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martedì 12 febbraio 2013

L'isola che c'è e il post che non c'è


Oggi, 204° compleanno di Charles Robert Darwin, si è festeggiato l'evento con l'ottava edizione del Carnevale della Biodiversità che è dedicato al tema delle Isole, laboratori di evoluzione. 
La novità di questa edizione è tutta personale: non vi ho partecipato. Non mi mai è piaciuto giustificarmi, vi invito perciò a leggere i diversi interventi che trovate al blog Leucophaea.
Se ne avete voglia ascoltate questa puntata di Radio 3 Scienza dove Marco Ferrari descrive l'attività del Carnevale della Biodiversità e l'edizione odierna. Nella prima parte della trasmissione viene intervistato Marco Di Domenico autore di Italiani pericolosi, un libro che ho letto di recente e che mi sento di recensire prossimamente. Buone letture.

domenica 13 gennaio 2013

Il bando dell'ottava edizione del Carnevale della Biodiversità: L'isola che c'è.

Cari amici, lettori e colleghi, 
manca circa un mese a Natale e anche quest'anno ci accingiamo a festeggiare la ricorrenza, e vogliamo farlo in grande stile insieme a voi. Il Natale in questione ovviamente non è quello di un uomo morto un paio di migliaia di anni fa, ma quello dell'uomo che ha cambiato per sempre l'approccio allo studio di ogni singolo aspetto delle scienze naturali, dalla zoologia alla genetica, dalla botanica alla biochimica, dall'ecologia alla microbiologia. 
Il Natale in questione è per la precisione il 204mo compleanno di Charles Darwin, l'uomo che, parallelamente ad Alfred Wallace, ha intuito e compreso come e perché le forme viventi cambiano nel tempo. Quattro giorni fa, otto gennaio, è stato il 190mo compleanno di Wallace (auguri, zio Alfred!). Tra un mese esatto sarà quello di zio Carlo. 
Per celebrare entrambi congiuntamente vogliamo proporvi un'altra edizione del nostro carnevale della Biodiversità. L'argomento di questa specialissima e genetliaca edizione sarà:

L'isola che c'è.

Perché le isole? Perché è da posti isolati come le Galapagos per Darwin o l'Indonesia per Wallace che le prime intuizioni sull'evoluzione presero forma. E perché sono fabbriche di biodiversità proprio a causa dell'isolamento. E anche perché questi sono gli ecosistemi pù delicati e sensibili alla perdita di biodiversità oggigiorno. Ma anche perché vogliamo festeggiare congiuntamente col Museo di Storia Naturale di Milano che propone proprio le isole come tema di quest'anno. 
In altre parole, non avete scuse, non ci sono giustificazioni accettabili per non partecipare a questa edizione così importante.
I post del Carnevale dovranno comparire sui rispettivi blog, ovviamente, il 12 febbraio, con un link al blog ospite che scriverà la rassegna. Questa volta sarà Leucophaea di Marco Ferrari.
Per permettere a Marco di includere il vostro post nella rassegna generale dovrete inviargli il testo entro e non oltre il 10 febbraio a questo indirizzo:

Sfortunatamente nessuno ci ha ancora prescritto un antimicotico e continuiamo ad essere un po' tignosi. Valgono le regole di sempre, i post dovranno essere contributi originali scritti per l'occasione, in tema e i blog partecipanti devono avere attinenza con la biologia (se di solito scrivete di gite al mare sul blog forse è il caso di pensarci un po sù, anche se avete un cugino biologo). Racconti delle vostre vacanze al mare su questa o quell'isola non saranno ritenuti validi, a meno che la vacanza non sia stata l'input per qualche seria riflessione sulla biodiversità, come accadde a zio Carlo. Non perché non ci interessino i racconti delle vacanze (oddio, francamente, non ce ne frega nulla), ma perché vogliamo celebrare l'evento con un approccio scientifico.

Vi aspettiamo allora per celebrare insieme il Darwin Day 2013!

Per inviare la vostra adesione scrivete a Livio Leoni
Per qualsiasi dubbio o domande relative al Carnevale scrivete a:

mercoledì 12 dicembre 2012

Esociclidi: ciclidi nello spazio


Diario dell'ufficiale scientifico Harold Stampke. Data astrale: 2 gennaio 2512. Siamo tornati nell'orbita di Europa, quarta luna di Giove e ci rimarremo per un po'. Vogliamo controllare che forme hanno siluppato i Ciclidi rilasciati centinaia di anni fa nell'oceano sottostante allo strato di ghiaccio che riveste la superficie. I cryobot inviati hanno rivelato inaspettati risvolti evolutivi. I Ciclidi sono pesci ossei d'acqua dolce che sulla Terra contano migliaia di specie. Le cure parentali, la tendenza a rimanere nella località di nascita, il cranio e le mascelle che nel corso della loro storia si sono modificati ampiamente per approfittare delle risorse alimentari di un ambiente e la selezione sessuale, in passato hanno decretato il successo evolutivo di questa famiglia. Su Europa la plasticità dei Ciclidi ha avuto ancora una volta ragione di un ambiente apparentemente inospitale. Le riprese video mostrano che alcune popolazioni si sono adattate anche all'oceano salato di questo satellite. Gli antenati di questi pesci erano stati liberati nelle acque fredde, ma fortunosamente riscaldate da una sorgente termale, di un lago superficiale nascosto tra il ghiaccio da una spedizione interplanetaria che aveva avuto problemi di navigazione. I sopravvissuti avevano visto come unica speranza di sopravvivenza l'allevamento dei Ciclidi presenti sulla nave negli acquari ricreativi. Tuttora sulle unità di maggiori dimensioni della flotta sono presenti delle Tilapia che possono servire da fonte di proteine per l'equipaggio. Nell'oceano di Europa non esistevano pesci, non potevano esserci. Quelli che noi chiamiamo pesci esistono solo sulla Terra; ora sono anche su Europa e si sono adattati all'acqua salata.

Un cryobot mentre riprende il fondale di Europa. 

