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martedì 16 febbraio 2010

Verso nuove terre: abbandoniamo la radiazione adattativa


Disegno di Mark E. Olson

Annunciare un assassinio non è da tutti, bisogna ammetterlo. In particolare consigliare di farla finita con una metafora potente come la radiazione adattativa richiede una dose di coraggio non comune. Tutti, infatti, ritengono che la radiazione adattativa sia uno dei fattori chiave nella diversificazione della vita, ma nessuno sa bene cosa sia. La radiazione adattativa è infatti quel (quei?) processo evolutivo che conduce alla formazione di specie imparentate tra loro più o meno streetamente, ognuna delle quali finisce per specializzarsi in una particolare nicchia generalmente trofica. Entrare maggiormente nello specifico diventa arduo. Lo suggerisce un recente articolo di Mark E. Olson e Alfonso Arroyo-Santos che dimostra come ogni aspetto della radiazione adattativa sfugga ad una definizione precisa. Quando si parla di radiazioni adattative si riferisce per esempio di speciazioni molto rapide, ma rapido cosa significa? Anche il termine adattativo è vago. Adattativo vs tutto ciò che non lo é? Inoltre quando si parla di radiazione adattativa si parla di ciclidi, fringuelli di Darwin, di lucertole pygopodidi australiani, ma ha senso comparare organismi tanto diversi?
Gli autori ritengono che la radiazione adattativa non esista, che sia tutto nella nostra testa. Quando un insieme di eventi di speciazione può essere etichettato come radiazione adattativa? Quando supera un certo numero? E che numero? Si presume che le radiazioni adattative producano un numero molto grande di specie, in particolare più specie del proprio sister group (gruppo fratello). Per poter senza equivoci stabilire che si tratti di radiazione adattativa si fissa una soglia. Ma questo è del tutto arbitrario. Con la radiazione adattativa gli uomini cercano di dare corpo (reificare) un fenomeno che alla pari di tanti fenomeni biologici non ha valore discreto, ma continuo.
L'argomento è decisamente provocatorio. Abbandonare il concetto di radiazione adattativa significherebbe ripensare l'approccio a molti gruppi di specie che sono oggetto privilegiato della biologia degli ultimi anni e si sono già sollevate obiezioni; leggete per esempio questo post (è solo una mia impressione che in questa critica l'articolo di Olson e al. sia stato travisato?).

Mi permetto un'unico commento che riguarda la reificazione in biologia. Non tutti i fenomeni in biologia sono continui. Le specie per esempio sono reali, esistono anche al di fuori della nostra percezione e sono entità discrete perché esistono processi che ne mantengono la coesione. Purtroppo questo non sembra essere applicabile alla radiazione adattativa.


Ringrazio Mark E. Olson per avermi spedito l'articolo, per avere generosamente fornito il disegno di apertura di questo post e soprattutto per avere sostenuto l'appassionata discussione, e le mie numerose mail, nata intorno alla radiazione adattativa. Grazie ancora.


Olson M. E., Arroyo-Santos A. 2009. Thinking in continua: beyond the adaptive radiation metaphor. BioEssays 31(12): 1337-1346.

4 commenti:

Marco F ha detto...

Il link non porta a niente. E non è facile dire se Olson ha ragione o meno se non si legge neppure l'abstract. Comunque, dal tuo post, mi sembra che si possa ribattere che per giudicare la velocità e il numero di specie che sono generate dalla radiazione si debba calcolare contro la baseline evolutiva, per così dire. Troppo facile, lo so, ma è la prima cosa che mi è venuta in mente. Purtroppo, come dici tu, la biologia è il regno del continuo - e non sono neppure troppo sicuro che le specie siano reali...

Livio L. ha detto...

Grazie per la segnalazione. Ora ho corretto ed il link dovrebbe funzionare. L'articolo mi ha convinto su una cosa: che parlare mettendo sullo stesso piano organismi tanto diversi forse non ha molto significato, o perlomeno non è molto produttivo. Se hai problemi a reperire l'articolo fammelo sapere. Se leggi anche l'altro link che ho messo nel post (questo funziona) e soprattutto i commenti collegati ti puoi rendere conto come sia estremamente difficile entrare nel cuore dell'argomento. Mi sembra che ora la discussione verta sul fatto che la radiazione sia un processo o un pattern!
Per finire, volevo essere provocatorio anch'io e comunque sono davvero abbastanza convinto che le specie siano reali.

Tupaia ha detto...

Sono perplessa. Confrontare taxa diversi mi sembra lecito in quanto i meccanismi dell'evoluzione sono universali. Ci possiamo confrontare sulla scala dei tempi, certo, ma non sulle basi del meccanismo. Secondo me, almeno...

Livio L. ha detto...

@Tupaia: scusa per il ritardo con cui rispondo. :-(
Hai certamente ragione quando dici che i meccanismi evolutivi sono universali, ma credo che ci siano delle difficoltà a paragonare cladi molto diversi. Esempio: i pesci polmonati sono un clade che non è andato incontro a radiazione adattativa. I ciclidi sì. Possiamo fare dei paragoni "utili" tra i due? Onestamente non lo so. Tanto è vero che spesso parlando di RA si fa riferimento a sister taxon.
Vuoi un'altra domanda ancora più provocatoria? È davvero importante il fatto che un clade abbia numerose specie? Ha un qualche significato? Vi è qualche meccanismo che agisce a livelli superiori? Mi sto spingendo troppo avanti?