Privacy Policy e note legali

Visualizzazione post con etichetta Sud America. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sud America. Mostra tutti i post

mercoledì 5 agosto 2015

Nuove specie: la Crenicichla di Wallace (Crenicichla monicae)



La Helen bruciava: 235 tonnellate di brigantino ricolmo di gomma, cacao, resina di copaiba se ne andavano in fumo nell'Oceano Atlantico. Era il 6 agosto 1852 e Alfred Russel Wallace, il padre della teoria dell'evoluzione per selezione naturale insieme a Charles Darwin e unico passeggero della nave, guardava sconsolato bruciare e sprofondare nelle acque il lavoro di tre anni in Amazzonia. Abbandonava diari, disegni, taccuini e scatole destinate ai musei e ai collezionisti europei che accoglievano gli esemplari raccolti sfidando malaria, febbre gialla e difficoltà che lo avevano portato quasi alla morte. Nella scialuppa portava solo alcuni disegni e qualche taccuino.
Tra gli animali raccolti c'erano pesci naturalmente e ovviamente ciclidi. A testimoniarlo rimangono i magnifici disegni che Wallace stesso ha in seguito donato al Museo di Storia Naturale di Londra. Dopo oltre 160 anni uno dei ciclidi raccolti da Wallace (sono riuscito a recuperare nell'internet il disegno), e andato perso nell'incendio della Helen, ha ricevuto un nome scientifico: Crenicichla monicae (appartiene secondo gli autori al gruppo lugubris). La specie è diffusa nel ramo inferiore del Rio Uapes e del Rio Içana (affluenti del Rio Negro superiore) ed è nota in acquariofilia come Crenicichla sp. "Uapes". Vive in simpatria con C. johanna e C. lenticulata.
Non ho ancora ricevuto l'articolo scientifico e non ho perciò ulteriori notizie da aggiungere se non quanto si può dedurre dall'abstract. In verità una curiosità mi è rimasta. Ma Crenicichla wallacii perché ha ricevuto questo nome? La descrizione di C. wallacii si deve a Tate Regan (1905) che attribui il suo nome specifico perché conosceva il disegno di apertura del post, sapeva che il materiale zoologico raccolto da Wallace proveniente dal Rio Negro era andato perso e pensava che Wallace avesse raccolto questa piccola Crenicichla. Il confronto tuttavia dimostra che disegno e esemplari non concordano. A volte le convinzioni personali sono più forti del dato di fatto?


Probabile esemplare di C. wallacii che fotografai nel 2010. Ne ho parlato in questo post. Comparatelo con il disegno di Wallace. Quali sono le somiglianze?

Kullander S. O., Varella H. R. 2015. Wallace’s Pike Cichlid Gets a Name after 160 Years: A New Species of Cichlid Fish (Teleostei: Cichlidae) from the Upper Rio Negro in Brazil. Copeia 103(3): 512-519.

Update: ho sbagliato, lo ammetto. Non conosco bene i disegni di Wallace. Al seguente link trovate altre Crenicichla ritratte da Wallace, Effettivamente la wallaci potrebbe essere questa. Temo che devo comprare il libro che ristampa i pesci di Wallace.


sabato 20 giugno 2015

Nuove specie: Retroculus acherontos, il traghettatore d'anime

Retroculus acherontos
Fotografia di Oliver Lucanus

Il 2015 è l'anno dei ciclidi delle "correnti", i cosiddetti reofili. A ricevere un nome scientifico stavolta è un rappresentante del genere Retroculus, un genere amazzonico tipico dei grandi fiumi ad acqua chiara (acque povere di sedimenti, limpide e trasparenti, dal colore verde oliva o verde-giallastro, con una notevole visibilità in profondità; frequentemente lungo le rive di questi fiumi vi sono estese spiagge di sabbia bianca.) o scura (acque limpide e trasparenti di colore marrone scuro data l'elevata concentrazione di acidi umici derivati dalla decomposizione di materiale vegetale). Il nome del genere si riferisce alla posizione dell'occhio che è molto posteriore rispetto alla maggior parte dei ciclidi. I pesci di questo genere sono di difficile allevamento perché richiedono acque di qualità elevata e la riproduzione in acquario si presenta tuttora difficoltosa.

Un affluente del Rio Tocantins superiore, habitat di Retroculus acherontos.
Fotografia di Oliver Lucanus.
Retroculus acherontos è la quarta specie specie descritta insieme a R. lapidifer, R. xinguensis e Retroculus septentrionalis. È diffuso nel Rio Tocantins (come R. lapidifer) in Brasile e si distingue dalle specie affini per la macchia nera che occupa buona parte dei raggi molli della pinna dorsale e per lo sviluppo di una bozza sulla testa negli esemplari di discrete dimensioni. Il nome specifico deriva dal personaggio mitologico di Acheronte, il traghettatore d'anime. Nulla di strano se si considera che la località dove è stato raccolto questo ciclide è Rio de las Almas (il fiume delle Anime). Rispetto alle altre specie del genere popola corsi d'acqua di minori dimensioni.
Il web ciclidofilo alla notizia della descrizione di una nuova specie di Retroculus si è entusiasmato in modo inconsueto. Eppure le fotografie di questo post sono di Oliver Lucanus che aveva presentato la specie, priva di nome scientifico allora, sulla rivista specializzata Cichlid News nel 2011! Ai tempi non si erano registrate simili reazioni di giubilo.