I video dei cryobot hanno mostrato che gran parte dei Ciclidi sopravvissuti ha perso l'uso degli occhi in conseguenza della scarsità di luce e ha potenziato altri organi. Le labbra per esempio. Già alcuni Ciclidi terrestri hanno sviluppato in modo abnorme le labbra, soprattutto come organi sensoriali. Su Europa esse invece svolgono le più svariate funzioni. Alcuni Ciclidi, o forse per distinguerli dai Ciclidi terrestri sarebbe meglio chiamarli Esociclidi, non sono più in grado di nuotare. La scarsa concentrazione di ossigeno sul fondo dell'oceano li ha costretti a ridurre il consumo energetico al minimo. Gli esociclidi bentonici si ergono sul fondale ricoperto da quello strano organismo che si chiama stragulo (Stragulum wwwi) e poggiano sulla bocca le cui labbra si sono sviluppate enormemente per fornire una sufficiente base di appoggio agli individui. Ora più che a pesci assomigliano a tozze colonne di carne dotate di minuscole pinne. In realtà gli esociclidi bentonici si muovono, lentamente, ma si muovono, brucando il fondale ricoperto da stragulo, sulle labbra. L'incubazione orale è stata mantenuta come si è potuto osservare dallo sciame di piccoli che fuoriescono sbattendo forsennatamente dalle branchie della madre per andare a fissarsi poco lontano. I cryobot hanno anche registrato il sesso degli esociclidi colonnari, sono tutte femmine. I maschi hanno dimensioni minuscole e vivono da parassiti delle femmine sul corpo del partner. Nulla di strano per una specie dai movimenti così limitati e lenti. Gli esociciclidi bentonici sono colorati e non appaiono rosa come molti altri affini. Sono neri a strisce gialle; probabilmente si tratta di una colorazione di avvertimento che avvisa i predatori di tenersi alla larga. Forse perché sono immangiabili o velenosi. Il perché essi siano colorati in un mondo dove la luce è quasi del tutto bandita e come questa specie abbia guadagnato la propria velenosità rimane un mistero.
Un altro esociclide, completamente trasparente e cieco, invece occupa le acque libere nei pressi della superficie ghiacciata dove il tenore di ossigeno è leggermente superiore. Si nutre di piccoli organismi che cattura attirandoli con le le labbra luminescenti nella bocca spalancata. In questa specie, infatti, le labbra sono state colonizzate da una sorta di batterio luminescente. La densità dei batteri è molto bassa e le labbra assomigliano a un albero di Natale poco illuminato. Probabilmente una maggiore quantità di luce richiamerebbe i grandi predatori che ricercano i banchi di plancton. Per supportare il peso delle labbra enormi il cranio si è sviluppato intensamente e si è irrobustito.
L'esociclide che vive in buche scavate nel fondale da cui fuoriesce ergendosi sul corpo è diventato filiforme. Anche in questo caso le labbra si sono sviluppate enormemente, ma qui si sono sfrangiate al punto da sembrare petali. Il risultato è un esociclide fiore. Ma la somiglianza con un fiore non si limita alla forma. Nessuno cryobot è mai riuscito a riprendere cosa mangi questa specie. Sono convinto che ci siano dei batteri fotosintetici nelle labbra. Occorre però prelevare dei campioni.
Oltre all'aspetto evolutivo, mi interessa anche l'impatto degli esociclidi sull'ecosistema europeo. Siamo in presenza di una invasione biologica in piena regola, invasione che tra l'altro è in atto da centinaia di anni. Ho notato che in alcune zone ad alta densità di esociclidi colonnari le praterie a stragulo sono in ritirata. Sono le zone più calde, quelle più adatte ai pesci che derivano da specie robuste e adattabili, ma di origine tropicale o subtropicale. Le ricerche precedenti all'invasione degli esociclidi descrivono ambienti ad elevata biodiversità. È necessario controllare la bibliografia per un raffronto con il passato e circoscrivere le aree di ricerca. Domani finalmente mi calerò in acqua. Domani è un altro giorno, un giorno di scoperte. Sarò pronto a certificare che Europa non è più la stessa? Che ha imboccato la via della distruzione? Della semplificazione dovuta a secchio di pesci gettato in acqua? 

Questo post è totalmente frutto della mia fantasia e delle mie scarne conoscenze di esobiologio e si basa su un'ipotesi di fauna del satellite Europa presentata su questo blog a cui devo l'ispirazione (Grazie Lisa!). Nessun ecosistema alieno è stato quindi sacrificato per dare origine allo scritto. Il post fa parte della settima edizione del Carnevale della Biodiversità. Qui trovate la presentazione del Carnevale e tutti gli altri post partecipanti.




Ho visto cose... La biologia dei mondi fantastici


I wookie, wookiepedia
Riparte con la settima edizione il Carnevale della Biodiversità e la sfilata stavolta è più variopinta che mai. I blogger che hanno partecipato all'edizione odierna hanno infatti sondato ogni angolo di questo universo per scovare, illustrare, descrivere animali e piante dalla biologia sconosciuta. Come colonna sonora consiglio L'ultima Thule tratto dal più recente lavoro di Francesco Guccini. La canzone è degna di accompagnare il post, anche solo per il fatto che cita l'anfisbena, il serpente bicefalo che nessuno di noi è riuscito a intrappolare.

Ad aprire i festeggiamenti troviamo alcuni tra i personaggi più amati della fantascienza, perlomeno di quella salita alla ribalta del grande schermo, i Wookie con quel tappeto di pelo che è Chewbacca, il mostruoso Sarlacc che riposa tra le dune del pianeta Tatooine, i ragni Purella di Yavin 8 e Arachnor di Aazid e la lumaca spaziale. Stiamo parlando della saga di Star Wars, un gioioso tripudio di peli, cheratina varia, neurotossine e bava, molta bava. A parlarne sono due blog: Biosproject Earth e Proposopea.
Lo Xenomorfo, Torugatoru

Potevano mancare i protagonisti di un'altra lunga e terrorizzante saga? Siamo al cospetto di Linguafoeda acheronsis, nome comune xenomorfo, per gli amici e soprattutto i nemici Alien! Se siete tentati di etichettare il ciclo vitale di questo inquietante essere come il risultato di una sbornia di uno sceneggiatore,  Natura Matematica recita la parte del cappellano del Diavolo e dimostra come anche sulla Terra esistano specie altrettanto efficaci e crudeli di fronte al giudizio umano.

Abbandoniamo ora gli esseri viventi VIP, quelli che tutti conoscono o pensano di conoscere, per dedicarci a altri organismi meno noti o semplicemente dimenticati. Oggiscienza ipotizza che nonostante gli ambienti differenti, le anatomie diversificate, i sensi che un uomo non è neppure in grado di immaginare, a sostenere un organismo sono le stesse spinte evolutive, le stesse pulsioni. Scopritelo imbarcandovi sullo Space Beagle.
Tra gli organismi saliti su uno dei carri del Carnevale c'è anche il Mufela, uno strano mammifero descritto sull'onda del Carnevale che ha realizzato con milioni di anni di anticipo rispetto all'uomo la ruota. Viene presentato per la prima volta al pubblico all'interno del Carnevale della Biodiversità sul blog Paleostories direttamente dal suo descrittore.

Qualcuno ha osato saggiare il lato oscuro della scoperta di nuovi mondi: la distruzione di habitat che tanto ha scosso le nostre coscienze durante la visione di Avatar. Ogni libro di futurologia che si rispetti, questo è solo uno dei più recenti, parla del terraforming di Marte, del processo con cui l'uomo in un futuro prossimo modificherà la superficie del pianeta rosso per renderla abitabile. Sembra paradossale parlare di distruzione del territorio quando ci si riferisce a pianeti apparentemente disabitati e privi di attività geologica. Ma è proprio come sembra? Oppure, dato che non abbiamo altri esempi di vita al di fuori di quella che popola la Terra, siamo davvero in grado di riconoscere gli alieni? A raccontarcelo in maniera toccante è PaperFish.
E dato che stiamo ipotizzando la vita nel nostro sistema solare, tralasciando il caso della Terra, esploriamo il quarto satellite di Giove, Europa, che le teorie più recenti indicano possa ospitare un immenso oceano salato sotto la spessa coltre di ghiaccio che ricopre la superficie del satellite. Al riparo della luce solare, in ambienti a bassa concentrazione di ossigeno, si sono sviluppate intere comunità che dipendono  per la sopravvivenza dalle zone di faglia, dai vulcani e dalle fumarole. Praterie di stragulo (Stragulum wwwi), molluschi a tre valve, pesci che non sono pesci e che occupano le nicchie ecologiche dei colibrì, balene capovolte. L'anfitrione di Europa non poteva che essere l'Orologiaio Miope. A rompere le uova nel paniere ci penso io, il ciclidofilo, che narro sotto mentite spoglie le conseguenze evolutive dell'accidentale arrivo su Europa dei ciclidi. Cosa succederà? Si adatteranno? Distruggeranno gli ambienti nativi? È il paradossale destino di molte specie. A rischio di estinzione negli ambienti di origine e inarrestabili invasori in terre straniere.


