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venerdì 17 luglio 2009

Men at work

È da tempo che mi sto dedicando a dare forma al mio desiderio non proprio segreto di produrre un libro sui fontanili. Quest'anno il lavoro si è intensificato grazie ad un amico che si presta alla fotografia subacquea. È quindi possibile, fondi permettendo (se c'è qualche finanziatore si faccia avanti!), che l'anno prossimo vada in stampa qualcosa. Per ora non sono in grado di mostrarvi nulla dato che le immagini che abbiamo sono in formato diapositiva ed ultimamente lo scanner che usiamo sta dando qualche problema. Quella di seguito è solo una anteprima di come stiamo lavorando: visore e lentino! Come ai bei vecchi tempi. Prometto che man mano che il testo prenderà corpo forniremo qualche pagina.


giovedì 16 luglio 2009

Indovina cosa c'è per cena!

Il ricco buffet della serata.

"Nella cultura occidentale tale pratica è oggi vista come una barbarie o come unica alternativa per alcune popolazioni alla morte di fame."
Lo confesso, ho ceduto alla barbarie e non contento della china su cui ho scivolato ho costretto la mia famiglia a seguirmi. Atti criminali? Usura? Sfruttamento? Atti contro la morale? Niente di tutto questo. Parlo di entomofagia, della pratica che prevede il consumo alimentare di insetti. È già il terzo anno che il Museo di Storia Naturale di Bergamo "Enrico Caffi" organizza una "degustazione" a base di insetti, e sabato 11 luglio 2009 vi ho partecipato. Come preparazione mi sono gustato due conferenze introduttive all'argomento; la prima del Dott. Roberto Fabbri introduceva all'entomofagia, mentre la seconda, del Professor Maurizio Paletti dell'Università di Padova, mostrava i risultati delle ricerche che svolge da tempo sull'entomofagia nel mondo e che possono essere riassunti nella frase: molta gente nel mondo mangia insetti. In realtà volevo partecipare anche al seminario introduttivo dove il critico enogastronomico Davide Ottolini mi avrebbe introdotto all'abbinamento del vino ad un determinato piatto di insetti, ma quando ho telefonato le prenotazioni erano già chiuse.
Tornando alla serata le due conferenze si sono rivelate interessanti oltre ogni più rosea aspettativa. Ho scoperto che ognuno di noi mangia quotidianamente insetti, nella pizza e nella pasta per esempio vi sono sempre frammenti di questi invertebrati al punto che la quantità massima è normata per legge. Ho scoperto anche che mangiare insetti fa bene: hanno una altissima quantità di ferro, di calcio e di omega 3 e bassissime concentrazioni di grassi insaturi. A differenza di alcune popolazioni asiatiche ed amazzoniche (a livello mondiale è stato calcolato che le specie di insetti utilizzate come alimenti dall'uomo sono oltre 1400), tuttavia, gli occidentali considerano il mangiare insetti un tabù. Personalmente avevo rotto questo tabù molti anni fa assaggiando alcune termiti in Africa e quindi lo spuntino a base di grilli caramellati, camole al cioccolato, riso freddo con grilli e camole, bachi da seta ed altro ancora tutto sommato non mi ha sconvolto più di tanto, soprattutto perché ad accompagnarlo c'era un discreto Chianti classico. L'unico rimpianto è che il mio palato non è stato preparato a sufficienza e non sono perciò riuscito ad afferrare pienamente il sapore dei piatti proposti, soprattutto quando si parlava di gusto di miele, mandorla e pinoli.
Ecco qualche immagine che ho catturato con il cellulare (perdonate la bassa qualità degli scatti!).


Il grillo caramellato.


Le camole al cioccolato.



Dedico il post a tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno proclamato: "Scusi, cameriere. Ho un insetto nel piatto."