Purtroppo non sono in possesso della descrizione completa e mi devo limitare a queste scarne informazioni. Trovate il riassunto dell'articolo scientifico a questo link Landim M. I., Moreira C. R., Figueiredor C. A. 2015. Retroculus acherontos, a new species of cichlid fish (Teleostei) from the Rio Tocantins basin. Zootaxa 3973 (2): 369–380.

Ringrazio Oliver Lucanus per aver gentilmente fornito le immagini a corredo e vi invito, se frequentate il faccialibro, ad iscrivervi al gruppo Below Water che lui gestisce.

Un particolare dell'ambiente di Retroculus acherontos.
Fotografia di Oliver Lucanus.
.



martedì 9 giugno 2015

Vasche!

La primavera è ormai al termine e cibo, cambi d'acqua, temperature producono ciò che devono produrre: tante uova. Chi mi segue noterà che non ho cambiato continente, ma area geografica: dal Centro America sono passato al Sud America. A smuovermi sono stati i doni di amici incontrati ai vari congressi e quindi nelle vasche sono giunti scalari, Geophagus (sp. "Tapajos orange head) e Hypselacara temporalis. Tutti molto giovani, ma promettenti. 
PS: prometto di lavorare sulla qualità delle fotografie.

La femmina di Geophagus sp. "Tapajos Orange head" mentre cura le uova.


La coppia di Geophagus sp. "Tapajos Orange head" durante la deposizione.

Un esemplare di scalare (Pterophyllum scalare) della cosiddetta varietà "altum Perù. Nonostante il nome commerciale non si tratta di Pterophyllum altum.

Un giovane Hypselacara temporalis.








sabato 9 maggio 2015

Nuovi generi, nuove specie e convegni.

Un nuovo genere di ciclidi sudamericani (Rondonacara), la prima specie dell'anno (Teleogramma obamaorum!), nuove analisi dei ciclidi del lago Tanganica (melting pot lo chiamano), il nuovo libro di Ad Konings, nuovi pesci nei miei acquari (non ci crederete quando vi dirò le specie). Quante notizie e così poco tempo.
Nel frattempo domani siamo a parlare di ciclidi a Offanengo (CR). Ospite Uwe Werner. Io ci sarò.



giovedì 23 aprile 2015

#Ioleggoperché: L'arte di collezionare mosche, Relicts of a Beatiful Sea

Fin da quando esistono, i biologi sono andati sulle isole per non impazzire di sovrabbondanza. Le isole diventano delle specie di generalizzazioni. Modelli esplicativi. E dove non ci sono isole bisogna inventarsele. Se non altro per divertimento.
L'arte di collezionare mosche


Io leggo perché ho bisogno di storie. E se ti emozioni al volo di un una farfalla, di fronte all'ovatura di una rana, al richiamo di un rospo smeraldino, questi due libri sono per te. Ti porteranno in mondi dove ti puoi illudere di cristallizzare la bellezza delle infinite forme bellissime in una teca di vetro oppure di poter sopravvivere in un deserto pur essendo un pesce o un anfibio.



Oggi è la giornata mondiale del libro e dei diritti d'autore e questo è il mio breve contributo all'iniziativa Io leggo perchè



mercoledì 7 gennaio 2015

Update. Le specie del 2014: America

Ho aggiornato l'articolo riguardante le specie americane descritte nel 2014. Ora è possibile scaricare l'articolo riguardante Apistogramma kullanderi.
Buona lettura.

venerdì 2 gennaio 2015

Le specie del 2014: America

Per colmare il ritardo presento un breve riassunto delle diverse specie di ciclidi descritte nell'anno appena terminato. Oggi è la volta dell'America.




Apistogramma kullanderi    Varella e Sabaj Pérez, 2014

Una delle specie di maggiori dimensioni del genere (7,5 cm di lunghezza in natura), Apistogramma sp. "gigas" in letteratura, viene dedicata al noto studioso Sven Kullander. Apistogramma kullanderi popola i corpi d'acqua isolati dalle cascate del Rio Curuá del bacino idrografico dell'Iriri-Xingu (Brasile). Gli autori ipotizzano che questo Apistogramma abbia potuto raggiungere dimensioni inusitate per il genere grazie alla ridotta competizione (si trova a vivere in ambienti poveri di ittiofauna). Si tratta di una variante dell'ipotesi che nelle isole la fauna abbia la possibilità di crescere a dismisura (oppure rimpicciolirsi). Tanto per farsi un'idea si può leggere dell'uccello elefante o uccello roc (Aepyornis maximus).
Cliccando sul titolo del paper è possibile scaricare l'articolo. Buona lettura.

