interno del cratere di un vulcano e sempre rifornito d'acqua grazie alla presenza di sorgenti sotterranee calde che lo alimentano. In questo laghetto di serena e limpida bellezza vive e prolifera con migliaia di esemplari la bellissima Danakilia dinicolai. Per la ricerca in corso sulle Danakilia era necessario raccogliere degli esemplari di questa specie e soprattutto il loro DNA. Il raggiungere il lago è tutt'altro che semplice e, memori dei problemi riscontrati durante la scorsa spedizione, abbiamo puntato tutto su questa meta, posticipando qualunque altra esplorazione dell'area per evitare imprevisti dell'ultimo minuto. Con l'aiuto di una guida afar del villaggio di Badda, passando in fuoristrada tra i campi di sorgo che vengono coltivati lungo i numerosi bracci in cui si divide il fiume Ragali nel tratto pianeggiante che segna il confine con l'Etiopia, evitando le insidie della sabbia nei campi di dune e restando lontani dalle postazioni militari di prima linea, siamo arrivati a un punto in cui l'unico modo per procedere era di caricarci tutto in spalla e attraversare a piedi una pianura desertica fino al cratere del lago Abaeded.
Speravo di vedere un bel panorama, ma lo scenario che mi si è parato davanti superata la duna di sabbia che porta sull'orlo del cratere era qualcosa di più: era di una bellezza spoglia e selvaggia pressoché indescrivibile. Il lago sul fondo del cratere è di un azzurro verdastro, quasi turchese, cinto da un vertiginoso muraglione di rocce vulcaniche bruno scuro, che apparivano nere nel sole della tarda mattinata. Alle rocce vulcaniche nere faceva da contrappunto il biancore abbacinante della duna di sabbia che ripidamente scende verso la sponda che si presenta cinta da una fascia verde di canne palustri e tamerici. Dal mio punto di osservazione, solo due piste di orme lasciate da un dromedario e da una gazzella mi convincevano che la sensazione di assoluta, minerale asetticità del luogo fosse solo apparente. Le acque del lago sono particolarmente trasparenti e, nonostante la sponda scenda rapidamente fino a una decina di metri di profondità, permettono una buona visione dei pesci presenti.

Un maschio di Danakilia dinicolai che si prende cura del nido
Fotografia di Giorgio Chiozzi

Si tratta solo di due specie, la già citata Danakilia dinicolai e di una forma non ancora studiata del genere Aphanius, quasi certamente affine ad Aphanius dispar. Di entrambe le specie erano presenti numerosissimi individui di tutte le taglie, cosa che indica l'assenza di una stagione riproduttiva circoscritta. Nelle acque presso la riva era possibile notare la presenza di molti maschi in colorazione riproduttiva, che facevano la guardia ai loro rispettivi pozzetti di riproduzione, scavi poco profondi nel substrato del fondo e distanziati tra loro da alcune decine di centimetri fino a pochi metri, respingendo aggressivamente ogni intruso. La temperatura dell'acqua presso la riva in corrispondenza dei pozzetti scavati dai maschi non era elevata come nei punti di fuoriuscita delle acque sorgive calde (dove i pesci non si riproducevano), ma si attestava sui 32 °C alle ore 11:00. L'acqua era debolmente basica (pH 7,8), mentre l'ossigeno (tra 8 e 10 mg/l) era particolarmente abbondante. Una lettura con il conduttivimetro elettronico purtroppo mi ha fornito solo l'informazione generica di un elevatissimo contenuto di sali disciolti perché fuori dai valori massimi di taratura dello strumento. La raccolta di campioni di acqua, tuttavia, mi permetterà di ricavare dati più precisi e completi in laboratorio. Purtroppo, l’estrema calura non ha permesso di mantenere in vita degli esemplari per l’allevamento in cattività, cosa che avevamo sperato di poter fare.