Tutte le fotografie sono di Livio L.

martedì 14 luglio 2009

The Superorganism: beauty, Elegance and Strangeness of Insect Societies


Un libro di 350 pagine sulle formiche? Cosa c'è da dire sulle formiche? Questa è l'usuale reazione quando parlo di formiche ai miei studenti. Incredulità, stupore, imbarazzo (forse il prof. sta diventando matto, segnali ce ne sono da tempo) si dipingono sul volto dei giovani che volenti o nolenti stanno ad ascoltarmi. Ben presto la sorpresa lascia spazio all'interesse. Le categorie di riferimento della vita sociale di questi insetti sono ben diverse dalle nostre, ma in fondo l'uomo vive di storie e sentir parlare di società gigantesche dove il lavoro è coordinato come in una multinazionale, dove la sessualità della maggior parte dei membri è repressa, dove l'agricoltura è stata scoperta molto prima dell'origine dell'uomo, attira anche le menti più restie ad entrare in contatto con esseri viventi diversi da loro. Da quando le formiche sono entrate di diritto tra i miei argomenti oggetto di lezione il riferimento principale è sempre stato il libro "Formiche" di Bert Hölldobler e Edward O. Wilson che risale al 1994 (1997 nell'edizione italiana). Si tratta del riassunto della monografia del 1990 con cui gli autori vinsero il premio Pulitzer. Ad oltre 18 anni di distanza i due hanno edito un nuovo volume, "The Superorganism", un'opera monumentale per formato (522 pagine, 202 x 254 mm di pagina), per immagini e illustrazioni (110 a colori e 100 in bianco e nero, anche se a dire il vero molte delle fotografie sono già presenti in Formiche) e per comprensibilità. Stavolta non sono le formiche a monopolizzare la scena, ma i superorganismi, le società di insetti che possiedono un'organizzazione analoga ai singoli organismi. Una colonia di formiche o di api, per esempio, è suddivisa in regine ed operaie che sono l'equivalente dei genitali, le prime, e di tutti gli altri tessuti corporei, le seconde. Lo scambio di alimenti tra i vari membri di una colonia imita il sistema circolatorio mentre il sistema immunitario è costituito dalla casta dei soldati e i paragoni potrebbero continuare a lungo.
Il saggio parte dall'origine dei superorganismi. In seguito si scopre che l'organizzazione di un superorganismo si fonda su semplici comandi (regole, algoritmi? Chiamateli come volete) che guidano le azioni delle singole unità di una colonia nella vita quotidiana, che i superorganismi sono di vari tipi ed organizzazioni, che i più complessi sono quelli delle formiche tagliafoglie, che esistono conflitti continui tra le operaie...
Libro riuscito quindi? Qualche ombra c'è. A differenza del precedente volume, questo è di lettura più difficoltosa, soprattutto nelle prime 150 pagine. Questo è un libro specialistico, mentre Formiche era divulgativo, ma la mia difficoltà non sta tutta qui. Illuminante è stata la confessione di Wilson e Hölldobler a riguardo del disaccordo (se avete possibilità di leggere Science cliccate qua per collegarvi all'intervista-confessione dei due) che si è prodotto tra i due . I due dissentono tra loro per quanto riguarda l'origine della eusocialità. Wilson pensa che siano le condizioni ambientali a portare alcuni insetti alla cura dei giovani facendo così scattare uno dei requisiti per lo sviluppo della socialità (la presenza di più generazioni in un unico complesso). Hölldobler invece crede che responsabile dell'origine di un superorganismo sia la selezione di parentela. La selezione di parentela è una particolare forma di selezione naturale che si sviluppa tra individui imparentati che favorisce comportamenti dannosi per il singolo se portano beneficio agli altri membri del gruppo. Nel testo non si coglie apertamente questo disaccordo, ma a posteriori credo che il tentativo di far combaciare in qualche modo le due posizioni abbia contribuito ad appesantire la prima parte.
Interessanti, ma controversi sono i capitoli 7 (The Rise of the Ants) e 8 (Ponerine Ants: The Great Radiation) riguardanti l'evoluzione delle formiche entrambi redatti da Wilson. Controversi perché? Wilson sembra aver tralasciato gli sviluppi degli ultimi vent'anni al punto che alcuni mirmecologi lo hanno duramente criticato. Per esempio l'autore insiste nel considerare monofiletici alcuni gruppi di formiche poneromorfe, ma ormai sembra essere l'unico a insistere in questa ipotesi. Attenzione quindi a questi capitoli, andrebbero letti solo accompagnati da testi più recenti (eccone alcuni: Astruc et al 2004, Moreau et al 2006, Brady et al 2006, Ouellete et al 2006, Rabeling et al 2008).
Volete sapere se The Superorganism diventerà il mio prossimo testo di riferimento? Sicuramente! È ben scritto e tratta argomenti che il precedente non trattava. Va solo integrato, d'altronde il saggio scientifico perfetto non esiste!