Varella H. R., Sabaj Pérez M. H.. 2014. A titan among dwarfs: Apistogramma kullanderi, new species (Teleostei: Cichlidae). Ichthyological Exploration of Freshwaters, 25(3): 248-253,




Geophagus mirabilis   Deprá G. C., Kullander S. O., Pavanelli C. S., da Graça W. J., 2014

Uno tra i più bei Geophagus conosciuti (Geophagus sp. "aripuanã") riceve il nome di G. mirabilis. Proviene dal Rio Madeira (Mato grosso, bacino del Rio delle Amazzoni) e colorazione e forma lo avvicinano a Satanoperca pappaterra. Geophagus mirabilis è stato presentato per la prima volta nel 2011 nella rivista tedesca DATZ e nel numero di ottobre 2012 di Cichlid News. Lo aspettiamo in acquario. 
Se cliccate il titolo del paper sottostante avete la possibilità di scaricare l'articolo.

Deprá G. C., Kullander S. O., Pavanelli C. S., da Graça W. J. 2014. A new colorful species of Geophagus (Teleostei: Cichlidae), endemic to the rio Aripuanã in the Amazon basin of Brazil. Neotropical Ichthyology, 12(4): 737-746,


Apistogramma ortegai   Britzke Ricardo, Oliveira C., Kullander S. O., 2014

Una specie peruviana (Rio delle Amazzoni, fiume Ampiyacu nei pressi di Pebas) già nota in acquariofilia come Apistogramma sp. "Pebas" riceve il nome di Apistogramma ortegai (da non confondere con A. urteagai). La polemica nata dalla descrizione deriva dal fatto che con questa decsrizione vengono riunite due forme provenienti dalla stessa area che un cultore di Apistogramma (Ingo Koslowski) riteneva potessero essere specie a sè (Apistogramma sp. "Pebas" e Apistogramma sp. "Papagei"). Gli autori della descrizione affermano che non sussistono caratteri sufficienti a distinguerle e che le differenze rientrano nella variabilità all'interno della specie. Gli acquariofili che da anni allevano le due forme ritengono che non sia corretto farlo per via della colorazione e del comportamento.
Se cliccate sul titolo sottostante potete scaricare l'articolo scientifico.

Britzke Ricardo, Oliveira C., Kullander S. O. 2014. Apistogramma ortegai (Teleostei: Cichlidae), a new species of cichlid fish from the Ampyiacu River in the Peruvian Amazon basin. Zootaxa, 3869(4): 409-419.


Update: mi ero scordato di una nuova specie di Bujurquina.


Bujurquina pardus   Arbour J. H., Barriga Salazar R. E., López-Fernández H, 2014

La diciottesima specie del genere Bujurquina è servita. Bujurquina pardus proviene dall'Ecuador (unicamente presente nel Río Danta a 220 m di altezza) ed è riconoscibile per la puntinatura presente lungo i fianchi. L'ambiente di raccolta della specie è una zona d'acqua bianca a corrente veloce (le acque bianche sono acque torbide per la massiccia presenza di detriti, dal pH neutro o leggermente alcalino e di durezza media). Della specie non si conosce la dieta e neppure la modalità riproduttiva.


Arbour J. H., Barriga Salazar R. E., López-Fernández H. 2014. A New Species of Bujurquina (Teleostei: Cichlidae) from the Río Danta, Ecuador, with a Key to the Species in the Genus. Copeia, 1: 79-86.



domenica 11 maggio 2014

Finalmente America: Crenicichla lucenai

Una nuova specie di Crenicichla provienente dal Brasile meridionale (Stato del Rio Grande do Sul) e che è nativa del Rio Das Antas (nello stesso bacino è presente anche Australoheros taura, lo ricordate?). Appartiene al gruppo di C. maculataC. punctata.
Il paper della descrizione è liberamente scaricabile e lo trovate qua.