E i vegetali? Come possiamo tralasciare i produttori? Meristemi investiga il colore delle piante presenti su altri sistemi e soprattutto cerca di capire che tipo di vegetali cresce sui pianeti   guardando il colore delle stelle che li irradia. Le conclusioni, in alcuni casi, possono essere desolanti.
Meno desolante è il ruolo che piante e alghe giocheranno negli spostamenti spaziali. Saranno geneticamente modificate, serviranno a depurare aria e acqua, e produrranno cibo. Esisterà anche un nuovo lavoro, quello di giardiniere spaziale. Ne parla La belle Verte.
L'ultimo carro di bestie, pardon, piante fantastiche, trasporta le piante carnivore nelle loro più disparate incarnazioni: trifidi, temibili piante mobili che cacciano gli uomini, pomodori assassini, alberi mangia-uomini del Madagascar. Dopo aver letto questo post guarderemo gelsomini e tronchetti della felicità in maniera diversa. Lo racconta Evolve or die.
Siamo stati così assorbiti dalla fantascienza, dai mondi immaginari, dalla ricerca della vita su corpi celesti del sistema solare o di quelli extra solari che ci siamo scordati di cosa sta succedendo in casa nostra. La novità si chiama biologia sintetica: amminoacidi non naturali, tRNA speciali, ribosomi modificati. Cosa sapranno produrre tali meccanismi in futuro? Nuove proprietà si dispiegheranno sotto i nostri occhi? Capacità sconosciute saranno svelate? Ce lo spiega con l'usuale competenza my Genomix.


Ho lasciato per ultimo il post che avrei voluto scrivere e a cui non ho saputo dare forma. Meno male che Leucophaea c'è. Marco Ferrari racconta la storia dei taxa fantastici dalle antichità ad oggi mostrandoci come il tutto possa essere incasellato su una storia "naturale" dal tentativo più semplice a quello più complesso di ricreare non solo animali e piante fantastici, ma anche intere comunità biotiche. È il momento di presentare i rinogradi che vedete raffigurati a destra. Non svelo nulla di più.

Grazie a tutti i blogger che hanno partecipato a questa edizione del Carnevale della Biodiversità. Siamo tornati per rimanere, anche se a modo nostro. 



lunedì 12 novembre 2012

Il carnevale della biodiversità riemerge dalla criptobiosi




Se temevate un'apoptosi cerebrale collettiva non potevate essere più in errore. Come accade a molte forme di vita, anche il Carnevale della biodiversità era entrato in diapausa, in attesa di tempi interessanti. Ciò per evitare di utilizzare fino all'ultimo le risorse messe a disposizione dall'ecosistema telematico ed evitare così il conseguente crash nella popolazione. Adesso che abbiamo ripreso le forze, grazie anche all'incontro di Riva del Garda, torniamo a caccia di post che ci raccontino le infinite forme bellissime della biodiversità.
Per gli incauti che si fossero persi le precedenti puntate, si tratta di questo: i blog di argomento biologico che aderiscono all'iniziativa scrivono in contemporanea un post con un argomento prefissato, ciascuno in base al topic del proprio blog e in base alle proprie competenze. Uno dei blogger raccoglie tutti i link ai post del carnevale in una pagina introduttiva da dove si può poi accedere ai singoli blog. Gli argomenti trattati sinora sono stati sempre molto provocatori, si andava da "le dimensioni contano" a "nicchie estreme: ai confini della realtà” e “Alieni tra noi”, passando ovviamente per "infinite forme bellissime".
Per questa edizione speciale natalizia vogliamo spingerci ancora oltre, andando al di là della provocazione, nella grigia nicchia dove scienza e immaginazione si fondono. Il tema conduttore di questa edizione sarà infatti "“Ho visto cose… La biologia dei mondi fantastici” e tutti i post dovranno comparire sui relativi blog il 12 dicembre.
Se vi fa di far girare, per una volta, le rotelline in senso trasversale e parlare di esobiologia e fantabiologia anche se siete persone serissime e scientificamente inappuntabili, questa è la vostra occasione. I blogger che vogliono aderire devono semplicemente mandare una mail a uno degli organizzatori, (Marco Ferrari, Livio Leoni, Lisa signorile) in modo che vi si possa includere. C'è tuttavia una condizione. Il carnevale della biodiversità ha sempre badato più alla qualità che alla quantità dei post e si riserva il diritto di valutare l'opportunità della partecipazione ad un blog il cui argomento è di solito off-topic, tipo "diritto Romano comparato" o "l'arte di Johannes Vermeer attraverso l'ottica della fisica decostruzionista". Altresì si riserva il diritto di rifiutare post che non risultassero essere in-topic col tema stabilito.


FAQ:

D. Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio?
R. Semplice, manda una email di adesione a questo indirizzo e il comitato direttivo valuterà la candidatura (per mantenere alti gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha già partecipato verrà invece contattato in privato dal Comitato.

D. Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa?
R. Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti.

D. A chi mando il mio post dopo che l'ho scritto?
R. I contributi al Carnevale vanno inviati a Mahengechromis

D. Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare?
R. Possibilmente entro il 1 dicembre.

D. Entro quando posso inviare il mio post a per l'inclusione nella rassegna del Carnevale?
R. Entro e non oltre il 10 dicembre, per dare tempo di leggere il post e recensirlo nella rassegna. Ritardi nell'invio del post potrebbero portare all'esclusione dal Carnevale.

D. Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne?
R. Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, Marco Ferrari, Livio Leoni, Lisa Signorile.

I blog organizzatori

martedì 10 aprile 2012

Suggerimenti per Carnevale




Cari Biodiversi
come avete visto, abbiamo saltato una sessione del carnevale della biodiversità. Non perché non ci piacesse l'idea iniziale o fossimo troppo impegnati (oddio, magari anche sì) ma perché crediamo che la formula del carnevale della biodiversità, secondo noi, ha bisogno di una rinfrescatina e di modifiche per farla diventare agile e diversa. Ci siamo consultati fra noi, abbiamo alcune idee ma vorremmo che ci suggeriste voi quali cambiamenti potrebbero trasformare il carnevale in qualcosa di ancora più interessante e, magari, ancora più divertente.
Provate a mandare a uno di noi tre (o a tutti e tre, o a due) i vostri suggerimenti: li valuteremo, ne discuteremo e vi faremo sapere cos'è successo. Nella rete le cose possono andare lente o veloci, accelerare e frenare improvvisamente. Non sappiamo  quanto tempo impiegherà questo "sondaggio", ma prima o poi il carnevale rinascerà.

Leucophaea, L'orologiaio miope, Mahengechromis

lunedì 12 dicembre 2011

Io sono colonia

Anche questa volta Mahengechromis partecipa al Carnevale della Biodiversità. Siamo alla sesta edizione ospitata per l'occasione da Oggi Scienza e il tema è Parenti serpenti. Buoni conflitti a tutti.


