martedì 12 febbraio 2013
L'isola che c'è e il post che non c'è
domenica 13 gennaio 2013
Il bando dell'ottava edizione del Carnevale della Biodiversità: L'isola che c'è.
mercoledì 12 dicembre 2012
Esociclidi: ciclidi nello spazio
Ho visto cose... La biologia dei mondi fantastici
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| I wookie, wookiepedia |
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| Lo Xenomorfo, Torugatoru |
Qualcuno ha osato saggiare il lato oscuro della scoperta di nuovi mondi: la distruzione di habitat che tanto ha scosso le nostre coscienze durante la visione di Avatar. Ogni libro di futurologia che si rispetti, questo è solo uno dei più recenti, parla del terraforming di Marte, del processo con cui l'uomo in un futuro prossimo modificherà la superficie del pianeta rosso per renderla abitabile. Sembra paradossale parlare di distruzione del territorio quando ci si riferisce a pianeti apparentemente disabitati e privi di attività geologica. Ma è proprio come sembra? Oppure, dato che non abbiamo altri esempi di vita al di fuori di quella che popola la Terra, siamo davvero in grado di riconoscere gli alieni? A raccontarcelo in maniera toccante è PaperFish.
E i vegetali? Come possiamo tralasciare i produttori? Meristemi investiga il colore delle piante presenti su altri sistemi e soprattutto cerca di capire che tipo di vegetali cresce sui pianeti guardando il colore delle stelle che li irradia. Le conclusioni, in alcuni casi, possono essere desolanti.Meno desolante è il ruolo che piante e alghe giocheranno negli spostamenti spaziali. Saranno geneticamente modificate, serviranno a depurare aria e acqua, e produrranno cibo. Esisterà anche un nuovo lavoro, quello di giardiniere spaziale. Ne parla La belle Verte.
L'ultimo carro di bestie, pardon, piante fantastiche, trasporta le piante carnivore nelle loro più disparate incarnazioni: trifidi, temibili piante mobili che cacciano gli uomini, pomodori assassini, alberi mangia-uomini del Madagascar. Dopo aver letto questo post guarderemo gelsomini e tronchetti della felicità in maniera diversa. Lo racconta Evolve or die.
lunedì 12 novembre 2012
Il carnevale della biodiversità riemerge dalla criptobiosi
martedì 10 aprile 2012
Suggerimenti per Carnevale
Leucophaea, L'orologiaio miope, Mahengechromis
lunedì 12 dicembre 2011
Io sono colonia
"Non spargerai il tuo seme nel territorio del padre. Non deporrai uova. Non ti nutrirai dei fratelli e delle sorelle e li proteggerai anche a costo della vita. Ti sottometterai ai genitori e ai superiori. Tu vivi grazie alla colonia e per la colonia e non avrai altro all'infuori di essa."
Il nuovo giorno inizia con il coro dei comandamenti che tutti i sottomessi recitano sotto lo sguardo compiaciuto della coppia dominante, ma oggi è diverso, lo sento dai miei livelli ormonali. Già da un po' mi sono accorto di essere cresciuto e di avere guadagnato le strisce sul muso che indicano l'entrata di diritto tra gli adulti della mia specie. Chi sono io? Sono un ciclide, la punta di diamante dell'evoluzione ittica. La scienza umana afferma che appartengo alla specie Neolamprologus pulcher e che vivo in uno dei più grandi laghi al mondo, il Tanganica. Appartengo a una famiglia numerosa, anzi alcuni dicono che quella dei ciclidi è la famiglia di pesci più grande al mondo, ma lascio la teoria agli uomini. Quello che conta quando vivi in un lago come il mio è mangiare e non essere mangiato. Inoltre, qui tutti o quasi sono ciclidi. Devo dire altro? Quando osservo il grande verde, l'acqua che ribolle di fitoplancton e dello zooplancton che lo caccia e di cui a mia volta mi nutro, scorgo unicamente pesci della mia schiatta. Forse i ciclidi non sono così tanti e quello che si tramanda sono solo bugie inventate per impedirci di andarcene. Nella colonia, infatti, si racconta di fratelli e sorelle che si sono allontanati e che non hanno mai fatto ritorno. Il male esiste e ha la forma di un enorme Boulengerochromis predatore o di un lurido mangiatore di scaglie a tradimento del genere Perissodus, ma io so che alcuni della mia generazione se ne sono andati per ritornare smagriti e smunti. Con misericordia li abbiamo accettati di nuovo tra noi, purché si rassegnassero ad occupare i gradini più bassi nella gerarchia. A volte sono tentato anch'io di fuggire e di fondare un gruppo tutto mio. Magari un fratello o una sorella hanno avuto il coraggio che mi manca e la fortuna gli ha arriso; per questo mi soffermo a scrutare i vicini nella speranza di riconoscere qualcuno. Ne osservo i filamenti e le strisce scure della livrea, indugio sulle forme appesantite delle femmine gonfie di uova e su quelle massicce dei maschi. In quasi ognuno di loro mi pare di riconoscere l'odore familiare di un parente. Forse esiste un ammasso labirintico di rocce che accoglie i profughi delle colonie, una terra promessa dove abbonda il plancton e scarseggiano i predatori, ma si trova a distanze impensabili per un pesciolino di cinque centimetri, coda esclusa, come me e lungo un percorso costellato di colonie come la mia.