Uno scorcio del fiume Sariga.
Fotografia di Giorgio Chiozzi

Nei giorni successivi ci siamo recati lungo il fiume Sariga che durante la spedizione di dicembre 2014-gennaio 2015 non aveva fornito che degli esemplari di Aphanius. Da casa, con l’aiuto di Google Earth, avevamo ipotizzato la presenza di un paio di stazioni interessanti lungo il Sariga. Dalle immagini satellitari si poteva infatti evidenziare una vegetazione abbondante indizio di acque permanenti e perciò di pesci. In giorni diversi si siamo recati in due località lungo il corso del fiume. Nella prima, situata a una ventina di chilometri dal punto esplorato a gennaio, non abbiamo trovato che degli Aphanius. L’acqua rimasta nelle pozze non era particolarmente abbondante e profonda e la vegetazione era povera, denotando il carattere avventizio delle raccolte d’acqua residuali. Il giorno successivo, invece, dopo aver passato la notte presso un avamposto militare, ci siamo diretti nel luogo che maggiormente ci dava speranza di potere fruttare interessanti scoperte. Dopo avere attraversato un tratto desertico ci siamo trovati sull’orlo di un canyon scavato nel gesso dalla forza del fiume e sotto di noi, a una quarantina di metri, in un paesaggio bellissimo e di inaspettato contrasto, si scorgeva una vegetazione lussureggiante e una gran quantità d’acqua. Seguendo la pista lasciata dagli asini selvatici che usano le pozze per abbeverarsi, siamo riusciti a scendere lungo il letto del fiume, fino a -88 m. L’acqua era piuttosto limacciosa e, in un primo momento, l’unica specie sembrava essere l’onnipresente Aphanius, visibile in abbondanza presso la riva. Poi, guardando meglio, abbiamo visto anche delle piccole Danakilia e ci siamo rincuorati: se c’erano i giovani, c’erano certamente anche gli adulti! Estratta la sciabica dallo zaino abbiamo fatta la prima retata, praticamente alla cieca. Quando abbiamo sollevato la rete c’erano almeno 150 pesci di tutte le misure, ma soprattutto ci trovavamo in presenza della quarta popolazione vitale del genere Danakilia! L’acqua del Sariga alle ore 8:30 ha una temperatura di 25,9 °C e pH 8. L’ossigeno disciolto è abbondante (8-10 mg/l), mentre la conduttività (come nel Lago Abaeded) è talmente elevata da uscire dal limite massimo di taratura del conduttivimetro. Anche in questo caso i campioni d’acqua raccolti mi daranno risultati più precisi.
Nella giornata seguente siamo tornati sul fiume Shukoray già visitato a gennaio per effettuare delle riprese subacquee dei maschi di Danakilia che abbiamo trovato ancora in riproduzione e prendere dei campioni d’acqua.
La prossima spedizione mi vedrà in Etiopia sul Lago Afrera. Spero di raccogliere esemplari di Danakilia franchettii che mi permetteranno di trarre, grazie al DNA e alla morfologia comparata, delle considerazioni filogenetiche sull’intero genere di questi stimolanti ciclidi, già ora un po’ meno misteriosi.

Yohannes Mebrathu, Giuseppe De Marchi, Futsum Hagos, Giorgio Chiozzi
Per concludere, desidero ringraziare Melanie Stiassny e l’American Museum of Natural History per l’importante contributo economico dato alla spedizione. Senza questo aiuto sarebbe stato tutto più difficile. Desidero anche ringraziare Mauro Fasola (Università di Pavia) e Anton Lamboj (Università di Vienna) per l’appoggio morale e i consigli e Gianni Ghezzi (Le Onde, Offanengo CR) per la sponsorizzazione tecnica. Un sentito ringraziamento ai colleghi e amici eritrei (Futsum Hagos e Yohannes Mebrathu) per l’impegno personale sul campo e l’indispensabile assistenza per l’ottenimento dei permessi di ricerca. Un ringraziamento speciale al mio inseparabile compagno di viaggi e amico Giuseppe De Marchi.

mercoledì 15 aprile 2015

Intanto, in una galassia lontana

Intanto, in una galassia lontana...


Danakilia dinicolai, Lago Ab Heded (Abaeded), Eritrea.
Fotografia di Giorgio Chiozzi

Prossimamente ulteriori notizie della nuova spedizione in Eritrea.

giovedì 15 gennaio 2015

Spedizione in Eritrea: Danakilia

La notizia sta girando da qualche settimana nei social network: si è appena conclusa una spedizione in Eritrea alla ricerca di ciclidi del genere Danakilia (di Danakilia dinicolai ne ho parlato in passato) guidata da italiani. Ecco un breve resoconto dall'organizzatore Giorgio Chiozzi.



Un maschio di Danakilia sp. alle prese con il nido.
Fotografia di Giorgio Chiozzi.
"L’organizzazione della spedizione in Eritrea, Paese che da anni frequento per motivi ornitologici, è costata diversi mesi di lavoro “diplomatico” e logistico. Grazie alle ottime relazioni intrattenute con la Forestry and Wildlife Authority e con il Ministry of Marine Resources ho potuto accedere a luoghi interdetti ai turisti con dei permessi speciali. Gianni Ghezzi, titolare di Le Onde di Offanengo (CR) mi ha fornito (e mi fornisce) un’importante sponsorizzazione tecnica. La spedizione ha visto la partecipazione mia (Museo di Storia Naturale di Milano e UniPV), di Mauro Fasola (professore di zoologia all'Università di Pavia), di Eleonora Boncompagni (UniPV) e naturalmente di Anton Lamboj (UniVIE), che ho coinvolto per avere un avvallo autorevole alla spedizione, ma che subito ha chiesto di poter partecipare di persona e che ben volentieri abbiamo accettato nel gruppo per la sua nota competenza. Della spedizione facevano parte, per gli eritrei, Futsum Hagos (Forestry and Wildlife Authority of Eritrea), un giovane biologo di nome Haile Hailemical che sta svolgendo il suo National Service presso il Ministry of Marine Resources e Michael Kalaeb responsabile del settore ambientale della South Boulder Mines che scava potassa nella Depressione Dancala eritrea.