"Non spargerai il tuo seme nel territorio del padre. Non deporrai uova. Non ti nutrirai dei fratelli e delle sorelle e li proteggerai anche a costo della vita. Ti sottometterai ai genitori e ai superiori. Tu vivi grazie alla colonia e per la colonia e non avrai altro all'infuori di essa."
Il nuovo giorno inizia con il coro dei comandamenti che tutti i sottomessi recitano sotto lo sguardo compiaciuto della coppia dominante, ma oggi è diverso, lo sento dai miei livelli ormonali. Già da un po' mi sono accorto di essere cresciuto e di avere guadagnato le strisce sul muso che indicano l'entrata di diritto tra gli adulti della mia specie. Chi sono io? Sono un ciclide, la punta di diamante dell'evoluzione ittica. La scienza umana afferma che appartengo alla specie Neolamprologus pulcher e che vivo in uno dei più grandi laghi al mondo, il Tanganica. Appartengo a una famiglia numerosa, anzi alcuni dicono che quella dei ciclidi è la famiglia di pesci più grande al mondo, ma lascio la teoria agli uomini. Quello che conta quando vivi in un lago come il mio è mangiare e non essere mangiato. Inoltre, qui tutti o quasi sono ciclidi. Devo dire altro? Quando osservo il grande verde, l'acqua che ribolle di fitoplancton e dello zooplancton che lo caccia e di cui a mia volta mi nutro, scorgo unicamente pesci della mia schiatta. Forse i ciclidi non sono così tanti e quello che si tramanda sono solo bugie inventate per impedirci di andarcene. Nella colonia, infatti, si racconta di fratelli e sorelle che si sono allontanati e che non hanno mai fatto ritorno. Il male esiste e ha la forma di un enorme Boulengerochromis predatore o di un lurido mangiatore di scaglie a tradimento del genere Perissodus, ma io so che alcuni della mia generazione se ne sono andati per ritornare smagriti e smunti. Con misericordia li abbiamo accettati di nuovo tra noi, purché si rassegnassero ad occupare i gradini più bassi nella gerarchia. A volte sono tentato anch'io di fuggire e di fondare un gruppo tutto mio. Magari un fratello o una sorella hanno avuto il coraggio che mi manca e la fortuna gli ha arriso; per questo mi soffermo a scrutare i vicini nella speranza di riconoscere qualcuno. Ne osservo i filamenti e le strisce scure della livrea, indugio sulle forme appesantite delle femmine gonfie di uova e su quelle massicce dei maschi. In quasi ognuno di loro mi pare di riconoscere l'odore familiare di un parente. Forse esiste un ammasso labirintico di rocce che accoglie i profughi delle colonie, una terra promessa dove abbonda il plancton e scarseggiano i predatori, ma si trova a distanze impensabili per un pesciolino di cinque centimetri, coda esclusa, come me e lungo un percorso costellato di colonie come la mia.
Sono nato mesi fa da un uovo deposto da mia madre sotto un sasso e subitaneamente fecondato da mio padre che teme i maschi estranei più dei predatori. Un uovo mangiato è una piccola perdita che può essere velocemente rimpiazzata da una femmina in buone condizioni. Un figlio illegittimo è una serpe in seno che consuma le risorse della colonia e propaga figli impuri. Da uovo sono stato ventilato e ripulito dai funghi, da giovane sono stato trasportato e protetto dai miei fratelli e sorelle più grandi che vivono insieme a mamma e papà in uno dei territori più estesi del circondario. Non è da tutti vivere in un clan costituito da una coppia di adulti dominanti e da 16 aiutanti. Ora da grande sono forza lavoro. Mio padre si è guadagnato il suo rispettabile posto nella società dei ciclidi nel modo giusto, sottomissione dopo sottomissione, ed ora è un pesce realizzato e di notevoli dimensioni; possiede un pezzo di costa rocciosa di qualche metro quadrato di estensione ed ha una compagna, mia madre, che ad ogni primo quarto di luna depone qualche decina di uova. Mio padre non perde occasione per mostrare la distesa di roccia e sabbia che chiama casa ai nuovi nati. Mostrare significa possedere e dominare e dominare vuol dire gonfiare gli organi riproduttori. Nulla ha più potere su di noi degli ormoni che decretano il nostro stato di salute e vigore. L'ormone giusto e sei in cima al mondo, al vertice della scala gerarchica della colonia, un attimo di cedimento e precipiti in fondo, tra coloro che allevano la prole altrui o tra coloro che son perduti, i cacciati dalla colonia.




Neolamprologus pulcher in acquario
Fotografia di Paolo Salvagiani


Non appena sono stato in grado di nuotare mio padre mi ha mostrato il territorio. Eravamo circa una trentina, ma solo cinque o sei di noi sono arrivati all'età adulta. Gli altri sono stati divorati, forse da quei terribili pesci viscidi e furtivi simili a serpenti che si aggirano tra le rocce. Quando gironzolano intorno alla colonia la linea laterale inizia a pulsare impazzita sotto il morso della paura. Oggi, come quella volta in cui mi mostrò i confini della colonia, mio padre mi avvicina e mi parla direttamente. Espande le pinne fino all'ultimo raggio e mi dà qualche colpetto sulla testa con il muso mantenendomi sotto di sè. È il suo modo per dire che si compiace di come sono cresciuto sano e vigoroso e di come sono diventato un bravo figliolo timorato. Nel frattempo  inizia a comunicare con la retorica delle grandi occasioni. "Ora sei aiutante scelto. Il futuro della colonia è nelle tue mani. Ricordati, proteggere e servire, questo è il tuo compito. Proteggere e servire." Un attimo dopo pinneggia veloce verso i massi più riparati dove lo aspetta per l'accoppiamento una femmina giovane. La mamma è sparita un paio di giorni fa, al crepuscolo, e una femmina è ascesa dopo qualche breve scaramuccia al suo posto di comando e di riproduzione.
Inizia in quel momento la mia scalata nel clan. Nei primi giorni sono ai margini del territorio, nei luoghi dove i predatori colpiscono maggiormente. Sono fortunato e soprattutto veloce. Colpisco con violenza i pesci che vogliono divorare i miei protetti e so quando fuggire in presenza di un avversario molto più forte e grande. Il tempo mi insegna che anche per me vi sono occasioni riproduttive. La mia prima volta è con la giovane compagna di papà. Lui si distrae un attimo e in quell'istante la femmina mi guarda e depone un uovo. Mi precipito ed emetto un nuvoletta di spermi per poi fuggire a pinne levate. Papà sta tornando al luogo di deposizione e non gradirebbe scoprire che la seconda moglie (o la terza, non ricordo bene) lo tradisce con uno dei figli prediletti. Per noi ciclidi la tempestività nell'eiaculazione è un pregio e l'indulgere nelle pratiche della fecondazione è un lusso che non ci è concesso. Sono stato tentato dal sesso tante altre volte, ma non sono certo di essere divenuto padre. I miei spermatozoi, infatti, si trovano ogni volta a combattere con quelli degli altri maschi per arrivare primi all'uovo, ma le mie gonadi atrofizzate hanno imparato a produrre spermi resistenti e vigorosi in grado di eludere i mille tranelli escogitati dagli altri per impedire loro l'entrata nella cellula uovo. Il tradimento perpetrato ai danni di mio padre mi ha balenato il dubbio di essere a mia volta frutto di una scappatella della mamma. Non sono turbato più di tanto. Ho già detto che quello che importa è mangiare e non essere mangiato?
Perché rimango nella colonia? Voi ve ne andreste? Noi pulcher non siamo una stirpe di eroi e esploratori, anche se il momento in cui la colonia ti scaccia arriva inesorabile per tutti i sottoposti. Nella nostra vita ci spostiamo di poco, manciate di centimetri, al massimo metri. La colonia dà sicurezza, rifugio, cibo e la possibilità di impratichirsi nell'allevamento della prole a costo zero. In cambio ci è richiesto di non riprodursi.
Ho guadagnato il centro della colonia, ben distante dai predatori più temibili e dai rissosi vicini. Giovani femmine, che potrebbero essere le mie nipoti, si avvicinano con fare voluttuoso mostrandomi le loro pinne dai lunghi filamenti scolpite da generazioni di accoppiamenti tra individui dai destini fortunati e da un senso estetico teso a rendere il più attraenti possibile. Quasi tutta la mia giornata è spesa nell'accudimento dei piccoli, nella pulizia del territorio e soprattutto nell'alimentarmi. Papà è stato sostituito da un giovane maschio che passa la maggior parte del tempo a sottomettere i rivali, lo capisco dal suo livello di cortisolo, l'ormone dello stress. Il potere logora anche chi lo esercita? Io, invece, non me la passo tanto male. Le mie compagne di lavoro non hanno perso l'abitudine di deporre qualche uovo per me, il cibo abbonda e il tempo non manca. Un domani il capo della colonia potrebbe cadere vittima di un predatore. Oppure potrei affrontarlo e sottometterlo, sono forte ora. Allora sarà il mio turno di comandare, il turno dell'eterno secondo. Adesso scusatemi, devo tornare al mio compito. Fecondare mi fornisce le energie necessarie per prendermi cura dei figli del gruppo con rinnovato entusiasmo. Forza, piccoli, ripetiamo insieme. "Non spargerai il tuo seme nel territorio del padre. Non deporrai uova. Non ti nutrirai dei fratelli e delle sorelle e li proteggerai anche a costo della vita. Ti sottometterai ai genitori e ai superiori. Tu vivi grazie alla colonia e per la colonia e non avrai altro all'infuori di essa."