Non appena sono stato in grado di nuotare mio padre mi ha mostrato il territorio. Eravamo circa una trentina, ma solo cinque o sei di noi sono arrivati all'età adulta. Gli altri sono stati divorati, forse da quei terribili pesci viscidi e furtivi simili a serpenti che si aggirano tra le rocce. Quando gironzolano intorno alla colonia la linea laterale inizia a pulsare impazzita sotto il morso della paura. Oggi, come quella volta in cui mi mostrò i confini della colonia, mio padre mi avvicina e mi parla direttamente. Espande le pinne fino all'ultimo raggio e mi dà qualche colpetto sulla testa con il muso mantenendomi sotto di sè. È il suo modo per dire che si compiace di come sono cresciuto sano e vigoroso e di come sono diventato un bravo figliolo timorato. Nel frattempo inizia a comunicare con la retorica delle grandi occasioni. "Ora sei aiutante scelto. Il futuro della colonia è nelle tue mani. Ricordati, proteggere e servire, questo è il tuo compito. Proteggere e servire." Un attimo dopo pinneggia veloce verso i massi più riparati dove lo aspetta per l'accoppiamento una femmina giovane. La mamma è sparita un paio di giorni fa, al crepuscolo, e una femmina è ascesa dopo qualche breve scaramuccia al suo posto di comando e di riproduzione.
Inizia in quel momento la mia scalata nel clan. Nei primi giorni sono ai margini del territorio, nei luoghi dove i predatori colpiscono maggiormente. Sono fortunato e soprattutto veloce. Colpisco con violenza i pesci che vogliono divorare i miei protetti e so quando fuggire in presenza di un avversario molto più forte e grande. Il tempo mi insegna che anche per me vi sono occasioni riproduttive. La mia prima volta è con la giovane compagna di papà. Lui si distrae un attimo e in quell'istante la femmina mi guarda e depone un uovo. Mi precipito ed emetto un nuvoletta di spermi per poi fuggire a pinne levate. Papà sta tornando al luogo di deposizione e non gradirebbe scoprire che la seconda moglie (o la terza, non ricordo bene) lo tradisce con uno dei figli prediletti. Per noi ciclidi la tempestività nell'eiaculazione è un pregio e l'indulgere nelle pratiche della fecondazione è un lusso che non ci è concesso. Sono stato tentato dal sesso tante altre volte, ma non sono certo di essere divenuto padre. I miei spermatozoi, infatti, si trovano ogni volta a combattere con quelli degli altri maschi per arrivare primi all'uovo, ma le mie gonadi atrofizzate hanno imparato a produrre spermi resistenti e vigorosi in grado di eludere i mille tranelli escogitati dagli altri per impedire loro l'entrata nella cellula uovo. Il tradimento perpetrato ai danni di mio padre mi ha balenato il dubbio di essere a mia volta frutto di una scappatella della mamma. Non sono turbato più di tanto. Ho già detto che quello che importa è mangiare e non essere mangiato?