La foto di gruppo della spedizione.
Da sinistra a destra: Haile Hailemical, Michael Kalaeb, Mauro Fasola, Eleonora Boncompagni e Anton Lamboj.
Accovacciato al centro Giorgio Chiozzi.


Sono arrivato in Eritrea il 22 dicembre per organizzare la logistica della spedizione, mentre gli altri sono arrivati nella prima mattinata del 27 dicembre. Immediatamente siamo partiti da Asmara il 27 dicembre e siamo rimasti nella Depressione fino al 31 dicembre con l'intenzione di visitare cinque località, tra le quali la località tipica di Danakilia dinicolai (il lago Abaeded), scoperta dal mio amico fraterno Giuseppe De Marchi nel 1998 il quale purtroppo non ha potuto venire in Eritrea per motivi personali. Alla fine siamo riusciti a visitarne solo tre, in due della quali abbiamo trovato delle Danakilia e in tutte e tre degli Aphanius. Ci è subito apparso evidente che le Danakilia delle due località sono diverse dalla D. dinicolai e che probabilmente si tratta di tre entità tassonomiche diverse. Ora sono in corso studi morfologici e genetici per studiarle in rapporto alle specie già note: D. franchettii e D. dinicolai. Non escludiamo la possibilità che si tratti di due nuove specie del genere Danakilia.

Uno scorcio del fiume Shukoray dove è stata raccolta la Danakilia sp. ritratta nella precedente immagine. 
Fotografia di Giorgio Chiozzi.

Le località di raccolta, delle pozze d’acqua debolmente alcalina, salmastra e dura con una temperatura tra 25,5-30,5 °C, rimaste dopo le piene dei fiumi, sono il fiume Shukoray e il fiume Gali Colluli. In una terza località, il fiume Sariga, dove si dava per certa la presenza di Danakilia per le osservazioni fatte dagli amici eritrei, non abbiamo trovato ciclidi, forse a causa di una piena piuttosto violenta. A Sariga abbiamo trovato solo degli Aphanius. Ho in progetto di tornare in Eritrea con De Marchi tra pochi mesi per cercare di raggiungere Lake Abaeded e andare oltre, in zone inesplorate dal punto di vista ittiologico."



Stay tuned.


martedì 6 gennaio 2015

Le specie del 2014: Africa




Continuiamo la carrellata di ciclidi descritti nel 2014. Siamo all'Africa.



Parananochromis elobatus Lamboj, 2014
Parananochromis orsorum Lamboj, 2014

Due nuove specie di Parananochromis vanno ad aggiungersi alle altre sei descritte fino ad ora. P. elobatus (già noto come Parananochromis sp. "Sanaga") è diffuso nel sistema idrografico del fiume Ntem e del fiume Sanaga (Camerun meridionale), mentre P. orsorum (noto come Parananochromis sp. "Ndjo") vive nel fiume Lokonje e negli affluenti settentrionali del fiume Ntem, sempre nel Camerun meridionale.
Ambedue le specie sono date come monogame dal comportamento in acquario. Come in tanti altri Chromidotilapini anche in questi Parananochromis vi è dicromatismo inverso, le femmine sono più colorate dei maschi. Ce ne sarebbe da dire sull'argomento ma lascio la parola al Percomorfo che in passato vi ha dedicato qualche pagina.









Haplochromis vanheusdeni Schedel, Friel & Schliewen, 2014

Un nuovo ciclide delle correnti africane (se volete leggervi qualcosa potete andare qua qua): Haplochromis vanheusdeni. La nuova specie è diffusa in quattro località della Tanzania (monti Udzungwa, gli stessi dove lavora il Museo di Scienze di Trento, il Muse) e presenta la tipica morfologia di chi vive in acque veloci: corpo allungato, pinne pelviche arrotondate, squame assenti o quasi sulla testa. In natura H. vanheusdeni vive in gruppi che conoscendo i ciclidi ritengo affollati (10 individui per metro quadrato), ma i maschi e le femmine in incubazione orale controllano piccoli territori (pesci ideali per l'acquario?). La specie è dedicata a Hans van Heusden, un acquariofilo viaggiatore che da anni si dedica a esplorare l'Africa occidentale. Sul tubo trovate un trailer del filmato che l'anno scorso ha presentato al Convegno degli appassionati di ciclidi africani occidentali.