Wong M, & Balshine S (2011). The evolution of cooperative breeding in the African cichlid fish, Neolamprologus pulcher. Biological reviews of the Cambridge Philosophical Society, 86 (2), 511-30 PMID: 20849492

mercoledì 12 ottobre 2011

I ciclidi della soda


Il lago Natron da satellite
Wikimedia commons, NASA

Se c'è acqua vi sono pesci. Non importa che tipo di acqua, basta che ci sia. E non importa neppure che la pozza nasca in una regione umida o nel deserto.
Siamo in Africa, Tanzania, ai margini della Rift Valley. Il lago che appare agli occhi dei viaggiatori si chiama Natron ed è uno dei posti più inospitali della Terra. Forse non è corretto chiamare lago una spianata di fango ricoperta di bicarbonato di sodio, ma tutti lo indicano così. Durante la stagione secca l'acqua assume il colore di un manto zebrato; solo che si tratta di una zebra rossa striata di bianco. Questa colorazione è dovuta al fiorire dei microorganismi fotosintetici che vi prosperano in quel periodo. Il lago non supera i 3 metri di profondità e l'acqua è alla temperatura di 42°C con un pH di circa 9. Qua e la ci sono ci sono delle immissioni di acqua dolce tra cui spiccano quelle del fiume Ewaro-Ngiro e negli anni più umidi la superficie del lago è ricoperta da uno strato di acqua dolce. Ai piedi del rift vi sono un paio di lagune che sono alimentate da sorgenti ed una di esse è abitata da pesci. Gemello del Natron è il lago Magadi in cui le condizioni sono simili se non più rigide: zone anossiche che contrastano con aree ad elevatissima concentrazione di ossigeno, predazione aviaria intensa e un'insana pioggia di radiazioni ultraviolette superiore alla norma.  


Un tempo, circa 10.000 anni fa, i due laghi formavano un corpo unico con salinità e basicità molto inferiori all'attuale. La siccità che colpì in seguito l'Africa portò alla formazione di numerose piccole zone umide che intrappolarono dei ciclidi all'interno delle poche pozze d'acqua dolce che non seccarono. Temperatura e alcalinità impedirono e impediscono tuttora la dispersione dei pesci che sono in grado di spostarsi da un punto all'altro solo quando le precipitazioni sono abbondanti. A mali estremi, estremi rimedi e i ciclidi di questi laghi hanno evoluto alcune capacità uniche tra i pesci ossei. L'urina è costituita esclusivamente da urea; nei teleostei generalmente troviamo ammoniaca. La vescica natatoria è diventata un rudimentale organo accessorio per la respirazione che cattura ossigeno quando in acqua c'è poco. Si è evoluto un sofisticato sistema che permette ai pesci di bere acqua alcalina e il metabolismo è accelerato per combattere le elevate temperature ambientali.

Alcolapia alcalicus
Wikimedia commons

In questi due laghi esistono quattro diverse specie di Tilapia appartenenti al genere Alcolapia (Alcolapia alcalicus, A. grahami, A. latilabris, A. ndalalani) che si distinguono soprattutto per dentizione e morfologia del cranio. Colpisce che la dieta delle diverse specie sia praticamente identica e basata su cianobatteri (che vi aspettavate in un ambiente del genere?). La dentizione è diversa per puro frutto del caso o vi sono diversi sistemi di rastrellare il cibo? Le risposte non sono note.
Ciò che è noto è che all'origine delle Alcolapia vi è un capostipite comune da cui discendono A. grahami del Lago Magadi e A. alcalicus del Natron. Nel lago Natron la speciazione è proseguita ulteriormente con lo sviluppo di altre due specie. Un simile ambiente dovrebbe impedire alle popolazioni di venire in contatto e di potersi accoppiare liberamente, ma l'analisi genetica è impietosa. In A. alcalicus la popolazione non è strutturata; gli individui cioè si incrociano e si sono incrociati tra loro impedendo la formazione di varianti locali. Come si sono evolute quindi le due specie?







A stupirmi maggiormente non è tanto il fatto che in un posto ai limiti della realtà come i laghi di soda vi siano dei ciclidi che hanno evoluto meccanismi di sopravvivenza unici e che nello stesso tempo hanno sviluppato un numero elevato di specie in un tempo così ridotto. A meravigliare è che nonostante i "mali estremi" i ciclidi di questi luoghi non si sono probabilmente appellati a processi speciali, ma al solito "modifica cranio e denti" di tanti altri ciclidi (il gene bmp4 che controlla lo sviluppo delle mascelle per esempio). Siamo ai confini del mondo, ma è come essere a casa.





Un volo di fenicotteri sul lago Natron
Wikimedia commons, Tomkraft





Seegers L., Tichy H. 1999. The Oreochromis alcalicus flock (Teleostei: Cichlidae) from lakes Natron and Magadi, Tanzania and Kenya, with descriptions of two new species. Ichthyological Exploration of Freshwaters 10(2): 97–146.

Vanetti I. 2011. Evolutionary processes in an environmental challenging site: the soda-lake Natron (Tanzania). (Doctoral Thesis, Università degli Studi dell'Insubria).




Questo post partecipa alla Quinta Edizione del Carnevale della Biodiversità ospitato in questa occasione da Theropoda. Il tema è "Ai confini della realtà: nicchie estreme". Da vecchio fan di "The twilight zone", mi lascerei tentare solo dal titolo. Buona lettura.



lunedì 12 settembre 2011

Carnevale della biodiversità: 5° edizione. Il Bando.

Dopo la pausa estiva rieccoci qui a riproporvi la nostra iniziativa, il Carnevale della Biodiversità, in cui i principali bio-blogger italiani si cimentano su uno specifico tema che sviluppano sulla base delle loro inclinazioni e competenze. Sinora i risultati sono stati superiori a tutte le aspettative, del che siamo molto soddisfatti, e speriamo di poter continuare a stimolare la curiosità e gli interessi di chi partecipa sia leggendo che scrivendo. 

Ecco I link alle passate edizioni:

I - Infinite forme bellissime

II -Biodiversita' e adattamenti

III - Le dimensioni contano

IV - Alieni tra noi

Torniamo ora alla carica proponendovi un tema che sarà ancora una volta una sfida e una provocazione:

AI CONFINI DELLA REALTÀ: NICCHIE ESTREME 

Il blog ospite questa volta sarà Theropoda e la data di pubblicazione di questo carnevale sarà una difficile da dimenticare, il  12 Ottobre 2011, data in cui tutti i post verranno pubblicati simultaneamente dai blogger.
Perché è una data difficile da dimenticare? Perché è la data della scoperta dell'America, e vorremmo che questo Carnevale ci parli di scoperte grandi e piccole nel campo della biodiversità. 



FAQ:

D. Ho un blog in cui parlo di biologia e vorrei partecipare, come faccio? 
R. Semplice, manda una email di adesionea questo indirizzo e il comitato direttivo valuterà la candidatura (per mantenere alti gli standard siamo costretti a fare una minima selezione, della qual cosa ci sentiamo comunque molto in colpa). Chi ha già partecipato verrà invece contattato in privato dal Comitato. 