Perché rimango nella colonia? Voi ve ne andreste? Noi pulcher non siamo una stirpe di eroi e esploratori, anche se il momento in cui la colonia ti scaccia arriva inesorabile per tutti i sottoposti. Nella nostra vita ci spostiamo di poco, manciate di centimetri, al massimo metri. La colonia dà sicurezza, rifugio, cibo e la possibilità di impratichirsi nell'allevamento della prole a costo zero. In cambio ci è richiesto di non riprodursi.
Ho guadagnato il centro della colonia, ben distante dai predatori più temibili e dai rissosi vicini. Giovani femmine, che potrebbero essere le mie nipoti, si avvicinano con fare voluttuoso mostrandomi le loro pinne dai lunghi filamenti scolpite da generazioni di accoppiamenti tra individui dai destini fortunati e da un senso estetico teso a rendere il più attraenti possibile. Quasi tutta la mia giornata è spesa nell'accudimento dei piccoli, nella pulizia del territorio e soprattutto nell'alimentarmi. Papà è stato sostituito da un giovane maschio che passa la maggior parte del tempo a sottomettere i rivali, lo capisco dal suo livello di cortisolo, l'ormone dello stress. Il potere logora anche chi lo esercita? Io, invece, non me la passo tanto male. Le mie compagne di lavoro non hanno perso l'abitudine di deporre qualche uovo per me, il cibo abbonda e il tempo non manca. Un domani il capo della colonia potrebbe cadere vittima di un predatore. Oppure potrei affrontarlo e sottometterlo, sono forte ora. Allora sarà il mio turno di comandare, il turno dell'eterno secondo. Adesso scusatemi, devo tornare al mio compito. Fecondare mi fornisce le energie necessarie per prendermi cura dei figli del gruppo con rinnovato entusiasmo. Forza, piccoli, ripetiamo insieme. "Non spargerai il tuo seme nel territorio del padre. Non deporrai uova. Non ti nutrirai dei fratelli e delle sorelle e li proteggerai anche a costo della vita. Ti sottometterai ai genitori e ai superiori. Tu vivi grazie alla colonia e per la colonia e non avrai altro all'infuori di essa."
mercoledì 12 ottobre 2011
I ciclidi della soda
Siamo in Africa, Tanzania, ai margini della Rift Valley. Il lago che appare agli occhi dei viaggiatori si chiama Natron ed è uno dei posti più inospitali della Terra. Forse non è corretto chiamare lago una spianata di fango ricoperta di bicarbonato di sodio, ma tutti lo indicano così. Durante la stagione secca l'acqua assume il colore di un manto zebrato; solo che si tratta di una zebra rossa striata di bianco. Questa colorazione è dovuta al fiorire dei microorganismi fotosintetici che vi prosperano in quel periodo. Il lago non supera i 3 metri di profondità e l'acqua è alla temperatura di 42°C con un pH di circa 9. Qua e la ci sono ci sono delle immissioni di acqua dolce tra cui spiccano quelle del fiume Ewaro-Ngiro e negli anni più umidi la superficie del lago è ricoperta da uno strato di acqua dolce. Ai piedi del rift vi sono un paio di lagune che sono alimentate da sorgenti ed una di esse è abitata da pesci. Gemello del Natron è il lago Magadi in cui le condizioni sono simili se non più rigide: zone anossiche che contrastano con aree ad elevatissima concentrazione di ossigeno, predazione aviaria intensa e un'insana pioggia di radiazioni ultraviolette superiore alla norma.
Seegers L., Tichy H. 1999. The Oreochromis alcalicus flock (Teleostei: Cichlidae) from lakes Natron and Magadi, Tanzania and Kenya, with descriptions of two new species. Ichthyological Exploration of Freshwaters 10(2): 97–146.
lunedì 12 settembre 2011
Carnevale della biodiversità: 5° edizione. Il Bando.
Ecco I link alle passate edizioni:
I - Infinite forme bellissime
II -Biodiversita' e adattamenti
III - Le dimensioni contano
IV - Alieni tra noi
Torniamo ora alla carica proponendovi un tema che sarà ancora una volta una sfida e una provocazione:
FAQ:
martedì 21 giugno 2011
Un secchio ne bastò

lunedì 23 maggio 2011
Carnevale della Biodiversità: il bando della IV edizione
La terza edizione del Carnevale della Biodiversità si è rivelata di livello molto elevato, e come organizzatori siamo quindi decisamente contenti. Abbiamo deciso di rimetterci in moto anche stavolta per "generare" una quarta edizione.