Per coloro che non si capacitano che sia tornato in auge il genere Haplochromis, la spiegazione secondo gli autori è semplice. La nuova specie non ha caratteristiche tali da poter essere ritenuto un Orthochromis (per esempio possiede delle macchie a uovo vere e proprie) e secondo dati non ancora pubblicati non si riesce a raggrupparlo con le altre esaminate; probabilmente è un rappresentante di un gruppo più antico. A questo punto, in attesa di ulteriori studi, Haplochromis è un nome disponibile, che tante specie ha accolto in passato aggiungo io, e che anche di recente è stato assegnato a specie lacustri o fluviali. Perciò Haplochromis vansheusdeni sia, per ora almeno.
L'articolo della descrizione è liberamente scaricabile. Cliccate sul titolo sottostante, troverete le fotografie a colori della specie.

Schedel F. D. B., Friel J. P., Schliewen U. K. 2014. Haplochromis vanheusdeni, a new haplochromine cichlid species from the Great Ruaha River drainage, Rufiji basin, Tanzania. Spixiana, 37(1): 135-149.



Lamprologus markerti Tougas, Stiassny, 2014

Il fiume Congo continua a riservare sorprese. In soli 420 km di lunghezza ci sono 30 specie diverse di ciclidi di cui ben 4 sono endemiche. Ora se ne aggiunge una quinta, Lamprologus markerti. Analisi recenti hanno stabilito che le popolazioni presenti inferiormente alle rapide di Inga sono da considerarsi di un'altra specie. A confermarlo vengono in aiuto sia analisi genetiche che morfometriche. Le differenze di forma e colore del corpo consistono prevalentemente in una barratura sui fianchi meno numerosa (le barre sono inoltre più ampie), nello sviluppo di una testa più allungata e nell'assenza di una seconda ansa intestinale che è invece presente in L. tigripictilis e L. werneri, le due specie che vivono a monte delle rapide. Quest'ultima caratteristica insinua l'idea che L. markerti sia una specie caratterizzata da una dieta diversa da quella delle altre due, ma il pessimo stato di conservazione del cibo ingerito non ne ha permesso l'analisi. L'ambiente frequentato da L. markerti varia da zone ad acqua veloce a zone a acqua lenta. La specie è dedicata a Jeffry Markert che ha iniziato lo studio dei ciclidi delle rapide di Inga.




Lamprologus tigripictilis (in alto un maschio adulto).
Fotografie per cortesia di Jérôme Scuiller


Tougas S., Stiassny M. L. J. 2014. Lamprologus markerti, a new lamprologine cichlid (Teleostei: Cichlidae) endemic to the lower Congo River in the Democratic Republic of Congo, west-central Africa. Zootaxa,. 3852(3): 391 – 400.


Per oggi mi fermo qui. Quasi siamo alla fine. Prossimamente Pelvicachromis e Julidochromis, prima di lasciare però voglio ringraziare per la loro disponibilità Michel Keijman e Jérôme Scuiller.



lunedì 1 dicembre 2014

Acquariofili. Santi o peccatori? (Prima parte)


Sei anni fa i fratelli Karlsson, nell'ultimo anno sono i protagonisti di questo blog, scoprirono una popolazione di Tropheus moori del lago Tanganica che chiamarono "Murago Tanzania". La popolazione era costituita da circa 1000 esemplari e per paura che qualcuno la decimasse per il mercato acquariofilo la località venne tenuta segreta. Oggi questa popolazione è stata scoperta da un esportatore che secondo quanto riportato ha già venduto circa 200 esemplari in Europa e in America. Non è incauto pensare che i Murago Tanzania potrebbero essere già scomparsi in natura a causa di un prelievo non sostenibile ed esistere solo negli acquari di qualche appassionato.
A lanciare l'allarme dalle pagine di Cichlid Room Companion è Ad Konings, uno dei maggiori conoscitori di ciclidi africani, che invita gli acquariofili a non acquistare pesci di questa varietà.
Ancora una volta si ripropone la questione etica del prelievo dall'ambiente naturale e della commercializzazione degli esemplari selvatici. Il dibattito sta investendo alcune tra le più avanzate nazioni del mondo (dal punto vista acquariofilo) e sta avendo la meglio il fronte che prevede la proibizione dell'importazione di esemplari di cattura.
Per ora mi limito a esporre i fatti. Prossimamente ulteriori dibattiti.

venerdì 29 agosto 2014

Chalinochromis cyanophleps, nuove specie dal lago Tanganica

Un Chalinochromis cyanophleps a Namansi alla profondità di 8 m.  Permission granted by author.
La notizia è di qualche mese fa e il post giace da tempo nelle bozze. Se aspetto ulteriormente fa muffa. Quindi ecco a voi la  descrizione di un lamprologino del lago Tanganica ad opera dei fratelli Karllson e di Sven O. Kullander che ormai stanno diventano ospiti fissi del blog.