D. Non ho mai partecipato alle precedenti edizioni, posso partecipare a questa? 
R. Certamente, tutti i bio-blogger sono benvenuti 

D. A chi mando il mio post dopo che l'ho scritto? 
R. I contributi al Carnevale vanno inviati ad Andrea Cau, l'autore di Theropoda, a questo indirizzo

D. Entro quando posso mandare la mia candidatura per partecipare? 
R. Possibilmente entro il 2 Ottobre 

D. Entro quando posso mandare il mio post a Theropoda per l'inclusione nella rassegna del Carnevale? 
R. Entro e non oltre il 10 Ottobre, per dare tempo ad Andrea di leggere il post e recensirlo nella rassegna. Ritardi nell'invio del post potrebbero portare all'esclusione dal Carnevale 

D. Ho una domanda sul Carnevale e vorrei discuterne in privato, con chi posso parlarne? 
R. Puoi rivolgerti ad uno qualsiasi (o a tutti e tre in CC) del comitato direttivo, Livio Leoni, Marco Ferrari o Lisa Signorile.

martedì 21 giugno 2011

Un secchio ne bastò


Una perca del Nilo (Lates niloticus)
Smudger, Wikimedia Commons

È l'alba. Un uomo sulla spiaggia ha un secchio in mano zeppo di piccoli pesci e sembra perplesso. Non sono pesci nostrani, vengono da lontano e sono giovani. Cresceranno sicuramente, le acque del lago sono calde, accoglienti e ricche di vita. L'uomo indugia ancora un attimo, ma ha ormai deciso, il turismo e la pesca ne trarranno giovamento. Con un colpo secco rovescia in acqua i pesci che si allontanano con tranquillità.
Siamo tra gli anni '50 e '60 in Africa sulle sponde del lago Vittoria, il più grande lago tropicale al mondo. Potrebbe davvero essere andata così, ma ormai non importano più ne il motivo ne il modo dell'introduzione di Lates niloticus, la perca del Nilo, nel lago. La perca è un predatore di grandi dimensioni (200 cm per 200 kg) che oggi rientra tra le 100 specie invasive più dannose al mondo, ma che allora non aveva mostrato ancora tutto il suo potenziale. Per incontrare nuovamente le perche bisogna aspettare quasi trent'anni, quando il pescato inizia a registrare una crescita impetuosa della specie a discapito dei piccoli ciclidi. Negli anni '90 il lago Vittoria balza al primo posto tra i laghi più produttivi al mondo. Sembra che tutti abbiano da festeggiare. I pescatori locali che si procurano finalmente un salario decente o quasi e proteine a sufficienza, al punto da soprannominare la perca "il salvatore", le imprese che prosperano attirando capitali stranieri, i politici che possono per una volta dichiarare di lavorare a vantaggio del popolo e infine i mercati europeo nordamericano che si accaparrano cibo fresco di buona qualità a prezzi irrisori (lo troviamo tuttoggi al supermercato con il nome di pesce persico). Poco importa che i ciclidi del gruppo degli Haplochromini siano sempre meno. A scomparire è il 75% delle specie, siamo sull'ordine di qualche centinaio. I più vulnerabili sono i ciclidi d'acqua libera, la zona di caccia preferita dall'invasore. La minoranza può pagare per tutti.

Paralabidochromis sauvagei, una delle tante specie in pericolo del lago Vittoria.
Foto di Michael Negrini


Gli anni passano e le cose non funzionano più: anche il pescato di perche sta crollando. Le reti hanno maglie troppo sottili e la pressione di pesca si sta rivelando eccessiva. Il prezzo della perca sale e i locali non sono più in grado di acquistarla. L'unica concessione sono gli scarti di lavorazione, teste e code. I villaggi sulla costa, cresciuti sull'onda di un benessere sfiorato più che vissuto, si sono popolati di prostitute a basso prezzo, di orfani e bambini abbandonati che crescono per strada sniffando e fumando quel che trovano e di malati di AIDS. Non mancano neppure le armi che secondo alcuni trovano spazio negli enormi aerei cargo russi che dovrebbero arrivare vuoti e che ripartono carichi di filetto di pesce persico. La scienza non ci mette molto a decretare che l'ecosistema lacustre è sconvolto. Alcuni invertebrati, come mosche e gamberi, vedono accrescere le proprie popolazioni a dismisura e costituiscono la preda principale delle perche. Il fitoplancton incorre periodicamente in spaventose fioriture che alimentano l'eutrofizzazione in un circolo vizioso. La catena alimentare si semplifica e sembra perdere stabilità. Ma è tutta colpa della perca? Probabilmente il Lates ha dato l'ultimo colpo ai ciclidi che erano già stressati da pesca eccessiva, inquinamento e degrado delle acque. Inoltre l'acqua è sempre più torbida contribuendo al declino della biodiversità. Da buoni ciclidi, infatti, gli Haplochromini riconoscono il partner dai colori della livrea e le acque torbide confondono le femmine spingendole a concedersi a maschi di altre specie. Siamo allo spreco dei gameti, alla produzione di ibridi improbabili, all'erosione del patrimonio genetico che viene disperso in rivoli degni di Frankestein.
È la fine di tutto oppure domani sarà davvero un altro giorno? Forse la speranza di rivedere i ciclidi nuotare copiosi nel lago Vittoria non è morta: la fine del millennio vede le reti riempirsi nuovamente di furu (il nome locale utilizzato per indicare i ciclidi). Le specie sopravvissute sono poche, la maggioranza è costituita da illustri sconosciuti. Nuove sono, infatti, le forme, i colori, le dentizioni. I geni tuttavia sono identici al passato. Le aree fangose e torbide invece di essere di essere la tomba della specie sembrano promuovere nuove forme che vengono messe alla prova nella colonizzazione degli ambienti d'acqua aperta del lago, la vera prova del nove. Siamo alle soglie di una nuova radiazione dei ciclidi che tuttavia per prendere piede avrebbe bisogno di misure inedite di salvaguardia del lago (lotta all'inquinamento e all'erosione delle coste dovuta al disboscamento e soprattutto di politiche demografiche innovative che allentino la pressione umana sulle comunità biologiche del lago) e di un'intensa pesca della perca. Anni fa mi sentivo di consigliare di lasciar perdere il persico che si trova sui banchi del supermercato. Forse, ma è un grosso forse, oggi comprandolo diamo una nuova possibilità ai ciclidi, ma il prezzo è alto.


Questo post partecipa al Quarto Carnevale della biodiversità ospitato da Erba Volant che ha per tema Alieni tra noi. Vi invito a leggere l'introduzione del titolare del blog, Renato Bruni, dove troverete tutti i post aderenti all'iniziativa.
Fino all'ultimo sono stato indeciso se far parte del gruppo e per settimane mi sono mosso tra "Tilapia senza confini" o "Mascelle aliene" (la tentazione di continuare la serie di post sulle mascelle scorre sempre forte nelle mie vene). All'ultimo momento mi sono accorto che non avevo mai parlato della storia della perca nonostante i ciclidi del lago Vittoria fossero sporadicamente comparsi qua e là nel blog. Saltare questa puntata del Carnevale trascurando la possibilità di parlare dell'estinzione di questi ciclidi mi è sembrata azione vergognosa anche se la storia dell'invasione del lago Vittoria da parte della perca del Nilo è presente in molti libri di testo di biologia delle superiori. Per chi volesse approfondire l'argomento non posso che consigliare la lettura dei libri da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni riportate sopra. Prima di tutto "Maestri dell'Evoluzione" di George Barlow, un libro sulla storia naturale dei ciclidi fuori catalogo alla cui traduzione e revisione ho partecipato in prima persona. Probabilmente lo potete trovare nella versione Inglese. A metà strada tra autobiografia e saggio scientifico è "Lo strano caso del Lago Vittoria" di Tijs Goldschmidt, un libro che va ben al di là del lago Vittoria e dei suoi pesci. Del ritorno dei ciclidi nel lago ne avevo parlato in questo post, circa un anno fa, ma vale ugualmente la pena citare l'intervista a Ole Seehausen pubblicata su Nature che è liberamente scaricabile a questo link. Le informazioni sulle comunità locali sono tratte da "L'Incubo di Darwin", un documentario che si occupa dell'impatto della perca del Nilo sull'economia della Tanzania. Comprate il DVD, non scaricatelo! L'ho propinato per anni agli studenti parlando della globalizzazione invece di parlare del mercato delle rose coltivate in Etiopia o dell'abbigliamento prodotto in Cina. Colpisce dritto allo stomaco. Un assaggio lo trovate sul tubo.


lunedì 23 maggio 2011

Carnevale della Biodiversità: il bando della IV edizione

La terza edizione del Carnevale della Biodiversità si è rivelata di livello molto elevato, e come organizzatori siamo quindi decisamente contenti. Abbiamo deciso di rimetterci in moto anche stavolta per "generare" una quarta edizione.