Crenicichla punctata
Fotografia di Cláudio Dias Timm

giovedì 26 luglio 2012

Crenicichla chicha, una Crenicichla differente

Possiamo conoscere il nome di un pesce, anzi di tutti i pesci del mondo - io mi accontenterei di quelli europei e africani-, ma non significa che lo conosceremmo. Ciò che importa è cosa un pesce fa. Ribadire la supremazia dell'ecologia sulla tassonomia può suonare beffardo se viene letta in blog che sopravvive presentando i ciclidi recentemente descritti. Dare i nomi è attività umana. Soffermiamoci sulla specie di oggi, Crenicichla chicha. Stiamo parlando di un predatore che appartiene a un genere caratterizzato dal corpo cilindrico e dalla fame insaziabile,  perlomeno in acquario. Stiamo parlando del genere di ciclidi più ricco del Nuovo Mondo (siamo oltre le 80 specie) che inoltre si trova ad avere ampia diffusione. Stiamo parlando di ciclidi che a prima vista possono apparire tutte uguali, ma che in realtà hanno sviluppato adattamenti unici. Una sola barra lungo i fianchi, varie barre, singole o doppie, macchie rettangolari o circolari, tinte unite. Non basta la livrea? Soffermiamoci sulla testa allora. Bocche piccole e mascelle che possono essere uguali. Bocche grandi e mascelle inferiori sporgenti. Bocche grandi, labbra enormi e mascelle superiori sporgenti. Non basta ancora? Colonizzano un po' di tutto, dall'acqua veloce delle rapide a quella ferma delle pozze. Possiamo dare il nome a tutte queste diverse forme, ma sapremo come vivono? Conosceremo perché sono così? È l'ascendenza o l'ambiente ad averle plasmate? Ad ogni bocca il suo cibo o viceversa e i ciclidi dei grandi laghi ci hanno abituato a pensare che le diverse popolazioni evolvono crani differenti una volta che si trovino isolate e che siano costrette a specializzarsi in alimenti differenti. Anche i ciclidi dei fiumi si comportano nello stesso modo? Probabilmente no, ne parlerò prossimamente. La specie di oggi vive in acque correnti, anche se fa di tutto per restare fuori dal loro flusso caotico, e mostra caratteri unici o quasi (margine dei preopercoli liscio e un paio di ossa del cranio che si sono unite). Ora ha avuto il suo nome, ma inquadrarla nel contesto generale è difficile. Un domani, forse, scopriremo i suoi perché. 


Crenicichla chicha
Foto di Cláudio Henrique Zawadzki





Crenicichla chicha Varella, Kullander, Lima, 2012


Diagnosi Specie allungata e di taglia media (137 mm di lunghezza massima conosciuta) distinguibile dalle specie affini per il corpo lateralmente compresso invece che cilindrico e robusto, per l'assenza della macchia posta subito dopo l'opercolo branchiale e per una serie di caratteristiche evidenziabili solo all'analisi anatomica  (margine dei preopercoli liscio, due ossa infraorbitali unite tra loro, assenza di microbranchiospine). Il colore del corpo è bluastro, mentre quello della testa è giallo limone. Sui fianchi sono presenti strisce irregolari arancioni. Le pinne impari appaiono rosse.


Varella, Kullander, Lima, 2012

Distribuzione Rio Papagaio, un affluente del Rio Juruena che a sua volta appartiene al bacino idrografico del Rio Tapajós nello stato del Mato Grosso in Brasile.

Ecologia Il Rio Papagaio è caratterizzato da acqua chiara, da numerose rapide e dal fondo roccioso. La nuova specie è stata raccolta, invece, in corsi d'acqua minori, meno veloci e dal fondale fangoso che si gettano nel corso principale. In alcune località vive insieme a un'altra Crenicichla del gruppo saxatilis.

Etimologia Il nome deriva dalla festività tipica dei Paresi, indigeni originari della regione del bacino idrografico del Rio Juruena del Mato Grosso.

Note C. chicha presenta caratteristiche che la avvicinano a C. hemera, una specie delle rapide diffusa nel bacino idrografico adiacente a quello di C. chicha. Ambedue le specie non possono essere ricondotte a nessuno dei gruppi in cui è tradizionalmente suddiviso il genere. 



Varella H., Kullander S. O., Lima F. C. T.  2012. Crenicichla chicha, a new species of pike cichlid (Teleostei: Cichlidae) from the rio Papagaio, upper rio Tapajós basin, Mato Grosso, BrazilNeotropical Ichthyology, 10(2): 233-244.




venerdì 13 luglio 2012

Crenicichla chicha: coming soon

Una nuova Crenicichla che vive in acque veloci descritta da Sven Kullander e soci. Potrebbe trattarsi di questa.




Consiglio vivamente inoltre di fare un giro sul sito di Marcelo Krause, una vera gioia per gli occhi!

lunedì 25 giugno 2012

Addio solitario George


Flickr, Putneymark

Ieri è morto "George il solitario", l'ultimo rappresentante di Chelonoidis nigra abingdoni, (che sia specie o sottospecie non importa molto ora). Fu scoperto dal biologo Joseph Vagvolgyi nel 1971 a oltre sessant'anni dall'ultimo avvistamento di tartarughe sull'isola di Pinta nell'arcipelago delle Galapagos. Nessuno è stato in grado di dare un'indicazione precisa dell'età di George, si suppone che sia un individuo centenario, ma si tratta di supposizioni dato che il sistema universalmente indicato per datare le tartarughe, la conta degli anelli del carapace, non è per nulla affidabile. Per salvaguardare l'ultimo esemplare della sottospecie, una delle cause principali di morte delle tartarughe giganti sembra essere la caduta dai dirupi, George fu portato ben presto alla stazione di ricerca Charles Darwin sull'isola di Santa Cruz. Da allora George ha vissuto nella stazione di ricerca conducendo la classica vita da tartaruga  destreggiandosi tra la ricerca di cibo e lievi infortuni e rare patologie (una brutta caduta e un sospetto gonfiore sul collo per esempio). 
George non ha lasciato eredi; i ripetuti tentativi di accoppiarlo con individui di sottospecie simili non hanno mai prodotto risultato. Ci lascia così un'icona planetaria della biodiversità in pericolo. Addio George, ci mancherai.