Chalinochromis cyanophleps n. sp. Kullander, Karlsson, Karlsson, Norén,  2014


Diagnosi Chalinochromis cyanophleps si distingue da tutte le altre specie del genere per l'assenza di macchie e di punti sulla testa e per la presenza di denti a tre punte (tricuspidi). La specie più simile è C. brichardi da cui si differenzia per i fianchi che variano dal marrone al grigio, per la striscia blu sotto l'occhio, per l'iride e l'occhio parzialmente arancione, per la pinna dorsale e caudale di colore scuro a punti bianchi e per la macchia nera alla base delle pinne pettorali. In natura la nuova specie si differenzia per la tinta unita scura della livrea.

Una coppia in riproduzione fotografata nel loro nido a Kisi Island (12 m di profondità).  Permission granted by author.


Mappa di distribuzione di Chalinochromis cyanophleps e delle località di raccolta di C. brichardi, C. sp. "bifrenatus" e C. sp. "ndobhoi". Permission granted by author.

Distribuzione e ambiente  La specie è diffusa lungo un breve tratto di costa tanzaniana del lago Tanganica (90 km da Mvuna Island fino a Kalala Island) dove vive nel biotopo roccioso. Frequenta le aree a minor luminosità tra i 6 e i 45 metri di profondità e in particolare vive nelle fratture delle rocce e nelle cavità. C. cyanophleps è stato visto spesso in compagnia di Julidochromis regani e Paracyprichromis nigripinnis.
Nel comportamento è simile a Neolamprologus timidus e N. furcifer di cui assume anche spesso la postura a testa in giù.

La costa occidentale del villaggio di Namansi.  Permission granted by author.


Etimologia  Il nome specifico (cyanophleps) significa "venato di blu" e si riferisce alla striscia che corre sotto l'occhio.

Note La specie era già stata segnalata da Patrick Tawil (ospite del Congresso dell'Associazione Ciclidofili Italiani a Pisa) nella rivista Cichlid News di gennaio 2011 dove in attesa di ulteriori dati non esclude l'ipotesi che possa essere un ibrido. Nel 2012 nella rivista Ciklidbladet i fratelli Karlsson identificano il ciclide come una nuova specie con il nome provvisorio di "blue vein". Nell'agosto 2013 è Ad Konings a parlarne in Cichlid Room Companion dove propone di chiamarlo "patricki", ma da quanto scrive è evidente che non è a conoscenza della pubblicazione dei Karllson.

Commento  Con il procedere delle descrizioni è sempre più evidente che il genere Chalinochromis non ha delle caratteristiche che lo distinguano nettamente da Julidochromis. I caratteri più netti sembrano essere solo due: la pinna caudale non totalmente arrotondata e la corporatura con il profilo del muso irregolare. Può darsi quindi che che in futuro Julidochromis e Chalinochromis confluiscano in un unico genere. Attualmente le specie descritte di Chalinochromis sono: brichardi, cyanophleps, popelini. Chalinochromis sp. "ndobhhoi" è considerato una forma (sottospecie) di C. brichardi. C. sp. "bifrenatus" invece alterna la propria condizione tra specie a parte o varietà di C. popelini.

Kullander, Sven & M. Karlsson, M. Karlsson, M. Norén. 2014. Chalinochromis cyanophleps, a new species of cichlid fish (Teleostei: Cichlidae) from Lake Tanganyika. Zootaxa. v. 3790 (n. 3): pp. 425–438

Ringrazio gli autori per aver messo a disposizione le fotografie della nuova specie.