Che si apre con alcune novità: prima di tutto il comitato centrale - Livio, Lisa e Marco - ha chiesto a un ospite (nel senso di host, non di guest) di prendersi carico del Carnevale stesso e commentare quindi con sapienza i post che saranno pubblicati. E che ospite: si tratta infatti di Renato Bruni titolare del blog Erba Volant, uno dei migliori dell'intera blogosfera italiana, per la botanica o non solo.
Il secondo cambiamento è la data di pubblicazione, che sarà il 22 giugno.
La ragione è che vorremmo saltare un'edizione, quella estiva (teoricamente agosto) perché siamo quasi certi che non saranno moltissimi i blogger vogliosi di spendere lunghe ore davanti al computer a luglio; per non porre troppo tempo in mezzo tra la quarta e la quinta puntata, abbiamo modificato la data di pubblicazione. La puntata successiva sarà quindi a ottobre.
L'argomento su cui graviteranno i post di questa edizione è decisamente interessante, e siamo sicuri che ancora una volta solleticherà la vostra curiosità e fantasia. Eccolo:
"Alieni fra noi”
Come per la terza edizione, visto che i blogger che ci chiedono di aderire sono sempre più numerosi, questa volta non vi anticipiamo l'elenco dei partecipanti in modo da lasciare una porta aperta ai ritardatari: se vi va di partecipare scriveteci!
martedì 12 aprile 2011
Carnevale della Biodiversità: III Puntata

Se mi lasci non vale
Questo post fa parte della terza edizione del Carnevale della Biodiversità che ho il piacere di ospitare e che ha per titolo Le dimensioni contano. In questo post affronterò la biodiversità dal punto di vista delle strategie riproduttive dei ciclidi legandole al dimorfismo sessuale, al fatto cioè che maschi e femmine raggiungano taglie differenti geneticamente predeterminate, un fenomeno molto diffuso tra vari animali, ma che nei pesci e nei ciclidi in particolare mostra una sorprendente variabilità.
Che i due sessi siano spesso diversi per dimensioni è un fenomeno che non ha bisogno di grandi dimostrazioni. Negli invertebrati e nei cosiddetti vertebrati a sangue freddo è generalmente la femmina ad essere più grande, ma la situazione si ribalta in molti uccelli e mammiferi. Nonostante tutto però sono i ciclidi a riportare il caso più eclatante di dimorfismo sessuale fino ad ora scoperto con la specie Lamprologus callipterus del lago Tanganica. In questo ciclide delle zone sabbiose il maschio è 10 volte più grande della femmina e possiede affollati harem che dipendono dalla quantità di conchiglie vuote di gasteropodi acquatici. Le femmine di L. callipterus, infatti, depongono le uova nelle conchiglie e vi crescono i piccoli. Da parte loro i maschi sono troppo grandi per entrare nei gusci e si limitano ad accumularne sempre più, giungendo spesso a rubare le conchiglie dai cumuli altrui per ampliare harem e proprietà. Tuttavia fatta la legge, trovato l’inganno. In questa specie, infatti, esiste un secondo tipo di maschio, che può essere definito sneaker, che cresce meno e che somiglia alle femmine nella colorazione. Si tratta di un professionista del tradimento che punta a fecondare le uova appena deposte o ad accoppiarsi con le femmine quando il padrone di casa è assente. Tale "spregevole" individuo riesce ad approfittare dell'ospitalità offertagli poiché il titolare dell’harem è incapace di riconoscerlo come rivale. Se vi state chiedendo se è stato il sesso maschile a crescere oltremisura o quello femminile a ridursi in questa specie, sappiate che l'ipotesi ritenuta attualmente più probabile prevede che siano state le femmine a ridursi per poter sfruttare i letti di conchiglie come luoghi di nidificazione.