Se volete conoscere vita e miracoli di George consiglio l'ottimo libro di Henry Nicholls "George il solitario".

lunedì 14 maggio 2012

Dall'Orinoco: Apistogramma megaptera

Un benvenuto a Apistogramma megaptera, la decima specie di questo genere del bacino dell'Orinoco. Trovate le immagini della specie nell'articolo che è liberamente scaricabile (cliccate sul riferimento in calce).


Apistogramma megaptera Salazar & Lasso 2012

Diagnosi La specie si distingue dagli altri congeneri soprattutto per le barre trasversali che attraversano la pinna caudale, per la sottile banda nera nella pinna dorsale, per la banda nera che corre nella pinna anale e per l'ampia banda infraorbitale. Come nella maggior parte delle specie di Apistogramma i maschi sono molto più grandi e sviluppano vistosi filamenti nelle pinne. 
Distribuzione Regione superiore (Venezuela e Colombia) del bacino idrografico dell'Orinoco (Río Inírida e Rio Mavaca). L'habitat dell'area è un tipico ambiente a acqua nera a pH acido e bassa conducibilità.
Etimologia megaptera significa "grande ala", un nome suggerito per rimarcare il notevole sviluppo della pinna dorsale e caudale dei maschi. A. megatpera era già noto in acquariofilia come Apistogramma "Kurzlappen Breitbinden" (da non confondersi con Apistogramma Breitbinden, mi raccomando!).
Note A. megaptera vive in simpatria con A. iniridae.



Mesa Salazar L. M., Lasso C. A. 2012. Apistogramma megaptera (Perciformes: Cichlidae), una nueva especie para la cuenca del Orinoco. Biota Colombiana, 12(1): 19-29.



lunedì 7 maggio 2012

Rumors: Satanoperca e tanti Apistogramma

Il nuovo volume di Cybium è completamente dedicato ai pesci della Guyana francese. Tra i tanti articoli ce n'è uno di Sven Kullander, sempre lui, che rivede il genere Satanoperca descrivendo una nuova specie. Purtroppo l'articolo non è ancora disponibile e l'unico particolare trapelato è il nome di Satanoperca rhynchitis.

A proposito di pubblicazioni, leggendo l'articolo riguardante Apistogramma megaptera mi sono imbattuto nella citazione di un volume del 2011 in spagnolo che riporta la descrizione di numerose specie di Apistogramma dell'Orinoco. A breve riporterò i nomi delle nuove specie con qualche indicazione ulteriore.

mercoledì 22 febbraio 2012

La prima specie del 2012: Krobia xinguensis

Krobia xinguensis
Fotografia di Erik Åhlander

Il primo ciclide descritto nel 2012 è sudamericano e vede il gradito ritorno di Sven Kullander alla tassonomia dei ciclidi neotropicali. L'articolo della descrizione è open access e trovate il link al termine del post.

Il genere Krobia è stato eretto nel 1989 da Kullander e Njissen per raccogliere due specie dei bacini idrografici della Guiana appartenenti a Aequidens (K. guianensis e K. itanyi) caratterizzate da una banda longitudinale nera obliqua che tende a terminare alla base della pinna dorsale (la banda longitudinale obliqua è comune anche ai generi Andinoacara, Bujurquina e Tahuantinsuyoa), da una macchia nera sul peduncolo caudale e da altre caratteristiche meno evidenti (squame predorsali disposte in una sola serie e forma dell'osso ceratoiale per esempio). Il genere Krobia è caratterizzato anche da tre strisce nere che percorrono il muso e da una pinna caudale  con un lobo superiore leggermente più sviluppato. Attualmente in Krobia sono presenti, oltre alle specie citate in precedenza, un paio di specie (K. pataroensis e K. paloemeuensis) che nell'articolo odierno Kullander suggerisce di riportare in Aequidens, benché non siano del tutto chiari i motivi, e alcune forme di incerta classificazione che probabilmente meriterebbero il rango di specie a se stanti.