mercoledì 30 aprile 2014

Neolamprologus timidus, la prima specie descritta nel 2014



Venni in contatto con i fratelli Karlsson nei primi anni del 2000. Cercavo articoli interessanti da pubblicare corredati da fotografie di buona qualità. Magnus e Mikael vivevano in Tanzania, si erano trasferiti  dalla Svezia, dove gestivano una società che esportava ciclidi per il mercato acquariofilo occidentale. In quel periodo, però, stavano chiudendo quell'esperienza per dedicarsi a qualcosa di diverso, probabilmente si erano resi conto, come molti altri viaggiatori mi hanno riferito, che la maggior parte dei ciclidi va osservata in natura e non in acquario. 
Sul loro sito web c'erano articoli che si distaccavano nettamente da tutto quel che si leggeva in quel periodo; erano storie, emozioni, sogni per noi acquariofili: "La nebbia mattutina era rotolata giù dalle montagne. Due buoi stavano trascinando un vecchio aratro nel campo. La sera precedente aveva piovuto per parecchie ore ed ora il vapore risaliva dal terreno. Su un piccolo rialzo nel campo zappavano cinque donne. Era caldo e il sole diffondeva spietato una luce abbagliante. Neppure la brezza più leggera spirava sul pendio. Nessun rifugio che potesse dare una sensazione di fresco, solo un inesorabile calore che alla fine spinse il gruppo di persone all'ombra di un grande albero di mango. Tutto intorno giacevano campi infiniti di cassava. Guardando verso il lago, si poteva scorgere Karema a nord e Cape Mpimbwe a sud. Da lì, il lago Tanganica sembrava trasparente, le sue acque rilucevano di blu..."
In seguito persi le loro tracce, ma nei primi mesi del 2014 sono tornati prepotentemente alla ribalta con due descrizioni scientifiche di nuove specie di lamprologini del lago Tanganica redatte insieme a Sven Kullander, su questo blog è apparso parecchie volte, e Norén Michael. I lamprologini sono stati spesso ospiti del blog e per un veloce ripasso del genere Neolamprologus potete leggere qui (tassonomia, what else?) e qui (Io sono colonia, lo ricordate? Ho pronto un altro racconto, ma per lui ho ora altri progetti). Tanti anni di immersioni, catture, osservazioni stanno dando i loro frutti scientifici e non solo ai fratelli Karlsson. Potete rendervi conto della qualità del loro lavoro sul sito African Diving ltd, ma ne possiamo parlare un'altra volta. Trovate anche un gruppo in facebook, qua.



Neolamprologus timidus n. sp. Kullander, Norén, Karlsson Karlsson 2014


Diagnosi Neolamprologus timidus si distingue dal simile N. furcifer per la guance ricoperte di scaglie (guance nude in N. furcifer), per avere il primo raggio molle delle pinne pelviche più lungo rispetto al secondo (secondo raggio più lungo del primo in N. furcifer), per le pinne pettorali che superano la base del primo raggio duro della pinna anale (pinna pettorale breve in N. furcifer), per l'assenza di macchia scura alla base della pinna caudale nell'adulto (presenza della macchia scura in N. furcifer), per la testa più appuntita, per le pinne pettorali gialle o trasparenti (arancioni in N. furcifer). Nell'areale settentrionale inoltre l'occhio ha un bordo aranciato (giallo in N. furcifer) e le strisce orizzontali sui fianchi non sono interrotte (interrotte in N. furcifer). Nella regione meridionale inoltre N. timidus ha lunghi filamenti nella pinna caudale; nei N. furcifer di quell'area la pinna caudale è arrotondata, ma è solo qui che la pinna caudale è così (furcifer significa dalla coda biforcata). L'anello intorno all'occhio di N. timidus inoltre è ancora più rosso.


Scatti in natura ripresi a Ulwile (lago Tanganica). a. maschio adulto di Neolamprologus timidus; b. Femmina adulta di N. timidus; c, maschio adulto di N. furcifer; d, Femmina adulta di N. furcifer. Permission granted by author.


Scatti in natura della nuova specie. a, Neolamprologus timidus a Kolwe Point, 20 m di profondità; b, N. furcifer (Udachi) a Kolwe Point, 20 m di profondità; c, N. timidus a Musi Point, 6 m di profondità; d, N. furcifer (Ulwile) a Musi Point, 6 m di profondità; e, N. timidus a Mtosi, 5 m di profondità; f, N. furcifer (Ulwile) a Mtosi, 5 m di profondità. Permission granted by author.

Distribuzione e ambiente N. timidus è diffuso lungo 100 km di costa tanzaniana del lago Tanganica da Kampemba point a nord fino a Kisi Island a sud. Un esemplare conservato in alcool proviene da Msamba e amplia ulteriormente la distribuzione verso la regione meridionale del lago. La località da cui proviene l'olotipo (l'esemplare conservato per la descrizione scientifica) è Musi point nell'isola di Ulwile. L'ambiente frequentato dalla specie è l'habitat roccioso tra i 2 e i 40 metri di profondità dove è possibile incontrare diverse coppie che difendono un territorio nei pressi di una cavità di difficile accesso. Spesso il territorio include una roccia di grandi dimensioni che è abitata anche da altre specie come N. furcifer e Julidochromis regani. Gli individui di N. timidus sono generalmente posizionati a testa in giù con il ventre a contatto con il substrato come è solito per N. furcifer.  

Musi point nell'isola di Ulwile, lago Tanganica. Permission granted by author.



Distribuzione geografica di Neolamprologus timidus, lago Tanganica. Permission granted by author.


Distribuzione geografica di Neolamprologus timidus e di N. furcifer, lago Tanganica. Permission granted by author.

Etimologia Il nome della specie (timidus) deriva dal latino e si riferisce al comportamento schivo e elusivo che questo ciclide possiede.

Note La specie è stata scoperta nell'aprile 2008 a Kipili, lungo la costa tanzaniana.