Che si apre con alcune novità: prima di tutto il comitato centrale - Livio, Lisa e Marco - ha chiesto a un ospite (nel senso di host, non di guest) di prendersi carico del Carnevale stesso e commentare quindi con sapienza i post che saranno pubblicati. E che ospite: si tratta infatti di Renato Bruni titolare del blog Erba Volant, uno dei migliori dell'intera blogosfera italiana, per la botanica o non solo.

Il secondo cambiamento è la data di pubblicazione, che sarà il 22 giugno.

La ragione è che vorremmo saltare un'edizione, quella estiva (teoricamente agosto) perché siamo quasi certi che non saranno moltissimi i blogger vogliosi di spendere lunghe ore davanti al computer a luglio; per non porre troppo tempo in mezzo tra la quarta e la quinta puntata, abbiamo modificato la data di pubblicazione. La puntata successiva sarà quindi a ottobre.

L'argomento su cui graviteranno i post di questa edizione è decisamente interessante, e siamo sicuri che ancora una volta solleticherà la vostra curiosità e fantasia. Eccolo:

"Alieni fra noi”

Come per la terza edizione, visto che i blogger che ci chiedono di aderire sono sempre più numerosi, questa volta non vi anticipiamo l'elenco dei partecipanti in modo da lasciare una porta aperta ai ritardatari: se vi va di partecipare scriveteci!

martedì 12 aprile 2011

Carnevale della Biodiversità: III Puntata


Aprile è il mese della pazzia (o dell'idiozia) e un po' di follia c'è nel soggetto della terza edizione del Carnevale della Biodiversità: Le dimensioni contano. A dispetto delle temperature di questi giorni e del tema, i nostri blogger si sono dedicati con notevole impegno all'impresa di rendere divertente ed interessante questo appuntamento e hanno spaziato attraverso ogni regno dei viventi. Benvenuti quindi a questa edizione e se le dimensioni contano davvero sappiate che anche questa volta il tempo richiesto per leggere e riflettere su tutto non sarà poco.


La maggior parte dei post ha toccato il nucleo del tema: le dimensioni sono davvero importanti? Cosa cambia nell'essere piccoli o grandi? Mi piace quindi iniziare con Bottiglie di Leida che ci introduce ai misteri matematici delle relazioni che legano superfici e volumi e che rappresentano alcune delle poche leggi che in biologia ha valore quasi universale.


Biosproject: Earth invece esplora alcuni tra i vantaggi di taglia: la dissipazione del calore, la vita di gruppo e la comunicazione tra gli individui che rende il gruppo un'unità efficiente. Essere piccoli tuttavia non vuol dire essere ininfluenti: è il caso dei licheni.


Ad essere grandi non sono solo gli organismi, ma anche le molecole. Ecco quindi Rubisco, l'enzima delle meraviglie, che, oltre ad essere uno dei più grandi enzimi esistenti, è anche il principale strumento per la fissazione del carbonio. Ve ne parla Varie ed Eventuali.


Essere complessi significa essere grandi? Se lo chiede Scimmia da parte paterna che indaga i genomi e le loro dimensioni. Ciò che conta non è il tanto il crudo dato numerico delle basi azotate, ma l'interazione tra i geni e tra i geni e le proteine.


I genomi e le loro caratteristiche sono al centro del post di My Genomix che attraverso un vero tripudio di esempi ci avvicina alla teoria del DNA altruista. A scrivere di DNA egoista sono capaci tutti (soprattutto dopo Richard Dawkins), ma ad elogiare il DNA non codificante ci riescono in pochi. Lasciatevi sorprendere.


Con un titolo così malizioso, questo carnevale poteva trascurare le strategie sessuali di animali e piante? Oryctes Frammenti di natura ci presenta gli aspetti più imbarazzanti della vita sessuale di coleotteri, moscerini, uccelli e primati e soprattutto quella che Fabrizio de André definiva" fra tutte le virtù la più indecente".


NaturaMat3matica si tuffa in una recentissima ricerca condotta su un ragno nordamericano che dimostra che le dimensioni da sole non bastano. Ad influenzare la scelta del partner da parte delle femmine è anche lo stato alimentare della femmina stessa e le caratteristiche sessuali secondarie dei maschi. Lo sanno tutti, a pancia piena si ragiona di più e ci si permette di essere più esigenti e meno aggressivi.


Io stesso sono stato sedotto dal lato oscuro del tema e ho indugiato sulle strategie riproduttive dei ciclidi e sul loro dimorfismo sessuale coinvolgendo specie poligame e monogame. Alla fine viene da affermare che forse, ma solo forse, piccolo è bello, ma sicuramente è più fedele.


Potere ai piccoli quindi! Ancora una volta buona parte dei blogger ha voluto sconfessare la chiave di lettura più evidente del tema e grida a gran voce che piccolo non è ininfluente. È il caso di Evoluzionista impertinente che ci parla di come i pidocchi siano passati indenni attraverso le grandi catastrofi della storia della vita.


Anche oggi Continuo proceso di cambio ci mostra come i batteri possano influenzare animali e piante al punto di guidarne il percorso evolutivo. È il caso di Wolbachia, che solo per dirne una uccide i maschi di diverse specie di insetti, e di Agrobacterium tumefaciens che provoca tumori nelle cellule vegetali. Il nostro destino è in una manciata di batteri?


Piccolo è bello, ma spesso è anche strano. Il post di Leucophaea porta alla ribalta vermi e virus. Chi come me ha studiato la zoologia nel millennio scorso non può scordare la netta divisione che ci veniva insegnata tra protostomi e deuterostomi. Le conoscenze avanzano e ciò che sembrava distante ora non lo è più come prima. Dove si andrà a finire? E che dire del fatto che si proponga un nuovo regno per organismi che in passato erano catalogati come virus? Urgono nuovi testi di Zoologia.


Così poco tempo, così tanti mammiferi. L'orologiaio miope dimostra come i mammiferi in pochi milioni di anni abbiano conquistato ogni ambiente disponibile in un fiorire di forme non propriamente infinite, ma sicuramente bellissime. Oggi è la volta di veri e propri recordbeast: dal più piccolo al più grande. Chi la vince? Fate il vostro gioco.


Un terzo gruppo di blog passa in rassegna alcuni organismi e le loro particolarità. Si parte dalle scimmie di mare di DropSea e dalla loro tolleranza verso acque ipersaline. Le scimmie di mare occupano un posto privilegiato nei ricordi di chi cercava gli occhiali a raggi X e diavolerie varie sulle pagine dell'Intrepido e vengo percorso da un brivido quando se ne parla, in particolare della loro fisiologia.


Evolve or die collega Charles Darwin a questa edizione del Carnevale descrivendo i fossili di gliptodonte che tanto gli furono cari e che il padre della teoria della discendenza attraverso modificazione scoprì nell'unico grande viaggio della sua vita.