THE SUPERORGANISM
The Beauty, Elegance, and Strangeness of Insect Societies By Bert Hölldobler and Edward O. Wilson Illustrated. 522 pp. W. W. Norton & Company. $55

venerdì 10 luglio 2009

Forme nane e forme normali

Mi sono sempre chiesto perché nessuno studioso si occupi dello status specifico dei conchigliofili ed in particolare di quelle popolazioni che sembrano controparti in minatura di alcuni ciclidi. Si tratta di speciazioni in atto? Sono specie vere e proprie? Finalmente queste domande sembrano interessare qualchedun altro, oltre a me ovviamente, che per cercare una risposta si è dedicato ai Telmatochromis.
In Telmatochromis temporalis esiste una forma che per semplicità possiamo chiamare "normale" ed una di dimensioni minori che chiameremo, seguendo l'articolo, nana. La forma normale vive nella zona rocciosa, mentre la forma nana vive nei letti di conchiglie.


Una forma nana, conchigliofila, di Altolamprologus compressiceps. È una specie a se stante o no?
Foto di Livio L.

L'analisi ha mostrato che ogni forma nana è imparentata con la forma normale presente nella stessa località (Chibwensolo, Nkumbula e Wonzye). Le forme nane dovrebbero essere quelle derivate dato che le forme normali mostrano una maggiore variabilità genetica. Ancora più interessante è il fatto che i temporalis normali e quelli nani dell'area Nkumbula-Wonzye mostrino tra loro una discreta differenziazione a livello genetico oltre che morfologico. Probabilmente siamo di fronte al primo passo della speciazione, una speciazione che sembra essere orientata da fattori ecologici piuttosto che geografici. A guidare la mano della selezione naturale sarebbe la predazione che spinge verso taglie diverse e non la selezione sessuale come nei ciclidi del lago Vittoria.
Un altro argomento importante che questo articolo tratta riguarda i maschi sneaker. Gli sneaker sono maschi della forma normale, ma di piccole dimensioni, che incapaci di avere un proprio territorio approfittano degli accoppiamenti altrui per intrufolarsi e rilasciare i propri spermatozoi sulle uova appena deposte. Si tratta ovviamente di una tecnica di rapina. Ebbene gli sneaker che ruolo hanno nella divergenza tra le forme normali e nane? Sono responsabili del flusso di geni tra le due forme?
Un articolo di grande interesse che finalmente tratta l'evoluzione di forme diverse in popolazioni di pesci che non siano spinarelli.



Takahashi T, Watanabe K, Munehara H, Rüber L, Hori M. 2009. Evidence for divergent natural selection of a Lake Tanganyika cichlid inferred from repeated radiations in body size. Molecular Ecology, 18, 31103119.