Commento personale Il lago Tanganica continua a stupire e una specie "nota" (non tanto come come stile di vita di cui si sa ben poco e quel poco si limita al fatto che sia haremica e che un maschio può avere un territorio di 100 metri quadrati) come N. furcifer in realtà ora risulta avere nascosto un'altra specie. Se leggete l'articolo originale noterete anche che gli autori mettono in luce una ulteriore variabilità fino ad ora nascosta e dall'analisi della forma corporea si evidenziano due varietà (specie?) diverse; la forma Udachi, quella nota, e la forma Ulwile con corpo più allungato e  pinna caudale più corta. La nuova forma è stata osservata a Ulwile Island e Lupita. 
Nell'articolo sono riportati anche i risultati dell'analisi molecolare condotta anche con geni mitocondriali che sembrano escludere affinità genetiche fra le N. timidus e furcifer. Viste le somiglianze che mi sembrano poco spiegabili con la convergenza nello stile di vita il risultato è sorprendente. L'utilizzo di un maggior numero di geni non mitocondriali avrebbero dato lo stesso risultato? Ai posteri...
Dimenticavo, il paper è open access, scaricatelo.

Kullander, Sven & Michael Norén, Mikael Karlsson & Magnus Karlsson. 2014. "Description of Neolamprologus timidus, new species, and review of N. furcifer from Lake Tanganyika (Teleostei: Cichlidae)". Ichthyological Explorations of Freshwaters. v. 24(n. 4), pp. 301 - 328.


martedì 22 aprile 2014

Breaking news: Chalinochromis cyanophleps. La seconda descrizione dell'anno.

La seconda descrizione scientifica dell'anno è ancora un ciclide del lago Tanganica: Chalinochromis cyanophleps. Ho modo di presentarvi la specie grazie a Evert van Ammelrooy che in questi giorni è in immersione nel lago e che mi ha permesso di utilizzare questo fotografia che rende meglio di mille parole le sfumature azzurre che contraddistinguono il corpo e il nome (cyanophleps significa venature blu) di questo ciclide. Presto, sto finendo anche quella di Neolamprologus timidus, la presentazione sul blog.


Chalinochromis cyanophleps. Mvuna island.
Fotografia di Evert van Ammelrooy.

sabato 5 aprile 2014

Neolamprologus timidus. Coming soon.

Quasi quattro mesi per avere la prima descrizione di un nuovo ciclide; non c'è che dire, timido di nome e di fatto. L'attesa però è ampiamente ripagata, si parla di Lago Tanganica. A presto.

Update: all'orizzonte si profila una seconda descrizione, sempre dal Lago Tanganica: Petrochromis.

venerdì 4 gennaio 2013

La prima descrizione dell'anno: Haplochromis dal lago Vittoria. Coming soon

La prima descrizione del 2013 riguarda due ciclidi del lago Vittoria di cui uno riceve il nome da Tijs Goldschmidt, biologo che ha passato diversi anni a studiare i ciclidi del lago e autore de Lo strano caso del Lago Vittoria. A breve un commento

de Zeeuw M. P., Westbroek I., van Oijen M. J.P., Witte F. 2013




de Zeeuw M. P., Westbroek I., van Oijen M. J.P., Witte F. 2013. Two new species of zooplanktivorous haplochromine cichlids from Lake Victoria, Tanzania. ZooKeys 256: 1–34

venerdì 21 settembre 2012

Lepidiolamprologus kamambae. Coming soon

Sven Kullander e i fratelli Karlsson (Magnus e Michael) descrivono una nuova specie di Lepidiolamprologus. Ci ragioniamo dopo il congresso AIC di Faenza.

giovedì 20 settembre 2012

Ci vediamo a Faenza?

Sabato 22 e domenica 23 sarò a Faenza all'annuale Congresso dell'AIC (Associazione Italiana Ciclidofili). Qui trovate il link al programma che ha come ospite principale Benoit Jonas. Sabato alle 17.30 presenterò una versione aggiornata de La storia dell'acquariofilia che includerà anche la situazione italiana a partire dagli anni '70 fino a quella attuale passando attraverso l'associazionismo e l'era di internet. Vi aspetto. La partecipazione é libera e aperta anche a chi non é socio.


sabato 25 agosto 2012

Hemitaeniochromis brachyrhynchus: dalle profondità del lago Malawi

Divora le larve e le uova di altri ciclidi costringendo con la forza le madri che le incubano a sputarle; vive in profondità nel lago Malawi; in decenni di raccolte è stato pescato solo due volte e non se ne conosce l'aspetto, scusate, la livrea da vivo. Si tratta di Hemitaeniochromis brachyrhynchus. È solo una delle 3000 presunte specie di Ciclidi (avete letto bene, 3000, stiamo parlando della più ricca famiglia di vertebrati e per confronto basti dire che tutti i mammiferi ammontano a poco oltre quota 5700) e quest'anno è già la terza che esce dal cassetto di un museo. Oltre quindi ad essere brutto, perlomeno da morto, e "cattivo" per gli standard umani, questo ciclide si nasconde nelle acque più profonde del lago, un ambiente poco noto che sicuramente riserva ancora delle sorprese. Di seguito la consueta presentazione.
Hemitaeniochromis brachyrhynchus Oliver, 2012