Nei ciclidi il sesso più grande è generalmente quello maschile. Questo è dovuto al fatto che buona parte dei ciclidi sono poligami vista la tendenza della maggior parte delle specie all'incubazione orale femminile. Una volta evolutasi l’incubazione orale il maschio può, infatti, facilmente sganciarsi dalla consorte alla quale demanda tutte le cure parentali e dedicarsi a nuove conquiste. In fondo ben pochi posti sono sicuri come la bocca della mamma. È il caso di gran parte degli Haplochromini che nei grandi laghi africani hanno trovato lo scenario ideale per una delle radiazioni più ampie e veloci tra tutti i vertebrati. I ciclidi maschi di questi ambienti competono tra loro per le femmine e sono costretti a diventare più grandi e più colorati.
Personalmente trovo più intrigante il caso dei ciclidi monogami, ma per arrivare a discutere del legame di coppia che si instaura occorre rendersi conto della particolarità tutta ciclidesca che sono le femmine a prendersi cura dei piccoli. Se un pesce si prende cura della prole, e non è un ciclide, si può prevedere con ragionevolezza che sia di sesso maschile. Si vince nell'ottanta per cento dei casi. Probabilmente la causa di tale monopolizzazione delle cure parentali da parte dei maschi sta nel tentativo di evitare che altri maschi fecondino le uova della femmina o delle femmine con cui ci si accoppia. Ecco spiegati i vari spinarelli che costruiscono nidi di alghe per la deposizione delle uova da parte di femmine che verranno subito dopo allontanate e i cavallucci marini che portano le uova nella borsa incubatrice. Nei ciclidi invece la situazione si ribalta. Il più delle volte è la femmina che prende in carico la cura dei figli, da sola o in collaborazione con il partner. Perché?
La risposta sta nella storia evolutiva di questi pesci ossei. Si pensa, infatti, che i ciclidi derivino da specie in cui sia il maschio che la femmina si prendevano cura della prole deponendo su substrato. Cure biparentali non richiedono necessariamente la monogamia, anzi la monogamia è affare poco diffuso che per instaurarsi necessita, perlomeno dal punto di vista teorico, di condizioni particolari: scarse possibilità di trovare un partner e/o vita in un ambiente ostile dove sono necessari gli sforzi di entrambi i genitori per portare alla maturità i figli. È il caso di Boulengerochromis microlepis, per esempio, una specie del lago Tanganica che con 8
Abbandonare il talamo nuziale è quindi impossibile? No. A condizionare il legame alla famiglia da parte dei maschi è spesso la variazione delle condizioni ambientali. Alcune teorie ipotizzano che l'avanzare della stagione riproduttiva invogli all'abbandono (una nuova covata a fine stagione richiede meno cure di una prodotta all'inizio), altre invece pensano che valga l'esatto contrario. Uno studio condotto su alcuni ciclidi (5 specie del genere Amphilophus e una del genere Amatitlania) dei laghi del Nicaragua suggerisce che sia la dimensione della femmina a indurre il maschio ad andarsene. In ambienti a competizione e predazione intense, le femmine delle specie più grandi, infatti, dovrebbero essere meglio equipaggiate ad affrontare le avversità e a portare alla maturità i giovani. In natura è stato dimostrato che nelle specie più grandi l'abbandono da parte del maschio è più comune rispetto alle specie più piccole. Altri fenomeni spingono a pensare che piuttosto che la difficoltà a trovare un partner sia la ricerca di un territorio di buona qualità a condizionare un forte legame tra i genitori. A questo punto dalla monogamia alla poligamia il passo può essere breve se i maschi iniziano ad abbandonare le femmine. È solo questione di dimensioni e di tempo.
Wikimedia Commons - Hippocampus
Amatitlania nigrofasciata
Schutz, D., & Taborsky, M. (2000). Giant males or dwarf females: what determines the extreme sexual size dimorphism in Lamprologus callipterus? Journal of Fish Biology, 57 (5), 1254-1265 DOI: 10.1111/j.1095-8649.2000.tb00485.x
Topi K. Lehtonen, Bob B. M. Wong, Kai Lindström and Axel Meyer (2011). Species divergence and seasonal succession in rates of mate desertion in closely related Neotropical cichlid fishes BEHAVIORAL ECOLOGY AND SOCIOBIOLOGY : DOI: 10.1007/s00265-010-1061-6







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