Un commento
Arnegard, M.E. 2009. Ongoing ecological divergence in an emerging genomic model. Molecular Ecology 18: 2926–2929.




domenica 28 giugno 2009

Non ci posso credere

Ultimamente leggo molto e scrivo poco (gli ultimi aggiornamenti del blog lo testimoniano) e tra le mie letture trova posto anche Cichlid News, rivista che non può e non deve essere considerata scientifica, ma non si vive di sola scienza, ed ancora oggi mi procura soddisfazione leggere di acquari ed acquariofili. Questo breve prologo è per dire che quando mi è arrivato l'ultimo numero (luglio 2009) a momenti mi veniva un colpo dalla soddisfazione: non sono l'unico che unisce tassonomia e ciclidi. Tutti e tre gli articoli principali della rivista parlano di tassonomia, anche ad un livello abbastanza approfondito. Per esempio Willem Heijns descrive il principio dei tre taxon, il principio per cui quando si confrontano tre taxon (tre gruppi di organismi, praticamente diverse popolazioni o specie possono essere considerate taxon), due sono sempre imparentati tra loro rispetto al terzo. Heijns descrive in lungo e largo il principio, ne elenca pregi e difetti e poi si lancia nel commento di uno studio del 2008 che analizza le relazioni filogenetiche dei ciclidi centroamericani. La tabella a corredo dell'articolo evidenzia una vasta ricollocazione di specie in diversi generi e l'ipotesi che a breve saranno eretti NOVE nuovi generi che magari (come no...) presenterò in un altro post.
Un altro articolo è a firma di Ad Konings che tanto per cambiare tratta di ciclidi del Lago Malawi (mi pare che Ad stia abbandonando il lago Tanganica, forse perché secondo lui le specie che rimangono da scoprire nel lago sono molto poche; questo me lo disse lui l'ultima volta che ci siamo visti a Faenza, rispetto al Malawi dove ogni volta che si immerge vede sempre qualcosa di nuovo) e in particolare del complesso Pseudotropheus elongatus la cui definizione risale al lavoro storico (1983) del gruppo di Ribbink. Ad Konings parte dall'analisi della strategia alimentare di questi ciclidi correlandola alla forma del cranio e dell'osso del vomero.
Ho il sospetto che 10 anni fa articoli del genere sarebbero stati rifiutati oppure ampiamente rimaneggiati perché troppo tecnici. Forse i ciclidofili sono davvero avanti.


PS: il sospetto che mi rode dentro è che questo numero di Cichlid News sia una mera eccezione rispetto alla media dei contenuti pubblicati oppure, ancora peggio, che la rivista parli a pochi ciclidofili, un'elite snob, arroccata nella sua torre d'avorio, incapace di comunicare con il resto del mondo e soprattutto totalmente disinteressata a farlo.

lunedì 15 giugno 2009

Andinoacara ed il solito dilemma riguardante i generi come categorie

Un nuovo genere, Andinoacara, per "vecchie" conoscenze. A decretarlo è una ricerca condotta attraverso l'uso combinato di caratteri morfologici e molecolari che ha indagato le specie del gruppo Aequidens pulcher-rivulatus trovando loro una nuova posizione sistematica. Ecco una breve scheda Le considerazioni le lascio al termine.


Andinoacara n. gen

Specie tipo: A. latifrons

Specie: Andinoacara biseriatus, A. coeruleopunctatus, A. latifrons, A. pulcher, A. rivulatus, A. sapayensis, A. sp. "Maracaibo", A. sp. "Silversaum".

Distribuzione: Genere di ciclidi sudamericani, tranne una specie che raggiunge l'America Centrale inferiore (A. coeruleopunctatus), a distribuzione fondamentalmente nord-occidentale ed in piccola parte cis-andina che raggiunge il bacino dell'Orinoco.

Note: il genere Andinoacara non presenta caratteristiche uniche che lo possano distinguere da altri Cichlasomatini, ma piuttosto una combinazione di caratteristiche. Per esempio gli Andinoacara depongono su substrato e non raccolgono le larve in bocca a differenza di Tahuantinsuyoa e Bujurquina che sono incubatori orali larvofili. Da questi due generi si distingue anche per la distribuzione trans-andina.