L'olotipo di Hemitaeniochromis brachyrhynchus.
Oliver M. K., 2012

Diagnosi La specie si distingue per la ridotta dimensione dell'osso lacrimale che rende il muso più corto dell'occhio e per l'occhio di grandezza spropositata. Il disegno di barre e strisce sui fianchi è meno delineato rispetto a quello di H. urotaenia. La colorazione in vita è sconosciuta.

Distribuzione e ambiente La specie è stata raccolta solo due volte in località del lago distanti tra loro 270 km. L'individuo su cui si basa la descrizione della specie (l'olotipo) è stato pescato dall'autore tra i 17 e i 38 m di profondità nel 1980 a Thumbi Island. L'altro individuo è stato acquistato da un pescatore locale a Nkhata Bay nel 1997. Probabilmente questo ciclide ha ampia distribuzione nel lago nelle zone rocciose di acqua profonda.
Le due località di raccolta della specie (la barra equivale a 100km).
Oliver M. K., 2012

Etimologia Il nome brachyrhynchus deriva da due parole greche che significano "muso breve" e indica la dimensione ridotta della testa nella regione dell'occhio. La specie è stata presentata sotto il nome di Hemitaeniochromis sp. "insignis big eye" in un'immagine del libro The cichlid diversity of Lake Malawi/Nyasa/Niassa: identificazione, distribution and taxonomy.

Un particolare del muso particolarmente corto della nuova specie.
Oliver M. K., 2012

Ecologia La mascella inferiore robusta, i denti profondamente ancorati in essa e leggermente rivolti verso l'esterno, il muso corto sono caratteristiche tipiche di pesci specializzati nel nutrirsi di larve e uova di altri ciclidi (ciclidi pedofagi). Generalmente i pedofagi molestano le femmine in incubazione orale di altri ciclidi continuando a colpire con il muso la gola delle malcapitate finchè quest'ultime sputano la prole che viene prontamente divorata dal predatore. Il pedofago più specializzato e raccapricciante nella tecnica di caccia è tuttavia del lago Vittoria che con la bocca blocca il muso di una femmina in incubazione fino a farle sputare i piccoli o le uova. Purtroppo lo stomaco esploso durante la cattura dell'olotipo e l'impossibilità di controllare quello del secondo individuo non hanno potuto confermare l'ipotesi di pedofagia.

Un particolare della mascella inferiore con i denti che puntano verso l'esterno.
Oliver M. K., 2012


Note Nel 1989 Eccles e Trewavas erigevano 23 nuovi generi di ciclidi del lago Malawi differenziati in base ai disegni scuri che formano barre, strisce, macchie lungo i fianchi (disegno melaninico) e alle loro specializzazioni alimentari. Uno di questi nuovi generi era Hemitaeniochromis che conteneva una sola specie predatrice H. urotaenia. Con il tempo sono state incluse altre specie nonostante la dentizione non fosse conosciuta e i disegni melaninici fossero diversi. Per questo motivo Michael Oliver, l'autore dell'articolo, propone di includere in Hemitaeniochromis solo H. urotaenia e H. brachyrhynchus. Questo sulla base del disegno melaninico costituito da una striscia scura frammentata a metà del fianco che parte dietro l'occhio e continua senza frammentarsi nella parte posteriore fino al peduncolo caudale. Oliver propone anche di mantenere nel genere Protomelas le specie spilopterus e insignis che Ad Konings suggeriva di spostare in Hemitaeniochromis. Tra l'altro l'autore sospetta che P. insignis e Otopharinx ovatus siano la stessa specie. Protomelas continuerebbe quindi a rappresentare un genere contenitore formato da specie probabilmente non imparentate, ma allo stato attuale delle conoscenze non sembra possibile trovare una sistemazione migliore. Benchè non si conosca la loro dentizione, solo tre ulteriori specie dovrebbero appartenere al genere Hemitaeniochromis: H. sp. ‘insignis mumbo’, ‘H.’ sp. ‘spilopterus kande’ e ‘H.’ sp. ‘urotaenia tanzania’.
Un Hemitaeniochromis urotaenia.
Oliver M. K., 2012


Oliver, M. K. 2012. Hemitaeniochromis brachyrhynchus, a new species of cichlid fish from Lake Malawi, with comments on some other supposed members of the genus (Teleostei: Cichlidae). Zootaxa 3410: 35–50.