Krobia guianensis
Fotografia di Fabien Naneix


Krobia xinguensis è particolarmente importante perché amplia l'areale di questi ciclidi al bacino del fiume Xingu, un affluente della regione meridionale del Rio delle Amazzoni in cui non sono presenti, allo stato attuale delle conoscenze, altre specie del genere. Si viene così a generare una distribuzione disgiunta tra le diverse specie di Krobia e K. xinguensis. Una distribuzione simile, ma inversa, è quella del genere Retroculus che vanta alcune specie nel bacino idrografico meridionale del Rio delle Amazzoni e solo una nella parte meridionale della Guiana. K. xinguensis è stata pescata per la prima volta nel 1964 da Harald Schultz che raccolse tre esemplari nel rio Batovi in Mato Grosso.

Diagnosi K. xinguensis si distingue dalle altre specie del genere per un peduncolo caudale breve e leggermente più alto, per la banda laterale che raggiunge la base della pinna dorsale mentre nelle altre specie si ferma prima, per due strisce interorbitali ben evidenti, per una striscia interorbitale leggermente incurvata e per la presenza di due macchie marroni sulla mascella inferiore (nella fotografia sottostante sono visibili le due macchie).


Krobia xinguensis, a sinistra, e K. itanyi.
Fotografia di Sven Kullander


Distribuzione Bacino del fiume Xingu. Non sono note informazioni sulle richieste ambientali della specie. Lowe-McConnell riporta delle informazioni riguardanti Aequidens guianensis che in realtà dovrebbero riferirsi a K. xinguensis e che indicano negli ambienti d'acqua chiara (poveri di nutrienti) con abbondante vegetazione l'habitat della specie.

La distribuzione di Krobia xinguensis.
Kullander (2012).

Etimologia Il nome xinguensis si riferisce al bacino idrografico del fiume Xingu, mentre Krobia allude al termine con cui i locali chiamano i ciclidi del Suriname e della Guiana occidentale. In acquariofilia la specie è nota sotto il nome di Krobia sp. "red cheek".




Krobia itanyi
Fotografia di Fabien Naneix


Kullander S. 2012. Krobia xinguensis, a new species of cichlid fish from the Xingu River drainage in Brazil (Teleostei: Cichlidae). Zootaxa 3197: 43–54.

sabato 18 febbraio 2012

La prima specie dell'anno: Krobia xinguensis. Coming soon

La prima descrizione dell'anno riguarda un ciclide sudamericano descritto da Sven Kullander: Krobia xinguensis. A presto con maggiori notizie (giurin giurella).

sabato 31 dicembre 2011

Un anno in 23 specie - Seconda parte

Seconda parte per cinque specie. Si inizia da un Cichlasoma sudamericano che ho tralasciato nella puntata precedente per passare all'Africa occidentale e al Lago Malawi. Anche stavolta per scaricare l'articolo scientifico di riferimento o l'abstract cliccate sul nome della specie. Nella terza parte, l'ultima, si parlerà degli mbuna del lago Malawi. 

Sud America

Cichlasoma zarskei Ottoni
Se siete ciclidofili di lungo corso ricorderete che quasi qualunque ciclide americano che non fosse Apistogramma o Crenicichla era in passato ascritto al genere Cichlasoma. Poi venne Sven O. Kullander (1983) a restringere il campo a solo una manciata di specie. Ecco la tredicesima specie che arriva quasi trent'anni dopo le altre dodici.
C. zarskei è diffuso nel bacino del fiume Maranhão nel Brasile settetrionale e deve il nome all'ittiologo Axel Zarske che è caporedattore di Vertebrate Zoology, la rivista che ospita l'articolo della descrizione. Di questa specie non viene riportata nessuna indicazione di ecologia e biologia e la descrizione si sofferma quasi unicamente sugli aspetti morfometrici. C. zarskei si differenzia da tutte le altre specie di Cichlasoma tranne C. orientale, in questo caso basta guardare alla distribuzione in natura che è più settentrionale, per la presenza di una banda longitudinale posteriore e per le pinne dorsale, anale e caudale che sono debolmente macchiettate.



Africa

Lago Ejagham
Di questo lago camerunense di ridotte dimensioni in cui convivono sei specie di ciclidi e che ha un ruolo importante, perlomeno per la teoria della speciazione simpatrica, ne avevo parlato anche nel 2010 quando erano state descritte Tilapia ejagham, Tilapia fusiforme, Tilapia nigransOra tocca alle due specie di Sarotherodon rimaste ricevere un nome. Al genere Sarotherodon vengono ascritte specie di grandezza medio-grande che possiedono una bocca di ridotte dimensioni che contiene da 3 a 6 file di denti di denti piccoli. I denti più esterni portano generalmente due punte (denti bicuspidi), mentre i denti più interni sono tricuspidi. Il dimorfismo sessuale non è particolarmente sviluppato  anche se a volte i maschi sviluppano teste più massicce.