Paper Fish, invece, percorre alcuni livelli del sistema di organizzazione dei viventi chiedendosi se quale sia il rapporto esistente tra biodiversità e dimensioni: ecosistemi, popolazioni, individui. Dove si va a parare? Ancora nel campo della sessualità dei pesci ossei. Scusateci, siamo ittiologi per formazione.


Concludo con il post di Theropoda dove il tema del terzo appuntamento del Carnevale della Biodiversità trova una chiave di lettura totalmente inaspettata: come si muovevano i Theropodi? Come ogni nuova produzione che si rispetti, anche in questo post il 3D non viene ignorato.


Arrivederci alla prossima edizione che avrà per tema ... e che verrà ospitata da ... (suvvia, un poco di suspense) e un grazie di cuore a tutti i blogger che hanno trovato tempo, energie e voglia di partecipare.


Se mi lasci non vale

Koblmüller S., Duftner N., Sefc K. M., Aibara M., Stipacek M., Blanc M., Egger B., Sturmbauer C. 2007, BMC Evolutionary Biology




Questo post fa parte della terza edizione del Carnevale della Biodiversità che ho il piacere di ospitare e che ha per titolo Le dimensioni contano. In questo post affronterò la biodiversità dal punto di vista delle strategie riproduttive dei ciclidi legandole al dimorfismo sessuale, al fatto cioè che maschi e femmine raggiungano taglie differenti geneticamente predeterminate, un fenomeno molto diffuso tra vari animali, ma che nei pesci e nei ciclidi in particolare mostra una sorprendente variabilità.

Che i due sessi siano spesso diversi per dimensioni è un fenomeno che non ha bisogno di grandi dimostrazioni. Negli invertebrati e nei cosiddetti vertebrati a sangue freddo è generalmente la femmina ad essere più grande, ma la situazione si ribalta in molti uccelli e mammiferi. Nonostante tutto però sono i ciclidi a riportare il caso più eclatante di dimorfismo sessuale fino ad ora scoperto con la specie Lamprologus callipterus del lago Tanganica. In questo ciclide delle zone sabbiose il maschio è 10 volte più grande della femmina e possiede affollati harem che dipendono dalla quantità di conchiglie vuote di gasteropodi acquatici. Le femmine di L. callipterus, infatti, depongono le uova nelle conchiglie e vi crescono i piccoli. Da parte loro i maschi sono troppo grandi per entrare nei gusci e si limitano ad accumularne sempre più, giungendo spesso a rubare le conchiglie dai cumuli altrui per ampliare harem e proprietà. Tuttavia fatta la legge, trovato l’inganno. In questa specie, infatti, esiste un secondo tipo di maschio, che può essere definito sneaker, che cresce meno e che somiglia alle femmine nella colorazione. Si tratta di un professionista del tradimento che punta a fecondare le uova appena deposte o ad accoppiarsi con le femmine quando il padrone di casa è assente. Tale "spregevole" individuo riesce ad approfittare dell'ospitalità offertagli poiché il titolare dell’harem è incapace di riconoscerlo come rivale. Se vi state chiedendo se è stato il sesso maschile a crescere oltremisura o quello femminile a ridursi in questa specie, sappiate che l'ipotesi ritenuta attualmente più probabile prevede che siano state le femmine a ridursi per poter sfruttare i letti di conchiglie come luoghi di nidificazione.

Nei ciclidi il sesso più grande è generalmente quello maschile. Questo è dovuto al fatto che buona parte dei ciclidi sono poligami vista la tendenza della maggior parte delle specie all'incubazione orale femminile. Una volta evolutasi l’incubazione orale il maschio può, infatti, facilmente sganciarsi dalla consorte alla quale demanda tutte le cure parentali e dedicarsi a nuove conquiste. In fondo ben pochi posti sono sicuri come la bocca della mamma. È il caso di gran parte degli Haplochromini che nei grandi laghi africani hanno trovato lo scenario ideale per una delle radiazioni più ampie e veloci tra tutti i vertebrati. I ciclidi maschi di questi ambienti competono tra loro per le femmine e sono costretti a diventare più grandi e più colorati.

Personalmente trovo più intrigante il caso dei ciclidi monogami, ma per arrivare a discutere del legame di coppia che si instaura occorre rendersi conto della particolarità tutta ciclidesca che sono le femmine a prendersi cura dei piccoli. Se un pesce si prende cura della prole, e non è un ciclide, si può prevedere con ragionevolezza che sia di sesso maschile. Si vince nell'ottanta per cento dei casi. Probabilmente la causa di tale monopolizzazione delle cure parentali da parte dei maschi sta nel tentativo di evitare che altri maschi fecondino le uova della femmina o delle femmine con cui ci si accoppia. Ecco spiegati i vari spinarelli che costruiscono nidi di alghe per la deposizione delle uova da parte di femmine che verranno subito dopo allontanate e i cavallucci marini che portano le uova nella borsa incubatrice. Nei ciclidi invece la situazione si ribalta. Il più delle volte è la femmina che prende in carico la cura dei figli, da sola o in collaborazione con il partner. Perché?

La risposta sta nella storia evolutiva di questi pesci ossei. Si pensa, infatti, che i ciclidi derivino da specie in cui sia il maschio che la femmina si prendevano cura della prole deponendo su substrato. Cure biparentali non richiedono necessariamente la monogamia, anzi la monogamia è affare poco diffuso che per instaurarsi necessita, perlomeno dal punto di vista teorico, di condizioni particolari: scarse possibilità di trovare un partner e/o vita in un ambiente ostile dove sono necessari gli sforzi di entrambi i genitori per portare alla maturità i figli. È il caso di Boulengerochromis microlepis, per esempio, una specie del lago Tanganica che con 80-90 cm di lunghezza è il ciclide più grande al mondo. Quando uno dei genitori di una coppia in riproduzione muore o viene allontanato, la prole viene sempre implacabilmente divorata dai predatori.

Abbandonare il talamo nuziale è quindi impossibile? No. A condizionare il legame alla famiglia da parte dei maschi è spesso la variazione delle condizioni ambientali. Alcune teorie ipotizzano che l'avanzare della stagione riproduttiva invogli all'abbandono (una nuova covata a fine stagione richiede meno cure di una prodotta all'inizio), altre invece pensano che valga l'esatto contrario. Uno studio condotto su alcuni ciclidi (5 specie del genere Amphilophus e una del genere Amatitlania) dei laghi del Nicaragua suggerisce che sia la dimensione della femmina a indurre il maschio ad andarsene. In ambienti a competizione e predazione intense, le femmine delle specie più grandi, infatti, dovrebbero essere meglio equipaggiate ad affrontare le avversità e a portare alla maturità i giovani. In natura è stato dimostrato che nelle specie più grandi l'abbandono da parte del maschio è più comune rispetto alle specie più piccole. Altri fenomeni spingono a pensare che piuttosto che la difficoltà a trovare un partner sia la ricerca di un territorio di buona qualità a condizionare un forte legame tra i genitori. A questo punto dalla monogamia alla poligamia il passo può essere breve se i maschi iniziano ad abbandonare le femmine. È solo questione di dimensioni e di tempo.

Wikimedia Commons - Hippocampus

Amatitlania nigrofasciata






Schutz, D., & Taborsky, M. (2000). Giant males or dwarf females: what determines the extreme sexual size dimorphism in Lamprologus callipterus? Journal of Fish Biology, 57 (5), 1254-1265 DOI: 10.1111/j.1095-8649.2000.tb00485.x


Topi K. Lehtonen, Bob B. M. Wong, Kai Lindström and Axel Meyer (2011). Species divergence and seasonal succession in rates of mate desertion in closely related Neotropical cichlid fishes BEHAVIORAL ECOLOGY AND SOCIOBIOLOGY : DOI: 10.1007/s00265-010-1061-6