Dovremmo essere perciò contenti dell'erezione di Andinoacara che viene a risolvere alcuni dubbi che si agitavano nella mente dei tassonomi da oltre vent'anni. Nell'articolo si accenna anche al fatto che il genere Aequidens dovrebbe scomparire perché cadrebbe in sinonimia con Cichlasoma data la propria condizione di parafiletia. Cosa vuol dire che un genere è parafiletico? Per rispondere conviene dare qualche definizione. Un taxon (un gruppo di organismi) è monofiletico quando include tutti i discendenti di un progenitore incluso il progenitore stesso. Polifiletico, invece, è un gruppo di specie al cui interno non vi sono parentele, e parafiletico è un gruppo che non contiene tutti i discendenti di una specie.
Ecco un esempio.

Immagine tratta da Wikimedia Commons

Secondo gli autori Aequidens sarebbe un genere parafiletico e perciò per raggiungere la monofilia dovrebbe includere anche Cichlasoma che per ragioni di priorità temporale diventerebbe quindi il nome corretto del genere fagocitando Aequidens. Qual è il problema? Il problema sta nel fatto che non tutti sono d'accordo sul fatto che la tassonomia debba cercare di produrre gruppi monofiletici. Il buon Ernst Mayr, per esempio, ricorderebbe come la classificazione linneana ha prodotto numerosi gruppi parafiletici che hanno dignità di esistere. Il metodo cladista di classificazione, sistematica filogenetica è il nome forse più adatto, invece, giustifica unicamente l'esistenza di gruppi monofiletici. Inutile dire che la cladistica ed è anche il metodo di classificazione attualmente più in voga tra i tassonomi.
Quindi Andinoacara farà cadere il vetusto Aequidens? Dipende. Quello che mi scoccia è che anche oggi sto facendo le ore piccole per scrivere di un genere di ciclidi dopo che avevo promesso solennemente di non occuparmi più di questa categoria linneana. In fondo i generi sono un qualcosa che esiste solo nelle nostre menti che hanno un disperato bisogno di categorizzare la realtà.

PS: sull'onda dello sconforto tassonomico eviterò di segnalare che anche il genere di recente descrizione Ivanacara è a rischio. Solo la convinzione che anche le ipotesi tassonomiche siano scenza e che quindi il dibattito non può che migliorare la nostra conoscenza del mondo naturale mi sprona a segnalare questa discussione apparsa sul forum Cichlid Room Companion che approfondisce quanto ho introdotto in questo post.

PPS: ovviamente sono conscio che infrangerò puntualmente la mia promessa al primo genere di Ciclidi che verrà descritto.


Musilová, Z, O. Říčan and J. Novák. 2009. Phylogeny of the Neotropical cichlid fish tribe Cichlasomatini (Teleostei: Cichlidae) based on morphological and molecular data, with the description of a new genus. J.Zool. Syst. Evol. R.

lunedì 25 maggio 2009

Arrivato

Data la penura di pubblicazioni naturalistico-acquariofile degli ultimi due anni non posso trascurare di segnalare il libro: A selection of Freshwater fish biotopes in Mexico di Kai Qvist & Rune Evjeberg (2009). Non è un libro dedicato nello specifico ai ciclidi, ma sfogliandolo ne ho trovati molti raffigurati nelle fotografie. L'unico disappunto è che, oltre al costo del libro ed alle spese di spedizione, ho dovuto pagare il dazio doganale! Cercherò di leggere il volume il più velocemente possibile per poter dare un parere sulla pubblicazione. La prima impressione è positiva: quando vedo delle fotografie subacquee di buon livello legate all'acqua dolce non capisco più nulla. Nei prossimi giorni potrò dare un giudizio più obiettivo.