Sarotherodon knauerae Neumann, Stiassny, Schliewen
S. knauerae è una specie bentonica, endemica del lago Ejagham  che è presente in ogni tipo di ambiente, ma che è più comune nelle aree superficiali (fino a 3 m) e dalla dieta costituita prevalentemente da detrito. Probabilmente la riproduzione avviene nella stagione delle piogge (Agosto-Settembre), ma non è stata ancora osservata in natura. In acquario la specie è incubatrice orale materna. I maschi in natura difendono, senza particolare convinzione, un nido posto all'interno del territorio riproduttivo. Questa specie è anche nota sotto il nome di Sarotherodonsp. "mudfeeder".

Maschio (A) e femmina (B) di Sarotherodon knauerae.

Sarotherodon lamprechti Neumann, Stiassny, Schliewen
Questa specie si nutre di fitoplancton nelle acque libere del lago Ejagham e durante la stagione delle piogge, che coincide con il periodo riproduttivo, vive comunemente in grandi banchi. I maschi scavano delle buche poco profonde che possono essere larghe anche 50 cm e le costruzioni più grandi sono tipiche delle aree più profonde. Anche in questa specie è la femmina a incubare oralmente. In passato la specie era nota sotto il nome di Sarotherodon sp. "big head"

Maschio (A) e femmina (B) di Sarotherodon lamprechti.



Lago Malawi

Stigmatochromis
Originariamente questo genere era identificato unicamente in base al disegno melaninico che consiste di tre macchie scure: una posta al di sopra della linea laterale, una tra la linea laterale superiore e quella inferiore e un'ultima macchia al termine del peduncolo caudale. Recentemente questa diagnosi è stata ulteriormente caratterizzata specificando che le due macchie anteriore non devono estendersi fino alla base della pinna dorsale. A Stigmatochromis appartengono predatori di pesci dalla mascella inferiore allungata che popolano varie tipologie ambientali. Le specie riconosciute sono al momento sei (S. woodi, S. modestus, S. pholidophorus, S. pleurospilus e le due specie che vengono presentate oggi; tuttavia S. pleurospilus rappresenta probabilmente un giovanile di un altro genere) ma esistono diverse forme non ancora descritte.

Stigmatochromis macrorhynchos Stauffer Jr, Cleaver-Yoder, Konings
Questa specie è nota come Stigmatochromis sp. "guttatus". È diffusa lungo la costa tanzaniana del lago e in generale nella regione meridionale a buone profondità. Il nome specifico macrorhynchos deriva dalle parole greche makros che significa lungo e rhynchos muso e si riferisce al muso allungato della specie.

Stigmatochromis melanchros Stauffer Jr, Cleaver-Yoder, Konings
Si tratta di una specie che vive negli ambienti rocciosi dove i maschi difendono la parete verticale di un masso di grandi dimensioni vicino al fondale sabbioso. Questo ciclide si distingue da S. woodi con cui convive perché quest'ultimo costruisce nidi di notevoli dimensioni sul fondale sabbioso lontano dalle rocce. La specie è presente nell'area meridionale del lago Malawi sui fondali dell'isola di Mbenji e a Chimwalani Reef. In passato era nota come Stigmatochromis sp. "tolae". Il nome melanchros è costituito dai termini greci  melas che significa nero e khros pelle e si riferisce alla livrea nerastra dei maschi in riproduzione.





giovedì 29 dicembre 2011

Un anno in 23 specie - Prima parte

Il 2011 si sta per chiudere e quale modo migliore per celebrarlo se non ricordare i ciclidi descritti quest'anno? Ecco quindi un riassunto suddiviso per area geografica. Cliccando sul nome della specie si aprirà l'articolo scientifico di riferimento.

Madagascar
Paretroplus loisellei  Sparks , Schelly
Paretroplus sp. "ventitry" riceve il nome scientifico di Paretroplus loisellei dal nome dell'ittiologo Paul Loiselle, curatore Emerito dell'Acquario di New York, che lo ha scoperto durante un viaggio tenuto nel 2000, ma che è riuscito a raccoglierlo solo nel 2001 e nel 2003. La specie ha un'areale ristretto alla parte centrale del fiume Mahanara situato nella regione Nord orientale del Madagascar. P. loisellei fa parte del gruppo di P. damii (P. damii, P. lamenabe, P. loisellei, P. tsymoli, P. nourissati e P. sp. "anjingo"), un gruppo che raccoglie specie dal corpo allungato e stretto che vivono in acqua corrente. Per un'immagine della specie potete guardare qui.

Sud America


Apistogramma
Apistogramma cinilabra Römer, Duponchelle, Vela Diaz, Davilla, Sirvas, Diaz Catchay, Renno
Questa specie peruviana vive in un lago dall'acqua estremamente acida e tenera del Distretto di Loreto di circa un ettaro di estensione che potrebbe essere un lago di cratere. Sembra essere di facile allevamento ed è poligama anche se in acquario spesso è monogama. Probabilmente A. cinilabra è già noto in acquariofilia sotto il nome Apistogramma sp. "Schwarzbrust" e potrebbe appartenere al subcomplesso afferente a  Apistogramma eunotus che raccoglie specie di grandi dimensioni dal corpo compresso e dall'evidente dimorfismo sessuale. I maschi hanno coda arrotondata di colore aranciato e una pinna dorsale molto alta.
Per fotografie della specie potete ficcanasare qua.

Apistogramma playayacu  Römer, Beninde, Hahn
A. playayacu è stato raccolto in solo due località nel sistema idrografico del fiume equadoregno Napo. Non si conosce nulla della biologia della specie che è stata importata sotto il nome di Apistogramma sp. "Caquetá" nel 2005 da Kästner. Questa specie potrebbe appartenere al complesso afferente a A. macmasteri, un gruppo di specie diffuso nel bacino dell'Orinoco che sono caratterizzate da grandi dimensioni, corpo robusto e dimorfismo sessuale ben evidente. I maschi del complesso sviluppano filamenti nella pinna dorsale e raramente nella caudale. Le femmine durante la riproduzione esibiscono un corpo giallo limone con un disegno a scacchiera costituito da macchie laterali e dorsali.

Australoheros
Chi più ne ha, più ne metta. Le descrizioni di Australoheros non si contano più (in realtà eravamo fermi a 20 se non sbaglio) e il disaccordo serpeggia tra gli stessi studiosi che si occupano di questo genere. I miei dubbi a riguardo delle descrizioni che si stanno succedendo a spron battuto li ho espressi in passato e non li rinnoverò stavolta, anche perché anche gli ittiologi stessi iniziano a ipotizzare che le ultime specie descritte, perlomeno quelle della zona sud orientale del Brasile, non siano altro che forme locali di specie ad ampia variabilità. Aha, posso dire l'avevo detto?

Australoheros perdi Ottoni, Lezama, Triques, Fragoso-Moura, Lucas & Barbosa
Questa specie è presente unicamente nel Parco del Rio Doce, nella regione lacustre del bacino centrale del fiume Doce, Brasile sud-orientale. L'ambiente è costituito laghi a bassa concentrazione di nutrienti. Probabilmente questo Australoheros è minacciato dall'introduzione di specie aliene.

Australoheros ykeregua  Rican, Pialek, Almiron & Casciotta
Presente negli affluenti del fiume Uruguay, nella provincia di Misiones. A.ykeregua vive nello stesso bacino di A. forquilha, benché mai in compresenza. Probabilmente la barriera geografica che divide le due specie sono le cascate di Salto Mocona.

Australoheros angiru Rican, Pialek, Almiron & Casciotta

Australoheros angiru possiede una peculiare distribuzione disgiunta nel fiume Iguaçu e nella regione superiore del fiume Uruguai. La specie è presente anche nel fiume Uruguay nella provincia di Misiones in Argentina. A. angiru e A. kaaygua sono stati confusi tra loro, ma anche in questo caso le due specie vivono nello stesso bacino idrografico senza entrare in contatto.

Guianacara 

Guianacara dacrya Arbour & López-Fernández


Fiume Sawariwau (Bacino idrografico di Takutu)
Fotografia di Michi Tobler



Geophagus dacrya
Fotografia di Michi Tobler

Attualmente G. dacrya è nota per essere presente nella regione centrale e sud-occidentale della Guyana. La specie è abbondante nel bacino del fiume Essequibo che include i bacini degli affluenti dei fiumi Rupununi, Siparuni, Kuyuwini, e dei bacini dei fiumi Takutu e Ireng che rientrano in nel fiume Branco. L'habitat è simile a quello delle altre specie del genere: acque chiare a corrente moderata, ma anche lagune stagionali. Il fondo è generalmente sabbioso e cosparso di grandi rocce. I giovani frequentano fiumi il cui fondale è costituito da piccoli ciottoli immersi nella lettiera di foglie. All'interno del genere la specie si distingue per la barra laterale che può ridursi a una macchia scura centrale e per la striscia che attraversa l'occhio che man mano scompare lungo la guancia.
Nota: il genere Guianacara può essere suddiviso in due sottogeneri, Guianacara e Oelemaria. Guianacara si distingue per possedere due ossa sopraneurali, dei filamenti nella pinna dorsale e una striscia laterale mediana.


martedì 13 dicembre 2011

Underwater

Nei socialcosi si fanno incontri interessanti e a volte ti imbatti in veri e propri gioielli. Come questo sito.



domenica 23 gennaio 2011

Scusate l'assenza

ma il virus dilaga e soprattutto non molla.
Per farmi perdonare della forzata latitanza gustatevi questi filmati sull'Amazzonia che trovate su youtube. Sono 9 e nel settimo c'è un incredibile pesce gatto che sembra una sanguisuga. Inoltre vi sono alcuni ciclidi che ho citato in questi mesi.
A tempi migliori.